Enrico Da Rold
(NPG 1968-02-20)
Il tema degli esercizi spirituali è un problema di punta. C'è un minimo di struttura che va conservato, pena l'appropriarsi indebito di un nome.
E c'è largo spazio ad esperienze, a tentativi sulla linea del rinnovamento anche post-conciliare.
La strada è aperta: una pastorale giovanile coraggiosa la percorre, fino in fondo, alla ricerca di un dialogo con gli esercitandi, di storicizzare ogni formula nei limiti spazio-tempo del proprio ambiente educativo.
Il coraggio di procedere non può assolutamente essere amore dell'avventura, innovazione per la fame del nuovo, del diverso, del mai - ancora - esperimentato.
Il coraggio pastorale è la prudenza del serpente sposata alla semplicità della colomba.
Per questo la rivista non vuole presentare nessuna formula precostituita né indicare i pregi dell'una contro l'altra. Presenta solo idee e testimonianze, come stimolo alla riflessione.
Vorrebbero formare il patrimonio comune da cui nasce spontanea la linea personale e la realizzazione, decisa in rapporto al proprio contesto educativo, contemperando i dati tradizionali, le direttive dell'autorità e le esigenze di un aggiornamento aperto e vivo.
I. PREMESSE
1. I momenti di ogni dinamica-spirituale
a) Dio si compiace nella sua Provvidenza di seguire normalmente un modo di agire che risponde alle esigenze intime di ogni uomo.
b) Questo stile di condotta si scopre nella Scrittura nel modo con cui Dio guarda il suo popolo e Cristo e gli Apostoli proclamano la buona novella del Regno di Dio.
c) Questa linea è proprio ciò che il direttore deve cercare di seguire nei tre giorni. Ogni metodo di esercizi, se vuole veramente seguire il ritmo normale dell'azione divina, deve attuare questa traiettoria divina.
2. I fondamenti della dinamica propria degli esercizi
a) La base non può essere altra che la Scrittura e il Dogma.
b) Gli esercizi devono portare l'esercitante a penetrare la vitalità della parola di Dio attraverso la scoperta di questo «passo» di Dio verso l'anima e dell'anima verso Dio: questo è lo scopo del processo degli esercizi.
c) Questo processo sarebbe troppo esposto agli errori trovarlo da noi. Soltanto la Chiesa può insegnare la strada buona.
II. I MOMENTI DEL PROCESSO
N.B. – Distinguiamo per ragioni pedagogiche sei momenti in corrispondenza con le sei mezze giornate. Ma questa divisione è sempre arbitraria e deve essere sottomessa al ritmo profondo di ogni anima.
È evidente che le sei mezze giornate richiedono una introduzione e una conclusione, anche se attuate in termini variabili da situazione a situazione.
1. Punto di partenza (la mattina)
a) Dio si rivela vivente, che agisce nell'umanità, che comunica il suo messaggio. Qui si racchiude il senso teologico del Genesi. Le grandi Costituzioni Dogmatiche del Concilio Vaticano II partono tutte da questo principio (cfr. Lumen Gentium, n. 2; Dei Verbum, n. 2).
Qui troviamo la spiegazione del fondo dottrinale del principio e fondamento di Sant'Ignazio (Esercizi, n. 23).
b) È necessario quindi estrarre il significato profondo di questo atteggiamento divino: «Dio opera in tutti, in tutti manifesta il suo Essere, la sua parola». Così si mostra la norma assoluta dell'ordine, la fonte di tutti i valori.
c) A questa azione di Dio corrisponde un compito per le creature. L'uomo non è soltanto figlio, ma anche erede, cioè il continuatore e colui che completa l'azione divina.
Dio provvede largamente l'uomo per questa funzione. La risposta dell'uomo deve essere l'adesione al piano divino, fidandosi di lui, seguendo le sue disposizioni, usando le creature che Dio gli dà (cfr. Lumen Gentium, nn. 33-34-36; Gaudium et Spes, nn. 12-17).
2. Sviluppo della storia della salvezza dopo il peccato (1° pomeriggio)
a) L'uomo si è separato da Dio. Gli rimane, come una forza centrifuga rispetto a Dio, la concupiscenza. Da questo atteggiamento derivano all'umanità tutti i mali. Il peccato è la antitesi di Dio (cfr. Gaudium et Spes, nn. 13-17; Sacr. Conc., n. 109).
b) Dio, nonostante tutto, continua ad assistere l'umanità, offrendole il rimedio in Cristo. Come liberò il suo popolo dall'Egitto, così ora Dio libera l'umanità per mezzo di Gesù Cristo.
c) L'uomo deve rispondere a questa continuata misericordia divina, cercando di elevarsi attraverso tutto e lottando contro lo spirito del male nella forza divina (cfr. Gaudium et Spes, n. 37).
d) Così scoprirà il vero senso del peccato e maturerà vitalmente nell'anima la conversione, la necessità intima di una metanoia radicale.
3. Indole escatologica della realtà (2a mattina)
a) L'umanità, non ostante questi alti e bassi, sta continuamente camminando verso Dio. La salvezza è già reale in noi per il battesimo, ma è ancora incompiuta.
Per realizzarla progressivamente, si deve osservare la realtà in questa dimensione escatologica.
b) La contemplazione del giudizio fa vedere nella sua realtà il mondo e la realtà terrena. È la luce che illumina la funzione e il significato delle creature purificate dal peccato (cfr. Gaudium et Spes, n. 45; Lumen gentium, n. 48).
c) Così le tradizionali meditazioni delle verità eterne trovano qui la dimensione giusta e fanno capire all'uomo di oggi il valore dell'aldilà, collocandoli nella prospettiva esatta.
4. Cristo ci associa alla sua opera (2° pomeriggio)
a) Dio ci manda il Figlio che ci rivela il suo disegno salvifico: compiere la sua opera attraverso gli uomini. Chiama sempre dalla moltitudine dei suoi discepoli quelli che egli vuole (cfr. Ad gentes, nn. 5-23; Lumen gentium, n. 36).
b) Cristo ci insegna pure come ognuno deve rispondere per poter adempiere questo piano di salvezza, come arriva a conoscerlo per poter seguire questa chiamata. La condizione fondamentale è il trovarsi associato a Cristo nell'opera da realizzare (cfr. Ad gentes, n. 5; Apostolicarn Actuositatem, n. 4).
c) Siccome sono diverse maniere di seguire il Signore, bisogna conoscere la missione propria, seguirla e continuare tutta la vita a cercare e seguire la volontà di Dio in ogni momento (cfr. Lumen gentium, n. 12; Gaudium et Spes, nn. 17, 38).
d) Soltanto attraverso questa risposta si inserisce l'uomo nel disegno della salvezza. La meditazione ignaziana del Regno di Cristo ha come oggetto proprio far percepire il significato di questa rivelazione. La preghiera, la riflessione, l'attenzione alle mozioni divine sono dei mezzi per attuare questo piano.
5. Identificazione più intima con Cristo (3a mattina)
a) Per associarsi a Cristo e compiere la sua missione, deve commorire e conrisuscitare con Cristo. Dato che il Padre unisce tutti noi in Cristo, per realizzare questa unione dobbiamo partecipare alla vita sacramentale
e vivere la liturgia (cfr. Lumen gentium, n. 40; Gaudium et Spes, n. 38).
b) Questa identificazione suppone oltre combattere contro i nemici di Cristo, armarsi dello scudo della fede, stare vigilante (cfr. Lumen gentium, nn. 42, 48).
6. Integrazione nella Chiesa e ascesa in Cristo al Padre (ultimo pomeriggio)
a) Questa vita e questo disegno si realizza nella Chiesa, nel modo di vita che Dio indica a ciascuno. Di qui l'esigenza di integrarsi con le esigenze della Chiesa; di sentirsi profondamente Chiesa; di concretizzare questo amore con le relazioni con tutti i rappresentanti e membri della Chiesa; di vedere tutta l'attività in funzione della Chiesa.
b) L'esercitante così unito in Cristo nella Chiesa, conscio della sua missione, continua camminando verso il Padre per offrire con Cristo la parte della Chiesa a lui affidatagli. Così si sente solidale con tutti.
c) Si chiude così il ciclo vitale degli esercizi. Ci si associa gradualmente tutto, ma in Cristo. Chi si unisce a Lui, rimane membro vivo, unito con gli altri, e può portare avanti il piano divino. Risale al Padre con la sua eredità.
d) Ma non è lui che realizza questo itinerario. È lo Spirito Santo dentro di lui che lo dirige. Durante gli Esercizi si deve togliere quello che impedisce l'azione dello Spirito e rendersi docile, attento alla sua azione.
Ecco pertanto la dinamica spirituale: con un movimento del Padre in Cristo per la Chiesa, grazie al quale l'anima conosce la maniera di inserirsi nel disegno divino di salvezza, riceve la luce e la forza per attuarlo, svolge la sua missione data dal Padre per il bene della Chiesa.
III. UN'OSSERVAZIONE
È molto difficile che un giovane si interessi del piano di Dio, del suo sviluppo nel tempo, se non è arrivato a sentire il bisogno di Dio, attraverso lo spasimo della propria impotenza.
Per questo:
a) Il piano di Dio può essere presentato mediante la descrizione delle esigenze reali dei giovani, sublimate in una forma idilica: l'ideale di una realtà che essi sentono angosciosa:
– la visione ideale dell'amore
– la ricerca della scienza e la sua realizzazione più sublime
– l'aspetto più esaltante della carità, della bellezza, ecc.
Del resto: il piano di Dio è soprattutto la sublimazione dell'uomo e l'appagamento di tutte le sue tendenze (anche di quelle che non può avvertire, perché sono superiori alla sua natura), nel giorno della resurrezione.
b) La descrizione dello stravolgimento operato dal peccato deve essere legata all'esperienza dell'esercitando.
Ed è sufficiente volgere attorno lo sguardo: libri, film, inchieste, statistiche, analisi coraggiosa dell'ambiente e della persona.
La palla rimbalza solo quando ha toccato il fondo.
Viene logico e atteso il discorso sul Salvatore, quando l'interlocutore ha dichiarato: Ma allora, chi si salva?
c) Il cammino dell'umanità verso Dio – nonostante tutto – è sicuro, ma lento ed incerto.
Per questo è così poco percettibile.
Dobbiamo però saper attendere: se la terra ha dovuto maturare milioni di anni prima di esprimere l'uomo, quanto tempo dovrà passare prima che l'uomo sia divinizzato. La chiesa – che è la realizzazione nel tempo di questo processo di divinizzazione – è solo ai primi passi.








































