Ettore Segneri
(NPG 1968-02-11)
La parte assorbita nel tempo libero della vita dell'uomo, va estendendosi e caratterizzandosi a ritmi sempre più accelerati.
Questo fatto sociale, nuovo nelle inusitate proporzioni, rivela un suo preoccupante potere: condiziona i comportamenti abituali, la mentalità, le istituzioni, la vita familiare, l'associazionismo, l'impegno sociale, politico e religioso, la cultura.
In questo fenomeno si notano aspetti non sempre facilmente percepibili ma di particolare importanza per una lettura pastorale. Una valutazione del fenomeno su dati complessi e non di rado contrastanti non è facile né scevra di difficoltà: categorie sociali, tipo di occupazione, condizioni ambientali come la presenza o assenza di attrezzature, si rivelano talora determinanti; per non parlare del livello culturale che condiziona la «qualità» di certi divertimenti, e del conformismo che toglie spesso libertà e spontaneità anche alle scelte più secondarie.
C'è ancora da rilevare una componente di ambiguità: il tempo libero facilita la vita sociale e culturale ma può spesso provocare, con la facile morale dell'evasione, ogni genere di indifferenza: politica, religiosa, affettivo-familiare. Forse per questa ultima considerazione il tempo libero si rivela come un problema di maturità dell'uomo: una sfida alla sua libertà personale, alla sua responsabilità più autentica, alla sua capacità di dominio e di scelta. Senza asprezze e pregiudizi la Chiesa guarda alle dimensioni interiori del fenomeno per elaborare le linee di una specifica pastorale dove nessun valore umano si perde ma anzi viene assunto nella giusta collocazione di valore creato.
SPORT ALLO SPECCHIO
Teologia e sport
Può sembrare un cedere alla moda, il parlare di teologia per ogni cosa: teologia del lavoro, delle realtà terrestri, delle professioni, del tempo libero...
«Umanizzazione delle realtà terrestri», «Cristificazione della realtà» «Attenzione ai "segni" dei tempi», sono in realtà capitoli luminosi del rinnovato impegno pastorale che anima la Chiesa.
L'impegno ad una pur rapida premessa teologica ci viene dal tempo conciliare nel quale viviamo. È infatti lo spirito del Concilio che sollecita oggi la Chiesa a guardare al tempo libero come ad uno dei valori da scoprire ed assumere per riaffermare la dignità della persona nel piano della Redenzione.
Intorno a questo valore la Chiesa, attingendo al suo tesoro di sapienza ed esperienza, ci presenta la sua teologia del tempo libero e dello sport.
La tematica biblica del «riposo sabbatico», quella del «giorno del Signore» sono, ad esempio, un raggio delle prospettive religiose, soteriologiche ed escatologiche nelle quali il tempo libero si configura come tempo della libertà dei figli di Dio, tempo della carità e della serena gioiosa contemplazione che guarda ai cieli nuovi e alle terre nuove.
A questa tematica si accosta poi una certa quale teologia naturale dello sport.
I valori antropologici dello sport si ancorano alla realtà umano-psicofisica:
1) l'uomo, anima incarnata in un corpo, ha bisogno di riposo: ecco un primo «valore igienico dello sport».
2) l'uomo, anima incorporata, corpo ed anima, ha una sua sensorietà che si deteriora e si stanca: ecco il ruolo dello «sport come ricreazione del complesso psichico» dell'uomo, visto come «homo ludens»; un uomo che divertendosi si ricrea, ricomponendosi nella sua preziosa integrità.
3) Le facoltà spirituali dell'uomo trovano campo di ordinato sviluppo nelle attività sportive, in particolare l'uomo si pone nella felice condizione di realizzare una sua «vita comunitaria nella società sportiva» in piena spontaneità ed in autentica dimensione umano-ecclesiale.
Integrazioni e restaurazioni che sono strada per un approdo terminale «Il valore religioso dello sport».
Il richiamo paolino all'«atleta», alla «corsa» ed alla «corona» è forse scontato, ma nulla perde del suo pieno e denso simbolismo. Impegno, scelte, attesa, speranze, sacrificio, costanza, gioia, esultanza, sono le modalità di cui si carica ed illumina la gara sportiva, fino a ripetere, nel breve arco della sua espressione, una globale e totale testimonianza ed esperienza dei più profondi valori naturali e soprannaturali.
Pastorale dello sport e revisione di vita
Dalle dimensioni teologiche della tematica biblica e dei valori antropologici, spirituali e comunitari suaccennati, muove la «Pastorale dello sport», Pastorale che si pone chiaramente nel piano operativo della Chiesa volto alla promozione della personalità umana, Pastorale che si attua con una educazione, attraverso la catechesi, al responsabile uso dello sport, alla animazione cristiana delle attività sportive.
Si attua ancora con una attenta revisione cristiana della attività sportiva. Questa revisione muove da un «dialogo interiore» nel giovane laico che pratica lo sport: egli ripete in se stesso, come espressione personale ed interiorizzata, il dialogo tra la Chiesa ed il mondo.
Questo dialogo interiore è evidentemente condizionato dal modo in cui quel tanto di cristianesimo che sta dentro un giovane sportivo, lavora per poter far pace con una determinata cultura e diventare centro animatore che dà nuova luce e nuova funzione a quella che chiamiamo attività sportiva.
In realtà più che di dialogo interiore, si dovrà allora parlare di revisione: non è solo accostamento di distinte realtà, ma è l'intervento di Cristo trasformatore che trasfigura al giovane la propria esperienza mondana di sport, dandole un altro senso e chiarendone l'origine, i motivi, gli scopi. Affermazione centrale sarà questa: in tanto lo sport è valido in quanto è umanizzante.
Il metro abituale con il quale il giovane è portato a valutare lo sport la migliore prestazione, la forma, il risultato agonistico.
L'intervento della Chiesa è dato proprio dall'inserire un altro metro, un altro modo di concepire, di stimare e di valutare autenticamente l'attività sportiva:
«Una cosa è tanto più grande, più giusta e tanto più se stessa in quanto più rapportata all'uomo, per il semplice fatto che è l'uomo che la fa».
Spesso l'attività sportiva è povera di contenuti «umani». Quanti commenti di stampa si riducono a pura valutazione della «forma».
L'esagerazione sportiva porta i giovani ad apprezzare come autenticamente sportivo solo il valore di una vittoria, di un risultato agonistico, ma quanti si chiedono: - Questo sport mi matura come uomo? Mi cura, ad esempio, interessi culturali? mi favorisce la maturazione di rapporti umani?
L'uomo cosciente ha bisogno di «capire» le cose che fa; se non è in grado di assumere i significati fondamentali e funzionali delle cose ne assorbirà altri, di ordine individualistico (il divismo sportivo...), liberale o materialistico (professionistico sportivo...).
Pensiamo anche alle strumentalizzazioni politiche dello sport e a certe inaccettabili forme di strumentalizzazione religiosa.
Una vera pastorale dello sport non lo strumentalizza, ma educa lo sportivo alla «criticità», cioè a maturare l'uomo ed il cristiano attraverso questa attività, in modo sempre più consapevole. «Criticità» è il saper collegare il piccolo, quotidiano avvenimento in un sistema costante di significati e di valori.
Altro aspetto della «Costituzione dell'uomo» è la «capacità di amare». A questo deve essere ordinata ogni attività sportiva (si pensi alla Olimpia pagana) altrimenti si cade nella più vieta degenerazione.
L'uomo infine non «vive» solo di sport. Le integrazioni, le più varie, debbono entrare armonicamente in una programmazione attenta ed illuminata.
Come non può mancare un sincero approfondimento nel rapporto: attività sportiva - grazia elevante, che è quanto dire far coincidere Cristo con il centro della vita del giovane. Collegare Cristo all'idea di «riuscire». Rileggere in termini religiosi di rapporto con Dio Creatore la problematica dei propri dinamismi fisici, meravigliosi doni che Dio affida al cuore dell'atleta, ma che custodisce anche nelle proprie mani di Padre. Nella Incarnazione Dio stesso fa sua l'esperienza umana anche nelle espressioni agonistiche. Per «corona» ed «alloro» segno di universale salvezza e premio, Cristo ha marciato, ha lottato, ha sofferto, ha portato sulle spalle un peso di morte.
Sembrerà allora irriverente rivivere sul campo di gara il clima sacrificale di una Messa, o collegare la lode a Dio della celebrazione liturgica e la Comunione Eucaristica alla gara pomeridiana nella quale l'atleta fratello tra fratelli, in serena competizione esalterà e loderà il Signore con il dinamismo del suo corpo santificato dalla grazia ed impegnato in questa pacifica, educatrice palestra di umanità?
Dinanzi a simili prospettive pastorali, balza allora chiara la necessità per l'educatore ed il sacerdote di approfondire per se stesso e preparare metodologicamente il discorso della catechesi occasionale e differenziata, dell'associazionismo sportivo educativo.
TURISMO GIOVANILE ALLO SPECCHIO
«Premesse ad un intervento educativo che maturi nel turismo l'uomo ed il cristiano e maturi nel cristiano e nell'uomo il turismo nella prospettiva più feconda e funzionale».
La realtà
Uno sguardo attento al fenomeno «turismo» ci permette di cogliere anzitutto una doppia serie di dati: le apparenze esteriori dei fatti e le motivazioni interiori. Di qui muoverà i suoi passi l'intervento educativo che vede ciò che è buono per migliorarlo, corregge ciò che è deformata completa quanto è imperfetto.
a) Esiste un turismo «giovanile»: ci sono scelte «giovanili» di attività turistiche, significati «giovanili» del turismo, forme e modalità preferite, interessi giovanili per il turismo.
I dati statistici di pubblicazioni specializzate permettono di rilevare taluni aspetti «giovanili» del turismo: i giovani tendono al turismo più che gli adulti, i giovani tendono a variare le mete (un giovane si adatta ripetere al massimo 4 volte uno stesso itinerario turistico), i giovani spesso viaggiano non per andare in un posto, ma per viaggiare.
Il momento del «viaggio» ha per i giovani un suo valore specifico. Viaggiano per rinsaldare le amicizie o per costruirne delle nuove: il viaggio è il momento delle più vive e profonde esperienze sociali fuori della famiglia.
Viaggiano per «partecipare» a qualcosa, più che per «vedere» qualcosa.
Caccia, pesca, monumenti e musei destano interesse talora irrilevante: i giovani si muovono per fare esperienza di gruppo, per cercare il volto umano dei luoghi e delle cose, più di quello storico, scientifico o estetico.
b) Più interessante ancora è notare le motivazioni interiori del turismo nei giovani.
I dati sono di una indagine 1965 del Ministero del Turismo: i giovani non fanno turismo per riposarsi, anzi, vogliono «vivere di più».
- I giovani fanno turismo di evasione, ma non di regressione: non hanno nostalgie di vita primitiva, libera, istintiva; non è il ritorno alla natura che li spinge, ma la ricerca di una maggiore spontaneità, fuori dagli schemi della società d'oggi.
- I giovani disprezzano il turismo di «prestigio sociale». Anche talune aspirazioni a forme e mete di «classe», sottendono la volontà di partecipare ad «esperienze» vive e nuove più che di etichettarsi di «prestigio sociale».
- I giovani spesso inavvertitamente tendono ad un turismo che ricerca il trascendente, il misterioso, il sacro.
Nelle forme di turismo storico, artistico, nel turismo-natura, noi vediamo l'adulto suggestionato dal «mito» della promozione sociale (aspirazione alla grandezza, al benessere, al comodo), mentre il giovane appare sensibilissimo alle sollecitazioni umano-spirituali (problematiche sociali, culturali, umanistiche, religiose).
È soprattutto in questa ultima modulazione che possono inserirsi gli interventi educativi per canalizzare, evidenziare e rendere cosciente un prezioso dinamismo interiore.
L'ideale
Al turismo reale proviamo ora a contrapporre un turismo giovanile ideale. C'è tutta una inesauribile miniera nella quale preziose valenze giovanili e insospettate valenze della esperienza turistica attendono di essere portate in luce.
Quando si discute di turismo viene abitualmente omesso il discorso sul contatto con la natura, sull'esperienza estetica e mistica, sulle identificazioni con la storia e la tradizione, sulla funzione catartica e di transfert della funzione turistica.
Si pensi per un momento al significato «universale» dell'Odissea e del suo Ulisse, al fascino esercitato dagli esploratori di tutti i tempi ed al processo di identificazione che si attua nei giovani. Quanti temi di maturazione interiore vengono forniti ai ragazzi delle nostre scuole dagli esploratori del secolo scorso!
Il turismo si aggancia vitalmente a questi modelli di umana esperienza e scopre a se stesso significati profondi, uniti ad una validissima funzione educativa e terapeutica.
Pensiamo anche ai pellegrinaggi: tutte le religioni posseggono questo fenomeno. La ricerca di Dio, di per sé così fuori dello spazio e del tempo, viene espressa e simbolizzata in una forma di turismo sacro, in un camminare attraverso le valli e le montagne per giungere ad una meta che
è riposo, gioia, assoluto.
Non è difficile guardare il turismo come occasione per una igiene mentale delle masse giovanili; esso si presenta più ancora come un filo conduttore di esperienze umane autentiche e profonde, catalizzatore di reazioni spirituali decisive per la «crescita» di un uomo.
Così pure è importante rilevare «l'incontro con la natura» che il turismo comporta: considerato nel contesto di una civiltà tecnica, esso diventa fattore indispensabile per l'equilibrio e lo sviluppo umano.
Analogo discorso potrebbe essere avviato sul turismo inteso come «incontro con la cultura, con la storia, con l'umanità».
Altro problema è valutare fino a che punto il giovane d'oggi è maturo e disposto per una autentica esperienza turistica... L'azione educativa dovrà ovviamente rivolgersi a quest'opera di maturazione, come metodo e premessa di ogni ulteriore qualificazione del turismo.
Ricerca dei valori umani nel turismo giovanile
La ricerca dei valori umani nel turismo dei giovani ci porta a rilevare anzitutto quali sono le normali aspirazioni di un giovane che si rivolge al turismo per esprimersi, realizzarsi e saturarsi.
a) Esistono nel giovane alcune tendenze centrali:
- La presa di coscienza per esperienza propria e per evidenza intrinseca dei «valori» e delle «strutture»; questa è interiorizzazione.
La organizzazione delle esperienze interiorizzate attorno ad un «assoluto» per creare in base ad esso un concetto della realtà, di se stesso e della vita: questa è assolutizzazione.
- La presa di posizione nella comunità umana per affermarsi e per adattarsi: questa è socializzazione.
b) A queste tendenze corrispondono dei bisogni: bisogno di essere qualcuno, di essere con qualcuno, di essere per qualcuno.
c) Questi bisogni fondamentali si muovono nell'ambito di categorie specifiche e di modalità esistenziali: l'arte, la natura, la storia, la comunità, gli affetti, la religione, lo sport... e si precisano secondo uno stile, una moda, una civiltà, una cultura.
Ed ecco il giovane conformista ed anticonformista, che accetta e rifiuta e rinnova; cerca, cambia e scopre sempre qualcosa di nuovo! In questa dialettica di accettazioni, rifiuti e rinnovamenti si esprime una esistenza che talora arriva ai conflitti ed alla protesta: di qui si sviluppano i momenti delle follie collettive, i divismi, le mode stravaganti, l'irrequietezza disciplinare, l'apparente disimpegno politico.
Nel tempo libero il giovane cerca di ritrovare se stesso e di trasferire le complesse dinamiche della sua psiche.
Il turismo come «movimento» dà al giovane la possibilità di esprimere la sua speranza di «homo viator». Le dimensioni del viaggiare sono «l'andar via» da una situazione frustrante o disumana, «l'andare verso una meta» che promette cambiamento, miglioramento, rinnovamento; alla base c'è «l'andare» con la sua profonda funzione simboleggiatrice e liberatrice. Rileviamo per inciso quanto sia impegnativo il problema tecnico di scelta del mezzo di trasporto più adatto (proviamo ad immaginare uno stesso itinerario fatto in treno, in auto, in aereo). Anche la scelta delle mete turistiche sottostà, per quanto detto sopra, alla legge della pluralità dei valori da proporre, mentre le modalità del fatto turistico permettono al giovane di esprimere ritmi nuovi di educazione, di rapporti sociali, di impegni, di adesione alle forme più autentiche del vivere (speranza, concordia, ottimismo, umorismo, sentimento, stile). Una attenta organizzazione può avere una tale coscienza di tutte queste valenze da trasformare una esperienza turistica in una esercitazione spirituale di umanesimo.
Senza dire che un turismo intelligente e ben guidato assurge a funzione catartica e promotrice della esperienza quotidiana. Dopo una incantevole gita, cessato il contatto con le bellezze delle prealpi rimane l'identificazione, almeno parziale, con la bellezza formale, trasferibile anche nel proprio quotidiano.
Ed il giovane torna carico di buoni propositi di valorizzazione del quotidiano e di promozione di esso a forme più umane e più autentiche.








































