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    Esercizi spirituali per ragazzi e adolescenti



    Luciano Borello

    (NPG 1968-02-60)

     

    L'esperienza che presentiamo fu realizzata lo scorso anno in un gruppo di collegi salesiani del Piemonte.
    Tutti conosciamo le difficoltà che incontrano gli esercizi spirituali nei collegi: grande numero di ragazzi, eterogeneità degli elementi (dalla prima media al liceo!), scarsezza di personale specializzato, «abitudine» ad una pratica standardizzata. Per aiutare gli educatori a realizzare meglio il loro compito si è cercato di collegare gli sforzi, per dare agli esercizi una impostazione più rispondente alle reali esigenze dei ragazzi.
    Raggiunta l'intesa di massima tra tutti gli educatori interessati, si è proceduto alla stesura di un piano di lavoro concordato che prevedeva:

    1. la divisione dei ragazzi in piccoli gruppi (25-30 elementi) il più omogenei possibile.
    2. I gruppi dei ragazzi della scuola media sono rimasti nel collegio, mentre quelli dei corsi superiori (ginnasio, istituto tecnico e istituto professionale) sono passati a turno in una apposita casa di esercizi.
    3. Una impostazione unitaria di tutti gli esercizi: tematica - orario - pratiche di pietà - celebrazioni... che doveva poi essere adattata opportunamente ai singoli gruppi.
    4. Una intesa fra tutti i predicatori e i direttori di esercizi che accettavano di collaborare all'esperimento.
    5. L'elaborazione di un materiale di predicazione e di sussidi adatti alla circostanza. Tale materiale fu messo a disposizione di tutti i predicatori e di tutti i responsabili di gruppo, perché potessero concordare il lavoro assieme.
    6. I gruppi degli adolescenti hanno trovato nella casa degli esercizi un predicatore specializzato ed un direttore di esercizi.
    Gli educatori dovevano preparare i ragazzi per tempo, ma non hanno seguito i loro alunni: furono presenti unicamente all'apertura e alla chiusura.
    7. I gruppi dei ragazzi delle scuole medie dovevano invece avere un responsabile di gruppo scelto tra gli educatori della casa, ed un coordinatore generale di tutte le sezioni.
    I predicatori furono scelti tra una équipe debitamente preparata.

    A scopo esemplificativo riportiamo il programma che fu concordato per i gruppi delle scuole medie; notando che i riferimenti al tempo liturgico furono fatti unicamente per quelli che fecero gli esercizi dal mercoledì delle ceneri alla prima domenica di quaresima.
    Per gli altri gruppi ci fu un ulteriore adattamento delle celebrazioni liturgiche.

    PROGRAMMAZIONE GENERALE CONCORDATA FRA I PREDICATORI
    E I RESPONSABILI DEI GRUPPI 

    A. Che cosa si vuole ottenere

    1. Che gli esercizi spirituali, diventino per i nostri ragazzi un vero incontro personale e comunitario con Dio, di modo che portino ad una conversione (meta-noia) nel triplice aspetto di:
    – esperienza di Dio presente nel creato e in noi
    – rinuncia al peccato ed alle sue lusinghe
    – accettazione del suo piano salvifico.

    2. In questa descrizione della meta a cui tendono gli esercizi, è già contenuto un accenno alla dinamica interiore che li deve animare (e di cui parleremo in seguito) . Bisognerà, dunque, che l'impostazione generale della giornata, e l'itinerario dello spirito dei ragazzi si intonino agli obbiettivi degli esercizi.

    3. Anzitutto crediamo utile dividere i ragazzi per classi, in modo da favorire di più l'adattamento delle riflessioni all'effettivo livello spirituale ed agli interessi concreti dei ragazzi.

    4. Ogni gruppo di ragazzi avrà:
    a) Una «Guida» nel lavoro personale e comunitario.
    b) Un «Predicatore» o «Direttore» spirituale.
    c) Una sede distinta per le riflessioni e il lavoro.
    Predicatore e guida, devono coordinare il lavoro in modo che le tematiche delle prediche, le riflessioni personali dei ragazzi e le celebrazioni della giornata risultino concatenati.

    5. È necessario che il predicatore non si limiti a recitare la sua predica, ma che aiuti i ragazzi nella riflessione che segue: suggerendo spunti, indicando brani di Vangelo, pagine del diario, pratiche devozionali ecc...

    6. La «guida» di ogni gruppo deve completare l'opera del predicatore, aiutando i ragazzi ad occupare nel modo migliore il tempo della riflessione: con suggerimenti a ciascuno e a tutto il gruppo, con attività convenienti ecc... La guida apre e chiude la giornata impostando e riassumendo il lavoro.

    7. Particolare rilievo dovrà essere dato:
    a) alla Messa di ogni giorno.
    b) alla Celebrazione di ogni giorno.
    c) alla Confessione (2° giorno).
    d) al Propositi e alla conclusione.

    8. Si raccomanda che il Predicatore (specialmente per quelli della terza media) si tenga a disposizione per i colloqui personali con i ragazzi.

    9. Tutto però sia in funzione del colloquio personale dei ragazzi con Dio: preghiera e riflessione.

    B. La dinamica interna degli esercizi

    Ogni incontro di Dio con l'uomo ha una sua dinamica che bisogna conoscere, per adeguarsi l'azione educativa.

    1. Anzitutto l'incontro nasce dalla iniziativa amorosa di Dio: non è frutto di sforzo umano! Quindi: il primo giorno sarà dedicato a fare sperimentare ai ragazzi la presenza amorosa di Dio: nella creazione (= in noi) e nella redenzione (= in Cristo).
    A questa tematica si ricollegheranno anche la Messa e la celebrazione.
    – Messa: la preghiera fiduciosa (giovedì dopo le ceneri)
    – Celebrazione: Via Crucis (o altra celebrazione)

    2. L'esperienza di Dio fa prendere coscienza della propria pochezza (come Isaia nella visione).
    Il secondo giorno sarà dedicato alla meditazione sul peccato ed alla confessione.
    – Celebrazione penitenziale comunitaria (sera)
    – Messa: per il perdono dei peccati (notte). Può essere omessa.
    N.B. – Si dovrà aiutare molto i ragazzi a fare l'esame di coscienza e a prepararsi bene alla confessione.

    3. L'amore vuole l'identificazione. L'incontro sacramentale con Cristo dovrà spingere ad una maggiore identificazione a lui «morto e risuscitato».
    Il terzo giorno sarà incentrato sul Cristo risorto vita dell'anima e della Chiesa.
    – Messa: Amore di Dio e del prossimo (sabato delle ceneri)
    – Celebrazione: Rinnovamento dei voti battesimali (sera).

    4. La chiusura (1° domenica di quaresima) sarà incentrata nella lotta (la prova del deserto) a cui Dio ci chiama.
    N.B. – Consigli particolari per le celebrazioni, la Messa e l'Esame di coscienza, saranno dati in seguito.

    C. Orario delle tre giornate

    1. Sera di inizio: breve apertura e celebrazione comunitaria.

    2. Altri giorni 

    7 Levata - lodi - impostazione della giornata (guida) per gruppi.
    8,30 Colazione - ricreazione.

    9,30 Meditazione - riflessione - esame di coscienza guidato.
    11,45 Messa con Omelia (2° giorno celebrazione penitenziale alla sera) Insieme.
    12,30 Pranzo - ricreazione.

    14 Riposo (lettura).
    15,30 Predica - riflessione guidata (per gruppi).
    2° giorno: celebrazione penitenziale.
    16,15 Merenda (in silenzio).

    17 Riflessione (guidata).
    17,30 Meditazione - riflessione.
    18,30 Celebrazione (insieme).

    N.B. – Il secondo giorno tutto il tempo che va dalle ore 16,15 alle ore 18,30, sarà occupato dalle confessioni.
    19 Preparazione della Messa.
    19,15 Rosario (a gruppetti).
    19,30 Cena - ricreazione.

    20,45 Compieta (con esame di coscienza e Buona Notte data dal Direttore).
    21,15 Riposo.

    3. L'ultimo giorno: orario regolare fino alle:
    9,30 Breve riflessione guidata (per gruppi) con preparazione alla Messa.
    10 Messa con Omelia.

    D. Alcune specificazioni sulle prediche

    L'ideale sarebbe che ogni predicatore studiasse una serie di temi aderenti ai ragazzi a cui si predica, e li concatenasse secondo un certo ordine logico. Seguendo le istanze del paragrafo precedente (e a puro titolo indicativo) potremmo aggiungere:

    1. Predica di apertura: Dio mi vuole parlare.
    Es. Mosè - Il popolo nel deserto - Samuele - Gesù con gli Apostoli ecc...
    Mettere in evidenza: la bontà di Dio, l'importanza del momento, le disposizioni soggettive.
    N.B. – La celebrazione della parola riprenderà questo tema e lo trasformerà in preghiera.

    2. Mattino del primo giorno: Dio mi conosce e mi ama.
    Es. Geremia (prima che tu nascessi) Mosè (ho ascoltato il pianto del mio popolo) . Sviluppare: l'amore di Dio per me si manifesta nella creazione, nella provvidenza, nella pazienza di Dio, nella coscienza...

    3. Pomeriggio del primo giorno: Cristo ci manifesta l'amore di Dio.
    Es. Il cieco nato - Zaccheo - La peccatrice - Giovanni.
    Sviluppare: «Dio ha tanto amato gli uomini da dare per loro il suo unico figlio» (Giov. 3, 16).

    4. Sera del primo giorno: Dio continua ad amarmi nella chiesa. Es. Tommaso - Cenacolo - Miracolo di Pietro - Eucaristia.
    Sviluppare: La Chiesa è Cristo prolungato nei secoli. I sacramenti sono i gesti di Gesù che mi salva.
    N.B. – Si raccomanda ai predicatori di essere:
    Essenziali, aderenti al mondo dei ragazzi, sobrii, disposti ad aiutare nell'approfondimento.

    5. Mattino del secondo giorno: Il peccato mi allontana da Dio. Es. Adamo - Davide - Giuda - Pietro - Il figliol prodigo.
    Mettere in evidenza: l'ingratitudine - l'ostinazione - il fallimento.

    6. Mezzogiorno del secondo giorno: Dio Padre manda Gesù a cercarmi. Es. Pecorella smarrita - Figlio prodigo (II parte).
    Mettere in evidenza: La bontà di Dio - La metanoia.

    7. Il ritorno nella casa del Padre.
    Es. La Maddalena ai piedi di Gesù - Pietro confessa a Gesù il suo amore -Magone Michele.
    Mettere in rilievo: L'incontro sacramentale con Gesù nella confessione, come ritorno alla casa del Padre.

    8. Mattino del terzo giorno: Gesù mi vuole suo amico per sempre. Es.: Vocazione di Giovanni - Discorso dell'ultima Cena - Domenico Savio - Charles de Foucauld ecc...
    Sviluppare: L'amicizia cresce progressivamente nell'identificazione con la persona amata - Chi ama vuole conoscere, vuole imitare... Vita di grazia e suo alimento.

    9. Pomeriggio del terzo giorno: Dio mi chiama ad una missione speciale. Es. Vocazione di Geremia - di Amos - di Abramo e della Madonna - vocazione degli Apostoli.
    Sviluppare: il Corpo di Cristo si sviluppa con carismi diversi (Cfr. Ef. 4, 13; 1 Co. 12). La vita è sempre una missione da svolgere per l'edificazione del Corpo Mistico - Sacerdozio dei fedeli.

    10. Serata del terzo giorno: Vieni e Seguimi. La vocazione religiosa e sacerdotale, specificazione della vocazione cristiana.

    E. Problemi vari

    1. Il silenzio nelle forme tradizionali. Ma si cerchi di utilizzarlo positivamente.
    2. Le ricreazioni: more solito (senza ricorrere alle birille o alle figurine).
    3. I sussidi per i ragazzi:
    Quaderni personali (vedi pag. 2 di copertina), Vangelo, Notes, Libro di lettura (consigliato).
    4. Sussidi per i Catechisti (e le guide) .
    Vangelo in dischi, Prontuari per gli esami di coscienza (Lelotte-Tillmann), Prontuari per le celebrazioni (saranno inviati), Prediche, Canti per la Messa e le Celebrazioni.

     

    I SUSSIDI IMPIEGATI 

    Oltre ai numerosi sussidi scelti fra quelli esistenti (libretti personali - guida all'esame di coscienza - schede per i canti - ecc.) si è creduto opportuno elaborare alcuni sussidi più strettamente in connessione con l'impostazione prescelta. Ne indichiamo alcuni dei più significativi, spiegandone le finalità immediate.

    A) FORMULARI PER LA MEDITAZIONE

    Gli esercizi sono un incontro personale con Dio che si realizza principalmente nella riflessione e nella preghiera.
    Ma sappiamo quanta difficoltà abbiano i ragazzi per la meditazione personale: non sono abituati, non hanno «materia». Per aiutarli, al termine di ogni predica, si è consegnato loro un piccolo questionario che guidasse la loro riflessione personale. Naturalmente si tratta di una semplice traccia che ognuno userà come crede. Ma se le riflessioni sono in stretta connessione con le prediche, si dimostrano molto utili.
    Riportiamo alcuni dei questionari adoperati per gli adolescenti.

    Alla scoperta di se stessi

    Analizzando attentamente il mio comportamento mi accorgo che ho tanti problemi da risolvere: i miei rapporti con Dio e con il prossimo; i problemi
    affettivi e quelli morali; gli interrogativi su ciò che succede nella mia vita interiore...

    1. Ho l'abitudine di riflettere seriamente su questo stato di cose? Oppure mi accontento di sentire e di lamentarmi?
    O, peggio ancora, agisco istintivamente senza riflettere? magari prendendo decisioni molto impegnative per la mia vita?
    2. Mi sforzo di intensificare il controllo di me stesso? con l'esame di coscienza fatto seriamente? con la preghiera e la meditazione? Mi sono abituato a risolvere i miei problemi con sensibilità religiosa? discutendone con il Signore e con persone di mia fiducia: confessore e direttore spirituale?
    3. Ho cercato di mettere ordine nel guazzabuglio delle mie passioni? mi sforzo di sottomettere il sentimento alla ragione? Oppure mi lascio tiranneggiare dall'impulso e dall'umore del momento? Domino i miei istinti? mortifico la sensualità? o mi accontento di vivere alla giornata?
    4. Come assecondo lo sviluppo della mia intelligenza? Ho l'abitudine di leggere libri spirituali? Come approfondisco le mie convinzioni religiose? Mi preoccupo di risolvere i problemi di fede nei quali mi imbatto? Oppure mi accontento di una fede bambina?
    5. Mi posso dire veramente convinto delle pratiche religiose che compio? Prego perchè ne sento il bisogno o soltanto per abitudine? Vado in chiesa perchè mi costringono oppure per convinzione? Che cosa faccio di veramente personale nelle mie pratiche religiose?

    Come vivo la mia purezza?

    1. Il Mondo attuale deride la purezza: una cosa sorpassata, come una rinuncia a godersi la vita. Qual è il mio atteggiamento di fronte a queste obiezioni? Sono convinto dei motivi che esigono che io mi conservi puro? In che cosa consiste per me la purezza? Soltanto in una rinuncia capricciosa? o è invece un atto di fede e di amore?
    2. Ho cercato di vedere donde vengono abitualmente le tentazioni contro la purezza? Dagli spettacoli che ho frequentato? dai giornali e letture varie? dai discorsi poco seri? dalla poca mortificazione dei miei sensi? Mi rendo conto che volere essere puro senza rinunciare alle cause della tentazione è volere l'impossibile?
    3. Nei periodi di tentazione, cerco di appoggiarmi ai veri sostegni che mi possono salvare? Mi richiamo ai motivi di fede? prego? mi accosto ai sacramenti? ricorro al consiglio di persone prudenti? cerco di nutrire a mia mente con buone letture?
    4. Penso sovente che sono in parte responsabile della purezza dell'ambiente in cui vivo? cosa faccio per aiutare gli altri a vivere questa virtù? che cosa faccio per irradiarla nel mio comportamento?

    Preghiera: Prova a raccoglierti davanti al Signore per pregarlo di conservarti puro. Consacra a Lui i tuoi occhi, le tue mani, le tue labbra, il tuo cuore, tutto te stesso. Che tutto sia utilizzabile per l'amore vero e fruttuoso.

    Libertà: per farne cosa?

    «Si è qualcuno nella misura in cui si è padroni di sé. Si è padroni di sé nella misura in cui ci si sa governare, e si sa essere padroni dei propri atti».
    1. Sento in me un desiderio immenso di essere libero, di emanciparmi da ogni forma di imposizione. Ma so distinguere ciò che è bene e ciò che è male in questo desiderio di libertà?
    Non sono forse di quelli che credono di essere liberi perché rifiutano ogni forma di controllo e di dipendenza, ma che in realtà sono schiavi del capriccio (radio, cinema, divertimento, rispetto umano)?
    2. In particolare come reagisco agli slogans? alla moda? all'opinione del giornale e della rivista? alle critiche di coloro che vogliono saperla lunga? So difendere le mie idee e convinzioni? Oppure sono schiavo dell'ambiente?
    3. Cosa faccio per sviluppare la mia libertà? Vi sono nella mia giornata quei piccoli atti di rinuncia (a una curiosità, a una impazienza, a una chiacchiera) che sono magnifici atti di esercizio di libertà?
    4. Come concepisco l'obbedienza? come una imposizione? o come un atto di amore? sono forse di quelli che rifiutano tutto quello che viene dagli altri? oppure so riconoscere ciò che c'è di buono in coloro che mi circondano o che mi governano?

    Preghiera a Gesù Cristo perché mi renda veramente libero, della libertà che Egli ci ha portato con la sua vittoria sul peccato. «La verità ci renderà liberi» (Gv. 8, 32).

    La mia confessione

    1. Come la vedo? come un tormento? come una pratica puramente esteriore? come un bisogno di incontrarmi con Dio?
    2. Con quale disposizione mi accosto a questo sacramento? con sincerità ed umiltà? mi preparo bene con l'esame di coscienza? Oppure confesso sempre le stesse cose? senza preoccuparmi di progredire spiritualmente?
    3. Ho un confessore fisso? mi faccio seguire spiritualmente? mantengo i miei propositi? mi impongo qualche penitenza per aiutarmi ad essere fedele ai miei proponimenti?
    4. Ho nulla da rimproverarmi sulle confessioni della vita passata? Ho già pensato alla confessione che farò in questi esercizi? Cerco di prepararmi bene? Su quali punti particolari voglio farla vertere?
    5. Che posto occupa la confessione nel mio programma di vita spirituale? Uscito di collegio penso di accostarmi alla confessione, con una certa regolarità? Quali difficoltà potrò incontrare? Come potrò superarle?

    Pensieri da meditare

    – Imparare a confessarsi bene è imparare a vivere bene.
    – La confessione non è un tormento, ma una sorgente di gioia.
    – La direzione spirituale permette di trasformare la confessione in uno strumento infallibile di progresso spirituale.
    – La confessione non è tutto, ma è un primo passo di fondamentale importanza nella via del bene.

    La vita di fede

    1. Dio mi parla per bocca di Gesù: «Chi vuol essere mio discepolo, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua».
    – Beati i puri di cuore, beati i poveri, beati i pacifici...
    Credo veramente alle parole di Gesù? Ho il coraggio di «preferire la morte al peccato»? o non sono forse di quelli che preferiscono godersi la vita?
    2. Sono coerente con me stesso? dica tutti i giorni al Signore che «Lo amo con tutto il cuore sopra ogni cosa»: sono sincero o mento a me stesso?
    – Cosa faccio di concreto per seguire Gesù fino in fondo? per essere un suo apostolo? non ho forse paura di seguire Gesù? qual è il motivo della mia esitazione?
    3. Cosa faccio per alimentare in me lo spirito di fede? prego? medito? mi istruisco?
    – Mi preoccupo di impostare tutta la mia vita secondo la volontà del Padre? cosa faccio per i miei fratelli?
    – Provo a ripetere la preghiera di Domenico Savio: «La morte ma non peccati». «Se non mi faccio Santo non faccio nulla».

    Di fronte alla vita

    1. Sento la vita come missione? oppure intendo soltanto farmi una posizione borghese? Nella scelta della professione, tengo conto delle possibilità di servire meglio il prossimo?
    2. Ho un programma di vita spirituale?
    Come penso di sviluppare la mia intelligenza? le mie capacità operative? la mia educazione estetica, umana, sociale?
    3. Quali sono i punti fissi della mia vita spirituale? meditazione? confessione settimanale? direzione spirituale? programma di letture? impegno apostolico?
    4. Penso sovente che una vita spesa soltanto per se stesso è una vita sciupata? Se non esco dal mio buco resterò sempre un fallito.

    Pensieri da meditare

    – C'è un grande pericolo nella vita di un giovane: scambiare il soffitto della stanza per il cielo.
    – Dice Gesù Cristo: «Chi ama la propria vita la perderà».
    – Conosco un solo modo per non sciupare la propria vita: donarla generosamente agli altri.
    – Leggere le domande che Dio mi farà nel giudizio universale: Vangelo di San Matteo capo 26.

    B) CELEBRAZIONI

    Hanno lo scopo di aiutare i ragazzi a tradurre in atteggiamenti religiosi (preghiera - disponibilità - pentimento - ecc.) le riflessioni dettate dai predicatori. Fra tutte quelle impiegate, ne presentiamo tre (le più caratteristiche) a puro scopo esemplificativo:
    1. La celebrazione di apertura: molto semplice (una decina di minuti) ma molto efficace. I ragazzi vengono aiutati concretamente a porsi di fronte a Dio in atteggiamento di dialogo.
    2. Il rito del battesimo: propriamente non è una celebrazione, ma una «lettura drammatica» in forma di coro parlato. Ha quindi un carattere didascalico, molto utile per i ragazzi più piccoli.
    La vera celebrazione, con la rinnovazione dei voti battesimali (che qui non è riportata) fu eseguita la sera del terzo giorno, con elementi molto più sobri.
    3. Celebrazione penitenziale: è servita come preparazione immediata al sacramento della penitenza. Le sue finalità e la sua struttura sono brevemente indicate come premessa alla celebrazione stessa.

    I. Celebrazione di apertura

    Commentatore. - Iniziamo i nostri esercizi dinanzi a Gesù, che vuole incontrarsi con noi per svelarci il suo grande amore. Ascoltiamo la sua parola, rispondiamogli con la nostra fede, diciamogli la nostra riconoscenza.

    Lettore. - Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv. 14, 15-26).

    Commentatore. - Gesù ha mantenuto la sua promessa. Egli è in mezzo a noi con il suo Spirito e ci parla nell'intimità del cuore. Ascoltiamo in silenzio la sua voce. (Segue un tempo di silenzio, durante il quale il catechista può aiutare la riflessione con qualche monizione come le seguenti).
    Gesù si vuole incontrare con me? Sono pronto ad ascoltarlo? Oppure ho paura di incontrarmi con lui? Ho paura di incontrare il suo sguardo che mi rimprovera? Ma egli non viene per rimproverarmi, bensì per aiutarmi. Egli vuole ripetere anche a me le parole che disse al paralitico: «Ti sono perdonati i tuoi peccati». - Al cieco di Gerico: «La tua fede ti ha salvato». - Agli apostoli: «Di che cosa avete paura? Io sono con voi».
    Sento la sua presenza in me? Che cosa mi dice?
    Che cosa gli rispondo? Che cosa gli vorrò dire in questi esercizi? Quale grazia speciale gli voglio chiedere? Ecco, egli è alla porta del mio cuore e bussa. Me fortunato se gli aprirò: sarà mio ospite e mio amico per sempre.

    N.B. – Si raccomanda di scegliere e di adottare bene questi interventi, in modo che favoriscano la meditazione.

    Commentatore. - Chiudiamo il nostro primo incontro con il Signore, chiedendogli la grazia di godere sempre della sua presenza in mezzo a noi e di aiutarci a seguire la strada che egli ci indicherà.

    Salmo 24. st. 1, 2, 3 (Letto o cantato).

    Antifona: Additami Signore le tue vie, avviami nella tua verità.

    Preghiera finale (Catechista).
    O Signore, nostro Dio,
    che donandoci tuo figlio ci hai svelato che sei amore e verità, non ricordare i nostri errori, ma guidaci sulla giusta via, e la nostra speranza non sarà mai vana.
    Per Cristo nostro Signore.
    R. Amen.

    2. Il rito del battesimo

    1. Il rito battesimale ha tutto l'aspetto di un dramma. Un'anima è contesa e due personaggi se la disputano:
    – Cristo, che l'ha riscattata con la sua passione e morte;
    – Satana, che la dominava fino al primo istante della sua esistenza col giogo del peccato originale.
    Nel rito battesimale, il sacerdote rappresenta Cristo: perciò comanda a satana, battezza, ecc.

    2. Le parti possono essere così distribuite: Sac.: il predicatore (o il direttore del gruppo). Lett.: un alunno di buona lettura.
    P. e M.: il coro di tutti i ragazzi.

    PRIMO ATTO

    Gesù Cristo viene incontro al battezzato e ingaggia la lotta con il demonio.

    Lettore. - Proviamo a ricostruire la scena del nostro battesimo osservando quello che avviene tutte le volte che un bambino è portato alla Chiesa per essere battezzato. Il sacerdote rivestito della cotta bianca e della stola violacea, accoglie alle soglie della Chiesa il neonato presentato dal padrino e dalla madrina. (Sulla soglia perché il fanciullo non è ancora degno di entrare nella chiesa, riservata ai fedeli). S'informa del nome scelto per il bambino e subito incomincia un breve dialogo con lui. Il padrino e la madrina rispondono in nome del neonato.

    Sacerdote. - Che cosa vieni a domandare alla Chiesa di Dio?

    Pad. e Mad. - La fede.

    Sacerdote. - E a quale scopo chiedi la fede?

    Pad. e Mad. - Per avere la vita eterna.

    Sacerdote. - Se tu vuoi entrare in questa nuova vita, osserva i comandamenti: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze, e il prossimo come te stesso».

    Lettore. - In nome di nostro Signore, il sacerdote intraprende la lotta. Egli intima al demonio di uscire dal bambino per permettere a Dio di entrarvi. Il sacerdote fa gli esorcismi.

    Sacerdote. - Esci da questo bambino, o spirito immondo, e cedi il posto allo Spirito Santo.

    Lettore. - Dicendo queste parole, il sacerdote soffia tre volte leggermente sul neonato (3 volte in onore della SS. Trinità); il soffio simbolizza la forza dello Spirito santo e ricorda quello della Pentecoste. Per costringere il demonio ad andarsene consacra l'anima a Cristo e gli consegna il distintivo del cristiano: la Croce.

    Sacerdote. - Ricevi il segno della croce sulla fronte e nel cuore. Accetta la fede dei divini insegnamenti e sia tale la tua condotta da poter essere tempio di Dio.

    Sacerdote. - Preghiamo. Ascolta, o Signore, con bontà le nostre preghiere. Prendi per sempre questo fanciullo sotto la tua protezione. Noi lo abbiamo appena consacrato come tuo eletto, segnandolo con il segno della croce del Salvatore. Che custodisca sempre con cura le prime verità che gli hanno fatto conoscere la tua grandezza! Con la fedeltà nell'osservanza dei tuoi comandamenti, meriterà di rinascere gloriosamente con te! Amen.

    Lettore. - Per costringere il demonio a lasciare la preda, il sacerdote impone la mano destra sulla testa del bambino. Egli indica così che nostro Signore prende possesso di questa anima per comunicarle la vita divina. Era il gesto abituale di Gesù per guarire gli ammalati.

    Sacerdote. - Dissipa, o Signore, le tenebre che accecano il suo cuore. Spezza le catene con cui satana lo aveva reso schiavo. Concedigli di partecipare alla tua bontà. Segnato con il segno della tua sapienza, egli sia purificato dal peccato, ti serva nella pratica fedele dei comandamenti e cresca ogni giorno nella virtù.

    Lettore. - Il chierichetto presenta al sacerdote una scatoletta contenente del sale. Il sacerdote ne prende un pizzico che introduce nella bocca del neonato. Il sale preserva dalla corruzione e dà un maggior sapore agli alimenti. Anche il battezzato deve evitare di corrompersi per causa del peccato e acquistare la saggezza soprannaturale per gustare, apprezzare nel loro giusto valore le cose divine.
    (Il primo atto si chiude con una preghiera per il battezzato).

    Sacerdote. - Introducilo, o Signore, nel battistero della rinascita spirituale. Che egli meriti, con tutti i tuoi fedeli, d'ottenere la ricompensa eterna.

    SECONDO ATTO

    Gesù Cristo vuole l'anima solo per sé.

    Lettore. - Il secondo atto di questo dramma spirituale al quale noi assistiamo incomincia con una nuova intimazione rivolta al demonio.

    Sacerdote. - Ti scongiuro, spirito impuro, nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo: vattene! Ritirati da questo servitore del buon Dio! Te lo ordina, spirito maledetto e dannato, Gesù stesso che ha comandato alle acque del lago di Tiberiade e ha teso la mano a Pietro che stava per essere sommerso.
    Dunque, spirito maledetto, obbedisci all'ordine che è dato contro di te! Rendi onore al Dio vivo e vero, a Gesù Cristo suo Figlio e allo Spirito santo! Ritirati da questo fanciullo! Gesù Cristo nostro Signore si è degnato di chiamarlo alla vita santa nella sua grazia, al fonte del battesimo e delle sue abbondanti benedizioni.

    Lettore. - Come nel primo atto, l'esorcismo è seguito da una nuova imposizione della croce. È mediante la sua croce che Gesù ci rende vincitori del demonio.

    Sacerdote. - E tu, demonio maledetto, non oserai mai violare questo segno della croce che noi tracciamo sulla sua fronte.

    Lettore. - Il sacerdote impone ancora le mani. Poi per simboleggiare l'autorità della Chiesa su questa creatura che si dona a lei, egli tiene la estremità della stola sulla testa del bambino e lo chiama per nome.

    Sacerdote. - ... entra nella casa di Dio per avere parte con Cristo alla vita eterna!

    Lettore. - A queste parole, tutti si recano al fonte battesimale: il padrino e la madrina recitano il Credo e il
    Pater. Testimonianza delle conoscenze religiose che un giorno saranno quelle del bambino.

    Tutti. - Io credo in Dio... Padre Nostro... (recitarle adagio e con devozione).

    TERZO ATTO

    La risposta dell'anima: morire al peccato per vivere con Gesù Cristo.

    Lettore. - Presso il fonte battesimale, il sacerdote rivolge una nuova e ultima intimazione a satana. Non meravigliamoci della ripetizione di questi esorcismi. Una volta erano pronunciati a intervalli, lungo il corso del catecumenato, cioè del periodo in cui chi voleva il battesimo, riceveva l'istruzione religiosa.

    Sacerdote. - Ti comando, spirito immondo, nel nome del Padre onnipotente, nel nome di Gesù Cristo, suo Figlio, nostro Giudice, e nella forza dello Spirito santo, di allontanarti da questa creatura di Dio. Nostro Signore si è degnato di chiamarla per farne un tempio del Dio vivente e la dimora dello Spirito santo.

    Lettore. - Quando il sordomuto aveva implorato la guarigione, Gesù aveva bagnato leggermente il suo dito di saliva e aveva toccato le labbra dell'infermo dicendo «Effeta» (apriti). Il sacerdote riproduce ora questo gesto per significare che la facoltà e i sensi di questo piccolo pagano stanno per aprirsi alla sapienza di Dio.

    Sacerdote. - «Effeta» che vuol dire: Apriti...

    Lettore. - Il sacerdote termina la frase toccando le narici.

    Sacerdote. - al soave profumo di Cristo. E, tu, demonio, allontanati! Il giudizio di Dio è vicino.

    Lettore. - È giunto ora il momento di provare per un'ultima volta la sincerità del candidato.

    Sacerdote. - Rinunci a satana?

    Pad. e Mad. - Rinuncio.

    Sacerdote. - E a tutte le sue opere di peccato?

    Pad. e Mad. - Rinuncio.

    Lettore. - In risposta a questa rinuncia definitiva, il sacerdote unge con l'olio dei catecumeni il petto e il dorso del neonato, in forma di croce.
    Sacerdote. - Ti ungo con l'olio della salvezza, in Cristo Gesù nostro Signore, perchè tu abbia la vita eterna.

    Lettore. - Il momento solenne è vicino. In segno di gioia, il sacerdote sostituisce la stola violacea con un'altra bianca. Ora fa avvicinare il bambino alla sorgente d'acqua viva: l'introduce nel battistero. Un ultimo interrogatorio darà l'occasione per una solenne professione di fede.

    Sacerdote. - Credi in Dio Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra?

    Pad. e Mad. - Credo.

    Sacerdote. - Credi in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, che . nacque e patì per noi?

    Pad. e Mad. - Credo.

    Sacerdote. - Credi nello Spirito santo, nella santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, il perdono dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna?

    Pad. e Mad. - Credo.

    QUARTO ATTO

    Unito e consacrato a Gesù.

    Lettore. - L'atto principale incomincia. Il battezzato ha scelto Gesù. Per l'ultima volta, in nome della Chiesa, il sacerdote domanda formalmente.

    Sacerdote. - Vuoi essere battezzato? Pad. e Mad. - Sì, lo voglio.

    Lettore. - Ecco: siamo arrivati al momento del rito essenziale; il padrino e la madrina posano la mano sulla spalla del bambino. Il sacerdote, in forma di croce, versa un pu' di acqua sulla testa del neonato, dicendo:

    Sacerdote. - ... io ti battezzo nel nome del Padre...

    Lettore. - Il sacerdote versa ancora dell'acqua.

    Sacerdote. - e del Figlio...

    Lettore. - Il sacerdote versa l'acqua per la terza volta.

    Sacerdote. - ... e dello Spirito santo...

    Lettore. - È il trionfo di Gesù! Un bambino, segnato col segno della croce, si è unito al Salvatore risuscitato. Un piccolo cristiano si unisce all'armata degli eletti. Gesù ha un fratello in più e la sua Chiesa un nuovo membro. In questo momento tutta la corte celeste è librata sul battistero e contempla il bambino che si è consacrato a Dio. Come durante il battesimo di Gesù, sembra ora di udire una voce che viene dal cielo: «Questo è il mio figlio diletto, nel quale ho riposto tutte le mie compiacenze».

    EPILOGO

    Pronto per la vita.

    Lettore. - Prima di rimandare il battezzato, la Chiesa compie alcuni riti simbolici; essi esprimono la trasformazione che si è realizzata nell'anima del battezzato e i gravi obblighi che ne derivano! Custodire la vita divina e farla irradiare. Innanzitutto, un'unzione mostrerà a tutti che il fanciullo è irrevocabilmente consacrato a Gesù per il carattere battesimale. Il sacerdote immerge il pollice nel santo crisma e unge il capo del bambino in forma di croce.

    Sacerdote. - Dio onnipotente, Padre di nostro Signore, che ti ha fatto rinascere alla vita divina nell'acqua e nello Spirito santo e ti ha dato il perdono di tutti i peccati, ti unga egli stesso con il crisma della salvezza, per la vita eterna!

    Lettore. - Come un tempio sottratto all'uso pagano e dedicato al culto divino, il battezzato si è ritirato dal mondo pagano e si è consacrato definitivamente a Gesù. Egli è stato anche purificato. Per manifestare questa purificazione interiore che si è verificata in lui, il sacerdote pone un pannolino bianco sulla sua testa.
    Sacerdote. - Ricevi la veste candida e portala senza macchia davanti al tribunale di Gesù Cristo, nostro Signore, per avere la vita eterna. Amen!

    Lettore. - Nella Chiesa primitiva, i nuovi battezzati portavano questa veste bianca a tutte le cerimonie religiose durante otto giorni; la deponevano alla domenica chiamata ancora oggi «in albis».
    La cerimonia è quasi finita; il bambino rientrerà nella vita ordinaria, ma questa volta da figlio di Dio. Egli dovrà agire da battezzato, mostrerà a tutti la sua vita divina che possiede e lottare per conservarla, svilupparla e diffonderla intorno a sé. Il sacerdote consegna al battezzato un cero acceso, simbolo della missione che dovrà compiere: irradiare la luce che possiede in sé.

    Sacerdote. - Ricevi il cero ardente; sii fedele agli impegni del tuo battesimo. Osserva i comandamenti di Dio e quando il Signore ti chiamerà potrai andargli incontro insieme con tutti i santi e seguirlo in cielo per la vita eterna. Amen!

    Lettore. - Dopo la sua risurrezione, Gesù amava salutare i suoi discepoli con queste belle parole: «La pace sia con voi». Dopo la risurrezione spirituale operata nel battesimo, la Chiesa rivolge questo augurio finale.
    Sacerdote. - ... va in pace e il Signore sia sempre con te! Amen!

    Lettore. - Così si conclude il primo incontro di Gesù Salvatore con un'anima desiderosa di donarsi a lui, ma non termina affatto la grande realtà del battesimo che non è se non l'inizio della perfetta unione a Gesù che dovremo realizzare in ogni giorno della nostra vita.

    3. Celebrazione comunitaria della penitenza

    Avvertenze

    1. La celebrazione comunitaria della penitenza non ha lo scopo di sostituire la confessione privata, ma unicamente di preparare alla medesima aiutando i ragazzi a cogliere il nesso tra la propria confessione ed il ritorno a Dio nella comunità.
    2. È bene che ci sia un numero sufficiente di confessori, in modo che si possa terminare in serata (ma si può anche protrarre al giorno dopo).
    3. In caso la Messa può essere tramandata dopo cena (alle ore 21).

    Preparazione

    1. In sacrestia sono pronti i confessori vestiti di cotta e stola.
    2. Un crocifero con la grande croce del Venerdì santo.
    3. Un lettore ed un altro inserviente - Commentatore.

    Svolgimento

    Com. - Siamo qui riuniti per ringraziare il Signore dell'amore che ci porta e per chiedergli perdono della nostra ingratitudine.
    Ascolteremo la voce di Dio che ci dirà il suo dolore e che ci chiamerà a sè con infinita tenerezza.
    Come il figlio prodigo, ripenseremo con nostalgia alla casa paterna.
    Come la Maddalena ci butteremo ai piedi di Gesù per riudire da lui quelle parole piene di conforto: «Ti sono perdonati i tuoi peccati: va' in pace».

    1. Canto di entrata: Purificami, o Signore (Salmo 50). Eseguire almeno 3 strofe.
    (I confessori entrano processionalmente preceduti dalla croce).

    2. Saluto del Celebrante (uno dei confessori).
    Rendiamo grazie al Signore,
    Dio pietoso e benigno,
    lento all'ira e grande nell'amore.
    Non ci ha trattato secondo i nostri errori,
    non ci ha dato secondo le nostre colpe (Sal. 102).
    A lui l'onore e la gloria, nei secoli dei secoli.
    R. Amen.

    3. Lettura

    Com. - Nella parabola di Gesù, riviviamo il dramma di ognuno di noi, quando abbiamo sbattuto la porta in faccia al nostro Padre celeste per fuggire lontano.
    Lettore (Uno dei confessori). - Dal Vangelo secondo Luca (15, 11-16).

    4. Breve tempo di silenzio (durante il quale uno dei confessori può aiutare i ragazzi ad immedesimarsi nella parabola di Gesù).

    5. Lettura
    Com. - Il peccato non è soltanto un'ingratitudine verso il Padre celeste; è anche un tradimento di Gesù, nostro fratello. Nella pagina del Vangelo che ascolteremo, riviviamo il dolore che gli abbiamo procurato, ogni volta che lo abbiamo tradito come Giuda.
    Lettore (altro confessore). - Dal Vangelo secondo Matteo (26, 36-46).

    6. Omelia (uno dei predicatori).
    – Breve spiegazione del brano evangelico.
    – Spiegazione di come si svolgerà la confessione:
    • il penitente comincia subito l'accusa (avendo già fatto comunitariamente gli atti preparatori)
    • il confessore darà la sola assoluzione (omettendo il misereatur, il Passio Domini e la penitenza) perché il resto sarà fatto in comune.
    – Tutta la serata deve essere passata in clima di raccoglimento e di penitenza. Terminata la confessione personale i ragazzi tornano nei banchi, fanno un po' di ringraziamento e poi possono andare nell'aula a continuare il ringraziamento. Prima di cena torneranno in Chiesa.

    7. Confessione.

    Com. - Coscienti della nostra ingratitudine, confessiamo a Dio i nostri peccati, domandandogli la grazia di restargli fedeli per sempre. Confesso a Dio... Tutti i confessori: – Dio onnipotente ecc... R. Amen.
    – Il Signore onnipotente... R. Amen.
    (Poi tutti i confessori si recano in confessionale).

    8. Processione e bacio del crocifisso.

    Il crocifisso viene posato sui gradini del presbitero (come il venerdì santo).

    Com. - Prima di recarci al confessionale, ripetiamo il gesto di amore della Maddalena che piange i suoi peccati. Prostriamoci ai piedi di Gesù e baciamo le ferite che gli abbiamo aperto con i nostri peccati.
    Tutti i ragazzi sfilano (due a due) a baciare il crocifisso mentre si canta:
    – Dolce Signore, Ecas 10/27
    – Crocifisso mio Signore (o altro canto)
    – Tra un canto e l'altro il lettore può leggere gli improperi del venerdì santo (vedi la traduzione nel Messale dell'assemblea) preceduti da una breve ambientazione del Commentatore: «Ascoltiamo il lamento di Gesù, tradito da chi gli era amico»).
    – Poi proseguono le confessioni fino ad un quarto d'ora prima della Cena, quando tutti ritorneranno in Chiesa.

    9. Ringraziamento

    Tutti i confessori si ritrovano in presbitero in cotta e stola.

    Com. - Gesù ci ha dato il suo abbraccio del perdono. Diciamogli la nostra riconoscenza ed il nostro impegno di non tradirlo mai più.

    Conf. - Per dimostrare al Signore la vostra riconoscenza e la vostra promessa di essergli fedeli, ognuno di voi farà come opera di penitenza sacramentale... (dia la penitenza cercando di essere molto concreto e di impegnarli in qualche opera di carità e di mortificazione).
    Tutti i confessori. - La passione di nostro signore Gesù Cristo, ecc... R. Amen.

    10. Canto finale.

    Com. - Nel sacramento della penitenza Gesù ci ha fatto morire con lui al peccato e ci ha fatto rinascere alla vita nuova della grazia.
    Siamo riuniti intorno a lui come una sola famiglia: con lui ringraziamo il Padre dei cieli che ci ha accolti nuovamente nella sua casa. Padre nostro... (Mentre i confessori escono) si intona il canto: Cristo risusciti o altro canto.

     

    REVISIONE E BILANCIO

    Ogni esperienza è feconda se è preceduta e seguita da una attenta riflessione. Per questo al termine della «operazione», l'équipe degli educatori si è incontrata per tirare le somme.
    Crediamo utile riportare le conclusioni formulate dal delegato zonale per la pastorale giovanile e comunicate a tutte le case.
    A conclusione degli esercizi spirituali dei ragazzi mi sembra opportuno fare insieme alcune considerazioni che ci aiutino a vagliare l'esperienza nuova che abbiamo fatto e soprattutto a conservarne il frutto.
    Prima, però, è mio dovere ringraziare tutti per la fiducia e la pronta collaborazione a questa iniziativa un po' diversa, che poteva presentare non pochi motivi di perplessità. Per alcune case si è trattato di un vero sacrificio, sia finanziario e sia logistico. Purtroppo non dappertutto si può disporre di locali e di attrezzature adatte per un'articolazione così complessa dei vari gruppi di ragazzi. Ma la buona volontà di tutti ha fatto miracoli e lo svolgimento degli esercizi non ha subito notevoli intralci. Grazie infinite a tutti, nella speranza che il lavoro svolto torni a profitto dei nostri cari ragazzi.
    Ecco, ora, le riflessioni che mi sembra di poter fare.

    A) Gli esercizi per i ragazzi della scuola media

    Le novità più rilevanti riguardavano: la divisione per gruppi, la tematica unitaria, le confessioni al secondo giorno, le celebrazioni:

    1. La divisione per gruppi (secondo le tre classi) doveva favorire l'adattamento della predicazione ai vari livelli spirituali ed intellettuali dei ragazzi. In generale è risultata utile. Ma forse non si è approfittato abbastanza di questo vantaggio:

    a) Bisogna che i gruppi siano più autonomi, sia nello svolgimento della giornata, sia nel dosaggio delle singole pratiche. I ragazzi di prima media devono essere «lavorati» in modo più dinamico e più vario: conversazioni, ricerche, canti, dialoghi, audizioni, celebrazioni, giochi... Insomma, si deve trattare di un'avventura, di un «grande gioco», di una esperienza comunitaria di preghiera e di riflessione guidata. Mentre per le altre classi (specialmente per la terza) ci deve essere più posto per la riflessione personale.

    b) Forse i «direttori» dei singoli gruppi non hanno lavorato abbastanza. Trattandosi della prima esperienza non si conoscevano bene i compiti da svolgere. Ne riparleremo, scambiandoci esperienze. Ma è certo che è necessario acquistare maggiore pratica in questa difficile direzione di un corso di esercizi. Bisogna «fare gli esercizi» con i ragazzi, immedesimarsi a loro, guidarli nella riflessione e nella preghiera, prepararli alla confessione, avviare discussioni, aiutarli a pregare e a formulare i propositi.
    Per questo bisogna avere molto tempo a disposizione. Purtroppo i coordinatori generali (o i confessori) che dovettero dirigere un gruppo furono distolti da altre incombenze. Forse sarà meglio lasciarli liberi. In alcune case hanno impiegato gli assistenti, con esito soddisfacente: mi sembra un tentativo interessante, anche se la presenza di un sacerdote sarebbe augurabile.

    c) I predicatori hanno svolto brillantemente la loro parte. Ma forse sono rimasti troppo poco a contatto con i ragazzi. La divisione per gruppi deve favorire il contatto individuale, il dialogo, l'amicizia, la familiarità. Mai come in questa occasione i ragazzi hanno bisogno di vedere il sacerdote come fratello ed amico, prima che «maestro».
    Anche qui bisognerà «prendere la mano», farsi una esperienza adeguata, apprendere l'arte di dialogare con i ragazzi, entrando nel loro mondo così caratteristico e così gelosamente difeso.

    2. La tematica unitaria voleva facilitare il dinamismo interiore della «conversione» come rinuncia al peccato e donazione a Dio. Si trattava di grandi linee, entro le quali era possibile lo più grande libertà di azione.

    a) C'è chi ha lamentato la mancanza dei temi tradizionali ed in particolare dei novissimi. Ma penso che si tratti di un equivoco. I novissimi, non solo non erano assenti, ma permeavano tutta la tematica proposta. Tutto il primo giorno era volutamente puntato su Dio come principio e fine di tutto il creato e di tutta la esistenza. Morte, giudizio, eternità erano il filo conduttore di tutte le prediche, anche se vi comparivano come «dimensioni permanenti» anzichè come temi singoli. Ed io credo che tale impostazione abbia i suoi reali vantaggi. Diversamente si rischia di affrontare argomenti «scontati» in partenza e quindi inefficaci a lungo termine.
    b) Si è lamentata, anche una certa difficoltà di alcuni temi. È vero, ma forse un po' di adattamento ha potuto evitare l'ostacolo.
    c) In modo particolare si è trovata difficile la tematica del terzo giorno (almeno per i più piccoli). Anche questo è frutto della novità più che della cosa in sè. Comunque ne riparleremo in vista di altre esperienze del genere. Anzi, sarei tanto grato à quei predicatori che volessero mandarci le loro osservazioni particolareggiate sugli schemi inviati, in vista di un loro miglioramento.

    3. La confessione al secondo giorno, aveva lo scopo di abituare i ragazzi a non considerare gli esercizi come un semplice «bucato», ma a vederli nella parte positiva di orientamento cristiano e vocazionale.
    Ma questo ha portato qualche inconveniente:

    a) Anzitutto per molti è stata una confessione un po' affrettata: non ci fu il tempo sufficiente a prepararsi.
    Ciò è dovuto sia al programma troppo intenso della giornata, sia alla mancata preparazione remota e prossima.
    Forse conveniva fare due sole prediche in quel giorno. Certamente bisognava preparare meglio i ragazzi. Sono troppi coloro che non sanno confessarsi, perché non sono mai stati iniziati in modo completo. Non è una cosa facile, né breve: occorre una lenta maturazione al senso morale che non si può improvvisare in quel giorno. Molti ragazzi si limitano ad una accusa sincera ma confusionaria e livellata, senza ordine e senza rilievo a ciò che è più importane. Soprattutto manca in molti il rapporto personale con Dio, per cui si accusano in modo meccanico e legalistico.

    b) È mancata anche una sufficiente preparazione immediata. Si devono orientare bene i ragazzi, aiutandoli nell'esame, proponendo materia di esame, dirigendo anche l'ordine dell'accusa. Si tratta di un compito delicato e difficile, ma che pure si deve fare.

    c) Con tutto questo, non è male che i ragazzi (specialmente i più piccoli) abbiano evitato una eccessiva analisi del loro passato che in quei giorni poteva procurare ansietà di coscienza non del tutto positiva.

    d) Che dire della tanto criticata «Messa notturna»?
    Dirò molto apertamente che pensavo addirittura di eliminarla in quel giorno:
    non per capriccio, né per furore iconoclasta. Credo fermamente nel valore della Messa come «culmine e fonte» di tutta la nostra attività apostolica. Ma credo anche alla sapienza pedagogica della Chiesa che ha sempre conosciuto i giorni «aliturgici», come giorni di ricerca ansiosa del Cristo «che dovrà risuscitare». Penso che il rivivere intensamente il venerdì santo, (l'incontro con Gesù sulla croce) sia una ottima preparazione all'incontro con Cristo risorto nel giorno di Pasqua. E questa è un'esperienza insostituibile, non soltanto per i ragazzi, ma per ogni cristiano.
    Senza contare che la Messa al mattino del giorno dedicato alle confessioni rischia di compromettere la pace interiore di tanti ragazzi già consci della propria indegnità. Comunque sia, la Messa c'è stata: forse è risultata un po' pesante data l'ora tarda. Ma credo che anche questa sia stata un'esperienza utile, sia per i ragazzi che per gli educatori.

    4. Le celebrazioni dovevano aiutare i ragazzi a trasformare in preghiera quello che avevano appreso nelle prediche.
    Forse alcune sono risultate un po' macchinose mentre potevano svolgersi in un clima di maggiore familiarità (soprattutto quella di inizio). Anche qui è necessaria molta duttilità che viene dalla perfetta assimilazione dello spirito e della tecnica di tali strumenti di lavoro.

    a) Qualche perplessità ha destato la funzione penitenziale. Mi spiace, sinceramente, che non tutti l'abbiano compresa nel suo giusto significato, giudicandola «commedia» più o meno sospetta. In realtà non si tratta di eresie o di rivoluzioni. Si vuole unicamente valorizzare l'aspetto comunitario della penitenza, aiutando l'incontro personale con il Signore. E l'esperienza conferma che i ragazzi capiscono d'intuito queste grandi verità e le vivono intensamente.

    b) La recita di lodi e di compieta non ha (forse) avuta tutta l'importanza che merita. I ragazzi vanno preparati con cura; bisogna spiegare i salmi; bisogna acquistare uno stile sacro che non si improvvisa. Forse era bene pregare per gruppi, in modo che la catechesi immediata fosse più facile e più adeguata.

    c) Che dire delle preghiere e delle letture nel refettorio? Non ho avuto notizie sufficienti per un giudizio anche soltanto provvisorio. Penso che anche in questo campo le cose si siano svolte con sufficiente regolarità. Come ho già detto altre volte è bene variare queste pratiche religiose evitando la monotonia e la recita distratta. L'esperienza del disco può offrire buone prospettive di lavoro, anche se non dappertutto ha dato risultati soddisfacenti. È una cosa da studiare e da migliorare.

    B) Gli esercizi per i ragazzi di quarta e quinta

    Si è trattato di una esperienza decisamente nuova, non soltanto perché fatti fuori del loro ambiente, ma per una serie di elementi che mi permetto di enumerare, almeno in parte.

    1. La sistemazione logistica ha costituito la novità più immediata. La casa accogliente, la cameretta individuale, la lontananza dal loro ambiente abituale, hanno messo i ragazzi nelle condizioni più favorevoli. La casa di Vische mi è sembrata adatta, anche se non ha (per ora) spazio sufficiente per le ricreazioni all'aperto. Per il resto è accogliente e funzionale. Anche il trattamento è stato buono: nulla di straordinario, ma dignitoso, vario ed abbondante.

    2. A parte questo aspetto «materiale» della questione, si deve riconoscere che l'ambiente ha contribiuto in modo determinante al buon esito degli esercizi.
    I ragazzi hanno lavorato sodo: con impegno e con raccoglimento. Hanno pregato molto, hanno riflettuto, hanno dialogato con i predicatori. Tutto questo è stato favorito in modo concreto dall'ambiente materiale in cui si trovavano.

    3. Tutti i ragazzi sono stati molto contenti del predicatore, sia per il contenuto che per il modo dell'esposizione.
    a) Molti, però, non sono arrivati preparati: senza quaderno per gli appunti, senza un libretto personale...
    b) Qualcuno ha anche stentato un po' a prendere il ritmo degli esercizi.

    4. Il clima di piena libertà, fuori di ogni controllo, è stato apprezzato dai ragazzi come atto di fiducia nel loro senso di responsabilità. E vi hanno risposto bene, salvo le immancabili (ma anche trascurabili) piccole leggerezze di qualcuno.

    5. Forse, però, la cosa che li ha impressionati di più è l'esperienza della preghiera comunitaria, sia nella Messa che nella recita dell'ufficio.
    Effettivamente devo riconoscere che la Messa preparata in anticipo e poi celebrata con canti e con didascalie opportune, è stata vissuta intensamente. Anche la recita dei salmi fu molto gustata, grazie alle spiegazioni immediate prima e durante la recita stessa. Ho potuto rendermi conto dell'importanza di questi momenti privilegiati del nostro incontro con Dio.

    6. L'ultimo giorno abbiamo anche realizzato una piccola «tavola rotonda» per discutere l'esperienza degli esercizi e per proiettarla nella loro vita futura. È stata una esperienza rivelatrice per la freschezza dei loro giudizi, la vivacità dei loro interventi e la decisione dimostrata nell'affrontare gli impegni della vita.

    7. Ho l'impressione che si tratti di ragazzi buoni, volenterosi, anche se irretiti in un clima dispersivo e in atteggiamenti a volte «spregiudicati». Ma sono autentici, desiderosi di fare e di impegnarsi anche
    spiritualmente.

    8. Dal punto di vista spirituale-apostolico sono rimasto un po' perplesso: sono molti non ancora sufficientemente orientati. Anche spiritualmente alcuni sono molto acerbi, un po' vuoti o superficiali. Alcuni sono esasperati dagli impegni scolastici e non hanno la necessaria serenità per orientarsi e lavorarsi spiritualmente.

    9. Infine, ho l'impressione che non tutti, giudichino serenamente il loro ambiente. Qua è là sono affiorate critiche che (anche non rispondenti a verità) indicano un clima teso e non familiare. È una cosa che bisognerebbe appurare, perché non permette certo di raggiungere le mete educative che ci siamo proposte.

    C) Conclusioni

    Volendo tirare le somme di queste brevi riflessioni, potremmo concludere così:

    1. Gli esercizi spirituali hanno dimostrato ancora di più la necessità di curare intensamente la formazione spirituale dei nostri ragazzi. La formazione di massa non basta: i nostri ragazzi provengono da ambienti sconvolti e vivono in un clima di dissipazione che rende difficile assimilare contenuti educativi non adatti alle loro esigenze.
    a) La maggioranza di loro ha avuto esperienze crude che li hanno «choccati». Bisogna costruire piano piano, tenendo conto di questa realtà da cui non si può prescindere.
    b) Il clima di apertura al cinema, alla radio, alla canzone, è dispersivo: bisogna compensarlo con forti esperienze di raccoglimento, di meditazione, di nutrimento spirituale sodo e adeguato.
    c) Penso che il principio del «responsabile» di gruppo sia da studiarsi bene. Se vogliamo incidere sui ragazzi dobbiamo curarli come dei novizi: con mete educative ben precise, con interventi appropriati e costanti, con svolgimento di un vero programma. Mi pare per lo meno strano che mentre per la formazione intellettuale si preveda un programma preciso per ogni anno, ogni mese, ogni trimestre... per la formazione religiosa e morale si lasci tutto un po' all'improvvisazione, fidandosi forse troppo di interventi miracolistici della grazia.
    Ora è chiaro che questo lavoro metodico non può essere lasciato unicamente al Direttore e ai confessori, ma deve essere svolto in collaborazione da tutti gli educatori, anche se in gradi diversi.

    2. In modo particolare intendo sottolineare la necessità di fare bene i ritiri mensili Non bastano due ore nella serata: ci deve essere una intera serata destinata a questo. È bene dividere i ragazzi per gruppi, svolgere un programma stabilito, aiutarli a riflettere, avviarli alla confessione, dirigerli nella formulazione dei propositi. E il giorno dopo non ci devono essere interrogazioni, per nessun motivo.

    3. Anzi, sarà bene che già da quest'anno si curino bene i pochi ritiri mensili che ancora rimangono.
    a) Quelli di quarta e quinta hanno chiesto di avere il ritiro mensile di un'intera giornata. Sarà bene accontentarli: se non sarà una giornata intera, sarà mezza, ma sia organizzata bene, possibilmente fuori casa. Si potrà riprendere la tematica degli esercizi ed approfondirla (magari invitando gli stessi predicatori).
    b) Per quelli delle classi medie potrà bastare una mezza giornata. Ma sia svolta bene, per gruppi e con predicatori specializzati (gli stessi degli esercizi?).

    4) Altro punto su cui vorrei richiamare l'attenzione è quello della Messa quotidiana. Ho potuto notare quanto i più grandi gustino la Messa ben preparata in antecedenza. Si potrà ogni tanto farla per gruppi, magari ogni classe. I ragazzi più grandi sono capaci di commentarla da soli e di intonare i canti (durante gli esercizi facevano da soli). Ma non si deve trattare soltanto del fatto materiale: bisogna iniziarli alla liturgia, ai temi biblici, ai salmi... Purtroppo sono digiuni in questo campo. Ogni insegnante (e non solo il catechista) si faccia scrupolo di creare quel clima di famiglia che gli permetta di essere sacerdote ed educatore anche (o soprattutto?) in questo campo della formazione.

    5) Infine un rapido accenno a quanto riguarda l'iniziazione alla lettura spirituale e alla meditazione. Molte volte ci si limita a dare ai ragazzi dei buoni libri spirituali, ma non li si aiuta ad assimilarli attraverso la meditazione. È una cosa lenta e difficile, ma bisogna affrontarla con coraggio e con metodo, se vogliamo incidere. Bisogna avere programmi e libri adatti da consigliare personalmente e progressivamente. Bisogna saper guidare (anche senza entrare nell'ambito delle coscienze) ad una progressiva presa di coscienza della nostra vita cristiana e della vocazione alla quale Dio ci chiama.



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