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    L'aspetto psicologico della coscienza morale



    Nazario Giordani

    (NPG 1969-03-10)

     

    Scopo di questa relazione è quello di descrivere la struttura e il dinamismo psicologico della coscienza morale, con particolare riferimento agli adolescenti.
    Dopo aver chiarito il rapporto e l'interferenza dell'aspetto spirituale e di quello psichico nella formazione della coscienza morale, verrà analizzato il sentimento di colpa, espressione della coscienza morale. Di questo descriveremo la natura, l'origine, i vari tipi, i fattori che lo condizionano. Verrà infine analizzata l'espressione terminale del sentimento di colpa: l'impulso a liberarsene. Ci introdurremo così nell'argomento della confessione, che costituisce il tema di fondo di questo convegno.

    1. PSICOLOGI E MORALISTI

    Nonostante i nuovi orizzonti conquistati dalla teologia e dalle scienze riguardanti la persona umana, è ancora molto diffuso l'atteggiamento di reciproco disinteresse, sostanziato da diffidenza, tra il moralista e lo psicologo.
    Il moralista teme che le interpretazioni psicologiche dell'atto umano introducano una riduzione deterministica dell'impegno morale e costituiscano una minaccia contro il carattere assoluto della legge.
    Lo psicologo considera estraneo alla sua competenza l'aspetto morale della condotta. [1]
    Benché i punti di vista e gli interessi differiscano, sia il moralista che lo psicologo avrebbero un reciproco vantaggio ad affrontare assieme il problema della coscienza morale.
    Per lo psicologo la condotta «morale» è caratterizzata dal conformismo all'ordine sociale comunque inteso, e pensa che non rientri nel settore che gli è proprio. Per lui la condotta morale fa parte del quadro più generale del comportamento. In particolare, egli considera «morale» quel comportamento in cui un individuo riesce ad imporsi delle norme ispirate a motivazioni superiori, con capacità di sottrarsi a spinte immediate. Lo psicologo s'interessa dell'atto morale in quanto implica una scelta con possibili conflitti e rifiuti, dei quali egli studia le manifestazioni. La collaborazione tra psicologi e moralisti è ancora agli inizi, benché sia pacificamente riconosciuto lo stretto rapporto che intercorre tra sviluppo psichico, specialmente nel settore affettivo, e sviluppo morale. Si deve riconoscere che un ostacolo alla collaborazione è costituito dalla difficoltà di analizzare la condotta da un punto di vista psichico.

    2. LA COSCIENZA MORALE

    Due opposte teorie pretendono di spiegare la natura e l'attività della coscienza morale: una di carattere empirico, l'altra a sfondo costituzionalista.
    La teoria empirica, sostenuta dagli psicologi, ritiene che il giudizio morale non differisca in nulla dagli altri tipi di giudizio. L'elemento specifico riguarderebbe unicamente la preoccupazione, da parte del soggetto, di rispettare un codice particolare, socialmente riconosciuto. Le funzioni psichiche di cui la coscienza morale si serve nella sua esplicazione, sono le comuni capacità intellettuali: giudizio, pensiero egocentrico... Secondo questa teoria non esiste un'istanza morale differenziata e specifica nella sua genesi e nello svolgimento della sua attività.
    La teoria costituzionalistica classica, sostenuta dai moralisti, considera la coscienza morale come una funzione autonoma e prestabilita della personalità. Presa nella sua formulazione più rigida, tale teoria risente della superata «psicologia delle facoltà», e non è atta a spiegare le numerose deviazioni o alterazioni morali, quali la delinquenza, la perversione, il sentimento patologico di colpa, lo scrupolo... [2]
    Le due teorie sono parziali e riduttive della struttura della coscienza morale. La prima, infatti, riduce la coscienza a un puro epifonema del giudizio e dell'adattamento dell'individuo alla legge sociale; la seconda erige la coscienza morale a entità formale a sé stante, avulsa dal dinamismo complesso della personalità.
    Sarà quindi accettabile solo quella teoria che sappia comporre le due correnti e che, salvando la specificità dell'istanza morale, spieghi la genesi e lo sviluppo della coscienza tenendo conto dell'unità psicosomatica della persona umana e dell'interdipendenza tra l'attività spirituale e le normali funzioni psichiche. Tale concezione dovrà estendersi sia all'aspetto strutturale della coscienza morale per spiegarne l'originalità e l'autonomia, sia a quello dinamico per accettare la compresenza delle funzioni psichiche nell'esplicazione dell'attività.
    Secondo tale teoria, la coscienza morale si trova «in potenza» nell'uomo fin dalla nascita, come ogni altra funzione fisiologica o psichica. Però essa appare in un dato momento della vita e si sviluppa gradualmente, parallelamente allo sviluppo di tutta la personalità e mantenendo stretti rapporti di interdipendenza con le altre funzioni organiche e psichiche. Tale aspetto dinamico va completato con la presenza d'una legge trascendente alla quale la coscienza morale si ispira e che appare come «iscritta» nell'anima. [3]
    Questa teoria, pur ammettendo la componente bio-psichica nello sviluppo e nell'attività della coscienza morale, esclude l'indebita riduzione del problema morale al livello puramente psicologico. [4]
    Nel quadro di tale concezione della coscienza, l'intervento dello psicologo è giustificato solo nella misura in cui le difficoltà incontrate dal confessore risultino condizionate da uno squilibrio generale della personalità, e solo per il dinamismo di interdipendenza che esiste tra la struttura biopsichica della personalità e tutte le espressioni dell'uomo. Posto così, il problema della coscienza morale dimostra tanto la stretta interdipendenza quanto la reale distinzione tra il piano spirituale e quello psichico.

    3. IL SENTIMENTO Dl COLPA

    Un aspetto della coscienza morale è il sentimento di colpa. Questo, proprio come avviene per la coscienza, si presenta complesso, è soggetto all'influsso di vari fattori e si sviluppa con gradualità. Del sentimento di colpa verranno ora analizzati l'origine, la natura, i vari tipi e il grado di genuinità nell'età evolutiva.

    1. Natura del sentimento di colpa

    La prospettiva strutturale e dinamica della coscienza morale illustrata nel precedente paragrafo, viene confermata dalla teoria psicanalitica relativa al sentimento di colpa, che vogliamo qui esporre schematicamente. Il sentimento di colpa esprime il conflitto tra una pulsione e le esigenze dell'istanza morale, come pure una rottura con la legge morale interiore. Perciò esso si distingue dal «rincrescimento» e dalla colpevolezza «esterna» e priva di significato morale. Il sentimento di colpa suppone l'esistenza d'una legge morale, un ordine oggettivo basato su norme sociali. Tale legge dev'essere interiorizzata e diventare un'istanza moralizzante. Si deve distinguere tra il Super-Io e la coscienza morale.
    Il Super-lo è l'istanza di autorità derivante dal processo di identificazione; è l'interiorizzazione dell'autorità (immagine paterna). La legge si esprime attraverso il Super-Io; il quale però non è il legislatore, ma solo il giudice, o meglio, il procuratore. Ciò spiega i casi di discordanza tra la severità dell'istanza e la larghezza della legge, o viceversa; come pure l'incoerenza dello scrupoloso che è severo con se stesso, ma comprensivo con gli altri di fronte ad un identico dovere. L'interiorizzazione dell'autorità si attua in base a un processo d'immaginazione: la modalità dipende dall'immagine che il bambino ha della persona che gli impone dei doveri. Tale carattere immaginario spiega in parte la dissociazione che spesso si riscontra tra un tipo di educazione ricevuta e il carattere di severità o meno dell'istanza morale interiore.
    La coscienza morale è, invece, la legge interiorizzata in base all'influsso dell'educazione dell'ambiente. La modalità secondo cui avviene l'interiorizzazione dipende dalla struttura del Super-Io, però questo non si identifica con la legge stessa. Mentre nella formazione del Super-Io il processo di interiorizzazione avviene in base alla figura della persona rivestita di autorità, nella formazione della coscienza morale la legge rimane sempre separata dall'autorità, la quale ne è solo il mediatore. Quanto più l'autorità è fedele al suo compito di depositario e di mediatore, tanto più l'istanza morale può differenziarsi dalla legge oggettiva. Da tali considerazioni a livello psicologico si può concludere che la coscienza morale, pur condizionata dal dinamismo bio-psichico, costituisce una struttura mentale distinta e specifica della persona umana. [5]

    2. Vari tipi di sentimento di colpa

    Certi autori distinguono la colpabilità cosciente da quella incosciente, senza annettervi una valutazione morale. In un primo tempo Freud parlò di un «sentimento incosciente di colpevolezza», ma in seguito propose di sostituirlo col termine di «bisogno di punizione». [6] Chi ha preoccupazioni di tipo morale, sente la necessità di distinguere tra un sentimento di colpevolezza vago e indeterminato, e un sentimento legato a una colpa morale qualificata, cioè una «colpabilità autentica». [7] Da un punto di vista psicologico è più utile parlare di sentimento «normale» e «patologico» di colpabilità.
    È normale il sentimento di colpa provato da una persona che si ritiene - in modo cosciente e libero - l'autore o il complice di un'azione riprovevole. Tale sentimento è non solo normale, ma caratteristico d'uno psichismo equilibrato.
    Si chiama patologico quel sentimento di colpa che non corrisponde allo stato reale di colpabilità, sia questo per eccesso (il soggetto si sente più colpevole di quanto lo sia in realtà) sia per difetto (manca o è scarso il sentimento per una mancanza rilevante) sia per lo spostamento nel tempo (il sentimento di colpabilità insorge dopo un'azione commessa senza i requisiti di responsabilità) sia perché esso fa parte d'un sistema para-morale, privo d'un normale sistema di valori; e sia perché il soggetto vive in un mondo in cui tutto è visto nella luce della colpa.
    La qualifica di «normale» o di «patologico» va riferita solo al sentimento, non alla colpabilità, e tanto meno alla coscienza morale. Tale distinzione ribadisce l'aspetto che differenzia i seguenti concetti:
    - colpabilità: nozione morale o filosofica;
    - sentimento di colpabilità: concetto psicologico comprensibile solo in quanto è messo in rapporto a un sistema morale o filosofico;
    - coscienza morale: struttura irriducibile a semplice entità psicologica, per cui eventuali manifestazioni patologiche non sono inerenti a quella struttura, ma ai condizionatori bio-psichici della personalità.

    3. Il sentimento di colpabilità nell'età evolutiva

    L'incidenza che i condizionatori bio-psichici e ambientali esercitano sull'aspetto dinamico e fenomenologico della coscienza morale, spiega la graduale comparsa e il diverso significato che il sentimento di colpabilità assume nelle varie età e nei singoli individui.
    Basandosi sui dati raccolti in un'inchiesta, L. Kunz [8] conclude che un sentimento di colpa sicuramente genuino non si può attendere che raramente nella pubertà e perfino nell'adolescenza. I criteri da lui fissati per determinare il grado di genuinità del sentimento di colpa sono i seguenti:
    1) consapevole e interna presa di posizione dell'Io contro un dovere previamente conosciuto;
    2) insorgenza spontanea del sentimento di colpa in seguito alla mancanza commessa;
    3) ricerca di una soluzione piena e attiva;
    4) presa di posizione etica di fronte al fatto, o invece sentimenti di pudore e di ansia per le conseguenze. Dall'applicazione di tali principi alle risposte raccolte dai ragazzi, l'autore ha ottenuto i seguenti risultati sull'attendibilità del sentimento di colpa:

    10-14 anni
    sicuramente genuino: 4%
    probabilmente genuino: 13%
    forse genuino: 17%
    probabilmente non-genuino: 25%
    certamente non-genuino: 33%
    incerto: 8%

    15-18 anni
    sicuramente genuino: 8%
    probabilmente genuino: 35%
    forse genuino: 19%
    probabilmente non-genuino: 20%
    certamente non-genuino: 15%
    incerto: 3%.

    Benché i criteri usati siano discutibili, e lo stesso autore confessi che si tratta di un «tentativo» per valutare la maturità della coscienza morale, è auspicabile che si tenga conto dell'apporto che la psicologia può dare in questo settore per costruire una morale specifica per l'età evolutiva e per offrire norme pastorali adeguate. [9]

    4. I CONDIZIONATORI DEL SENTIMENTO Dl COLPA

    Il termine «sentimento di colpa» lo prendiamo qui nella sua accezione più ampia e prescindendo dal suo valore morale. S'è già detto che nell'aspetto dinamico, questa manifestazione della coscienza morale è strettamente condizionata dai fattori organici, psicologici e ambientali. Li vogliamo ora analizzare separatamente.

    1. Fattori organici

    I due stati fondamentali, a base organica, che favoriscono e acutizzano il sentimento di colpa, sono l'umore istintivo e il pensiero affettivo.
    In base a osservazioni e ad esperimenti, s'è potuto concludere che una data predisposizione fisio-psichica, ereditaria o acquisita, condiziona ampiamente la fenomenologia del sentimento di colpa, tanto che P. Abely [10] ritiene che non è il sentimento di colpa che provoca l'ansia, ma è il malessere affettivo primitivo che scatena il sentimento di colpa. A tale affermazione unilaterale, Mac Avoy, [11] pur ammettendo che il sentimento di colpa è legato a stati depressivi, riconosce che tra i due stati d'animo si instaura un rapporto di influsso reciproco.

    2. Fattori psichici

    Vari sono i sentimenti elementari che costituiscono l'aspetto psichico del sentimento di colpa: impressione d'abbandono, d'inferiorità, di delusione, di «sguardo minaccioso», di mutilazione, d'insicurezza. [12]
    Per A. Berge [13] esiste uno stato d'animo primitivo che starebbe all'origine del sentimento di colpa: l'insicurezza. Tale sentimento precede ogni altro atteggiamento morale o moralizzatore. Anche J. Piaget rileva che, nei primi stadi dello sviluppo, il bambino valuta la gravità di una mancanza dal pericolo di essere scoperto e castigato. Ma anche l'adolescente confonde facilmente il sentimento di colpa con sentimenti d'inferiorità e con stati di inibizione legati allo sviluppo. [14] È però gratuita e non accettabile l'asserzione secondo cui l'insicurezza rientrerebbe sempre nella genesi del sentimento di colpa.
    Oltre che all'insicurezza, il sentimento di colpa sembra legato alla percezione d'una perdita di unità interiore. [15] Nel suo aspetto umano, la mancanza rappresenta un fallito tentativo di riuscire, e questo crea la coscienza d'un vuoto e d'una disgregazione interiore. [16]

    3. Influsso ambientale

    Per ambiente intendiamo qui il rapporto interpersonale. Questo è vissuto variamente a seconda che nel soggetto dominano gli istinti di «simpatia» o quelli di «difesa», se vogliamo attenerci alla teoria di De Greef. [17] Partendo da questo principio e stando sul piano temperamentale, si spiega perché il melanconico sia più facilmente esposto a provare profondi sentimenti di colpa, mentre il maniaco vi è piuttosto refrattario. Si può pure comprendere perché, nella stessa persona, i momenti di solitudine e il senso di rilassamento e di prostrazione dopo la mancanza favoriscano l'insorgere d'un sentimento di colpa, che non era affiorato finché il soggetto si trovava nel gruppo o era eccitato dalla passione non ancora soddisfatta.
    Questi rilievi ci dicono come sia necessario un minimo di capacità affettiva e di contatto personale perché il sentimento di colpa, nel suo aspetto umano, possa sorgere e svilupparsi. [18]
    Riferendoci agli adolescenti, le tre categorie di condizionatori del sentimento di colpa appaiono più evidenti quando la mancanza è di natura sessuale. Dopo tali mancanze si assommano la nausea e l'avvilimento fisiologico, il disagio affettivo e la disistima di sé, la difficoltà di entrare in rapporto con gli altri. [19] Tale ripercussione può provocare nell'adolescente delle reazioni pericolose per la sua vita religiosa e morale, quali: tendenze masochistiche, nevrosi, repressione della fede nel tentativo di sbarazzarsi del sentimento di colpa, aumento dell'angoscia che poi facilita la ricaduta, stato di tensione con impulsi sessuali che possono diventare ossessivi e irresistibili, tendenza al narcisismo. [20]

    5. LIBERAZIONE DAL SENTIMENTO Dl COLPA

    Il compito del sentimento di colpa è simile a quello della paura: ha una funzione difensiva. Il disagio che esso produce non è fine a se stesso, ma mira a portare il soggetto a liberarsi dal male interiore. Nel processo che conduce alla liberazione dal sentimento di colpa, analizzeremo l'aspetto psicologico della reazione interiore, il valore e gli ostacoli alla confessione sacramentale.

    1. Reazione ambivalente

    La reazione del ragazzo che soffre dopo la colpa, presenta spesso un carattere ambivalente: di fuga dal misfatto e da ciò che è in rapporto con esso; e di ritorno col pensiero sul punto dolorante. Dai dati raccolti in varie inchieste, [21] la reazione di fuga risulta un fenomeno generale nei ragazzi e anche negli adolescenti. È chiaro che solo il ritorno sul male commesso porta al rimorso e alla vera liberazione.
    Il rimorso non consiste principalmente in uno stato emozionale, ma nella conoscenza e nell'accettazione della colpa commessa, e nel sentirla come un frutto della nostra persona. L'oggetto del nostro pentimento non è tanto il peccato in sé, quanto il fatto che noi abbiamo potuto agire in quel modo.
    Un giovane di 19 anni della nostra inchiesta scrive: «... Il turbamento fu causato non dalla colpevolezza dei pensieri in se stessi in cui neppure poteva esistere, ma dalla consapevolezza di aver mancato al mio modo giusto e consueto di ragionare». E un altro della stessa età: «Quando avvenne il fatto non pensavo tanto d'aver offeso il Signore, ma solo all'umiliazione di non aver saputo resistere ad una cosa che la mia coscienza non approvava».
    Questo potrebbe essere qualificato come «rimorso di essere»: si tratta di rammarico, di un sentimento introverso che rivive il male solo in quanto è fonte di sofferenza per la persona. Esiste anche il «rimorso di aver fatto», che si rivolge principalmente verso l'offeso e porta la persona a riparare più che a purificarsi. Ma tale disposizione di carattere estroverso risulta quasi sempre combinata con l'atteggiamento egocentrico cui s'è parlato sopra.

    2. Valore psicologico della confessione

    Da un punto di vista psicologico, la confessione svolge una funzione catartica, liberatrice. Il segreto - dice Jung - è come un veleno psichico che rende estraneo alla comunità chi lo custodisce. Questo spiega perché, specialmente prima dell'adolescenza, il fanciullo possa sentirsi libero dalla colpa anche per averla semplicemente confidata ai genitori. Però, a differenza di quanto afferma L. Kunz, [22] già nella fanciullezza, e più ancora nell'età successiva, la confessione sacramentale, anche senza il concorso di altri mezzi, porta il sollievo e la liberazione dal tormento interiore. Qualche attestazione raccolta dalla mia inchiesta:
    «Era una gran pena per me. La mia coscienza era inquieta. È molto brutto essere con la coscienza non tranquilla. Andai dal mio confessore e gli dissi tutto» (anni 12,9).
    «Ma quando la mano del confessore si alzava per assolvermi, io ho sentito come un peso che cadeva, una leggerezza indescrivibile» (anni 15,9).
    Un quindicenne, superata la vergogna, si presenta al confessore: «... Più dicevo e più volevo dire. Infine, quando ebbi spifferato tutto, mi sentii quasi scontento per non aver altro da dire. Però nel mio cuore era scesa una grande pace. Poi, quando il confessore mi diede l'assoluzione, volevo quasi saltargli al collo dalla contentezza».
    Tale disposizione psicologica, egocentrica e interessata, va sfruttata come impulso a rimettere il cuore in pace. Il confessore deve però condurre l'adolescente a superare questo atteggiamento per maturarlo in una disposizione altruistica, che ponga Dio al centro dell'attenzione.

    3. Ostacoli alla confessione

    Nonostante l'impulso a liberarsi dal tormento interiore, l'adolescente - più ancora che il fanciullo - prova difficoltà a manifestare le sue colpe al confessore. Ciò è dovuto sia alla presa di coscienza della propria personalità nascente, che rende l'adolescente geloso del proprio intimo e trasforma profondamente i rapporti tra lui e il mondo, sia per il genere di mancanze, di natura sessuale, vissute ora con una ripercussione profonda e conturbante.
    In base ai dati della mia inchiesta, le fonti di difficoltà sono costituite da: una forza interiore che spesso l'adolescente non sa né capire né dominare; un forte senso di pudore; la mancanza di termini adeguati per esprimere il peccato; la severità e durezza del confessore; il fatto che il confessore sia un sacerdote conosciuto.
    Presentato così il dinamismo psicologico del sentimento di colpa, la sensibilità con cui gli adolescenti reagiscono al turbamento di coscienza, l'impulso a liberarsi dalla colpa e le difficoltà che incontrano nel loro rapporto col confessore, si potranno comprendere meglio le indicazioni che da un punto di vista morale e pastorale verranno impartite nelle relazioni seguenti.

    NOTE

    [1] D. WIDLOECHER, Le Psychologue face au problème de la culpabilité, in «S.v.s.», n. 61 (1962), p. 305.
    [2] D. WIDLOECHER, Le Psychologue..., p. 307 s.
    [3] E. DE GREEF, La morale est-elle inscrite dans notre psychisme?, in Limites de l'humain, Paris, Desclée de Brouwer, 1953, pp. 106-119.
    [4] D. WIDLOECHER, Le Psychologue..., p. 310 s.
    [5] D. WIDLOECHER, Le Psychologue..., pp. 308-310.
    [6] A. PLÉ, Sexualité et culpabilité, in «S.v.s.», n. 73 (1965), p. 143, nota 2.
    [7] A. PLÉ, Sexualité..., p. 143; R. ZAVALLONI, Aspetto genetico e psicologico della colpevolezza, in Colpa e colpevolezza, Atti dell'VIII Congr. cattolico internazionale di psicoterapia e psicologia clinica (Milano 29 ag. - 4 sett. 1960), Milano, Vita e Pensiero, 1962, p. 3.
    [8] H. BISSONNIER, Introduction générale aux aspects psychopathologiques du sentiment de culpabilité, in «S.v.s.», n. 61 (1962), pp. 312-315.
    [9] L. KUNZ, Il sentimento di colpa negli adolescenti, Torino, S.E.I., 1955, pp. 237-247.
    [10] L. KUNZ, Il sentimento..., p. 315.
    [11] P. ABELY, Les sous-structures organiques qui conditionnent l'éclosion du sentiment de culpabilité, in Le coupable est-il un malade ou un pécheur?, Paris, Spes, 1950, pp. 111-132.
    [12] P. MAC AVOY, Quelques problèmes relatifs au sentiment de culpabilité, in «Psyché», nn. 18-19 (1948), p. 537.
    [13] P. MAC AVOY, Quelques..., p. 532.
    [14] A. BERGE, Le sentiment de culpabilité chez l'enfant, in Le coupable..., p. 140 s.
    [15] L. KUNZ, Il sentimento..., p. 255.
    [16] E. DE GREEF, Les instincts de défense et de sympathie, Paris, P.U.F., 1947, p. 201.
    [17] E. MASURE, Le problème social de la culpabilité et le sentiment religieux: esquisse des rapports entre biologie et théologie, in Le coupable..., p. 162.
    [18] E. DE GREEF, Les instincts..., pp. 191-193.
    [19] E. DE GREEF, Les instincts..., p. 208.
    [20] Una documentazione del fenomeno si può trovare in: N. GIORDANI, Il sentimento di colpa nei seminaristi (Tesi di Laurea), Torino, 1956, pp. 39-42.
    [21] I. LEPP, Igiene dell'anima, Torino, Borla, 1965, pp. 69-100.
    [22] L. KUNZ, Il sentimento di colpa...; N. GIORDANI, Il sentimento...



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