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    L'evangelizzazione dei giovani operai



    (NPG 1972-06/07-64)

    UNA INQUIETUDINE PASTORALE

    Bisogna essere a contatto immediato con questo mondo di poveri per apprezzare quanto è grande il suo disagio spirituale. Certo, le condizioni di vita dei giovani operai stanno migliorando, ma restano tuttavia non pochi tra di loro che ignorano tutto o quasi tutto del loro destino umano ed eterno.
    La loro vita si sviluppa, spesso, senza ideali. Essi desiderano nel profondo di loro stessi consacrarsi a qualche cosa di grande, ed ignorano che il Cristo vuole associarli nella sua opera di salvezza.
    Quando si vedono vivere certi giovani lavoratori delle nostre città, non possiamo impedirci di pensare alla parabola degli operai della vigna, in particolare a quelli che soffrono di avere le loro braccia, il loro spirito ed i loro cuori non utilizzati per una causa che ne valga la pena. «Perché restate lì senza fare niente?». «Nessuno ci ha assunti!».
    Come potrebbero rispondere alla vocazione alla quale il Signore li chiama, se nessuno la rivela loro in un linguaggio accessibile, se non si mette in opera ogni cosa per condurli verso il Cristo che, solo, li aiuterà a riuscire nella loro vita?
    Una duplice tentazione insidia colui che ha la missione di fare vivere la parola di Dio ai giovani lavoratori:
    * Dare un insegnamento, una dottrina religiosa senza preoccuparsi dl sapere se è questo che attendono i giovani lavoratori e se sarà loro possibile tradurre questo messaggio nella loro vita.
    * Partire dai pretesi bisogni dei giovani lavoratori o da centri di interessi molto generali senza verificare se ciò corrisponde alla loro attesa del momento.
    Dobbiamo invece metterci all'ascolto dei veri bisogni degli uomini. Ma questo non deve essere un atteggiamento pedagogico per «riuscire» ( per «agganciare»! Bisogna ritrovare la maniera di fare e di ascoltare del Cristo stesso; la sua pazienza nel provocare delle domande, la sua cura di partire dalle preoccupazioni della gente, il suo amore per prepararli ad ascoltare delle verità più forti. Non si tratta di presentare ai giovani lavoratori una dottrina disincarnata, bisogna dare loro un messaggio portatore di vita e di fede che, rispondendo alla loro attesa, trasformi tutto il loro essere e li impegni nella via del Figlio di Dio.

    LE ATTESE DEI GIOVANI LAVORATORI

    Per inserire le linee pastorali nel quadro delle attese dei giovani operai riprendiamo alcune delle conclusioni cui erano giunte le «descrizioni» offerte nella prima parte. Da queste attese, da una loro risposta, nasce il progetto di evangelizzazione.

    Bisogni generali dei giovani lavoratori

    * Bisogno di amicizia
    Si può mettere in primo piano un bisogno di amicizia che si manifesta nelle diverse circostanze della loro vita. Dopo che sul lavoro si è creato un buon ambiente di amicizia, Renato fa questa riflessione: «Adesso non vado più in "fabbrica", vado ad incontrarmi con degli amici». In una grande città i ragazzi immigrati soffrono di isolamento; la cosa più dura per loro è passare la domenica «da soli», nell'anonimato della folla. Questo bisogno di amicizia non resta sul piano sentimentale, prende la forma della solidarietà sul piano dell'azione e della lotta per ottenere una vita migliore: solidarietà tra i giovani di una stessa fabbrica, solidarietà in una stessa professione marcata dalla durezza del lavoro, solidarietà tra giovani immigrati...
    Vi è qui una ricchezza considerevole che è segno del lavoro di Dio nel cuore delle masse popolari.

    * Il bisogno di giustizia
    È qualche cosa di innato nel lavoratore; le condizioni di vita in cui è tenuto, la lotta intrapresa dal movimento operaio da una decina di anni, hanno acutizzato questo desiderio di giustizia che talora si esteriorizza in maniera violenta.

    * Il rispetto della loro dignità
    È una attesa profonda dei giovani lavoratori. Il giovane apprendista di 15 anni, come il ragazzo delle scuole professionali o il «vecio» che torna da militare, conservano nel profondo di loro stessi questo desiderio di essere rispettati nel loro fisico e anche in tutto ciò che essi hanno acquisito come formazione e qualificazione.

    Bisogni specifici della gioventù operaia oggi

    * Le generazioni nuove hanno il gusto della verità; esse non accettano che ciò che pare loro autentico.
    * Il bisogno del «nuovo», di fare delle cose nuove, non è la semplice reazione di una generazione contro il mondo adulto, contro i vecchi; esso parte dalla preoccupazione di essere «del nostro tempo» e noi sappiamo a che velocità progrediscono le scoperte scientifiche, passano le canzoni e le mode; è una caratteristica della gioventù, quella di voler creare qualche cosa da sé, che corrisponda alle sue aspirazioni.
    * Il bisogno di promozione si afferma sempre più in tutti quei giovani lavoratori che hanno scoperto tutto ciò che vi è di progresso nel mondo. Questo bisogno di crescere si caratterizza in essi in modo molto concreto: seguono sempre più dei corsi di perfezionamento serali dopo il lavoro; finito il servizio militare cercano un posto stabile e più considerato; nelle imprese chiedono di passare delle prove per avere una qualifica migliore.
    Attraverso queste manifestazioni esteriori di promozione, si coglie un bisogno più profondo dell'essere umano che cerca una certa sicurezza nel suo mestiere e una certa considerazione da parte degli altri. Si capiscono presto i rischi di egoismo e di orgoglio, la tendenza ad una promozione individuale, la lotta per il solo denaro; ma questo bisogno può anche condurre alla scoperta di un amore e di un dono più grande mettendo al servizio degli altri tutti i doni ricevuti.

    Bisogni che nascono dagli avvenimenti

    La nostra epoca è particolarmente ricca di avvenimenti che segnano i giovani lavoratori in tutta la loro personalità e fanno nascere in essi dei bisogni nuovi.
    * Le ultime scoperte scientifiche, la conquista dello spazio e, più direttamente, l'arrivo nella loro officina o nel loro ufficio di una macchina diversa, fanno nascere nuovi problemi. È la paura della disoccupazione o l'esigenza di riqualificarsi professionalmente.
    * Gli avvenimenti politici, la guerra, creano un bisogno di conoscenze e di informazione, ma anche un desiderio di pace, di riconciliazione, in loro stessi ed intorno a loro.
    * Gli scioperi pongono i giovani lavoratori di fronte ad una scelta: faremo sciopero o no? Alcune esperienze sono state fallimentari, altre li hanno riempiti di entusiasmo. Un pericolo di ripiegamento su se stessi o un desiderio di impegno più grande nel movimento operaio richiederanno la luce della fede.

    PROSPETTIVE PER UNA EVANGELIZZAZIONE

    L'azione: prima risposta ai bisogni dei giovani operai

    * Per i giovani lavoratori, la risposta ai bisogni che hanno scoperto non è anzitutto di ordine intellettuale (un insegnamento), ma di ordine vitale ed attivo.
    L'azione con gli altri è una prima risposta ai bisogni dell'insieme dei giovani lavoratori: dai più piccoli gesti di amicizia, come accogliere i nuovi venuti, fino all'attività organizzata in comitati di azione.
    L'azione non è solo un mezzo pedagogico o educativo, ma è la realizzazione della volontà di Dio nella vita operaia; è la risposta (animata da autentica carità) ai bisogni scoperti.

    * L'azione (vista come risposta di carità autentica) apre il cuore e l'intelligenza dei giovani lavoratori e li rende disponibili ad ascoltare la parola di Dio.
    Una giovane lavoratrice ci spiega come ha scoperto il Cristo: «Dopo la prima Comunione, che ho fatto senza convinzione, ho cambiato quartiere. Ho visto per prima cosa che le altre mi accoglievano come una di loro. Ho visto delle ragazze che fanno (agiscono) come il Cristo. Dunque deve esistere, deve essere qualcuno e non una fantasia. Le altre mi accoglievano, mi aiutavano, mi amavano; ho compreso a poco a poco che era il Cristo ad amarmi per primo».

    Indicazioni metodologiche

    - Guardare anzitutto alla vita
    Il nostro sguardo sarà diverso da quello di un sociologo o di un politico, perché il nostro scopo è l'evangelizzazione della gioventù operaia tutta quanta e questa si realizza nella coscienza delle persone.
    Quando noi scopriamo un problema di vita operaia, il nostro sforzo di attenzione si porterà anzitutto sulla maniera in cui il problema è vissuto da queste persone.
    Che cosa ne dicono? Quali conseguenze ha questo sull'intera loro vita?

    - Un punto preciso della loro vita
    Bisogna partire dall'aspetto di vita che più preoccupa i ragazzi, permettendo loro di esprimersi su ciò che costituisce la loro vita di ogni giorno, perché è proprio nella loro vita concreta che i giovani del mondo operaio sono chiamati a rispondere a Dio.
    Prendendo il giovane là dove Dio lo ha posto, aiutandolo ad assumere anzitutto la sua vita, a vivere le sue relazioni, ad agire in modo concreto, noi lo aiutiamo a camminare verso Dio che lo chiama ad entrare nella Chiesa.
    La Bibbia ci indica con insistenza come Dio chiama gli uomini nella loro vita di tutti i giorni: Amos è preso da dietro il suo gregge, Osea è chiamato a partire dalla sua vita coniugale, Pietro maneggiava le sue reti e Paolo stava perseguitando i primi cristiani.
    Per Franco sarà in officina, per Giuliana nella casa di cura, per Anna nelle case popolari, per Francesco nel suo gruppo di divertimento.

    - Attraverso agli avvenimenti Dio provoca
    Il popolo di Dio, Israele, prende coscienza della sua missione attraverso l'esilio.
    Dio «provoca» anche i giovani nel mondo operaio attraverso gli avvenimenti: un incidente, un'ingiustizia, uno sciopero, una separazione...
    Questi avvenimenti sono delle occasioni per stimolare l'azione dei ragazzi fra di loro, nel gruppo; ad essi si tratta di essere attenti, perché sono ciò che aiuta i ragazzi a trasformarsi progressivamente e a convertirsi.

    - Ma non tutte le azioni trasformano né conducono a Dio
    L'azione che conduce a Dio è quella che mette il giovane lavoratore di fronte alla sua vita e a quella degli altri; l'azione deve inserirlo nel mondo in cui egli vive, non farlo uscire... essa deve essere un impegno nella comunità di vita, quartiere-scuola-ambiente di lavoro o di divertimento.
    Un'azione di questo tipo è un mettersi a confronto con la vita; essa formerà il giovane lavoratore nella misura in cui lo inquieterà sulla realtà quotidiana. Essa deve rendere insopportabile la vita che non è orientata su Dio, né conforme a un destino eterno. Deve condurre progressivamente il giovane a porsi le questioni essenziali: perché egli nasce, vive, combatte, soffre e muore.
    Ogni ricerca spirituale di giovani lavoratori si situa fra questi due estremi: confondere il progresso temporale del mondo con l'avvenimento del Regno di Dio o separarli talmente che l'impegno temporale non abbia più valore spirituale...
    È per questo che ogni avvenimento è per così dire misurato da queste tre dimensioni: l'evoluzione del mondo secondo le leggi naturali, l'influenza delle potenze del male e del peccato, l'azione segreta della grazia e del Salvatore. Queste correnti non sono delle realtà separate, di cui si possano trovare le frontiere nel tempo e nello spazio. Esse attraversano da parte a parte tutta la realtà umana e tutta la storia.

    - Operare la riconciliazione tra fede e vita
    Si tratta di trasformare dei giovani operai in lavoratori che siano completamente operai e cristiani: non una doppia fedeltà - una alla classe operaia e l'altra alla Chiesa - ma con una sola fedeltà a Cristo e alla Chiesa nella volontà di vivere questa fedeltà nella condizione operaia. La «fierezza» cristiana e quella operaia (cioè la coscienza della propria dignità di cristiani e di operai) è una sola, non ve ne sono due; così pure unico è il movimento per la liberazione umana e spirituale dei giovani lavoratori.



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