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    Criteri e livelli di maturità umana



    Umberto Dell'Acqua

    (NPG 1971-05-17)

    Questo studio e il successivo si situano in una fase ancora descrittiva. Un progetto educativo è frutto di un «impasto» tra l'ideale e il reale, operato non tanto attraverso somme algebriche, ma con «una intelligente capacità inventiva» dell'educatore. La presentazione delle «mete educative» segna il punto d'arrivo ottimale (l'ideale): perché un preadolescente sia un uomo di «forte personalità» va guidato ad attingere livelli di maturità. È chiaro un principio che ritorna con frequenza nelle righe dei due studi: si parla di maturità relativa. Una maturità cioè che è piena e totale in rapporto dinamico con i condizionamenti esistenziali del preadolescente. Egli non è un uomo in 16°: ma una persona, realizzata e matura, quanto e nei termini in cui riesce ad esserlo in rapporto alle sue possibilità. Il discorso sulle mete aprirà (nella terza parte di questa monografia) alla ricerca dei metodi educativi per avviare una marcia di avvicinamento, il più possibile adeguata, dal volto reale di ogni ragazzo a questo volto ideale. Ma già all'interno di questi due studi affiorano indicazioni immediatamente operative e suggerimenti metodologici. Un'altra nota, per guidare una retta lettura.
    Se uno cercasse nell'articolo un lungo elenco di mete educative, forse si troverebbe deluso. Il preadolescente, come ogni uomo, è più complesso di ogni rassegna...
    L'articolo di Dell'Acqua descrive un tipo ideale di preadolescente. Nella descrizione, indirettamente, sono elencate le mete e i livelli di maturità.


    MOMENTO PSICOSOCIALE

    La relatività della nozione di «giovane»

    Risulta oggi, una stupefacente brevità della durata delle generazioni e benché le strutture e i valori mutino meno velocemente delle tecniche, gli educatori sentono che i figli di una stessa famiglia, anche se hanno 20,15,12 anni, non appartengono più alla stessa generazione.
    Essi sono sottoposti alla diffusione di modelli di comportamento giovanile diversi e a differenti subculture di età che provocano non solo opposizioni ai genitori, ma delle segregazioni tra i figli di una stessa famiglia. Ciò implica, in parte, l'intensificarsi delle tensioni familiari e la difficoltà di essere padre: lo stesso padre si deve comportare differentemente e deve adattarsi alle diverse «generazioni» dei propri figli.
    L'esplosione demografica della gioventù nella vita e nel clima della scuola fa sì che gli studenti siano talmente numerosi che non possono più avere con i docenti dei rapporti diretti.
    Si arriva alla eliminazione del binomio «conoscenza ed esperienza» a vantaggio del binomio «conoscenza e creatività» in politica, nella scienza, nella medicina, nelle tecniche.

    L'evoluzione dei giovani

    Si osserva l'evoluzione dei giovani e ci si accorge che essi danno la priorità all'invenzione, alla intuizione, alla innovazione, alle soluzioni nuove. Questi problemi non possono più essere considerati come dei problemi di alcune minorità.
    Ciò che complica l'analisi, è il fatto che le trasformazioni numeriche dei giovani si caricano di trasformazioni biologiche, sociologiche e forse anche di strutture mentali.
    Sivadon, di Bruxelles, presidente della Lega internazionale d'igiene mentale, segnala l'allungamento del periodo di adolescenza. Se la medicina e l'igiene fanno vivere più a lungo, esse assicurano ai giovani una statura più allungata, una forza fisica generalmente superiore e soprattutto una pubertà più precoce.

    Una lunga adolescenza

    I giovani arrivano oggi, più presto al pieno possesso delle loro funzioni biologiche adulte, ma contraddittoriamente, la loro autonomia si trova sempre più ritardata.
    Nelle generazioni precedenti, il passaggio dall'infanzia all'età adulta, avveniva in qualche mese: oggi richiede più di 10 anni.
    Questa lunga adolescenza, permette loro di affrontare sistemi normativi differenti, spesso molto contraddittori che sono costretti a sperimentare prima di costituirsi una morale autonoma.
    Questo allungamento provoca anche prolungamento dell'indeterminazione delle forme di pensiero, del potere di sognare il mondo e di vivere con un pensiero irreale.
    Prima, a 15 anni, era fissata la vocazione professionale; oggi, molti adolescenti non sanno scegliere: 26% dei maschi, 50% delle ragazze, alla fine del liceo, non sanno scegliere studi o professione.
    Questo ritardo nell'accesso all'autonomia sociale, produce un numero considerevole di giovani sposi a carico dei genitori.
    Il problema rischia oggi, di chiamarsi «il disadattamento degli adulti alla età contemporanea».
    Sempre secondo il Sivadon, noi oggi costatiamo che l'adolescente sviluppa i suoi bisogni fisiologici in un periodo di espansione fisica accelerata, in contrasto con il suo sviluppo affettivo, morale, intellettuale, sviluppo che in lui è prolungato e ritardato: corpo d'uomo e testa di ragazzo. La matrice sociale dell'ambiente familiare che era necessaria fino ai 5-6 anni per attuare uno sviluppo normale, ora è necessaria fino a 15-20 anni con l'intensificarsi dei compiti parentali che vanno assumendo altra misura.
    L'identificazione si attua piuttosto sui compagni o sugli idoli, avendo dimissionato i genitori dalle loro responsabilità.
    Oggi, essi crescono, non solo per separarsi dai genitori, ma per affrontare un mondo nel quale gli adulti che l'hanno costruito, non avranno accesso.
    Alle alterazioni biologiche si aggiungono quelle della funzione sociale degli adolescenti Secondo Sigmund Bauman, i giovani accedono alle responsabilità e alle funzioni sociali molto più tardi e sono coscienti di partecipare alla ridistribuzione del profitto sociale (i loro diritti) senza partecipare alla produzione (i loro doveri).
    Il periodo dei diritti e della vita marginale, si prolunga a detrimento del periodo dei doveri e della efficacia.
    La nostra società non ha previsto una funzione che progredisce con l'età e manca del rito del passaggio.

    Adolescente: terra di nessuno

    Il periodo preadolescente ed adolescente è una terra di nessuno, mal definita in cui i giovani devono liberarsi dalla famiglia, accedere alla eterosessualità, fissare la loro vocazione, prepararsi una famiglia e tutto ciò prolungando la loro infanzia senza una vera progressione verso l'età adulta, restando dipendenti dai genitori sul piano finanziario e dei servizi. Restando dei fanciulli socio-culturali prolungati.
    Ne risulta, a causa di uno scarto tra il comportamento reale e l'ideale pedagogico, uno stato di nevrosi, di frustrazione che sfocia in una aggressività più vasta per gli uni e in una apatia totale negli altri e per molti, una fuga fuori dalla realtà.
    Ne deriva la relatività dei valori acquisiti: ogni regola ed ogni interdizione sono relativi.
    Ne deriva una minaccia permanente di disintegrazione strutturale e culturale, il rifiuto, la paura, l'ansietà.
    Contestano il sapere che non è più un dato acquisito, ma una conquista progressiva, che muta, che si sviluppa a causa della contestazione stessa. Essi rifiutano la loro integrazione in vista di una efficacità, in seno ad un regime capitalista, e la loro integrazione, in seno ad una burocrazia socialista.
    Noi vogliono essere ridotti al ruolo dei produttori o dei consumatori. Reclamano non i mezzi per vivere, ma le ragioni per vivere.
    Si rivoltano contro gli uomini posseduti e che non si posseggono. Vogliono le strutture al servizio dell'uomo.
    L'esercizio dell'autorità allora vuole il dialogo e la partecipazione.

    MOMENTO PSICOLOGICO

    Caratteristiche preadolescenziali

    L'elaborazione che il Cruchon fa di studi psicologici diversi, ci permette di attuare una considerazione sul come il preadolescente vive questa epoca e sul come si può inserire in essa.
    La vocazione individuale ha le sue radici nella preadolescenza. Sta nello sviluppo della ragione logica, che subentra alla ragione pratica, attraverso la possibilità di porre degli atti liberi, il costruire una coscienza autonoma, l'assumere delle responsabilità e il vivere in uno stato di lealtà con sé e con gli altri. Il processo fondamentale è l'affermazione dell'io che si esplica nel bisogno di vivere con gli altri con una reciprocità di scambi. In tale processo, il bisogno di affermarsi diventa il bisogno di essere se stesso, di riuscire nella vita, di unificarsi interiormente. Ove questo venga impedito o semplicemente misconosciuto, non si fa che aggravare le già numerose crisi di crescita: stati di inferiorità, timidezza, rivolte, fughe, compensazioni immaginarie, paure, scoraggiamenti e vendette.
    Caratterizzano il momento evolutivo della preadolescenza, come si diceva: il bisogno di affermarsi e la realizzazione di sé.
    Bisogno di affermarsi:
    * è ricerca della propria identità-individualizzazione-realizzazione armoniosa (Jung-Erikson); unificazione della personalità-auto attualizzazione (Rogers); desiderio di essere se stesso (Jaspers).
    * è unificazione della personalità-auto attualizzazione (Rogers);
    * è desiderio di essere se stesso (Jaspers).
    Tutto ciò mette in condizione di giungere alla affermazione nella vita attraverso relazioni competitive leali, con l'aiuto dell'educazione.
    Realizzazione di sé:
    * è senso del valore in uno slancio del corpo e del cuore, accompagnato dal sorgere di un pensiero personale;
    * è affermazione dell'io attraverso la capacità di auto-educazione e di libertà personale;
    * è sforzo dell'adolescente che, motivato, corona il suo tendere verso la ricerca della propria identità;
    * è dinamica dello sviluppo dove l'unione con l'altro, fa da fulcro alla tendenza all'attualizzazione.

    Discordanze

    Questa ricerca non è tuttavia così limpida e facile poiché, nella preadolescenza, è soggetta alle discordanze affettive della evoluzione.
    Ora, il preadolescente porta in sé ricordi della fanciullezza ed una attrazione insicura verso gli adulti. Comunque la sua natura lo spinge a superarsi: egli si misura con gli adulti e cerca di tener testa. L'immaginazione è più realistica di fronte ad un mondo che si presenta sconosciuto e minaccioso, fatto di adulti con una loro mentalità ed una loro cultura da assimilare. Contemporaneamente emerge il mondo interiore del ragazzo con le sue pulsioni e con i suoi sentimenti turbanti. Il ragazzo esplora ciò che sta succedendo.
    Affettivamente, egli è in un periodo fatto di discordanze:
    * dal disordine della persona a quello delle cose e degli ambienti;
    * dall'aggressività bruta alla timidezza, cui reagiscono maldestramente. Stato questo, che accompagnerà il ragazzo per tutto l'arco dell'adolescenza fino al giorno in cui non si sentirà con l'adulto e uguale all'adulto. Ciò fa crescere, anche se in forma confusa, il senso della propria persona;
    * dalla crudeltà alla tenerezza;
    * dal senso esasperato dell'onore e della giustizia alla opposizione all'autorità che non abbia prestigio.
    La riscoperta dell'io vuole in questo momento un confronto ed una revisione dei rapporti con l'autorità. Chiede rapporti giusti con persone che si interessano di lui, che dividono la vita e le preoccupazioni assieme, che possano essere scelte, perché rispondono alle loro motivazioni di amicizia, di onore e di padronanza di sé.
    Se il rapporto educativo fosse solo di seduzione, non porterebbe verso una maturazione affettiva o verso una superiorità morale.
    L'adulto si pone allora come colui che interpretando queste energie latenti, conduce verso l'apertura agli altri, al governo di sé.
    Sono respinti come educatori, padri o maestri, coloro che si offrono come modelli senz'anima e senza forza; modelli che paralizzano l'iniziativa, che non sanno dare fiducia; modelli che invece di dare, chiedono consolazioni affettive e che sono incapaci di rispondere alle aspirazioni o di insegnare a investire i desideri dell'età.

    Il mondo esterno

    Il preadolescente ha bisogno di un mondo esterno alla famiglia e lo dimostra nel reagire ai genitori iperprotettivi, trascurati, litigiosi che lo scandalizzano con i loro difetti. Non è un rifiuto della famiglia, tuttavia è un amore diverso che non sempre è recepito a livello di adulti.
    La scuola offre la presenza di compagni ugualmente motivati e il sostegno di professori che, per essere ritenuti da loro validi, devono rispondere a un certo numero di interessi di ordine intellettuale.
    È il momento in cui ogni materia diventa veramente formatrice di un aspetto della personalità. Il rapporto con la natura, la scoperta e la interiorizzazione del vissuto, le scienze, le lingue con il loro complemento di civiltà, la storia e la geografia, diventano investimenti nuovi fuori famiglia.
    Si aggiunga a ciò, il gruppo dei compagni vissuto come ambiente non paralizzante, senza urti familiari, con la possibilità di essere come tutti. Nel gruppo, il preadolescente ha la possibilità di vivere attività di svago che lo distendono e lo sviluppano; nel gruppo, trova la risposta ad interessi di evasione.

    Evoluzione mentale

    Il Cruchon ha ben espresso uno degli aspetti salienti della evoluzione del preadolescente, portando l'attenzione sulla evoluzione mentale. Egli sostiene che la vita del pensiero, a questa età, si muove su diversi piani:
    a) quello del mondo esterno che il pensiero ordina in raffigurazioni percettive; b) quello dell'immaginazione e del linguaggio ove il pensiero opera su dei simboli e su delle parole attraverso le quali si esprime concretamente; c) quello dei concetti e delle idee astratte, elaborate partendo dalle parole, trasmesso dall'uso della cultura; d) quello dei valori superiori di ordine specialistico, morale e religioso, verso i quali tende la sua ricerca e la sua azione e che supera il piano dei fini utilitari.
    Poiché si è affermato, che questa età vuole il passaggio dalla ragione pratica a quella logica, l'evoluzione della mente richiede allora piani e metodi operativi del pensiero.
    Pensare è distinguere, è analizzare gli elementi in un insieme dato. È cercare dei rapporti esistenti e possibili, arrivando a raggruppare in forma di sintesi. Pensare è ancora, unire e coordinare delle rappresentazioni per giungere ad un giudizio e per stabilire delle relazioni. In tale progressione, pensare diventa capacità di deduzione e di formulazione di nuove ipotesi operando per invenzione, per inferenza, per deduzione. Nell'azione educativa, a tali sviluppi e gradi dell'evoluzione mentale (intelligenza e pensiero) devono corrispondere metodi e strumenti per la ricerca di un lavoro di organizzazione mentale che tengano conto di uno sviluppo percettivo, linguistico, concettuale, di ragionamento, di inventiva, di sistematizzazione.

    La crescita morale

    Mentre la ragione progredisce e si sviluppano le facoltà di giudizio, la coscienza morale evolve. I conflitti dei doveri non restano epidermici, ma danno luogo a dibattiti interni più chiaramente formulati.
    Compare all'inizio una certa ambiguità di coscienza ed ambigua è la morale, perché è lo specchio degli stati d'animo: la famiglia ha insegnato e proposto delle esigenze morali e la scoperta del gruppo impone altre esigenze morali che non sono identiche. Sono due momenti diversi di una stessa esistenza non sempre facilmente conciliabili.
    Per il fatto che questo ragazzo è legalista e sa perfettamente se ha barato al gioco o se ha mentito, egli non mette in discussione la legge morale, perché la sente indiscutibile, ma è nel concreto che l'obbligo della legge si fa più dubbioso.
    Tuttavia questo va riconosciuto come un momento necessario verso la autonomia della coscienza morale personale.
    Dal legalismo passa all'ammettere che le intenzioni e le circostanze hanno un peso nelle azioni.
    Per lui la giustizia umana che ne tiene conto, è la migliore e migliore è colui che la usa non solo verso di lui, ma anche con gli altri.
    La coscienza morale più autonoma, si manifesta ora con il ragionamento giustificativo o con l'accettazione dei rimproveri meritati.
    Il pervenire a tale obiettività per cui si sente personalmente più responsabile o colpevole, non è costante e facile per tutti. Vi giocano i momenti delle storie personali, le autorità parentali oppressive, le difficoltà affettive e le carenze nel campo delle identificazioni.
    Si diceva che tutto questo processo, pur con le sue discontinuità è valido nella misura con cui si scopre una ricerca personale della obiettività. Evidentemente il preadolescente non autonomo, resta legato ad una morale insegnata nella fanciullezza e non vuole rischiare. Egli si tiene sul sicuro, sul conosciuto e rifiuta «i possibili» che sono dentro di lui.
    La morale, da questi preadolescenti, non viene quindi messa in discussione per il timore dei rimorsi e dei castighi: così nascono gli iperansiosi e gli scrupolosi.
    Il discorso sulla evoluzione morale merita altre considerazioni soprattutto per ciò che riguarda i fattori che differenziano le condotte morali e i conseguenti giudizi. Occorre tener conto che molti ragazzi vivono oggi nell'assoluto e nell'immediato e che non sanno fare distinzione tra il soddisfare un bisogno e il provare un piacere. Perciò si deve badare alla varietà dei temperamenti e delle nature individuali; si devono considerare le evoluzioni, fisiologica e psicologica, che in questa età sono percepite confusamente o che non sono ancora padroneggiate.

    Educazione morale

    L'evoluzione morale vuole una educazione morale che sappia vedere le motivazioni che soggiacciono ad ogni comportamento, che sappia offrire la possibilità di esperienze positive facendole interiorizzare.
    L'educazione morale del preadolescente di oggi, passa più che mai attraverso i seguenti momenti:
    * una presenza adulta stimolante per l'interesse che porta alle sue difficoltà;
    * il rispetto e la comprensione delle sue giuste esigenze di persona libera.
    Da ciò deriva: egli prova le soddisfazioni più belle che gli vengono dal riuscire, dal superarsi e dal servizio offerto per un piacere gratuito. Ciò risponde al bisogno di autonomia e al bisogno di donare per amore. Un tale atteggiamento educativo è in questo momento, la migliore ricompensa per lo sforzo.
    Ma questo ragazzo ha bisogno per accedere a questa educazione di alcuni aiuti:
    * dargli fiducia, perché l'abbia in se stesso;
    * mostrargli comprensione per le motivazioni;
    * decondizionare i sentimenti di fallimento, di abbandono, di rifiuto;
    * gratificarlo per i lavori e gli sforzi validi;
    * creargli situazioni e ambienti dove sia facile riuscire ed essere approvato provando il senso di appartenenza.

    La vita religiosa

    L'evoluzione del pensiero e della vita morale sono in rapporto con l'evoluzione della vita religiosa del preadolescente.
    Il ridimensionamento della vita religiosa diventa per alcuni, sofferenza o abbandono della pratica religiosa per ragioni di ambiente familiare. Ciò avviene quando questa fa uso della religione come di un atteggiamento disciplinare oppure quando l'imposizione di essa arresta lo sviluppo all'età infantile oppure quando la famiglia non usa verso il preadolescente una bontà comprensiva per le difficoltà e le ambivalenze morali del momento e non sa ripresentare la religione con un atteggiamento di sincerità, atteggiamento evoluto e adulto.
    Per altri preadolescenti, l'abbandono della pratica religiosa è in rapporto alle situazioni sociali che si traducono nella imitazione degli adulti e nel rifiuto di ciò che è considerato puerile.
    Per altri ancora, l'abbandono della pratica religiosa, può essere legato a difficoltà sessuali incipienti, rapportate ad uno stato di vergogna e di pudore ansioso.
    Per altri, l'abbandono è dovuto invece ad un certo tipo di catechesi che, restando formalista, non entra nel profondo del loro essere e li lascia sprovvisti nel passaggio al mondo degli adulti e non tiene conto della virilità incipiente da loro sentita come un bisogno di affermazione.

    Dio nella vita del preadolescente

    Quale significato può avere Dio in questo periodo di vita e in questa epoca per il preadolescente?
    Il Dio di questa età è inscritto oggi più che mai, in una religione che impegna tutto l'uomo e che richiede la testimonianza.
    Dio è percepito come il Dio che aiuta a strutturare la personalità tesa ora verso l'ideale di giustizia, di attenzione all'altro, di attitudine morale. Dio è colui che permette al preadolescente di realizzare una corrispondenza tra le verità insegnate e le aspirazioni interiori.
    Il Dio anteriore viene abbandonato nella misura con cui il ragazzo è educato alla obiettività di giudizio e di sentimento, nella misura con cui è educato a passare dal sentire l'emozione al tradurla in atti.
    Dio non può più essere un simbolismo immaginario.
    Eppure questo passaggio è difficile, perché il ragazzo è ancora dipendente dagli istinti affettivi e il suo pensiero aderisce ancora al concreto.
    Dio è ora come il padre che governa da padrone anche se il suo cammino tende verso un Dio amico, familiare che sarà, nell'adolescenza, il conosciuto, colui che è sofferto e che nello stesso tempo è amico, motivo di donazione e di dialogo reciproco. Dio, a volte, parla.
    Nell'attesa di tale cammino, il preadolescente sta vivendo un dualismo senza conforto poiché Dio non colma l'affettività infantile sparita, non entra nei particolari e lascia ciascuno alla sua responsabilità e al suo autonomo strutturarsi nella libertà.
    Questo Dio è per ora, santo e giusto; egli governa gli uomini con forza e con potenza.
    Chi educa, sa che questo dualismo è già un progresso, ma è un progresso se contempla tutta la revisione dell'appreso religioso.
    Occorre un dialogo che faccia capire al preadolescente non solo le difficoltà come un fatto normale del crescere, ma anche come uno sviluppo verso nuove affermazioni attualizzanti.
    Dice il Rogers che questo è un processo che si attualizza tra organismo e ambiente; che è la ricerca di uno stato di accordo tra la nascente nozione dell'io nuovo e l'esperienza.
    L'educatore gli deve allora offrire una considerazione positiva incondizionata in seno ad una relazione nella quale il preadolescente si sente compreso in forma empatica.
    Deve essere aiutato da chi, vivendo la stessa fede, gli insegna e dimostra come inserirla nei valori umani dando ad essi un senso più elevato e più vero.
    Il dialogo e la partecipazione in una catechesi nuova, vogliono per il preadolescente di oggi, la sollecitazione dell'interesse ed una educazione allo sforzo, su tutti i piani, come partecipazione ad una religione che è ricerca fatta da «adulti» e vissuta per «uomini adulti».
    Il preadolescente manca ancora di interiorità: perciò vuole una catechesi che gli parli di ciò che Dio disse di sé; vuol capire Dio nella Bibbia come storia della salvezza; vuole una ripresentazione della Bibbia così come fu scritta, tutta per gli intuitivi.
    Tutto ciò allora aiuta alla formazione della intelligenza, del cuore, del volere. Il Rosmini direbbe «la verità che l'intelletto apprende, il cuore sente e l'opera manifesta». La preghiera e l'azione diventano i poli di tale sviluppo.
    Sul piano educativo forse i preadolescenti di oggi, desiderano essere condotti ad una preghiera apostolica o ad una meditazione della parola di Dio nella Bibbia.
    Evidentemente da tutte queste indicazioni psicologiche dovrebbero derivare lo studio di una metodologia e di una didattica adeguate.

    MOMENTO PSICOPEDAGOGICO

    - Il preadolescente desidera conoscere. Può conoscere: ossia può porsi in rapporto alle cose e agli esseri in questa presenza di assenza che è il pensiero e che permette la manipolazione degli oggetti della realtà attraverso l'intermediario del loro sostituto mentale che sono le idee.

    - Andiamo oggi verso una adolescenza che diventa sempre più «scolastica» per tutta la sua durata ed il preadolescente deve essere aiutato a lottare contro tre elementi tipici dell'attuale momento: la dispersione dello spirito, la facilità, l'utilitarismo.

    - Una pedagogia per il preadolescente nuovo ha i seguenti orientamenti:
    * suo compito è di rendere il preadolescente capace di un dialogo efficace;
    * per attuare ciò bisogna che il soggetto sia «integrato» in se stesso, messo in possesso di sé; capace di ricevere le informazioni e di organizzarle; capace di mutamenti di fronte alle fluttuazioni dell'ambiente e della mutevole presenza degli altri;
    * bisogna che il preadolescente impari ad operare questa integrazione di sé offrendo una partecipazione leale, prendendo responsabilità coerenti.

    - Ogni cultura umana si caratterizza oggi, attraverso una certa qualità fondamentale della relazione con l'altro, la quale è, a volte, fermezza integrativa ossia che rende capace di «parlare» di ciò che si va imparando «dal di dentro»; che è plasticità adattativa ossia che rende capace di ricevere e di capire per essere efficace.
    Allora la psicopedagogia deve:
    * Conferire al preadolescente «l'iniziativa di sé»: non può essere intelligente che colui che si «interessa».
    Questo conferimento rende attivi e curiosi.
    Una intelligenza è efficace della misura con cui possiede la libertà di esplorare, di investigare, di elaborare una esperienza: ossia di trasformare gli avvenimenti, perché diventino utili per l'avvenire.
    * La psicopedagogia si colloca a lato del preadolescente per permettergli l'uso della sua capacità di mutamento. Quindi il preadolescente va messo in condizione di poter «giocare» il suo intelligente potenziale di azione, ritrovando da solo una percezione normale attraverso una valutazione sana e realista così che sappia mutare da solo.
    Si vede dunque quanto sia importante la presenza dell'adulto che si colloca non sopra il gruppo e neppure a lato, ma nel gruppo per raccoglierne le sollecitazioni e predisporne le prese di coscienza.
    * La superiorità dell'apprendimento sull'insegnamento mette in movimento l'io del ragazzo il quale, senza tale movimento, rende ogni informazione parassitaria.

    - Il compito dell'educatore consiste allora nel permettere al ragazzo e al gruppo di cui è responsabile, di prendersi a carico, adottando un sistema di valori pedagogici di costante riferimento.
    Questi valori possono essere così raggruppati:
    * credere alla costante priorità dell'esperienza concreta e dell'apprendimento sull'insegnamento valorizzando tutto ciò che potrà rendere possibile tale esperienza;
    * sapersi, come educatori, impegnati nella situazione;
    * dare come fine agli interventi dell'educatore la crescita delle capacità inventive delle persone e dei gruppi;
    * assicurare l'autonomia e l'iniziativa in modo che vi sia la partecipazione volontaria al compito comune;
    * dare prevalenza ad uno stile di relazione «facilitante» collocato sotto il segno di un rispetto incondizionato della persona, dell'accoglienza empatica e senza abdicazione della propria personalità.



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