Luigi Della Torre
(NPG 1969-03-118)
L'educazione dei giovani alla Penitenza, attraverso le forme disciplinari e liturgiche della Chiesa, deve ricuperare valori del passato e deve prospettarsi l'avvenire. Noi ci siamo trovati al termine di un processo che ha disgregato l'antico organismo penitenziale della Chiesa, e siamo stati formati ad un uso, spesso legalistico e devozionalistico, di singoli elementi isolati dal loro contesto. Il Vaticano II ha avviato un lavoro di ricostruzione dell'organismo penitenziale, in rapporto alle situazioni contemporanee.[1] Le linee di questo processo costruttivo sono abbastanza precise, e traggono la loro validità ecclesiale dalla continuità con la tradizione. L'educatore che oggi forma al senso della Penitenza cristiana deve già comunicare motivi e convinzioni che domani emergeranno in primo piano nell'opera pastorale e nella spiritualità, e deve già iniziare a forme che domani saranno diffuse e normali nella prassi. Questo lavoro prospettico per non apparire frutto di fantasia deve appoggiare su una rapida e chiara visione retrospettiva.
1. MOTIVI E FORME DELLA «PENITENZA» NELL'ESPERIENZA ECCLESIALE
Qui non si delinea una storia, tanto complessa, delle forme penitenziali dalle origini cristiane.[2] Si esaminano tre situazioni penitenziali: in una struttura di iniziazione, in una struttura di riconciliazione e in un ambiente di stimolo e promozione. Il nostro è un esame funzionale, e quindi non si preoccupa di descrizioni storiche e di interpretazioni teologiche. Queste sono presupposte.
a) La Penitenza in una struttura ti iniziazione
Quando i nuovi cristiani provenivano principalmente da una vita pagana in età adulta, la Chiesa organizzava un tirocinio di preparazione al Battesimo. Nel catecumenato veniva fatta la prima esperienza penitenziale.
* Nell'itinerario fra la fede (risposta personale alla parola di Dio) e il Battesimo (sigillo sacramentale della fede) si pone la conversione del cuore, esigente anche un cambiamento nei comportamenti.
* Dal complesso di riti e formule di esorcismo e di rinuncia, spesso dominati da una mentalità facile a vedere ovunque presenza e influenza del demonio, si deduce chiaramente l'esigenza di esprimere e fare una scelta definitiva. Al catecumeno che vuol essere battezzato si chiede una opzione fondamentale: una decisa rinuncia al male e una adesione totale a Cristo.
* Nel loro sforzo di conversione i catecumeni sono sostenuti e aiutati dalla comunità ecclesiale, che li porta in sé «come i bimbi nel seno materno», li circonda con la preghiera, si pone ad essi come esempio, ne ascolta e ratifica la decisione...
Quindi: in un itinerario di iniziazione cristiana vi sono momenti penitenziali in cui il «candidato» esprime, nella comunità e da essa sorretto, scelte fondamentali per la sua vita.
b) La Penitenza in una struttura di riconciliazione
L'istituto della «Penitenza canonica» per la riconciliazione dei peccatori è «pubblico» non per la confessione, che veniva fatta segretamente al vescovo o al prete, ma per le forme penitenziali disciplinari e liturgiche. Questa istituzione è entrata in crisi ed è scomparsa, lasciando il posto alla «penitenza privata», non per la pubblicità della sua espressione liturgico-sacramentale ma per la rigidità delle sue prescrizioni disciplinari. È noto che l'itinerario di conversione e di riconciliazione avveniva nelle tappe seguenti: confessione dei peccati e introduzione nell'«ordo poenitentium»; soddisfazione della penitenza canonica imposta; assoluzione e ammissione alla Eucaristia. Il tempo privilegiato di questo processo penitenziale sarà la quaresima. Vale la pena rilevare alcuni aspetti.
* La Penitenza cristiana, come conversione, ha motivo e inizio dall'ascolto della parola di Dio, che giudica e invita, e si attua in una risposta vitale a questa parola proclamata dalla Chiesa. L'itinerario penitenziale della quaresima si svolge in assemblee ove si legge la Bibbia.
* L'esperienza penitenziale si fa nella e con la comunità ecclesiale: al cui giudizio ci si sottopone (nella persona del ministro cui si confessano i peccati); dalla cui piena comunione ci si esclude non partecipando alla Eucaristia; con la quale si prega e si invoca il Signore (preghiere per e con i penitenti); alla quale si chiede la riconciliazione (espressa dal ministro con la formula sacramentale).
* Il segno concreto, e pubblico, della volontà di conversione e della intenzione di riparare è l'opera penitenziale, imposta dal ministro e soddisfatta nella comunità.
* Il peccato è «scomunica» dalla Chiesa, e ha il suo segno esterno nel divieto di partecipare alla mensa eucaristica; la riconciliazione è riammissione nella piena comunione ecclesiale, ed ha il suo segno ultimo nella partecipazione alla Eucaristia dell'assemblea.
Quindi: il peccatore è riconciliato mediante un processo che parte dalla risposta alla parola di Dio e avviene in un confronto con essa; si compie nella e con la comunità ecclesiale; comporta una effettiva opera penitenziale: si conclude nella Comunione eucaristica.
c) La Penitenza nell'«ambiente» ecclesiale
Coloro che non si sottoponevano alla penitenza pubblica, pur avendo anche peccato gravemente, e i cristiani battezzati nell'infanzia, che possibilità avevano di fare una vera esperienza penitenziale nella Chiesa? Per essi non vi era una particolare istituzione liturgico-sacramentale almeno sino all'apparire della «penitenza privata». Eppure essi non si facevano illusioni circa la necessità di una continua conversione e di impegni Penitenziali. In realtà partecipavano alla vita della Chiesa che in molteplici attività si manifesta popolo penitente, in particolare:
* Nella presenza attiva a celebrazioni penitenziali riguardanti i catecumeni e i pubblici penitenti.
* Con preghiere comunitarie (specialmente durante la Messa) e private per domandare a Dio perdono dei peccati e per esprimere volontà di rinnovamento (per esempio: il «Padre nostro»).
* Con il compimento di opere penitenziali, valide solo se vere espressioni di interiore conversione, e considerate particolarmente significative se orientate alla carità.
* In determinate giornate dedicate alla penitenza (come alcune ferie di quaresima e delle tempora), comportanti un digiuno lungo il giorno e una assemblea serale per l'ascolto della parola di Dio e la preghiera comune, e, più tardi, anche l'Eucaristia (la statio).
* Partecipando alle attività e vivendo lo spirito di un tempo particolarmente dedicato alla ripresa della vita cristiana, alla conversione da situazioni peccaminose, ad un più generoso impegno: la quaresima.
Quindi: per tutti i cristiani la Chiesa offre un «ambiente» di restauro della vita cristiana, di incitamento e di promozione, con occasioni pubbliche e private, indicando forme specifiche, e organizzando apposite giornate o un tempo annuale.
2. COSTANTI E VARIABILI PER UNA RICOSTRUZIONE PROSPETTICA
L'esperienza che abbiamo rapidamente delineato in linee funzionali e in tre caratteristiche situazioni ha qualche cosa da dire alla Chiesa oggi. La ricostruzione che si cerca di fare dell'organismo penitenziale si basa sulla rivalutazione di quella esperienza, tenendo conto di successivi apporti (come la penitenza sacramentale privata) e di concrete situazioni attuali. Il nostro sguardo al futuro si basa su alcune costanti sicure che chiameremo idee fondamentali operative, e tiene conto di alcune incognite, dalle cui diverse soluzioni proverranno variazioni alle forme concrete in cui, domani si esprimerà la Penitenza nella Chiesa:
a) Idee fondamentali operative sulla «penitenza»
Non si tratta solo di «tesi» dottrinali acquisite dalla tradizione alla fede consapevole del popolo cristiano, ma anche di convinzioni di base che influiranno progressivamente sulla prassi pastorale e spirituale.
* La Chiesa si comprende come popolo penitente, come istituzione sempre in via di riforma, come comunità sempre bisognosa di conversione. L'itinerario penitenziale del singolo fedele si inquadra in questo contesto ecclesiale; la conversione personale trova stimolo ed espressione nello sforzo concreto di rinnovamento delle comunità locali.
* Fondamento di questo dinamismo della Chiesa e del cristiano è il Battesimo, sacramento pasquale ed escatologico, e perciò base di una vita sempre in crescita, in superamento, in trasformazione.
* La conversione come elemento specifico della Penitenza cristiana emerge sempre di più, ed appare come impegno personale di rinnovamento in risposta all'invito divino di partecipare e collaborare al Regno che si edifica nel mondo.[3]
* Nel processo ecclesiale e personale di conversione è preminente e normativa la parola di Dio, come parola di giudizio e di grazia, ascoltata e interpretata nelle situazioni concrete.
* Nell'itinerario penitenziale si valorizza la preghiera personale e comune nelle varie forme di: manifestazione della consapevolezza dei propri peccati e della propria insufficienza, invocazione della divina misericordia, espressione di volontà di rinnovamento e assunzione di concreti impegni, rendimento di grazie.
* Acquista rilievo l'opera penitenziale intesa come segno concreto, per sé e per la comunità, della serietà dell'impegno. Tale opera non si deve ridurre a una qualsiasi mortificazione o devozione, ma deve corrispondere alle concrete situazioni del penitente ed essere aperta alla carità di servizio.
* Il sacramento della Penitenza non è un episodio sacramentale a sé stante, ma si inscrive in tutto l'itinerario personale di conversione, di cui è momento culminante.
* L'Eucaristia, nella sua concreta celebrazione di «Messa» con ascolto di letture bibliche e con preghiere varie, è punto di arrivo e momento qualificante ed espressivo di ogni sforzo personale e di ogni impegno ecclesiale di rinnovamento.
b) Incognite che agiranno come «variabili»
La traduzione pratica delle idee sopra elencate, senza pretesa di completezza, dipenderà nel prossimo futuro dalla soluzione di alcuni problemi che già si avvertono.
* Come si verrà strutturando la Chiesa nelle sue concrete espressioni comunitarie di base, e quale tipo di articolazione si stabilirà fra comunità «istituzionalizzate» (es. parrocchie) e comunità più spontanee (es. un gruppo giovanile)? La «sede» propria del processo penitenziale potrà essere la comunità più ristretta, che ha maggiori incidenze nella vita, ma per certe espressioni liturgiche potrà essere l'istituzione ecclesiale superiore.
* Le varie iniziative «pastorali» che promuovono la Penitenza (proclamazione della parola di Dio, guida alla riflessione e alle preghiere, proposta di opere penitenziali, gesti di assoluzione e riconciliazione) in che misura e in quali modalità possono essere compiute da laici, da diaconi, da preti? A questi ultimi quale specifica funzione ministeriale compete, dato che altre funzioni possono essere svolte anche da fedeli o diaconi?
* Date le variazioni subite nella storia, quale rapporto si stabilirà fra la «assoluzione sacramentale» e la «confessione»? Rimarrà l'attuale disciplina che condiziona, eccetto casi particolari, l'assoluzione dei peccati gravi alla loro confessione auricolare, oppure si potranno avere forme diverse, da usarsi secondo le circostanze?.[4]
* Le tradizionali strutture cronologiche della Penitenza comune, come il venerdì o la quaresima, avranno ancora significato e funzione in dati contesti sociali e per certi gruppi? Alcune piccole comunità potranno avere ritmi funzionali diversi da quelli «codificati». Nell'emisfero australe la quaresima, cadendo verso la fine delle vacanze estive, non è periodo adatto per ciò che pastoralmente si prefigge.
* Le molteplici esperienze di «Revisione di vita», adottate anche da comunità religiose oltre che da gruppi specializzati di «militanti», avranno uno sbocco liturgico-penitenziale? Proponendosi la conversione, la Revisione di vita può offrire una metodologia adeguata alle iniziative penitenziali di particolari comunità.
c) Alcune forme penitenziali prevedibili
Nel pluralismo ecclesiale oggi ammesso, e imposto dalla situazione culturale e sociale, è certo che si va verso una maggior varietà di forme penitenziali. Ne elenchiamo alcune facilmente prevedibili, e in parte già in atto.
* Nella Messa si avrà un momento di comune espressione di Penitenza, più funzionale e significativo dell'attuale recita del «Confesso a Dio onnipotente...», da attuarsi con diverse modalità.
* Si diffonderanno sempre più le «celebrazioni comuni di Penitenza», con schemi e contenuti differenti, in rapporto alle assemblee che le celebrano. Gli elementi caratteristici saranno: proclamazione della parola di Dio; esame e giudizio; espressione di pentimento e invocazione di perdono; imposizione e accettazione dell'opera penitenziale; gesto di assoluzione e riconciliazione; rendimento di grazie. Queste celebrazioni potranno inquadrare la «confessione auricolare» o prepararla, ma ne possono anche essere indipendenti. Potranno avere una formalizzazione rituale più o meno accentuata, secondo le situazioni e circostanze.
* Il «sacramento della Penitenza» sarà sempre più considerato come una vera celebrazione, con gesti e parole che meglio esprimano la funzione del ministro e le parti del penitente.
* In comunità omogenee, per coscienza di fede più che per appartenenza sociale o livello culturale, le opere penitenziali potranno a volte essere assunte comunitariamente, come testimonianza e servizio.
* La quaresima conoscerà una rivalutazione, come periodo di più intense e significative attività penitenziali per tutta la comunità, almeno per quegli ambienti in cui il periodo stagionale si presenta propizio per riunioni comuni più frequenti.
* Un giorno infrasettimanale (il venerdì?) si verrà quasi qualificando per alcune comunità come giorno di particolare impegno penitenziale legato ad una celebrazione di Penitenza.
Perché queste strutture e queste forme ora in cantiere risultino efficienti sarà necessaria una maturazione della coscienza penitenziale del popolo cristiano, formato a schemi sacramentali e giuridici troppo formalistici e legato a consuetudini pratiche poco significative. Da una parte le iniziative pastorali dovranno aiutare il popolo cristiano a maturare penitenzialmente, dall'altra esse avranno incidenza nella misura in cui i fedeli sono adulti nella loro coscienza penitenziale e nel saper usare delle forme loro proposte. Non è un circolo vizioso da cui non si esce. È un dinamismo di crescita che trova la sua condizione di successo nella educazione delle nuove generazioni.
3. LINEE PER UN'AZIONE EDUCATIVA ALLA PENITENZA CRISTIANA
Il discorso sulla educazione dei fanciulli e degli adolescenti alla penitenza si deve inquadrare nel più ampio discorso della iniziazione cristiana.
Nel contesto di una iniziazione alla fede e alla vita della comunità ecclesiale si inserisce la iniziazione ai motivi e alla prassi della Penitenza nei suoi diversi aspetti. Questa opera educativa non si può ridurre ad insegnare il precetto della Chiesa prescrivente al Venerdì un'opera penitenziale (senza spiegarne i motivi) e a preparare alla confessione come sacramento per ottenere il perdono dei peccati commessi.
Alla luce delle affermazioni e delle prospettive sopra riportate, cerchiamo di tracciare rapidamente alcune linee lungo le quali dovrebbe svolgersi la ricerca e la applicazione di un'azione pedagogico-pastorale per educare alla penitenza cristiana fanciulli ed adolescenti.
* Operando in una situazione di iniziazione cristiana con «fedeli» di età infantile e adolescenziale la penitenza deve essere posta più in relazione con il Battesimo, da scoprire e ratificare, che con il peccato. Gli educandi devono essere guidati a comprendere l'esigenza di continua crescita e conversione che deriva dal Battesimo.
* L'educazione penitenziale deve portare questi battezzati a saper fare consapevoli e responsabili «scelte» circa i problemi che avvertono nella loro maturazione umana e nelle situazioni in cui vivono. Queste scelte di mentalità e di comportamento devono apparire come risposta alla parola di Dio, come attuazione delle esigenze battesimali, come atti e disposizioni per collaborare al Regno di Dio. Si dovrà far comprendere che queste scelte richiedono rinuncia ad altre possibilità, e che la fedeltà alle scelte fatte, domanda sforzo e lotta.
* A questi battezzati in via di formazione si dovrà far comprendere e sperimentare il valore di opere penitenziali, cioè di impegni concreti che traducono in pratica le scelte fatte. Converrà evitare una terminologia logorata (il «fioretto») o motivazioni devozionalistiche («fallo per Gesù Bambino») o strumentalizzazioni disciplinari («fate vedere che siete capaci a stare in silenzio per amore di Gesù»). Queste opere debbono richiedere un vero sforzo personale ed essere orientate al servizio, in modo che appaia la dimensione di carità di ogni impegno di vita cristiana.
* Questa progressiva educazione alla Penitenza cristiana comporta anche istruzioni catechistiche adeguate, ma deve avvenire soprattutto in «celebrazioni» di gruppo. Si parte dalla vita concreta; la si confronta con la parola di Dio; ci si rende conto di ciò che il Signore vuole dai suoi amici e discepoli «battezzati»; si riconoscono le proprie insufficienze e debolezze; si prega esprimendo pentimento, proposito e invocazione; si assumono impegni concreti; si ringrazia Dio perché ci ha fatto capire queste cose e ci ha invitato a collaborare con lui per l'avvento del suo Regno... È ovvio che impostazione, svolgimento, contenuto di queste celebrazioni sono adattati alle diverse età e sono in rapporto a tutto l'itinerario di formazione cristiana che il gruppo sta seguendo.
* Nella preparazione dei battezzati alla loro prima partecipazione sacramentale alla Messa (prima Comunione), o comunque in ogni programma di iniziazione alla celebrazione eucaristica, si devono far notare quegli elementi che esprimono e richiedono atteggiamenti penitenziali, e si deve educare a far della Messa un momento di personale e comune conversione.
* Questo lavoro educativo non deve rimanere chiuso nel gruppo, ma deve aprirsi alla vita della Chiesa, facendo scoprire e comprendere le iniziative pastorali e liturgiche che la comunità ecclesiale ha per invitare e aiutare i cristiani ad un continuo progresso nella vita cristiana.
* In questo contesto si comincerà a parlare di un sacramento per la riconciliazione di chi ha peccato gravemente, o anche per la restaurazione e il rinnovamento di chi capisce di dover corrispondere con maggior generosità all'amore di Dio. Il sacramento della Penitenza non dovrà ridursi a «confessione dei peccati», ma sarà presentato e sperimentato come celebrazione in cui si esprimono e vivono tutti i momenti di una vera decisione al rinnovamento come risposta a Dio e come impegno nella e con la comunità.
NOTE
[1] Cf L. DELLA TORRE, La «pastorale della Penitenza» dal Vaticano II al Direttorio, in Rivista di pastorale liturgica, 5-1968, pp. 415-426.
[2] Cf C. VOGEL, Il peccatore e la Penitenza nella Chiesa antica, L.D.C., Torino-Leumann 1968; e alcuni articoli su Rivista Liturgica nn. 5/6-1968.
[3] Cf il dossier Penitenza e conversione in Servizio della Parola, n. 5-1969.
[4] Cf F. SOTTOCORNOLA, L. DELLA TORRE, La celebrazione della Penitenza nella comunità cristiana, Queriniana, Brescia 1966; AA. Vv., Celebrazioni penitenziali, L.D.C., Torino 1968.








































