(NPG 1981-01-03)
Siamo ritornati più volte sul tema «giovani e valori». Con questo dossier terminiamo la nostra riflessione proponendo all'attenzione degli educatori un valore emergente nel mondo giovanile, la gratuità. Per «i giovani del disincanto» può diventare uno spazio in cui riformulare nuove motivazioni e nuove pratiche di vita per evitare le secche del qualunquismo e dell'individualismo.
Con gratuità indichiamo l'atteggiamento che esprime il bisogno di superare una logica di vita fondata sul potere, sfruttamento, utilitarismo, conflittualità esasperata. La gratuità è la scelta di vivere la vita come fatto di spontaneità, in cui la ricchezza è data dal libero schiudersi delle persone, tra di loro e nel rapporto con le cose, ad una comunicazione segnata dall'accoglienza e valorizzazione di sé e degli altri nella propria originalità.
Non è indifferente che la domanda di gratuità emerga in un tempo di crisi culturale. La gratuità è figlia della crisi e della nausea per un certo modello di sviluppo e di vita personale. Ma forse è anche il nuovo nome della speranza e della possibilità di uscire dalla crisi verso un nuovo modello di vita. La ricerca di gratuità sembra una strategia a lungo termine per capovolgere la logica esistenziale verso un modo nuovo di porsi davanti alla vita personale e degli altri, un modo nuovo di vivere il rapporto con la natura, un modo nuovo di pensare il rapporto tra le generazioni e tra le varie culture, un modo nuovo di utilizzare la scienza e la tecnologia, un modo nuovo di vivere il fenomeno religioso e la preghiera.
La gratuità ha in particolare il sapore di trascendenza. È un luogo privilegiato di domanda di senso e di domanda di Dio. Coltiva infatti il senso dell'essere, della vita come «dono» e «mistero», del riconoscimento metafisico della realtà intravista in profondità.
Certo la domanda di gratuità è una domanda allo stato nascente, una domanda quindi da accogliere, facendo attenzione ai segnali deboli e a volte confusi che lancia, e assumendo nei suoi confronti un impegno di educazione liberatrice.
IL PROBLEMA
L'atteggiamento di gratuità non è evidentemente un atteggiamento nuovo. Nuovo è il modo con cui si pone e prima ancora il fatto che oggi si ponga con una frequenza e intensità più radicale di ieri. La domanda di gratuità non è tuttavia consolidata in modo da imporsi con evidenza nell'attuale situazione culturale. Non può essere affatto definita un atteggiamento dominante. Consideriamo la gratuità come un valore emergente a cui prestare attenzione come educatori in vista di un nuovo stile di vita che accolga le istanze del personale.
Presentiamo due brevi contributi per stimolare la ricerca dei lettori. Il primo, sul versante dell'analisi dei mutamenti della cultura contemporanea, sottolinea il consolidarsi di correnti di riflessione e prima ancora di esigenze di vita nella direzione della gratuità. Il secondo, più sul versante della condizione giovanile, indica alcuni segnali della domanda di gratuità, soprattutto tra le ultime generazioni.
I due contributi aprono delle domande per lettori:
- esiste una esigenza di gratuità? quali possono essere i sintomi?
- quale contenuto ha la gratuità, a livelli personale e interpersonale? ha un contenute politico o è solo segno di riflusso»?
- da dove nasce l'esigenza di gratuità oggi?
- c'è qualche rapporto tra gratuità e nuova domanda religiosa?
PROSPETTIVE
Per un approfondimento del perché della domanda di gratuità e per un chiarimento dei suoi contenuti presentiamo tre riflessioni. La prima ricucisce la domanda giovanile al più vasto cammino culturale dell'occidente al bivio fra una civiltà dell'avere e del fare e una civiltà dell'essere e della vita come dono e mistero. È lo spazio in cui amplificare e autenticare i messaggi del mondo giovanile.
Il secondo contributo traduce la domanda in pratica di vita ispirata all'esperienza cristiana che è esperienza di gratuità per eccellenza. Nel gratuito amore di Dio in Cristo, l'uomo trova le motivazioni e le indicazioni di fondo per vivere nella gratuità assoluta, superando tutte le ambiguità che nascono dal peccato come ripiegamento su se stessi.
Il terzo contributo affronta in termini di comunicazione un aspetto drammatico della nostra esistenza, la violenza. Essa viene presentata come domanda impazzita di comunicazione, come richiesta schizofrenica di accoglienza e gratuità. La risposta alla violenza, proprio per questo, non può essere la violenza. Occorre rispondere con un comportamento che esci dalla spirale della violenza e permetta di creare nuovi spazi di incontro e di dialogo sul territorio.
PER L'AZIONE
L'intero dossier offre molti spunti per tradurre la riflessione in chiave educativa. Ne riprendiamo alcuni.
In primo luogo è emersa una domanda allo stato germinale da accogliere e far crescere. Come in concreto nel proprio ambiente si manifesta questa domanda? In secondo luogo sono stati indicati alcuni atteggiamenti che traducono in termini vivibili la domanda di gratuità, senza dimenticare le ambivalenze di cui la domanda è carica. Quale stile di vita può oggi rendere praticabile l'esigenza di basare i rapporti non più sull'avere ma sull'essere?
In terzo luogo sono stati indicati alcuni spazi in cui operare il cambio di stile di vita. Quali imperativi emergono per i vari ambienti educativi?
Nell'intervento conclusivo del dossier vengono indicate tre piste educative.
La prima è a livello della consapevolezza: aiutare i giovani a rendersi conto dei «germi» di gratuità diffusi nel mondo giovanile e nell'ambiente sociale.
La seconda pista è al livello dell'allargamento degli spazi in cui vivere la gratuità: il rapporto con se stessi e gli altri, il rapporto con l'ambiente, il rapporto con la natura.
Seguono alcune indicazioni operative soprattutto per ricordare alcune condizioni nella relazione e ambiente educativo, e per indicare alcune esperienze che possono consolidare uno stile di vita ispirato alla gratuità.








































