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    Raccontare la bellezza


    La Summer School del Monastero Agostiniano di Pennabilli

    Simona Ibba *

    (NPG 2022-04-39)



    Il racconto ha un suo potere. Trascende la storia in un mistero di relazione. Ha l’intima urgenza di ricondurre davanti a sé, alle proprie emozioni, narratore e uditore. Accarezza i pensieri e li trasforma in un corpo vivente che cresce, si conforma, si deforma. Rinasce in dono, nella generosità di un rito che si ripete con sfumature e voci sempre nuove. È casa del tempo. Unisce le generazioni nel coraggio ostinato della vita che cerca una sua manifesta autenticità.

    Come si può descrivere la bellezza? Qual è il suo racconto?

    Sul crinale delle parole, al confine tra incredulità ed eternità, tra teologia ed estetica, tra stupore e preghiera, si potrebbe richiamare la sapienza del Siracide: “Voglio ricordare le opere del Signore e voglio narrare le cose che ho visto […]. Vanto del cielo è il limpido firmamento, spettacolo celeste in una visione di gloria! Il sole mentre appare all’alba proclama di essere l’opera meravigliosa dell’Altissimo […]. Esala vapori di fuoco e facendo brillare i suoi raggi, abbaglia gli occhi. Anche la luna […] è un’insegna per le milizie nell’alto, brilla nel firmamento del cielo. Bellezza del cielo la gloria degli astri, ornamento splendente nelle altezze del Signore. [..] Osserva l’arcobaleno e benedici colui che l’ha fatto, è bellissimo nel suo splendore. Avvolge il cielo con un cerchio di gloria, l’hanno teso le mani dell’Altissimo. […] Egli sparge la neve come uccelli che scendono […]. La bellezza del suo candore incanta gli occhi e quando essa fiocca, il cuore rimane estasiato.” (Sir 42,15-43,18)
    È questa la narrazione di un incontro tra un cuore immerso nell’Infinito e la trama artistica del Creatore che dipinge o scolpisce il volto del sole e della luna, fotografa il brillare vivo della luce nella volta celeste, spennella l’aria di neve volteggiante, in uno stupefacente legame tra immanenza e trascendenza, tra visibile e invisibile, tra silenzio e canto di lode. È il diario di un viaggio alla cui meta non si approda uguali a come si è partiti, ma si giunge pieni di gratitudine per aver inteso di essere della stessa natura di questa divina eternità.
    Il racconto della bellezza potrebbe più musicalmente giocherellare con il ritmo vivace della canzone “Bella” di Jovanotti. Il video ufficiale conta 34 milioni di visualizzazioni solamente su Youtube. Il brano ha 25 anni e fa riecheggiare, come in una filastrocca per bambini, le rime “Bella come una mattina d'acqua cristallina, come una finestra che mi illumina il cuscino. […] Bella come il vento che t'ha fatto bell'amore. Bella come un tondo. Bella come un’armonia, come l'allegria, come la mia nonna in una foto da ragazza, come una poesia, come la realtà che incontra la mia fantasia”. Bellezza è cantare con coloro che amiamo, in un momento spensierato, magari in auto, al termine di una passeggiata, sorridere insieme e scorgere nella semplicità di un ritornello, nell’ordinarietà dei piccoli segni, le tracce di Colui che sradica il male, i germi della tristezza e la mancanza di vino, portando la gioia anche nelle forme più umane e semplici dell’allegria di una festa.

    Una comunità monastica può raccontare la bellezza? Qual è il suo linguaggio?

    La liturgia, esplosione corale, ospitale e curata di autenticità, intimità e comunione, è certamente lo spazio privilegiato, in cui immergersi, per scrutare nella propria piccolezza atomi preziosi di Infinito. È stupirsi dello splendore di parole senza tempo. Dei suoni. Delle armonie.
    Se si tratta di un monastero agostiniano, come quello di Pennabilli, in cima ad una rupe dell’appennino romagnolo, in provincia di Rimini, al confine con Marche e Toscana, non è strano dialogare con la bellezza, prendendo in prestito le parole di Sant’Agostino: “Interroga la bellezza della terra, interroga la bellezza del mare, interroga la bellezza dell’aria diffusa e soffusa. Interroga la bellezza del cielo, interroga l’ordine delle stelle, interroga il sole che col suo splendore rischiara il giorno; interroga la luna, che col suo chiarore modera le tenebre della notte. Interroga le fiere che si muovono nell’acqua, che camminano sulla terra, che volano nell’aria: anime che si nascondono, corpi che si mostrano; visibile che si fa guidare, invisibile che guida. Interrogali!” (Agostino, Discorsi, 241, 2). E da qui partire per nuovi sentieri e nuove domande che trovano nella tradizione monastica il trampolino dal quale tuffarsi nella contemporaneità, nel mondo giovanile, per guardare le costellazioni interiori dell’umano e le galassie esteriori e cercare fra esse un legame vitale.
    Indagare la bellezza è un viaggio estremo e luminoso. Aperto al Mistero. Come il cammino monastico. Non è un’indagine da compiere in solitaria. È un’esplorazione da fare in cordata. Monache, giovani, educatori, famiglie, preti. Fuori dagli schemi. Senza preconcetti. Con lo stesso spirito con cui si percepisce la grandiosità di un tramonto sul mare o la bellezza del sorriso di chi sia ama. Senza grossi ragionamenti, ma con gli occhi e il cuore spalancati. Ci si può così prendere il tempo per abbracciare un albero, per immergere mani e piedi in un guizzante ruscello, per modellare con la creta una scultura e scoprire che condividere tutto è la ricchezza irrinunciabile di una vita basata sull’essenzialità. La Summer School dal titolo “Nel Giardino. Il Pianeta, i Giovani, il Futuro” che si è svolta nel Monastero Agostiniano di Pennabilli nel settembre scorso ha avuto questa impronta.
    L’obiettivo della scuola è stato quello di cercare insieme, anche attraverso l’insegnamento della Laudato Si’ di Papa Francesco, un modo nuovo di guardare la vita in ascolto dei giovani e delle espressioni artistiche. L’iniziativa è stata promossa dalle Monache Agostiniane di Pennabilli insieme all’amica Paola Bignardi, alla Diocesi di San Marino Montefeltro, all’Osservatorio Giovani Toniolo e a diversi partner del territorio. Per tre giorni il monastero è stato il centro operativo in cui condividere esperienze, desideri e allenarsi a scrutare tutto il bene possibile e a valorizzarlo. In un lavoro complesso, ma bellissimo.
    Il desiderio della comunità monastica di interpretare gli spazi della clausura come un grembo che custodisce la fecondità della vita, è stato la spinta propulsiva. Il contesto territoriale di Pennabilli, disegnato nel tempo dal passaggio di una molteplicità di genti e di culture, dalle fatiche del mondo contadino e da un intrinseco senso di ospitalità, ha costituito lo scenario ideale per l’esplorazione. L’itinerario dell’avventura è stato tracciato dalle testimonianze dei giovani del territorio che, in campo imprenditoriale, culturale, politico o sociale, intravedono nel complesso territorio della montagna, non solo le criticità, ma tutto il suo potenziale. Tradizione e innovazione, alleanza con l’ambiente, relazione con il mondo, autenticità e condivisione sono le parole chiave che contraddistinguono la loro esperienza. Scopriamo così il desiderio, non scontato, di tanti neolaureati, di abitare gli antichi borghi, coltivare un orto in modo sostenibile e vivere, lontano dalle grandi città, un ritmo di vita più umano.
    Tappa fondamentale del viaggio è stata l’esposizione d’arte che ha richiamato da tutta Italia, ma anche dalla Cina, dalla Turchia o dal Libano, una trentina di giovani artisti intercettati dal desiderio di raccontare, attraverso diverse espressioni, il proprio modo di vivere l'ambiente, la bellezza, il pianeta. Nella libertà. Senza giudizi. Con la propria sensibilità. Scrutando la bellezza che risiede prima di tutto nel cuore. “Nella stessa casa. Sotto lo stesso cielo” è stato l’unico campo in cui muoversi, sul filo della fantasia, per rappresentare in poesia e immagine, la bellezza che si fonda prima di tutto sulle relazioni. Sui legami. Ne è nato anche un blog - http://esplorazioni.blog – contenitore di storie e pensieri, punto di partenza per nuove avventure, per nuovi dialoghi, per una nuova ricerca della bellezza che spinge a vivere con stupore la realtà e ad assaporarne il mistero.

    * Monaca agostiniana del Monastero Sant’Antonio da Padova di Pennabilli (RN)



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