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    Democrazia


    IL FILO DI ARIANNA DELLA POLITICA /3 

    Raffaele Mantegazza

    (NPG 2022-08-76)
     

     


    Come parlare 
     

    Forse la cosa più importante per educare alla democrazia è sottolineare che non esiste un sistema “più” o “meno” democratico, così come non si può introdurre “un po’” di democrazia in uno Stato, una associazione o una istituzione. La democrazia è un gioco a somma zero: o c’è o non c’è, il che significa che in un sistema o i capi sono eletti da tutto il popolo oppure no; nel secondo caso non siamo in presenza di un sistema democratico, ma di qualcosa di differente. Intendere la democrazia come un concetto graduato significa stemperarne la potenza educativa e politica e soprattutto contribuire a creare ibridi politici, organismi nei quali una sostanziale impunità e ingiudicabilità dei dominanti viene coperta da una serie di graziose concessioni pseudo-democratiche che assicurano ai dominanti stessi un formale consenso; ricordiamo che anche il Duce indisse un patetico e penoso plebiscito! Ma se quanto detto sopra è vero, è allora implicito che un sistema formativo non può essere un sistema formalmente democratico: se i ragazzi non possono scegliersi gli insegnanti attraverso un voto (e al di là della demagogia di moda ci sentiamo di dire: che Dio ce ne scampi!), se i programmi scolastici sono predisposti dal Ministero e vengono poi sottoposti ai giovani e alle giovani senza sostanzialmente chiedere un loro consenso, se insomma l’educazione è per sua struttura basata su un dislivello di potere tra educatore/trice ed educando/a, allora siamo di fronte all’apparente paradosso di una struttura formalmente non democratica che però deve educare alla democrazia. Ma i come detto, il paradosso è solo apparente: l’educazione è una struttura di dipendenza che educa all’autonomia e dunque la relazione educativa è una relazione non democratica che, lavorando alla sua stessa fine, alla sua stessa estinzione, alla sua stessa morte, contribuisce, in quanto antropogenesi, a mettere al mondo soggetti democratici. Questo ovviamente può accadere soltanto se le strutture educative sono inserite in una società democratica e ne rispettano le regole di trasparenza e partecipazione; solo l’assoluta democraticità nella gestione delle istituzioni e dei servizi educativi, la pratica democratica quotidiana nelle relazioni tra colleghi, il rispetto delle decisioni prese collegialmente, solo la copresenza di queste caratteristiche che devono essere tipiche di ogni servizio (soprattutto pubblico) permette che l’educazione lavori per la democrazia; permette, in altri termini, che alla fine dell’educazione, alla morte della relazione educativa, allo sciogliersi del rapporto pedagogico, nasca, con l’adulto democratico, l’adulta democrazia. 

    Come pensare  

    Una storia: chi decide chi decide?
    Una bambina sta giocando in casa con il papà. A un certo punto la bimba dice 
    “Papà ho fame”
    “È vero - risponde il padre - è ora di pensare alla cena”
    “Che cosa c’è per cena?
    “Beh, potremmo passare al microonde i cannelloni che ci sono in freezer oppure scendere a ordinare una pizza da asporto”
    “Pizza o cannelloni… sono buoni tutti e due”
    “Sì, ma non si possono mangiare tutti e due… bisogna decidere”
    “Ma papà, chi decide?”
    “Decidi tu se vuoi”.
    La bambina riflette un attimo e poi chiede
    “Ma papà, chi decide chi decide?” 

    Forse l’educatore non è colui che decide sempre, ma a volte decide che può essere l’altro a decidere. Ma:
    - Lasciare che un altro decida non è “democrazia”; nella democrazia non la decisione non è concessione ma diritto
    - Quali sono i limiti della decisione? Perché non includere anche i profiteroles nella scelta?
    - Il padre è da solo: chi potrebbe aiutarlo a tracciare le linee di demarcazione della decisione?
    - Quali altri ambiti (scuola, oratorio, squadra di calcio) possono permettere questa situazione nella quale l’adulto “decide che decidi tu”?

    Film “La parola ai giurati” di Sidney Lumet, 1957 
    Il film è ambientato all’interno di un’aula di consiglio nella quale dodici uomini (il titolo originale è “Twelve Angry Men”, “Dodici uomini arrabbiati”) devono decidere se un ragazzo sia colpevole o meno di omicidio. La decisione deve essere presa all’unanimità, il che pone fortemente in questione il principio di maggioranza che siamo soliti associare in modo un po’ automatico alle decisioni democratiche. Undici uomini votano per la condanna, uno solo per l’assoluzione. Tutto il film è giocato sul potere di convincimento dell’uomo che nutre dubbi sulla colpevolezza del ragazzo (si noti: l’uomo non è sicuro dell’innocenza ma nutre “ragionevoli dubbi” sulla colpevolezza).
    È interessante discutere sul senso della decisione a maggioranza e/o all’unanimità (quando il Sinedrio ebraico decideva all’unanimità una condanna a morte, l’imputato veniva assolto) ma anche sui meccanismi razionali di convincimento messi in atto dal protagonista, contro le posizioni opportunistiche, indifferenti o emotivamente deviate da parte degli altri personaggi. 

    Cosa fare  

    La difficoltà della pratica quotidiana della democrazia è legata al fatto che alcuni conflitti (vedi il numero precedente) sfidano il semplice meccanismo del calcolo della maggioranza. Questo gioco può essere proposto a preadolescenti suddivisi in due gruppi e richiede ovviamente che si analizzino insieme ai ragazzi le varie possibili soluzioni. 

    GRUPPO 1 
    Siete un gruppo di naufraghi su un'isola sconosciuta e assente dalle mappe. Dopo una lunga esplorazione scoprite che sull'isola vivono degli indigeni che vi accolgono amichevolmente. Scoprite anche che la grande pietra che costituisce il loro luogo sacro è costituita da un materiale rarissimo, che esiste solo su quest'isola. Un medico che è con voi vi informa che quel materiale è l'anello mancante per una serie di ricerche che permetterebbero di inventare un vaccino definitivo contro ogni forma di Covid. Gli indigeni vi hanno fatto capire che per loro quella grande pietra è sacra, e costituisce la base di tutto il loro mondo; non sono per nulla disponibili nemmeno a farvi accedere ad essa. Il medico dice che occorrerebbe portare via tutta la grande pietra per poter raccogliere materiale necessario per la sintesi del vaccino. Che cosa decidete di fare? 

    GRUPPO 2
    Siete un gruppo di indigeni che vive su un'isola sconosciuta e assente dalle mappe. Alcuni naufraghi occidentali sono sbarcati sull'isola e voi li avete accolti amichevolmente. Essi hanno scoperto che la grande pietra che costituisce il luogo sacro per la vostra tribù è costituita da un materiale rarissimo, che esiste solo su quest'isola. Un medico che è con loro informa che quel materiale è l'anello mancante per una serie di ricerche che permetterebbero di inventare un vaccino definitivo contro ogni forma di Covid. Per voi quella grande pietra è sacra, e costituisce la base di tutto il vostro mondo; non siete disponibili nemmeno a farvi accedere estranei alla tribù. Il loro medico dice che occorrerebbe portare via tutta la grande pietra per poter raccogliere materiale necessario per la sintesi del vaccino. Che cosa decidete di fare? 

    Come provare 

    “Ragazzi, decidiamo democraticamente quanto deve durare l’intervallo”. 
    “Bene, prof, abbiamo deciso: cinque ore”.
    Non crediamo che questo scambio di battute sia realistico, perché siamo convinti della maturità e dell’intelligenza dei ragazzi e delle ragazze e della loro capacità di rimanere all’interno delle logiche dell’istituzione. Ma crediamo che a scuola educare alla democrazia significhi approcciare la democrazia come metodo e come oggetto di riflessione. 
    Ascoltare la canzone “Angeleri Giuseppe” di Giorgio Gaber ci richiama in modo ironico alla necessità di una responsabilità adulta soprattutto quando di educa alla democrazia

    Buongiorno ragazzi
    Anzi ciao!
    (caos) 
    Sì, sì va bene mi piace, fate pure, parlate, parlate, sì capisco, e sì sì certo
    Io sono Alberto, Alberto Vannucchi, il vostro nuovo maestro
    Vi accorgerete subito che con me è tutto diverso
    Niente autoritarismo, sono qui per lavorare su richiesta anzi per imparare, sì, per imparare con voi
    Tra di noi ci sarà un rapporto di lavoro collettivo e di amicizia
    Scusate se faccio l'appello, so che sono cose superate ma è per loro, sì, è per loro
    Non si può fare a meno di una certa prassi
    Non si può fare a meno di una certa prassi anche se tutti sappiamo che è una formalità, eh!?
    Dunque allora cominciamo, eh
    Angeleri Giuseppe
    (tutti i ragazzi rispondono “Sono io”)
    Tutti Angeleri Giuseppe
    Bella questa
    No, è geniale, sì, molto spiritosa, sì sì
    No scusate io devo fare l'appello
    Non è che ci tenga particolarmente per carità, ma proprio per conoscerci
    Insomma per sapere chi siamo
    (…) 

    “Ragazzi, preferite fare un intervallo di 20 minuti dopo la III ora oppure due di dieci minuti dopo la II e la IV ora?”. Porre questa domanda significa aprire possibilità, dare responsabilità e soprattutto permettere all’adulto di osservare i ragazzi nelle loro dinamiche di decisione e di discussione. Significa educare alla democrazia ma anche e soprattutto educarsi ad osservare la democrazia in azione, nei rapporti concreti tra ragazzi e ragazze. 

    Cosa domandarsi  

    La democrazia non entra nelle relazioni educative solamente nei rapporti tra adulti e ragazzi, ma anche nelle relazioni tra educatori. Potremmo allora chiederci:
    - Come gestiamo le nostre riunioni?
    - Quando siamo in minoranza riusciamo ad accettare e a praticare le decisioni della maggioranza?
    - Quando siamo in maggioranza riusciamo a rispettare fino in fondo le opinioni della minoranza? 
    - Siamo in grado di accettare ed elaborare le critiche dei colleghi?
    - Siamo in grado di formulare le critiche ai colleghi in modo da non toccare le dimensioni personali?
    - Quanto tempo utilizziamo per prendere le decisioni?
    - Riusciamo a comunicare chiaramente le decisioni prese a tutti i colleghi, soprattutto a quelli assenti?

     

     

     

     

     


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