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    Programmazione educativa per gli Oratori



    (NPG 1968-08/09-71)

    Quanto indicato finora è facilmente applicabile a tutti i settori educativi: dall'istituto alla parrocchia, dal convitto all'oratorio. L'oratorio ha però molti problemi che gli sono peculiari. Per questo ci pare importante concludere la rassegna delle tecniche di conduzione di una istituzione educativa, sottolineando qualcuna delle preoccupazioni caratteristiche che colui che è responsabile di un oratorio sente con passione e le relative prospettive di massima da porre allo studio.
    Per non essere disincarnati, ci serviamo di una programmazione stilata da un gruppo di oratori piemontesi: le molte indicazioni a carattere locale sono compensate dalla concretezza e dalla vivacità.

    PREMESSE

    È facile constatazione l'attuale frequente crisi degli oratori:

    a) crisi ideologica: il Concilio e, nella Congregazione Salesiana, il Capitolo Generale XIX, ha portato un rinnovamento di idee, di metodi, di strutture, in risposta alle esigenze nuove della gioventù d'oggi.
    Non tutti i responsabili conoscono a fondo quanto la Chiesa loro oggi chiede: ci si accontenta di un superficiale spirito di novità. E non tutti sono d'accordo con le così dette «nuove impostazioni». I laici dirigenti, sentono più viva l'esigenza di un rinnovamento, ma o non sono stati messi sufficientemente al corrente delle nuove direttive, o soffrono una forte crisi di crescenza entro strutture ristrette o si lasciano troppo facilmente andare ad un entusiasmo vero ma incontrollato.

    b) crisi di strutture e di metodi, non sempre adeguati alla realtà viva del mondo d'oggi.
    La crisi di strutture e di metodi educativi nei nostri oratori è dovuta a mancanza di ambienti adatti, a relazioni precarie con altre istituzioni (istituto, parrocchia) con cui andrebbe intessuta una pastorale d'insieme, alla scarsezza di personale specializzato secondo le esigenze dei tempi, alla vita dura e difficile dell'apostolato oratoriano che molte volte non ha soste e richiede sempre nuove energie e iniziative, ad una certa penuria di mezzi finanziari.

    c) crisi di persone, dovuta alla situazione alquanto «pesante» in cui oggi si trovano ad operare: gli oratori sono talvolta qualcosa di marginale; e quello che si fa è più frutto di buona volontà che di un piano organico studiato in prospettiva sociologica e pastorale.

    D'altra parte i giovani che frequentano i nostri Oratori risentono di questo stato di incertezza:
    a) Non trovandovi più la piena rispondenza ai loro interessi.
    È un dato di fatto che i giovani di oggi hanno bisogno di contenuti educativi più aperti al nuovo clima culturale nel quale vivono. La ricreazione, il diversivo, la conferenza, l'attività spicciola dei nostri oratori non li soddisfano più. Hanno bisogno di interessi più vasti e più profondi che li scuotano dal tram tram della loro vita ordinaria.
    b) Cercando gruppi di appartenenza più aperti alle loro esigenze.
    Non per nulla diversi dei gruppi giovanili più avanzati, si sono formati con elementi che hanno lasciato l'Oratorio per creare movimenti più rispondenti alle loro esigenze.
    c) Chiedendo maggiore posto alla loro collaborazione responsabile nella conduzione dell'Oratorio.
    Purtroppo i nostri oratori hanno ancora uno stile troppo clericale e troppo paternalista, che i giovani non gradiscono. Oggi i gruppi giovanili tendono ad assumere fisionomie sempre più caratterizzate dalla presenza responsabile dei giovani stessi come organizzatori e come dirigenti effettivi. Accettano e vogliono il sacerdote più come amico e come fratello, che come superiore che impone e governa dall'alto.

    PROGRAMMA DI LAVORO

    A. PER GLI EDUCATORI

    Finalità

    1. Conoscenza approfondita del documento LISI sulla comunità educativa oratoriana.
    Esso deve costituire la base di quel rinnovamento teorico e pratico dell'Oratorio che tutti auspichiamo. Il documento redatto dagli ispettori d'Italia apre prospettive di azione che potranno essere attuate soltanto se comprese nei loro profondi motivi ispiratori.
    2. Preparazione progressiva del personale addetto agli oratori. Tale preparazione dovrà riguardare non soltanto quelli che oggi lavorano nell'oratorio, ma anche personale che in un domani potrà esservi impiegato (chierici, laici, coadiutori, sacerdoti).
    3. Sollecito adeguamento di strutture e di metodi di azione. Ci sono molte cose che attendono una realizzazione più vasta e radicale che dovrà essere messa in atto progressivamente e dopo attenta riflessione. Ma ci sono molte cose che devono essere attuate subito, come rimedio immediato ad una situazione che sta diventando di giorno in giorno più precaria.

    Mezzi proposti

    1. Incontri di categoria (e plenari) per lo studio comune di problemi particolari.
    Tali incontri potranno realizzarsi con frequenza opportuna a trattare problemi particolari che di volta in volta si presentano. Ma dovranno anche affrontare problemi più generali in vista di soluzioni organiche di tutta l'impostazione degli Oratori.
    Si fa notare che è bene trattare gli argomenti più impegnativi con incontri congiunti di tutto il personale degli oratori, al fine di evitare fratture di opinioni.
    2. Formazione di una consulta per gli Oratori, come organo di studio e di collegamento.
    Si auspica che possa ritrovarsi con discreta frequenza per fare il punto su problemi particolari.
    3. Realizzazione di campi scuola per la formazione dei dirigenti. È necessario che il personale sia aggiornato sui metodi al lavoro apostolico nell'oratorio, con appositi campi scuola.
    4. Aiutare la costituzione e il funzionamento del Consiglio Oratoriano. Non in tutti gli oratori tale istituzione è operante; in altri muove i primi passi fra incertezze e diffidenze.
    Bisogna realizzarlo al più presto e potenziarlo come strumento indispensabile di conduzione dell'oratorio. Ad esso prendano parte tutti i membri previsti ed abbia un vero carattere di governo collegiale nell'impostazione del programma di azione e nelle delibere di maggiore importanza. L'oratorio non è fatto dal solo Direttore ma anche dai dirigenti laici, che perciò devono gradatamente assumere le proprie responsabilità nel governo.
    5. Integrare l'Oratorio nella Parrocchia, mediante un vero spirito di servizio e di inserimento nei problemi vivi della parrocchia, per mezzo di piani di lavoro concordati e svolti in stretta collaborazione.

    B. PER I GIOVANI

    Finalità

    1. Avviare i giovani al senso di apertura verso una gamma più vasta di interessi; con preferenza a quelli di sfondo sociale-caritativo. Purtroppo molte volte l'attività oratoriana si limita al gioco ed alla conferenzina religiosa. È necessario aprire gli orizzonti, magari con iniziative coraggiose che servano da rottura di un tram tram che desti l'interesse anche in modo pubblicitario.
    2. Suscitare lo spirito di collaborazione dei giovani per realizzare mete educative programmate in accordo con la parrocchia e con altri movimenti giovanili.
    Si deve studiare il modo di rompere l'isolamento in cui spesso gli Oratori vengono a trovarsi causa la ristrettezza di vedute. Bisogna chiamare in causa tutti i giovani della zona e puntare su obiettivi concordati.
    3. Formare al senso missionario di testimonianza e di dialogo con tutti
    i giovani della zona. L'Oratorio si estende a tutti gli ambienti giovanili, senza esclusioni preconcette. Bisognerà dialogare, unire le forze per realizzazioni comuni, salvi restando i principi educativi che l'oratorio si propone sia sul piano umano che cristiano.

    Mezzi proposti

    1. Favorire il sorgere di gruppi spontanei di appartenenza, lievitandoli con l'azione sui leaders (gruppi di riferimento).
    Sta di fatto che i giovani di oggi rifuggono i grandi raggruppamenti in massa. Preferiscono appartenere a piccoli gruppi nei quali viene meglio valorizzata l'iniziativa personale. Ciò non toglie che tali gruppi ristretti aderiscano a movimenti giovanili che ne rispettano e ne valorizzano la esistenza. L'Oratorio prenda atto di questa situazione e inserisca volentieri nell'ambito della sua attività gruppi informali esistenti e ne stimoli il sorgere di altri secondo una vasta gamma di interessi. L'azione educativa sarà facilitata dalla cura dei leaders naturali o proposti ai singoli gruppi.

    2. Curare la formazione dei leaders e degli animatori di gruppo con incontri di studio, ritiri, esercizi spirituali, campi scuola, ecc. Questo settore di attività va sempre più curato in profondità poiché è la chiave del successo educativo nell'Oratorio.

    3. In modo particolare va curata la formazione dei catechisti laici. In quasi tutti i nostri oratori la catechesi è affidata in prevalenza (se non nella totalità) a catechisti salesiani (chierici e coadiutori). Per quanto possa sembrare paradossale, una simile situazione non rappresenta l'ideale. I ragazzi e i giovani hanno bisogno della testimonianza dei laici proprio in un settore nel quale la loro presenza può essere determinante. Inoltre una catechesi illuminata deve potersi svolgere in un clima di dialogo a piccoli gruppi, e ciò non è possibile senza la collaborazione fattiva dei laici, siano essi coetanei o più adulti.
    Per gli adolescenti ed i giovani si richiede anche una ristrutturazione del metodo catechistico nella prospettiva della revisione di vita.

    4. Avviare l'Oratorio ad una progressiva apertura verso tutti i giovani della zona.
    L'oratorio deve «offrire vari servizi per tutta la gioventù di una zona» (Capitolo Generale XIX): servizio ricreativo e sportivo, attività scolastiche e parascolastiche, centri di consulenza morale e religiosa e di orientamento per giovani, ecc.
    Ogni Oratorio cerchi concretamente di inserirsi in questa prospettiva scegliendo almeno le possibilità più concrete che gli sono consentite dalle circostanze.



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