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    Un po' come

    nel gioco degli scacchi

    Francesca Gabrielli



    Non sempre le istituzioni religiose riescono a mantenere il passo con le innovazioni nell'ambito sociale, e soprattutto non sempre riescono a suscitare interesse nelle persone. Il concetto di fede è considerato obsoleto; in una società che tende costantemente in avanti non è facile mantenere dei contatti con la tradizione e la storia. La fede è qualcosa che ognuno di noi deve cercare individualmente mentre al giorno d'oggi siamo abituati a non dover ricercare niente, poiché le chances si manifestano a chiunque senza dover spendere tempo a trovarle; noi giovani non siamo stati cresciuti con la mentalità di dover cercare qualcosa fuori dal nostro solito «habitat naturale», e pertanto è sempre più difficile trovare ragazzi che si avvicinano alla fede per volere proprio. Inoltre, la maggior parte degli individui che non hanno un rapporto con la religione non sono invogliati ad avvicinarsi ad essa perché siamo stati abituati a vivere in una società dove si dà solo ed esclusivamente per ricevere qualcosa in cambio; la fede e la religione si oppongono totalmente a questo tipo di pensiero e perciò vengono trascurate dalla società. Tuttavia, i giovani non sono indifferenti verso chi si pone al loro fianco, chi non li giudica, li stimola, ed è attento alle loro condizioni. Attirare l'attenzione dei giovani è molto semplice e in fondo banale; la cosa principale da comprendere è intuire il pensiero e gli interessi che accomunano noi giovani, e per fare ciò è necessario pensare due o tre mosse più avanti di quella che si vuole fare, un po' come negli scacchi.
    Se penso alla fede, l'istituzione più grande e più vicina che mi viene in mente è quella della Chiesa cattolica, che ha come rappresentante papa Francesco. In questi decenni la Chiesa sta facendo passi da gigante per rimanere al passo con la società, cercando di coinvolgere più persone possibile alle quali insegnare a trasmettere buon senso e speranza.
    Un'altra considerazione. L'essere umano sin dal giorno zero si pone costanti domande, che hanno gettato le basi per intere correnti filosofiche e non solo; ognuno cerca di rispondere a tali domande come può, in base al bagaglio che si è fatto con il passare del tempo e soprattutto in base a ciò che si vuole sentir dire, perché tutti hanno paura dell'ignoto. Le persone seguono filosofi, insegnanti, professori o guide spirituali, chiunque le faccia sentire al sicuro o che rappresenti una «pietra salda per costruire la propria casa». Le domande più popolari al giorno d'oggi sono: l'universo è infinito? Dove si trovano gli inizi dell'essere umano? Cosa c'è dopo la morte? Qual è l'origine dell'universo? Dio esiste? Cos'è la felicità? Ognuno può rispondere a queste domande in maniera personale e senza essere influenzato da chi lo circonda, ma allo stesso tempo può essere aiutato e indirizzato a comprendere le cose seguendo una precisa corrente di pensiero. Per molti tale corrente di pensiero è costituita dalla fede, che sia in Dio o nelle istituzioni che la rappresentano.
    Nonostante ciò, non tutti sono invogliati a farsi le caratteristiche domande sopra elencate, poiché il mondo in cui siamo oggi è costantemente di corsa e non esistono momenti vuoti nei quali fermarsi e riflettere.
    lo, personalmente, in quanto «giovane» o «appartenente alla generazione Z», mi sento integrata in una società vuota dove ognuno cerca di correre il più possibile per arrivare a raggiungere il maggior numero possibile di obiettivi, perdendo totalmente il senso e la ragione delle azioni; credo che nei secoli scorsi tale vuoto potesse essere più facilmente riempito con la fede in Dio e nell'istituzione della Chiesa, che insegnava un proprio modo di vita con dei valori molto solidi.


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