Pastorale Giovanile

    Alzati e vai
    Proposta pastorale 2025-26


    Il numero di NPG
    speciale 2026
    cover speciale 2026


    Newsletter
    speciale 2026
    NL speciale 2026


     P. Pino Puglisi
    e NPG


    Post it

    • On line il numero SPECIALE sulla proposta pastorale 2026-2027 e la  Newsletter di approfondimento.
    • On line TUTTI GLI ARTICOLI (e i DOSSIER) dell'annata 2022: 122 articoli usufruibili per la lettura, lo studio, la pratica, la diffusione (citando gentilmente la fonte).Digitare il mese.
    • Una nuova serie di RUBRICHE ON LINE... che vale la pena visitare!!! E sottolineiamo anche: ORATORIO, NOI CI CREDIAMO!

    Le ANNATE di NPG 


    I DOSSIER di NPG 


    Le RUBRICHE di NPG 


    Gli AUTORI di NPG


    Gli EDITORIALI di NPG 


    VOCI TEMATICHE 


    I LIBRI di NPG 

     


    IN VETRINA


    Rubriche on line


    Etty Hillesum
    Una spiritualità per i giovani 


    Semi di spiritualità


    Recensioni e Segnalazioni


    Letti & apprezzati


    Un giorno di maggio 
    La canzone del sito
    Margherita Pirri 


    WEB TV





    Note di pastorale giovanile
    via Giacomo Costamagna 6
    00181 Roma

    Telefono: 06 4940442

    Email

    Piano di formazione liturgica



    Luciano Borello

    (NPG 1968-08/09-22)


    A molti potrà sembrare un discorso superfluo, tanto sono convinti che la liturgia e i sacramenti siano elementi formativi per se stessi. Per cui basta portare i ragazzi alla Messa e ai sacramenti il più frequentemente possibile: i frutti verranno da soli, automaticamente. Non è forse vero che i sacramenti agiscono «ex opere operato»? La Messa non ha valore infinito? La comunione frequente non ha formato schiere di santi?
    Di qui la prassi educativa tanto diffusa di includere la Messa, la confessione e la comunione fra le pratiche religiose settimanali o quotidiane tra i punti fissi ed inamovibili dell'orario. Si crede, così, di avere risolto il problema: Dio al primo posto, la Messa come cardine della giornata, la confessione e la comunione frequente come punti focali di tutta l'azione educativa.
    Nessun dubbio sulle buone intenzioni. Ma forse si può mettere in dubbio la completezza della visione teologica e pedagogica su cui poggiano le applicazioni pratiche.
    Certo la liturgia in genere (e i sacramenti in specie) hanno una loro efficacia oggettiva, non riducibile, cioè, alle disposizioni del soggetto nel senso che Dio soltanto è la vera causa della grazia che viene conferita nel rito sacramentale. Ma ciò non esclude affatto le disposizioni personali come condizione indispensabile alla piena efficacia. Allo stesso modo che la illuminazione di una stanza è causata dal sole, ma è condizionata in modo determinante dalle finestre.
     
    INCONTRO PERSONALE CON DIO

    Questo perché le azioni liturgiche e sacramentali non possono essere considerate alla stregua di categorie fisiche, bensì come un incontro personale tra Dio e l'uomo. Dio che si rivela in parole, gesti e riti che ci manifestano la sua presenza operante, e l'uomo che risponde all'azione di Dio con la fede e i gesti mediante i quali si stabilisce il dialogo e la comunione interpersonale.
    Noi sappiamo che storicamente i gesti e le parole con cui Dio ha manifestato la sua presenza nel mondo hanno avuto la loro espressione più piena nella persona di Cristo. Per mezzo di Lui, infatti, Dio è entrato in dialogo con l'umanità nel modo più vivo e più concreto.
    Lo sguardo, le parole, le opere di Gesù erano altrettanti gesti visibili con cui Dio cercava il dialogo amoroso con gli uomini. Ma è chiaro che l'importante non era il gesto per se stesso (anche se si trattava di un gesto divino) bensì il fine cui esso mirava: il dialogo, la comunione. Se manca la risposta umana il dialogo non avviene; il gesto di Dio rimane inefficace per noi.
    Lo stesso vale per le parole e i gesti con cui oggi Dio manifesta la sua presenza e cerca il dialogo: i gesti liturgici. Dalla sua nube di gloria (dietro la quale si è sottratto ai nostri occhi terreni) il Cristo si impadronisce di elementi terreni non ancora glorificati (e quindi a noi visibili) per fissarvi a nostro vantaggio quella presenza efficace di salvezza che egli ha realizzato durante la sua vita terrena e che ora realizza pienamente nel cielo. Elementi poco appariscenti (un po' di pane e di vino, uno spruzzo d'acqua, un gesto della mano...) ma onnipotenti perché sorretti dalla sua stessa persona.
    Ecco in che senso i sacramenti sono degli incontri personali e sensibili con Cristo: una presa di contatto velata, ma reale, pienamente umana, cioè corporale e spirituale con il Signore. Dal momento che l'Ascensione ha sottratto al nostro sguardo l'uomo Gesù, senza i sacramenti il nostro incontro con lui avverrebbe soltanto in forma spirituale.
    Noi che non abbiamo potuto incontrare Gesù nella dimensione umana della incarnazione, saremmo esclusi per sempre da questo incontro sensibile con Lui. Invece Dio è rimasto fedele alla sua pedagogia della salvezza. In un profondo rispetto del carattere singolare della persona umana che è profondamente legata al corpo e vive in un mondo di uomini e di cose nelle quali e mediante le quali raggiunge la sua piena maturità spirituale, Dio ci presente sempre il Regno dei cieli anche in un rivestimento terrestre. Sebbene Cristo possa raggiungere ed esercitare la sua influenza in noi anche al di fuori dei sacramenti, di fatto egli vuole rendersi presente per noi e tra noi, servendosi di elementi terrestri, come di simboli attivi e visibili della sua azione salvifica invisibile.

    I SACRAMENTI COME ESPERIENZA RELIGIOSA

    Da quanto abbiamo detto risulta evidente che nelle azioni liturgiche e sacramentali, l'azione di Cristo ha la priorità assoluta su ogni risposta personale. Anzi, la stessa risposta umana è sostenuta dall'amore onnipotente di Cristo. Ma non è meno vero che la pienezza del dialogo si realizza quando chi riceve il sacramento ha le necessarie disposizioni religiose. Solo quando c'è una iniziale disposizione religiosa del soggetto credente, la sua partecipazione al mistero che si realizza nel rito, diventa una degna espressione di quello che lo anima interiormente. Allora il sacramento diviene non soltanto preghiera cultuale di Cristo, ma anche preghiera del soggetto stesso, espressione sacramentale del sua desiderio di grazia e della sua volontà di incontrare Cristo. Se non c'è questa volontà religiosa, il sacramento (anche se valido) non può svilupparsi in un reale e mutuo incontro.
    Questo dimostra che i sacramenti non sono affatto degli automatismi, ma invece una presa di coscienza della redenzione nella fede e nel desiderio interiore. Anche se questa presa di possesso di fatto si risolve in un «essere preso» della persona da parte di Cristo Redentore. Ma anche il «lasciarsi prendere» da Cristo è pur sempre un'azione personale (una resa incondizionata) senza la quale non c'è incontro d'amore. Dice infatti S. Tommaso: «Passio Christi sortitur effectum suum in illis quibus applicatur per fidem et caritatem et per fidei sacramenta» (S. Th. III, q. 49, a. 3, ad 1).
    Dunque i sacramenti non sono vie di comodo per raggiungere la santità, come se dispensassero dallo sforzo religioso che è richiesto per incontrare Dio fuori dei sacramenti. Ma invece hanno lo scopo di creare in noi dei momenti di tensione religiosa che permettano a Cristo di maturare la nostra vita cristiana in modo sempre più perfetto.
     
    APPLICAZIONI PEDAGOGICHE

    Finora abbiamo fatto una semplice premessa di carattere teologico. Premessa molto rapida e sommaria, ma sufficiente per introdurre il nostro discorso educativo.
    E la prima conseguenza che possiamo tirare è che non basta moltiplicare le pratiche sacramentali dei ragazzi per aumentare la loro unione a Cristo (cioè per ottenere lo scopo educativo che ci proponiamo). Bisogna soprattutto preoccuparsi di curare le loro disposizioni religiose in modo da favorire l'incontro personale con Dio. Diversamente, non soltanto si perde il tempo, ma addirittura si fa un'azione deleteria, perché si cade nel ritualismo, nella magia, o, nella migliore delle ipotesi, nell'indifferenza e nella nausea delle cose sacre che nasce fatalmente dalla ripetizione materiale di gesti e parole lontane dall'interesse concreto.
    E che cosa fare, concretamente? Possiamo indicare una duplice pista di lavoro:

    1. Iniziare ai gesti liturgici

    Abbiamo detto che Dio si rivela e cerca di mettersi in comunicazione con noi per mezzo di elementi sensibili che sono i gesti rituali. Ma tali gesti non sono per se stessi intelligibili perché sono di origine positiva e quindi riflettono un ambiente storico particolare in cui la salvezza si è realizzata. Si pensi, ad esempio, ai riti che accompagnano il battesimo, ai gesti che sacerdoti e fedeli compiono nella Messa: non tutti sono gesti di immediata comprensione. E non soltanto perché riflettono il modo di sentire di un dato periodo storico, ma soprattutto perché si ricollegano strettamente con tutta la storia della salvezza di cui sono ricordo, attualizzazione, figura del compimento escatologico, impegno di coerenza morale. Sono le quattro dimensioni di ogni gesto liturgico, che non è possibile vivere pienamente senza una comprensione adeguata.
    Ora la prima cosa da fare mi sembra proprio quella di aiutare i ragazzi e i giovani a saper leggere i segni sacri per scoprire la presenza viva di Colui che in essi agisce. Dal momento che Dio ha scelto la via dell'incarnazione come via normale e privilegiata di comunicare con noi, non possiamo fare a meno di adeguarci imparando il suo linguaggio.
    Di qui la grande importanza che i primi secoli diedero alla iniziazione mistagogica. Iniziazione che oggi mi pare divenuta di grande attualità, poiché mai come oggi i gesti e le parole che formano il tessuto liturgico suonano strani e vuoti alla gente nata e cresciuta in un clima culturale tanto diverso da quello in cui i gesti e i riti sono nati.

    2. Iniziare al senso religioso

    L'educazione al gesto liturgico, da sola, non basta, perché non basta sentire la voce dell'amico per entrare in dialogo di amore: bisogna sentire soprattutto il bisogno di unirsi a lui. È questo un aspetto molto trascurato nell'educazione liturgica. Troppe volte vogliamo gesti e parole e riti che non saranno mai autentici se non procedono da un atteggiamento religioso di fondo che non si può improvvisare. Perché l'invocazione «Signore, pietà» non si riduca ad un puro suono di parole, bisogna che chi la dice si senta malato come il cieco di Gerico o peccatore come Zaccheo.
    Così per potere invocare la salvezza da Cristo bisogna prima sentirsi limitati, perduti; per desiderare la Parola di Dio bisogna sentirsi soli, bisognosi di conforto. Ecco l'errore, molto frequente, di chi si preoccupa unicamente di fare eseguire il rito. In questo modo l'incontro con Cristo non sarà mai un incontro personale vivo e intenso come lo furono quelli di Giovanni, di Zaccheo, della Maddalena, della samaritana o del cieco nato. D'accordo: molti dei gesti liturgici hanno essi stessi lo scopo di preparare questi atteggiamenti religiosi in cui deve culminare l'incontro con Dio. Così, nella Messa, la confessione iniziale, l'ascolto della parola di Dio, ecc. Ma bisogna riconoscere che tutto questo non basta, quando non è preceduto da una prolungata azione di sensibilizzazione che preceda l'azione liturgica come tale. Soltanto in questo modo l'incontro sacramentale con Dio sarà pieno, perché carico di quella pienezza e di quella tensione che ne sono il presupposto indispensabile.

    POSSIBILI TAPPE Dl INIZIAZIONE

    Naturalmente tutto questo non è un lavoro che si possa esaurire in breve tempo: richiede invece un'azione prolungata nel tempo e adeguata al livello religioso delle singole assemblee. Diverso sarà il lavoro con elementi ancora acerbi. Diverso ancora il lavoro con i fanciulli, con i ragazzi o con i giovani. Ogni tappa dello sviluppo, ogni ambiente concreto pone condizionamenti diversi al maturare della coscienza religiosa. Quindi un'azione educativa intelligente dovrà di volta in volta variare il piano di lavoro adeguandosi alle singole circostanze.
    Ma, a semplice titolo esemplificativo, vorrei indicare alcune tappe che in un modo o nell'altro mi sembrano obbligate, anche se non sempre sono chiaramente distinguibili l'una dall'altra.

    1. Bisogna anzitutto preoccuparsi di iniziare a quegli atteggiamenti religiosi fondamentali che sono alla base di ogni partecipazione attiva all'azione sacra. Come incontro dell'uomo con Dio la celebrazione liturgica chiama in gioco tutto l'uomo, prendendolo dal più profondo della sua anima. Nell'azione liturgica Dio chiama a raccolta e vuole l'adesione pronta e generosa. Dio parla e vuole attenzione e docilità. Dio racconta i prodigi che ha operato per la nostra salvezza e attende la nostra esplosione di lode e di azione di grazie. Dio si manifesta come infinitamente santo e misericordioso e ci invita a riconoscere la nostra miseria per confidare nella sua bontà.
    Più ancora: Dio si avvicina a noi con il gesto dell'amico che ci saluta, ci guarda, ci abbraccia, ci invita a banchetto, ci lava dalla sozzura (sono altrettanti gesti rituali che ritroviamo nella liturgia).
    Prima ancora di spiegare ai ragazzi i diversi momenti del rito è necessario educarli a questi atteggiamenti fondamentali che sono il presupposto all'incontro personale e concreto con Dio. Prima di spiegare le varie parti della Messa bisognerà quindi educare i ragazzi all'ascolto della parola, all'esplosione gioiosa dell'azione di grazie, alla festa familiare del banchetto, al significato umano della stretta di mano, dell'abbraccio e del saluto fraterno. Atteggiamenti e gesti che poi ritroveranno densi di significato proprio nei riti liturgici.
    Quando fare tale iniziazione? Evidentemente fuori dell'azione liturgica: qui si tratterà soltanto di richiamare e di vivere intensamente una esperienza, già posseduta, e vissuta in un altro contesto. I catecheti e gli educatori hanno proposto il vastissimo campo delle celebrazioni catechistiche e delle paraliturgie, proprio per soddisfare a queste esigenze fondamentali di iniziazione. Anche in Italia c'è molto materiale utile al riguardo, anche se prevalentemente adatto ai fanciulli più che agli adolescenti ed ai giovani. Si veda per esempio il libro di V. Gambino, Iniziazione dei fanciulli alla Messa, Ed. LDC. Può costituire una buona base di lavoro anche per ragazzi e preadolescenti, naturalmente con i debiti adattamenti. L'importante è lavorare sodo e a lungo. Non bastano poche celebrazioni: occorre un piano di lavoro che duri almeno un anno e che preveda sia l'illuminazione teorica, sia l'esercizio pratico attraverso brevi celebrazioni imperniate sull'atteggiamento che si vuole istillare. Nelle comunità giovanili in cui è previsto un tempo determinato giornaliero per la Messa o altre pratiche religiose, l'ideale sarebbe di poterlo impiegare proprio con questo tipo di celebrazioni che non sono liturgiche ma che preparano egregiamente alla liturgia che potrà trovare posto una o due volte la settimana. Meglio ancora se nella celebrazione troverà posto una vera azione liturgica (come la distribuzione della Comunione o la Confessione) che permetterà così ai ragazzi di coglierne meglio il valore sacramentale.

    2. La struttura del rito nel duplice aspetto di culto e di santificazione (con i vari momenti in cui si svolge) verrà in secondo luogo. Anche questa è necessaria e va condotta con molta cura cominciando da ciò che è essenziale e allargandosi poi, gradatamente a ciò che è periferico. Così, per la Messa, occorrerà presentare brevemente la struttura di azione comunitaria gerarchizzata, e incentrata sul duplice polo della Parola e del Convito. Ognuna delle due parti va presentata sinteticamente nei suoi elementi fondamentali e nel suo svolgersi pratico, in modo che ai ragazzi riesca spontaneo l'atteggiamento spirituale richiesto dal rito. Anche in questo campo i sussidi non mancano.
    Il libro di C. Fiore, La nostra Pasqua, Ed. LDC può offrire materiale abbondante e valido. Anche il testo di religione La scoperta del regno di Dio (con relativa guida) al secondo volume offre una trattazione abbondante sia per la Messa che per tutti i sacramenti.
    Praticamente questa seconda tappa può tenere impegnati gli educatori per almeno un trimestre (ma anche più) del secondo anno della media.

    3. La tematica biblica. Se noi guardiamo da vicino le azioni liturgiche ci accorgiamo che esse sono fortemente impregnate di Bibbia. Non soltanto perché la Bibbia è lo sfondo naturale a cui si richiama ogni celebrazione liturgica. Specialmente le parole che accompagnano il rito (nella Messa come in tutti i sacramenti) si richiamano continuamente ai grandi temi biblici attraverso cui Dio ci ha rivelato ed ha attuato la nostra salvezza. Ad esempio si parla continuamente di «salvezza, libertà, carne e spirito, morte e risurrezione, profetismo, testimonianza, albero e frutto, servizio, conversione, ecc...». Temi biblici che ricorrono continuamente nei salmi, nelle letture, nelle orazioni, e che non si può supporre ingenuamente che possano essere compresi per il semplice fatto che vengono detti con parole italiane. Da questo punto di vista l'introduzione della lingua viva nella liturgia non ha risolto il problema della iniziazione, anzi, lo ha complicato ancora di più, perché rischia di favorire cattive interpretazioni dei testi sacri. Né si può eludere il problema augurandosi che vengano eliminati tali concetti (che poi non sono soltanto concetti!) dalla liturgia, poiché la Bibbia è proprio il documento più vivo e concreto con cui Dio ci parla. E d'altra parte tutta questa tematica costituisce lo sfondo naturale attraverso cui Dio si manifesta a noi. Sfondo che deve essere spiegato, ma che non può essere eliminato, se non si vuole disincarnare l'azione stessa di Dio.
    Certo può essere controproducente parlare ai ragazzi di Dio come pastore che conduce le pecorelle ai pascoli e le fa bere alla sorgente di acqua fresca; più ancora far cantare il salmo 22 dove si parla di Dio che «mi unge di olio la testa»... Ma se tale presentazione è preceduta dalla presentazione di tutto il contesto biblico in cui tale immagini sono sorte e di cui Dio si è servito per rivelarci la sua tenerezza, allora l'atteggiamento spirituale dei ragazzi sarà immediato e spontaneo. Potrà leggere il vangelo e riconoscersi spontaneamente nella pecorella smarrita che Gesù carica sulle sue spalle, o riconoscere nell'olio l'unzione che lo rende sacerdote, re e profeta (come lo furono Davide, Cristo, ogni cristiano che riceve l'unzione battesimale).
    Il Messale della Gioventù (Ed. LDC) con le relative guide, fu preparato proprio a questo scopo. Può essere adoperato con frutto con ragazzi dagli 11 ai 15 anni, ma può essere adattato anche a giovani più maturi.

    4. Dalla vita alla liturgia. Fin qui ci siamo preoccupati soprattutto di aiutare i ragazzi a scoprire Dio nei segni sacri. Ma per realizzare pienamente il dialogo bisogna anche sapere scoprire se stessi. Il dialogo è frutto di una mutua conoscenza: «Noverim te, noverim me», pregava S. Agostino. Non basta, cioè, partire dalla liturgia per arrivare alla vita, bisogna anche percorrere la strada in senso inverso: dalla vita alla liturgia. Occorre abituare i ragazzi e i giovani ad entrare nell'azione liturgica con una coscienza sempre più approfondita dei problemi propri e del mondo intero: il bisogno di amare, il senso della colpa, il dramma del male fisico e morale, la morte, la sofferenza, la fame, la guerra, le ingiustizie sociali, il razzismo... Poi bisogna aiutare i giovani a scoprire una risposta concreta a questi problemi proprio nell'azione liturgica in cui si immergono. Infatti ogni azione liturgica segna l'intervento salvifico di Dio nella nostra storia (mia e di tutti gli uomini) per risolvere insieme a noi il problema della esistenza umana. Non soltanto perché Dio ci rivela il suo pensiero su questi problemi, ma soprattutto perché ci aiuta a risolverli positivamente inglobandoci nel movimento pasquale di Cristo che avrà il suo compimento alla fine dei tempi.
    I giovani smaniosi di entrare in modo attivo nella costruzione di un mondo nuovo più giusto, devono potere sperimentare che il loro sforzo operativo si concretizza in quell'incontro privilegiato con Dio, nel quale ognuno si può inserire come attore: l'azione liturgica e sacramentale. Ogni Messa, ogni sacramento, ogni atto di culto sono altrettante tappe di sviluppo di quei «cieli nuovi e terre nuove» che non sono soltanto il termine ultimo della storia, ma anche la suprema aspirazione di ogni uomo.
    Questa avvertenza vitale dovrebbe essere una dimensione permanente di tutta la formazione liturgica. Tutti i fedeli (fanciulli, giovani, adulti) dovrebbero poter entrare nell'azione liturgica come in qualcosa di vivo e palpitante per i loro interessi. Ma è chiaro che simile impostazione va sottolineata soprattutto con i giovani e con gli adulti, più aperti alla problematica del mondo e della vita e più desiderosi di collaborare allo sviluppo ed al progresso.
    Anche in questo campo i sussidi non mancano. Citiamo in primo luogo il Messale dell'assemblea (con relative guide) impostato proprio su tematiche vitali che trovano poi una risposta nella Bibbia, nella liturgia del giorno e nella vita cristiana. L'esperienza dimostra che i giovani sono particolarmente sensibili a queste tematiche e alla loro attualizzazione nel mistero celebrato.

    LE CELEBRAZIONI COME ESPERIENZA VISSUTA

    Tutto quello che abbiamo detto è necessario, ma non è sufficiente. L'iniziazione alla liturgia deve trovare il suo culmine proprio nella partecipazione attiva alla celebrazione stessa, durante la quale i ragazzi devono essere messi in condizione di sperimentare sul piano vitale quanto hanno appreso in sede di preparazione attiva e cosciente che è al centro di tutto il lavoro educativo. Ma perché ciò avvenga con frutto è necessario tenere presenti alcune direttive di azione che ci permettiamo di riassumere brevemente.

    1. Dosare il numero delle celebrazioni adeguandosi all'effettivo livello spirituale dei ragazzi e dei giovani

    Sono ancora troppi gli educatori che si preoccupano di moltiplicare le azioni liturgiche per i ragazzi e i giovani dei collegi e delle associazioni, senza tenere debito conto della loro effettiva disposizione spirituale. Purtroppo oggi non c'è via di mezzo tra l'azione liturgica piena (es. la Messa) ed il pio esercizio o la pratica devozionale. In attesa che tali «liturgie minori» vengano concesse, nulla vieta che possiamo ricorrere a paraliturgie (quali le celebrazioni della Parola e simili) per adattarle meglio alla capacità recettiva dei ragazzi. Conosco delle comunità nelle quali la Messa quotidiana viene a volte sostituita da una breve funzioncina comprendente canti, letture, riflessione, confessione dei peccati con assoluzione comunitaria, distribuzione della comunione: un quarto d'ora in tutto. Mi sembra una soluzione eccellente, in attesa che possiamo avere qualcosa di meglio. Lo stesso dicasi per le celebrazioni comunitarie della penitenza.

    2. Dare alle celebrazioni un carattere di autenticità fuori di ogni convenzionalismo

    Il pregio maggiore della riforma liturgica in atto è proprio quello di averci liberato da un rubricismo che uccideva le celebrazioni. Ma, purtroppo ci vorrà ancora molto tempo prima che lo spirito nuovo delle celebrazioni permei i sacerdoti e i fedeli. Siamo ancora troppo impacciati, troppo legati a pregiudizi e preoccupazioni esteriori. In troppi casi tutto è rimasto come prima, anche se tutto è cambiato. Cioè, è cambiata la lingua, sono cambiate le cerimonie: ma è rimasto lo stile freddo e compassato delle vecchie celebrazioni.
    E in un contesto rubricistico e ritualistico non c'è posto per un autentico incontro di amore con Dio, soprattutto per i ragazzi e di giovani, meno abituati di noi adulti a superare lo schermo della convenzione e della legge.
    A questo proposito rimando al libro di L. Della Torre-G. Stefani, La Messa per le comunità giovanili, Ed. Queriniana. Si rifletta soprattutto su quanto concerne lo stile delle celebrazioni e sulle possibilità concrete afferte dal lezionario A.G.I. approvato dal Consilium. In pratica si ha la possibilità di costruire dei veri formulari di Messe, mettendo insieme letture ed orazioni scelte in base ad una tematica preferita. Ma degne di attenzione sono anche le riflessioni e le indicazioni pratiche che riguardano il canto: un campo tutto da esplorare e da cui non si possono che attendere risultati lusinghieri.

    PER UNA LITURGIA VIVA

    A conclusione di quanto siamo venuti dicendo in queste poche pagine non possiamo che ripetere con più forza quanto già affermato all'inizio: una falsa stima della grandezza dell'atto sacramentale può indurci in errori pedagogici.
    Mentre una attenta considerazione di tutte le implicanze teologiche ed umane dell'atto liturgico-sacramentale può suggerirci direttive preziose per la nostra azione educativa. La quale (come ogni altra azione pastorale) non può che avere come «culmen et fons» la liturgia, ma a patto che si tratti di una liturgia viva, partecipata da una assemblea cosciente e spiritualmente ricca. Troverà essa i mezzi espressivi più consoni al suo effettivo livello spirituale, fuori di ogni convenzionalismo. Soltanto allora l'incontro personale e comunitario con il Signore, sotto il velo dei segni sacramentali, sarà un incontro autentico e salvifico, perché basato sull'amore e sull'adesione spirituale che investe tutta la persona umana nella sua totalità.



    IN PRIMO PIANO


    Oratorio: noi ci crediamo!
    Tutto quello che... sull'oratorio


    SNPG
    La Chiesa italiana per i giovani


    RUBRICHE NPG 2026


     Infosfera, AI
    e pastorale giovanile 


     PG oggi in dialogo
    con G.B. Montini 


     Accompagnamento 
     e proposta di fede 


     Incontrare Gesù
    nel Vangelo di Giovanni


    I sensi come
    vie di senso nella vita


    PG negli USA
    Sfide culturali e percorsi innovativi


    Pillole letterarie
    pillole letterarie


    Playlist generazioneZ
    I ragazzi e la loro musica


    Generazione Z
    Ultimi studi e ricerche
    adolescente


     Ragazzi e adulti
    pellegrini sulla terra


    CONTINUA DAL 2025


    Saper essere
    Competenze trasversali


    L'umano nella letteratura


     Strumenti e metodi
    per formare ancora


    Sport e vita cristiana


     Passeggiate nel
    mondo contemporaneo


    Un "canone" letterario
    per i giovani oggi