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    Chiesa e gioventù d'oggi



    (NPG 1969-12-45)

    In occasione della Festa di Ringraziamento i Vescovi della Svizzera hanno pubblicato questo documento diretto ai giovani. Lo riportiamo perché ci pare veramente di notevole interesse, stimolante ad una attenta e disponibile riflessione.

    Fratelli carissimi,

    Meno di quattro anni fa, concludendosi, il Concilio Vaticano II affermava: «Il cambiamento di mentalità e di strutture spesso mette in causa i valori tradizionali, soprattutto tra i giovani che, non poche volte impazienti, diventano magari ribelli per lo scontento, e compresi della loro importanza nella vita sociale, desiderano assumere al più presto il loro ruolo» (Gaudium et Spes, n. 7).
    E in un altro documento, lo stesso Concilio dichiarava:

    «I giovani esercitano un influsso di somma importanza nella società moderna. Le circostanze della loro vita, la mentalità e gli stessi rapporti con la propria famiglia sono grandemente mutati. Passano spesso troppo rapidamente ad una nuova condizione sociale ed economica. Mentre cresce sempre più la loro importanza sociale ed anche politica, appaiono quasi impari ad affrontare adeguatamente i nuovi loro compiti...» (Apostolicam Actuositatem, n. 12). Erano avvertimenti solenni. Gli avvenimenti di questi ultimi tempi hanno mostrato quanto c'era di vero in quelle affermazioni. Le quali, se hanno valore per la famiglia e per la società, han valore soprattutto per la Chiesa: perché, come ci ricordava Papa Paolo VI, «la gioventù offre alla Chiesa il campo sperimentale della efficacia, dell'attualità e della modernità della sua azione salvatrice in un dato ambiente sociale e in un dato momento storico».[1]

    Ecco perché i vostri Vescovi, in piena adesione al loro mandato pastorale, invitano tutti i cattolici svizzeri, in questa giornata federale di preghiera e di riflessione, a guardare con lucidità, con senso di responsabilità e con fiducia, al grave problema della gioventù.
    Discorso scomodo, discorso arduo, ma discorso cui non ci si può sottrarre, perché la contestazione giovanile è una realtà anche nel nostro Paese anche nelle nostre comunità ecclesiali.

    Che cosa contestano i giovani?

    Contro chi, contro che cosa si rivoltano?
    Essi sostengono che l'attuale società avvilisce l'uomo invece di rispettarlo e di promuoverlo; dicono che il nostro mondo è alienato e alienante; poggia sulla cristallizzazione dei privilegi, sullo sfruttamento organizzato a fini egoistici di denaro o di potere; impedisce, mortifica, soffoca lo slancio creativo di ogni uomo.
    Essi accusano gli anziani di aver coltivato ogni tipo di razzismo e di colonialismo; di aver esaltato le virtù guerriere e di aver scatenato, periodicamente, conflitti armati dai bagliori apocalittici per conservare privilegi o imporre ideologie.
    Accusano questa «società opulenta» - del cui benessere si avvalgono - di asfissiarli e corromperli con il suo materialismo ipocrita.
    Nutrono rancore verso genitori, insegnanti, autorità e sacerdoti che, tutti, li avrebbero trattati paternalisticamente e spesso «strumentalizzati»...[2]

    Valori e promesse

    D'altro canto, questa gioventù porta avanti tutta una serie di valori - l'autenticità, la disponibilità, la partecipazione, il rispetto dell'uomo, l'insofferenza della mediocrità, l'anelito alla pace, la denuncia di ogni oppressione - che costituiscono una potente ondata di fiducia e che, a ben guardare, s'incontrano proprio nel Vangelo e nella tradizione cristiana.[3] Se dunque non tutto ciò che nella rivoluzione giovanile è valido e giovane - non mancano infatti evidenti segni di sfiducia generale e di nichilismo - è però innegabile che gli orizzonti che essa spalanca sono giovanili e raggiungibili. Per questo i giovani costituiscono una forza che non potrà essere arginata.
    Siamo, per così dire, all'inizio di un nuovo esodo verso la terra promessa.

    Dal conflitto al dialogo

    Per quanto originali, strani, strafottenti e rivoluzionari possano sembrare, i giovani d'oggi sono alla ricerca del punto più opportuno e del metodo più efficace per innestare nel vecchio tronco sociale la loro esuberante linfa rinnovatrice.
    È un sì e non un no che essi vogliono dire, quale risposta all'esigenza di quella dimensione sociale che fa parte integrante della natura umana. quindi di capitale importanza non sottrarsi pregiudizialmente al dialogo coi giovani in nome delle strane fogge di vestire, parlare, protestare, contestare... Sarebbe il peggiore alibi che le generazioni adulte possono inventare per chiudere gli occhi sulla realtà perenne della storia.
    Se è vero che, anche nel nostro Paese, una parte della gioventù vuole la distruzione di ogni forma sociale attuale e non nasconde le sue velleità anarchiche, è altrettanto vero che non tutti i giovani rifiutano la società, ma eventualmente un certo tipo di società; non tutti rifiutano la cultura, bensì un certo modo di crescere in essa finora tacitamente ammesso; non tutti rifiutano l'autorità, bensì un certo modo d'incarnarla, di esprimerne il ruolo e di praticarla.
    Sotto le epidermiche manifestazioni contestatarie, in generale è sottesa una realtà di natura ben diversa.
    Bisogna ricuperare tale realtà per operare una sintesi vitale fra elementi che paiono contraddittori: bisogna cioè comprendere che siamo in presenza della intuizione di nuovi traguardi umani e anche religiosi, dell'adesione coerente a questi ideali, della volontà di spendere la propria vita in una precisa linea ascendente e più valida.
    Il ricupero di questa realtà fondamentale trasformerà non soltanto il giudizio sul conflitto delle generazioni - ma anche l'atteggiamento reciproco: il conflitto si farà dialogo franco, deciso e costruttivo.[4]

    Parole agli anziani

    * Alla base d'un proficuo dialogo, deve porsi, da parte della generazione anziana, un esame di coscienza su eventuali responsabilità: di genitori, educatori, datori di lavoro, autorità, sacerdoti. Troppe volte abbiamo difeso la nostra posizione di superiorità; invece di sforzarci di capire il fondo di vero e di buono che stava sotto le proteste o le chiassate dei giovani, abbiamo ritenuto di dover condannare; invece di renderci conto di nostre deficienze e di eliminarle, abbiamo accusato...
    * Nel promuovere il dialogo, non si cada nell'equivoco di «adattare» il messaggio della salvezza alla gioventù moderna, sottacendo, minimizzando o ignorando quelle affermazioni che male si accordano con una certa mentalità «aperturistica» e certo lassismo morale di cui purtroppo molti giovani sono sostenitori.
    È evidente che l'annuncio evangelico non potrà non apparire «porta troppo stretta e via troppo angusta» (Mt 7,13). L'entusiasmo eccessivo che circondasse i pastori, li dovrebbe rendere pensosi: «Guai a voi quando tutti gli uomini diranno bene di voi, perché così i padri vostri trattavano i falsi profeti» (Lc 6,26).
    I giovani, del resto, hanno un «sesto senso» per capire chi veramente li ama e si sforza di capirli ed aiutarli: simpatizzano con gli adulti che, anche esigenti e perfino duri, hanno vero desiderio che i giovani crescano.
    * Per la maggior parte degli adulti s'impone comunque, in nome del Vangelo e in ossequio alle direttive del Concilio, un deciso cambiamento di mentalità nei riguardi dei giovani.
    Tale nuova mentalità implica:

    Accettare le persone dei giovani
    La vera accettazione include stima, simpatia, fiducia nella loro capacità di fare qualcosa di buono, di diventar migliori. Stimare i giovani significa accettare che siano diversi da noi per mentalità, per impostazione di vita, per il modo di giudicare, di comportarsi, di contestare, di impegnarsi, di divertirsi, di amare, di sperare, di pregare.
    È ammettere che i giovani, con tante idee che suonano strane ai nostri orecchi piuttosto tradizionalisti, abbiano una parola da dire al mondo d'oggi, e che tale parola sia degna di ascolto e di rispetto.

    Partire dai valori e dalle attese care ai giovani
    Ci sono alcuni valori che i giovani di oggi considerano loro scoperta e loro vanto: li idolatrano, ne sono gelosi; talvolta li frammischiano a «non-valori» o si limitano a proclamarli, vivendo poi in contraddizione con i proclami o con l'esempio dei miti che sbandierano.
    Ma non si può negare che in ogni caso ne cerchino la attuazione fuori, nel mondo dei grandi, degli uomini maturi. Simpatizzano con chi li possiede, reagiscono contro uomini e istituzioni che ne sono privi.
    Si tratta di far comprendere a questi giovani che proprio nel Vangelo essi troveranno l'elenco dei valori e la risposta alle loro attese.
    - Contestano il formalismo? Gesù fu il primo contestatore delle preghiere recitate senz'anima (Mt 6,7), dell'elemosina data per ostentazione (Mt 6, 1ss), della carità interessata (Mt 5,44).
    - Sono paladini dell'autenticità? Contro nessun vizio Cristo lottò quanto contro l'ipocrisia (Mt 5,36; 23,16).
    - Reclamano l'autorità come servizio? È proprio così che Gesù l'ha presentata (Mt 20,77; Giov 14,45).

    Rispettare le libere scelte
    Noi tutti siamo pronti ad affermare che l'essere umano può raggiungere la sua perfezione solo attraverso l'esercizio della sua libera volontà e che egli ha il potere di scegliere i mezzi per raggiungere il proprio destino. Ma incontriamo anche difficoltà a tradurre in concreto queste certezze: talvolta l'amore per la verità ci ha sollecitato a presentarla già bell'e pronta come una ricetta da attuare, o ci ha portato a sostituirci alle persone nelle decisioni concrete.
    Nel Vangelo, il Signore ci si rivela nell'atteggiamento quasi staccato di chi propone la verità e poi rimane rispettoso della coscienza umana (Mt 19,21; Lc 15). Gesù sa che la scelta libera presuppone la conoscenza e implica la possibilità di crisi (abbandono degli Apostoli durante la Passione) e persino di rifiuto definitivo (Giuda): ma è la sola scelta veramente umana.
    Anche noi, anziani, sacerdoti e laici cristiani, ci dobbiamo adoperare per portare i giovani a libere scelte, istillando in essi l'amore per la verità, la quale se oggettivamente esiste, soggettivamente non è mai posseduta in modo totale e definitivo. Ciò esige ricerca costante, confronto, dialogo; e anzitutto, coerenza di condotta con la verità che vorremmo veder condivisa.

    Facilitare la partecipazione
    «Oggi i giovani sono padroni, sono subito messi in possesso dei beni di cui la vita moderna dispone, gli strumenti della tecnica, la cultura, il benessere, il giudizio sopra ogni cosa e ogni valore: sono arbitri di se stessi e tendono a esserlo anche degli altri».[5]
    In altre parole, i giovani vogliono essere protagonisti. Essi devono poter sentire la Chiesa come loro Chiesa, la Parrocchia come loro Parrocchia, la liturgia come loro liturgia, il cammino del bene nel mondo come loro diretta responsabilità.
    Questo esigerà che si accettino le loro legittime critiche a certe impostazioni superate, a certi metodi consumati.
    Esigerà che i movimenti giovanili rispecchino modelli creati dai giovani di oggi, e non quelli che a noi, non più giovani, appaiono sicuri a tutta prova.
    Esigerà che nei Consigli diocesani e parrocchiali i giovani costituiscano «la vita nella sua freschezza; siano, rispetto al passato, la modernità, l'attualità; rispetto all'avvenire, gli scopritori, gli innovatori, la speranza».[6]

    Parole ai giovani

    Ed ora una parola a voi, carissimi giovani, da parte dei vostri Vescovi, che a voi guardano con affettuosa simpatia, vivace speranza e trepidante senso di responsabilità. Già, nel corso di questa lettera, vi abbiamo testimoniato la più grande comprensione e soprattutto abbiamo dimostrato di credere nella sincerità con la quale volete portare avanti molteplici valori. Esortando gli anziani a stimarvi, a comprendervi, a dialogare con voi, vi abbiamo additato come un «segno dei tempi», voce stessa di Dio all'intera cristianità contemporanea.
    Ma affinché l'auspicato dialogo abbia serie prospettive di successo, occorre che anche da parte vostra al dialogo si creda, al dialogo ci si apra e in esso si cresca in umile, leale, fiducioso atteggiamento.
    Perciò, vogliamo chiedervi di tenere presenti alcune disposizioni d'animo che riteniamo di somma importanza.
    * Non dimenticate che il mondo ha camminato anche prima di voi. La posizione da cui voi avete la fortuna di partire è frutto d'immensi sacrifici d'intere generazioni, le quali hanno avuto, a loro modo, le vostre stesse attese e speranze, forse meno appagate.
    Non dimenticate che è errato incominciare sempre da zero: la civiltà è il risultato anche dell'apporto di chi vi ha preceduto, e l'uomo si arricchisce, soprattutto spiritualmente, attingendo alle esperienze che altri han fatto prima di voi.
    * Non siate ingiusti nei riguardi delle generazioni anziane: i vostri Vescovi vi possono assicurare che i valori che gli anziani han saputo custodire, in un non lontano domani appariranno anche a voi, che oggi magari ne dubitate, in tutta la loro ricchezza. Le generazioni che vi precedono sono state formate con altri criteri, con altri sistemi, rispondendo ad altre sollecitazioni: non avete il diritto di qualificare tale formazione come totalmente reazionaria, giuridista, lontana dai contesti della vita, sorda e chiusa ai fremiti dello spirito il quale, secondo taluni di voi, sarebbe imprigionato dalle strutture. Farete del resto anche voi l'esperienza di quanto sia indispensabile una struttura per tener viva un'iniziativa spontanea.
    * Cresciuti in un clima di libertà, della libertà voi fate un vanto e un programma, anche nel campo religioso. Non dimenticate mai, tuttavia, che la libertà cristiana di cui siete insigniti dallo Spirito Santo, deve essere «amore che si fa servizio».[7]
    Non è una libertà qualunque. È una libertà che accetta anche le leggi, le direttive, le prescrizioni: leggi, direttive e prescrizioni che tengono conto della condizione reale dell'uomo, fragile e peccatore; che vogliono aiutare la sua coscienza a meglio discernere le opere della carne dal frutto dello Spirito (Gal 5,19); che sono la salvaguardia della legge interna, scritta dallo Spirito nei nostri cuori e la proteggono non solo in quanto aiutano la nostra coscienza a vedere più chiaramente, ma anche la nostra volontà ad agire più coerentemente.
    Una libertà quindi che accetta volentieri anche l'autorità: la quale, ovviamente, non potrà dimenticare di essere essa stessa servizio.
    * Sappiate prender coscienza di voi stessi: incontratevi con la vostra realtà umana, senza veli e senza paure. Non dimenticate che siete uomini, che portano in sé l'infinita esigenza di libertà e di dignità senza frontiere, ma anche la tormentata limitatezza di ogni giorno e di ogni scelta.[8] Confessare i propri limiti, non significa certo rassegnarsi alla mediocrità, ma anzi tendere alla perfezione, in ogni campo, sapendo che tutti siamo chiamati all'instancabile opera di progresso e di sviluppo personale.[9]
    * Abbiate sempre un culto leale per la verità.
    Perciò, guardatevi dal pericolo del «conformismo dell'anticonformismo»; badate a non lasciarvi irretire in pregiudizi e in preclusioni, specialmente per quanto concerne i problemi religiosi e morali; non barattate con pseudo-valori d'effimera moda il fermento di saggezza evangelica capace di garantire, spiegare e salvare i valori eterni della vita, proposti anche ai giovani come impegno e fierezza.
    Imparate ad ascoltare gli altri e a «dialogare» nel vero senso della parola, non posando a infallibili possessori della nuova maniera di giudicare o di agire.
    * Abbiate la quotidiana, bruciante sollecitudine del bene comune: in essa devono sfociare l'autenticità sconfinata delle vostre iniziative, l'estensione planetaria dei vostri interessi, la contestazione globale delle strutture attuali.
    L'impegno per il bene comune nasca dalle profondità più intime delle vostre coscienze giovanili, rispondendo ad una vocazione: quella ad un autentico spirito rivoluzionario volto a creare condizioni umane sempre migliori, sì da permettere a ogni uomo di essere e sentirsi fatto «a immagine e somiglianza di Dio».
    * Date fiducia alla Chiesa: nel Concilio Vaticano II, essa è ritornata alle sue fonti e a voi si presenta ringiovanita, pronta ad offrire le eterne e sempre attuali risposte alle vostre ansiose domande. E la Chiesa ha bisogno di voi, della vostra giovinezza.
    «Ricca di un lungo passato sempre vivo in lei, e camminando verso la perfezione umana nel tempo e verso i destini ultimi della storia e della vita, la Chiesa è la vera giovinezza del mondo. Essa possiede ciò che fa la forza e la bellezza dei giovani: la capacità di rallegrarsi per ciò che comincia, di darsi con generosità, di rinnovarsi e di ripartire per nuove conquiste».[10]
    * Non illudetevi: anche per voi gli anni passeranno rapidi: rimanete dunque giovani nell'anima.
    Ma «ciò che costituisce la giovinezza dell'anima, è la possibilità di credere ad un ideale e di donarsi ad esso interamente. Resta giovane l'anima che non si piega su se stessa, ma che si apre alla vita, sostenuta dalla fede e dalla speranza in un avvenire migliore. Al contrario invecchia l'anima che si accascia e si piega nella disillusione».[11]
    Soltanto Dio è l'ideale vivente capace di rinnovare senza posa lo slancio della vostra giovinezza.
    Lo esprimeva tanto bene il Dottore entusiasta, Sant'Agostino: «Quaerite, o juvenes, Christum, ut juvenes maneatis».[12] Giovani, incontratevi con Cristo per rimanere giovani!
    Incontratevi col Cristo autentico: non con un vago ispiratore di sentimenti filantropici o con una specie di capo rivoluzionario; cercatelo nel Vangelo, nei Sacramenti, nella Chiesa perché solo là voi lo troverete. Egli vi attende.

    Fratelli carissimi, anziani e giovani.
    I vostri Vescovi vi hanno rivolto questo messaggio in occasione della festa federale di ringraziamento e di preghiera, nella ferma speranza che da un confine all'altro della nostra nazione tutti i cristiani e tutti gli uomini di buona volontà prendano coscienza delle dimensioni del travaglio in cui si dibattono le giovani generazioni. Ciascuno esamini se stesso e decida quali passi ha da compiere per contribuire efficacemente alla soluzione del comune problema; gli anziani si sforzino di guardare ai giovani con rinnovata fiducia, con sereno giudizio, con sano ottimismo; i giovani guardino agli anziani con vero rispetto e con occhio limpido e non deludano autentiche speranze e sì fervide attese impegnandosi con innovatrice iniziativa alla realizzazione di una più ricca sintesi d'interiorità e di comunione.
    Voglia l'Altissimo benedire i propositi e gli sforzi di tutti i suoi figli.

    Einsiedeln, nella nostra annuale Conferenza, 2 luglio 1969.

    I vostri Vescovi

    NOTE

    [1] Discorso all'udienza generale, 5 novembre 1968.
    [2] Questo fenomeno contestatario, esploso clamorosamente e universalmente, ha messo in movimento non solo gli adulti, ma l'intera società. Ci troviamo di fronte a un'autentica rivoluzione, destinata a mutare radicalmente tutti i contesti della civiltà Sono posti in discussione le certezze e le verità; l'autorità; la scuola coi suoi pro grammi, coi suoi metodi e le sue strutture; il sistema economico; il funzionamento della democrazia; le priorità nei programmi di sviluppo culturale, morale, sociale; la fede e la morale; il peccato e la grazia...
    [3] Di questi germi positivi (o valori di aggancio) parlava ottimisticamente Paolo VI nell'udienza generale del 5 novembre 1968.
    [4] Gioverà, in proposito, porre avvertenza a due aspetti del fenomeno della contestazione giovanile.
    In primo luogo, si deve osservare che la gioventù come classe sociale condizionante è un dato caratteristico della moderna società industriale; non esisteva nella società di tipo rurale, è qualcosa d'inedito e quindi, in gran parte, d'ignoto. A seguito della democratizzazione degli studi, della industrializzazione, dell'automazione crescente e della presenza determinante dei nuovi mezzi di comunicazione sociale, una porzione ognora crescente dell'umanità - centinaia di milioni di esseri - non appartiene più alla fanciullezza, ma non è ancora direttamente immessa nel ciclo produttivo della vita. Può quindi «vivere» il periodo della gioventù come mai era avvenuto.
    In secondo luogo si badi alla «differenziazione dell'età giovanile»: infatti il giovane operaio è già un adulto a vent'anni (si sposa anche presto ed è chiamato ad assumere responsabilità concrete), mentre lo studente universitario rimane «adolescente» fino ai 25-30 anni, dipendendo economicamente dalla famiglia.
    Due aspetti del fenomeno che servono a gettar luce sulla difficoltà ad afferrare esattamente il problema giovanile e a trovarci una soluzione omogenea.
    [5] Paolo VI, discorso del 26 settembre 1968.
    [6] Paolo VI, ibidem.
    [7]Deve essere amore: altrimenti potrebbe essere velleità, capriccio, impazienza, contestazione sterile. Deve farsi servizio: altrimenti sarebbe parola vana e vana pretesa: deve assumersi il compito di promuovere una vera liberazione dal male morale e contribuire a creare un ambiente moralmente e spiritualmente migliore.
    [8] Pascal, Les deux infinis; S. Agostino, Confessioni 1,1,1.
    [9] Populorum Progressio, prima parte.
    [10] Messaggio ai giovani, a conclusione del Concilio Vaticano II.
    [11] Y. Congar, Le vie del Dio vivo, Morcelliana, p. 341.
    [12] S. Agostino, Ad fratres in eremo, Sermo XLIV.



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