Ugo De Censi
(NPG 1968-02-52)
Abbiamo chiesto ad un nostro collaboratore, don Ugo De Censi, qualche riflessione sulla sua esperienza di richiesto ed ascoltato «predicatore» di esercizi, soprattutto per giovani, dai 15 ai 19 anni.
Riportiamo i tratti più significativi della sua risposta.
1. Ritengo superfluo e anche dannoso suggerire schemi di predicazione ai predicatori degli esercizi.
Per questi motivi:
• è la ricerca del predicatore che lo fa vivo, sensibile. Le pappe prepaarte – anche se sono... pappe reali – non riescono mai ad essere efficaci come i poveri pensieri di un uomo sincero.
La sincerità e condivisione totale del messaggio è condizione di assorbimento da parte dei giovani.
• sono i giovani che condizionano e orientano fin dal primo incontro il predicatore. Noi diciamo quello che siamo e abbiamo. Ma il nostro compito è rispondere alle loro esigenze. Ci sono degli ambienti dove – da parte degli educatori ordinari – non si ha la minima idea di quali esigenze di base abbiano i loro giovani.
• la ricerca del predicatore è quindi un compito di aggiornamento che va sentito per tutto l'anno come per tutta la vita.
Questo aggiornamento, ha, mi pare, due radici:
a) una sensibilità attenta ai problemi spirituali-umani del giovane che impone che il predicatore viva con i giovani, a contatto frequente, quotidiano con il mondo;
b) una sensibilità di uomo che cerca la risposta per sé e per gli altri, di uomo che si pone i problemi della vita: vita - morte - resurrezione; grazia - peccato - perdono; uomo - storia - chiesa; amicizia - amore -Cristo.
• Tutte le cose che si dicono ai giovani «che per noi non sono vere» sono destinate al fallimento.
Bisogna essere scoperti dai giovani, come persone vere, sincere, aperte, a caccia, liete, ecc.
• L'inventiva, la novità, la personalità appaiono come la testimonianza più fresca della verità: perché la verità tanto accende e attira quanto è «scoperta». Ora non può essere scoperta, nelle cose uniformi, di sempre.
2. Il mio rifiuto di schemi non è un ostruzionismo, una lotta ai sussidi come tali, ma è una denuncia dell'insufficienza di verità, di parole senza una sufficiente rivoluzione interiore, è il timore del dire cose belle... che sono un diletto interiore, un atto di superbia, una letteratura e tanto poco vita.
3. Gli esercizi debbono essere liberi, quando si vuole farli in termini di meditazione, di serietà, di conversione.
Però si possono studiare formule di esercizi obbligati o quasi.. dove sia possibile far incontrare il giovane con una esperienza di vita cristiana di 3 giorni, che gli lasci un soave ricordo ed una nostalgia.
Infatti il dramma dei nostri istituti è che la vita di pietà, la vita cristiana, nonostante gli incensi, le parole,... per la maggior parte dei giovani è troppo noiosa e «fuori del reale», per essere una cosa seria. Di solito gli manca la vita, la gioia, l'attualità, la novità.
4. Si dovrebbero proporre varie formule di esercizi. A tipo di esempio:
• quella dei gesuiti (predomina il silenzio... per i più impegnati, di prima classe)
• quella dei salesiani
• quella dei pagani.
Non è vero che ai ragazzi si debba dare meno che agli altri. Si deve dare tutto ciò di cui hanno bisogno ed è assai più di quello degli altri,... perché è un avvio alla fede adulta, che in questi anni (14-19) vanno perdendo...
Per offrire queste concrete possibilità, bisogna che gli esercizi siano organizzati non sul piano del solo istituto, ma sul piano della collaborazione tra vari istituti.
Credo sia molto più fruttuoso un incontro di più giovani, provenienti da ambienti diversi, che non le stesse facce, che sanno di latino, di matematica, dei discorsi schiocchi di tutti i giorni...
Alcune esperienze di dialogo, comunità, carità, servizio, divengono più reali e sincere, se il gruppo è eterogeneo.
E l'esperienza perde tutto il sapore collegiale, scolastico, di rivincita dell'ambiente.
5. In tale prospettiva sottolineo la necessità di esercizi per pagani. Non per un gusto polemico, ma perché il problema di fondazione della fede, delle verità e dell'esperienza cristiana-religiosa, sta diventando il più serio e l'unico che dobbiamo affrontare non solo per i nostri allievi, ma per tutti i giovani.
Dire esercizi per pagani e dire una cosa buona, per me è lo stesso. È come dire: non facciamo cose inutili, indigeste, incomprensibili. Questa terza formula – nonostante l'urto con un certo presupposto che vorrebbe gli esercizi come coronamento di un'educazione religiosa – mi pare la più necessaria, la più ecclesiale, la più salesiana.
6. A questo punto il discorso diventa più tecnico.
Poche frasi slegate daranno un'idea di dove si vuole puntare:
a) Esercizi più vita che chiacchiere e riflessioni.
b) Esercizi in grazia di Dio... dove la confessione viene prima e non dopo.
c) Esercizi con tanta gioia e felicità; dove le cose del Signore sono le cose più belle o almeno si fondono con le cose più belle della vita.
d) Per questo avrà grande influsso l'ambiente:
– la montagna
– il tipo di esercizi
– il calore umano
– l'amicizia
– il canto
e) Per questo, alcuni valori precristiani
– l'educazione al silenzio
– l'educazione al self control
– l'educazione alla vita di comunità devono fare da fondo comune.
7. Se siamo convinti che gli esercizi sono il punto centrale dell'anno educativo, perché tante difficoltà di sapore strettamente scolastico, per orari, spostamenti, calendari?








































