Lino Badino
(NPG 1968-02-83)
Nel maggio dello scorso anno consigliai ad una coppia di sposi, miei amici, di fare un corso di esercizi spirituali di sei giorni in un «Foyer de charité» situato a Les Houches, a pochi chilometri da Chamonix. Quegli sposi scrissero quasi subito per prenotarsi, ma la risposta fu che tutti i corsi di luglio e agosto (nove in tutto) erano ormai completi, nonostante che il Foyer fosse in grado di ospitare fino a settanta persone. Anche nel Foyer de la Roche d'Or (presso Besangon) durante l'estate vengono rifiutate decine di prenotazioni pur avendo una casa che è in grado di accogliere fino a 150 ospiti.
Questi fatti possono dare subito un'idea della vastità del movimento che, in Francia, fa affluire in gran numero in queste case di esercizi, persone di ogni età, sesso e condizione sociale, desiderose di fare un corso di ritiro spirituale. E non dalla Francia soltanto, perché è frequente incontrare in questi Foyers dei belgi, svizzeri, olandesi e italiani.
Diciamo subito che si tratta di una iniziativa impostata con la massima serietà. «Il silenzio, che favorisce il riposo, la riflessione e il raccoglimento, è osservato per tutta la durata del corso. L'ultimo giorno è una giornata di amicizia e di fraternità». Così dice il programma de La Roche d'Or. Ma l'atmosfera di silenzio e di raccoglimento è davvero la caratteristica fondamentale di tutti i Foyers.
Che cosa sono e che cosa si propongono questi «Foyers de charité»?
Essi sono stati iniziati, circa trent'anni fa, a Chateauneuf-de-Galaure, un piccolo paese della vallata del Rodano a sud di Lione, da un sacerdote lionese, il Padre Finet, il quale raccolse attorno a sé una prima comunità di laici, in massima parte donne. Essi vivono con molta semplicità (senza abito religioso e senza voti) la loro vita di povertà, di lavoro e di preghiera, unicamente per preparare l'accoglienza a coloro che vengono nella loro casa per il corso di ritiro spirituale.
Altri Foyers sono stati fondati in seguito, sempre per iniziativa di sacerdoti diocesani che restano a capo della loro comunità come Direttori. Oggi i Foyers sono una ventina. La maggior parte è in Francia, ma ce ne sono anche in Belgio, Germania, Svizzera, Colombia, Martinica, Togo, Isole Maurizio (Oceano Indiano).
Fin dal loro arrivo, gli ospiti si trovano a loro agio. Se sono sposi con bambini, possono trovare in alcuni Foyers delle brave signorine che custodiranno i piccoli per tutta la durata del corso. Gli ospiti sentono che tutta la comunità è al loro servizio per assicurare un'accoglienza calda, cordiale, di famiglia. Tutto è a loro disposizione. Soprattutto si vive nel segno di una autentica fraternità di carità cristiana. Non si fa nessuna questione di denaro: per le spese dell'ospitalità ciascuno versa la sua offerta (libera e anonima) in una apposita cassetta.
L'organizzazione dei «Foyers de charité»
I corsi sono sempre di sei giorni: generalmente cominciano al lunedì sera e terminano alla domenica col pranzo di mezzogiorno. Nonostante la loro durata, molto impegnativa, i vari Foyers si sono visti costretti, in questi ultimi anni, ad aumentare il numero dei corsi per rispondere alle sempre maggiori richieste. Tanto per dare un'idea di questo movimento, posso segnalare che nel 1966 si sono fatti 26 corsi a Chateauneuf, 34 a La Roche d'Or, 36 a La Flatière (Les Houches), 33 a La Part-Dieu (Poissy, presso Parigi) . Soltanto nel Foyer di Besangon, nel 1966, sono passate oltre 3000 persone.
Una delle caratteristiche di queste «Retraites» è di essere aperte a tutti. Si chiamano appunto «Retraites de chrétienté» perchè «accolgono insieme, in una esperienza vissuta di fraternità nel Cristo, sotto l'influsso dello Spirito Santo, delle persone di ogni età (minimo diciotto anni) e di ogni condizione sociale, degli uomini, delle donne, dei giovani, delle ragazze, degli sposi e dei fidanzati, dei sacerdoti e delle suore. Come nel Vangelo, uno stesso insegnamento è dato a tutti, nella presenza viva e attiva del Cristo Gesù e della Santissima Vergine» (dal programma de La Roche d'Or) .
Quando, dopo la cena del penultimo giorno di ritiro, ciascun ospite si presenta agli altri, dicendo il suo nome, la professione ed eventualmente il suo impegno di apostolato, si costata che quella piccola comunità, che ha vissuto in fraternità la vita di preghiera in quei giorni di ritiro, era una autentica manifestazione della Chiesa, una nella fede, pur nella più ampia disparità delle varie condizioni e dei carismi.
Il «Messaggio» dei «Retraites de chrétienté»
Che cosa si dice in questi ritiri, quale è il contenuto? Evidentemente questi Foyers hanno un loro stile nel presentare l'unico «Messaggio». I loro corsi comportano due gradi: i ritiri fondamentali e i ritiri di approfondimento.
Il corso di primo grado presenta gli elementi di base della conoscenza del Cristo. Nei sei giorni ripartisce l'insegnamento essenziale della Chiesa sui grandi misteri della Rivelazione, presentati in se stessi e nella loro connessione con i problemi attuali.
La Risurrezione di Gesù di fronte alla morte e all'assurdità dell'esistenza.
La speranza cristiana e il senso della vita.
L'illuminazione cristiana e la forza divina per mezzo del dono dello Spirito.
La creazione del mondo e dell'uomo.
La rivelazione del piano d'amore da parte di Dio: la nostra comunione col Padre, per mezzo del Figlio, nello Spirito Santo.
L'opposizione al piano di Dio: la disunità, il peccato, la profanazione.
L'atteggiamento di Dio in Gesù Cristo, di fronte al male, al peccato: l'amore misericordioso. L'Incarnazione e la Redenzione.
La nostra vocazione: partecipazione di vita e collaborazione col Figlio di Dio, il Salvatore Gesù Cristo.
La Chiesa, comunità di vita e di testimonianza.
«Ritiri di approfondimento»
Molti fra coloro che avevano partecipato ad un «ritiro di cristianità» fondamentale, chiedevano con insistenza di poter riprendere e ampliare il messaggio ricevuto. Sono nati così i «riti di approfondimento». Ecco perché troviamo ormai nel programma di molti Foyers, oltre ai riti fondamentali, anche altri su questi temi:
«Il Vangelo secondo Matteo»;
«Il Vangelo secondo Marco»;
«Il Vangelo secondo Luca»;
«Il Vangelo secondo Giovanni»;
«Il messaggio di san Paolo»;
«La SS.ma Vergine Maria, Madre di Dio e Madre degli uomini».
Questi corsi sono delle «Catechesi evangeliche» e non delle ricomposizioni della vita di Gesù. Si giunge alla visione e alla esperienza della fede della Chiesa secondo la predicazione e la testimonianza dei suoi grandi apostoli ed evangelisti: Pietro, Paolo, Marco, Matteo, Luca, Giovanni.
Essi tendono a rendere familiare e agevole la lettura e la meditazione dei Libri santi. Propongono spesso il ricorso al Vecchio Testamento per meglio cogliere la pienezza il compimento del Nuovo. Essi sono il luogo spirituale di un intenso incontro del Signore Gesù.
Profondo appagamento, bisogno di tornare
Chi ha fatto l'esperienza di questi ritiri con molte meditazioni (da 22 a 27) che passano tutto un Vangelo, in un clima di silenzio e di preghiera, ne è rimasto profondamente impressionato. E ciascuno, giovane o anziano, sposato o no, laico o sacerdote a religiosa, ha trovato il messaggio che la sua anima attendeva. E si costata come si possa ritornare a fare altri sei giorni di esercizi sotto la guida di un altro evangelista, senza pericolo di annoiarsi per delle ripetizioni. L'unico «messaggio» è visto sotto prospettive diverse: come, in montagna, lo stesso panorama varia quando è visto da cime diverse.
In questa fase post-conciliare di rinnovamento spirituale e di ritorno alla Sacra Scrittura penso che questo movimento di ritiri realizzi quanto J. Maritain auspicava, quando scriveva: «Mi pare che se una nuova cristianità deve venire alla luce, sarà un'età in cui gli uomini leggeranno e mediteranno il Vangelo più che per il passato».








































