(NPG 1969-08/09-42)
Note di Pastorale Giovanile riprende in Dossier NPG lo studio sulla programmazione educativa, già iniziato lo scorso anno. La limitatezza delle pagine non ci permette ora quella sistematicità prevista
nel piano degli articoli. Per questo, continueremo il discorso in altri numeri. Intendiamo offrire, accanto a sussidi e a esperienze, un quadro organico di riflessioni:
• una impostazione metodologica desunta dalle urgenze pastorali;
• i contenuti per la formazione della coscienza;
• indicazioni e contenuti per una iniziazione liturgica;
• suggerimenti per la circolazione dei valori all'interno dei gruppi.
Come si vede, è un tentativo di incarnare le tre dimensioni della pastorale nel processo educativo: al lettore il compito del missaggio al livello storico del proprio ambiente.
PUNTI FERMI PER UNA PROGRAMMAZIONE VALIDA
Il discorso sulla programmazione è problema di metodi e di contenuti.
È necessario conoscere il modo più completo e efficace per fare circolare quei valori che, assimilati, creano la persona matura.
Ed è importante, contemporaneamente, evidenziare quali siano quei valori – secondo una dimensione scalare ma completa – che la persona deve aver integrato per essere uomo-cristiano. Queste due componenti – contenuti e metodi – giocano un ruolo di continua, indispensabile correlazione.
Il tutto imbevuto del fattore tempo-spazio.
Per non fare mai il bel discorso sganciato che impalca castelli inabitabili.
Questo articolo prende in esame soprattutto la prospettiva metodologica. Richiamando idee già più volte espresse e – forse – ormai di dominio comune (anche se purtroppo gli accenni contenuti nella prima parte non permettono un ottimismo così ad oltranza), l'accento corre su due motivi di fondo:
• Le mete prima delle tecniche. Sono tratteggiate le caratteristiche che ogni meta dovrebbe assumere, nel possibilirmo educativo, nella completezza e nella corresponsabilità.
• Il processo di verifica. È suggerito come passare dalle prime impressioni, alla ricerca dei condizionamenti, per poter effettuare un cambio di guardia, quando è imposto, o un potenziamento deciso, quando è opportuno.
(Articolo di R. Tonelli)
INSERIRLA NEL TESSUTO VIVO DELLE SITUAZIONI
La Parola di Dio va intesa come qualcosa di buono in modo indiscutibile: l'efficacia è problema solo del «terreno» che la riceve?
Con un'analisi acuta G. Negri prospetta un capovolgimento della situazione: molto dipende dalla recettività di chi ascolta; moltissimo dalla realtà di chi la porge.
In un piano di programmazione il problema diventa bruciante: noi, «i fornitori» della Parola, non possiamo vendere merce avariata.
L'articolo propone una doppia soluzione:
1. Eliminazione degli inconvenienti che svuotano la Parola di Dio:
• disistima e sottovalutazione da parte degli educatori di questo settore: impreparazione abituale e programmata
• ignoranza del rapporto tra Parola di Dio e formazione della personalità
• ignoranza dell'incidenza del proprio intervento nel dialogo tra la persona e Dio
• svalutazione della Parola nel sistema: orari, spese, impostazioni.
2. Programmazione di interventi qualificati.
Vengono prospettate due costruzioni con termini concreti di scalarità:
• la programmazione di un promotore del settore catechistico: una persona competente ed entusiasta, che curi in modo analitico il settore della catechesi, per coordinare, completare, stimolare il movimento degli altri educatori
• lo sforzo di umanizzare effettivamente le varie attività abituali, perché sia spontaneo il passaggio dalla vita, dallo studio, dallo sport alla catechesi, scoperta come esigenza profonda, per vivere da uomo le cose che si fanno.
UN PROGRAMMA DI LAVORO EDUCATIVO
A titolo di esperienza esemplificativa, presentiamo un tipo di piano di programmazione.
Non è stato «inventato a priori», ma è nato dalla riflessione di un gruppo di educatori, desiderosi di portare avanti un discorso organico e costruttivo.
Dell'origine conserva tutti i pregi e i difetti (soprattutto la forte marca locale: evidentemente non potrà essere trasferito di peso in qualsiasi ambiente educativo, se non dopo essere stato ripensato e storicizzato) .
Ci pare interessante riproporlo soprattutto per questi motivi:
• riprende in pieno tutta la tematica presentata sulla nostra Rivista;
• parte da un'attenta riflessione sui motivi
• sui metodi per creare comunità educativa, prima di proporre delle realizzazioni;
• anche in queste enucleazioni, l'iter è sempre dagli obiettivi ai metodi, per scendere poi alle tecniche;
• la parte pratica (Il ritmo del lavoro educativo-pastorale) si muove lungo le tre direttrici della pastorale (coscienza-attività-comunità), con notevole completezza di interventi, pur nella limitatezza delle proposte (è il primo passo di una comunità educativa in fase di costruzione) ;
• il movimento «educatori-giovani» è ben sincronizzato: forse avrebbe potuto essere maggiormente esplicitato il «che cosa fare» del gruppo degli educatori, per la immissione nel piano educativo;
• sono programmate le riunioni di verifica. È opportuno sottolineare che questo lavoro è pensato per il livello «scuola media».
FINALITÀ EDUCATIVA
DELLA SCUOLA CATTOLICA
Per una programmazione valida, il primo discorso da fare è quello delle finalità educative dell'istituto in questione. Con un gruppo di giovani e di educatori, è stato iniziato un tipo di riflessione del genere: c'è rimasta la nostalgia di portarlo a termine, mediante un incontro specifico.
Per il momento, riportiamo qualche affermazione, tra le più significative, così come sono state riprese dalla registrazione.
Su qualche risvolto, forse discutibile, siamo lieti di aprire una conversazione con i lettori.
BOZZE DI REGOLAMENTO PER ASSEMBLEE
E CONSIGLI GIOVANILI
Riprendendo da realizzazioni significative (Istituto Tecnico per Geometri «Don Bosco» di Firenze, per l'Assemblea; Istituto S. Ambrogio di Milano, per il Consiglio), proponiamo due bozze di regolamento.
Possono fornire una falsariga abbastanza qualificata e sperimentata, per la costruzione di linee operative. I giovani, proprio per sentirsi rispettati e ascoltati, hanno bisogno di un «regolamento», che segni il ritmo della loro presenza, all'interno della comunità educativa.
Certamente non può essere trasferito di peso da altre fonti, mediante un intervento autoritativo: essi desiderano maturarselo comunitariamente, battuta su battuta. Un «materiale» valido permette però di non partire da zero, dove altri hanno già fatto un cammino prezioso in avanti.
IPOTESI DI LAVORO PER UNO STUDIO
COMUNITARIO SULLA PROGRAMMAZIONE
Tante volte, quando si ritrova la voglia e il coraggio di riflettere un po' assieme sul grosso problema della programmazione, si corre il rischio di disperdersi nel generico, di fare mille interessantissimi discorsi, che poi non approdano a nulla. E molto spesso proprio perché manca una griglia su cui muoversi.
Per ovviare a queste difficoltà, viene presentato uno schema – molto freddo, perché tecnico – come ipotesi di lavoro, per uno studio comunitario sulla programmazione.
In esso sono contenute le linee principali di riflessione per impostare e per verificare un piano educativo.
È stato redatto sulla linea degli articoli apparsi su «Note di Pastorale Giovanile» (questo numero e soprattutto 1968/8-9).
Sarà quindi opportuno rifarsi ad essi, per una comprensione ed uno sviluppo di questi interrogativi.
È solo un casellario da riempire. Lo schema non affronta i contenuti ma sottolinea soltanto urgenze e metodologia.
Evidentemente non può essere trasportato di peso, a livello di lavoro. Ogni comunità che intenda riflettere assieme, deve farsi una sua traccia: molto meno generica della presente, intessuta dei problemi inquietanti del proprio quotidiano. Questa può dare una mano.











































