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    Chi è l'uomo?



    Riccardo Tonelli

    (NPG 1996-03-3)


    I discepoli di Gesù non gli avevano mai chiesto: chi è l'uomo?
    I loro dubbi erano su Dio. Glieli aveva fatti spuntare Gesù stesso, quando si era messo a predicare certe cose su Dio, tanto diverse da quelle che giravano sulla bocca dei dottori della legge.
    Gesù diceva delle cose bellissime su Dio. Ai discepoli piacevano: restituivano vita e speranza, anche quando c'erano mille motivi per essere in crisi. Ogni tanto si chiedevano: avrà ragione Gesù o i dottori della legge? Un poco alla volta, la speranza che avesse ragione Gesù stava diventando certezza.
    Invece, sull'uomo non avevano dubbi. Per loro andava benissimo quello che conoscevano. Ma proprio questo preoccupava Gesù. Non si erano ancora accorti che il modo con cui lui presentava Dio faceva a pugni con l'immagine dell'uomo in cui si riconoscevano.
    Per i discepoli, che ragionavano secondo i modelli culturali del tempo, c'erano persone importanti e poveretti che non valevano quattro soldi. A loro piaceva Gesù quando si faceva invitare a pranzo dai notabili del paese. Ma non lo sopportavano per nulla quando si fermava per strada a conversare con i peccatori, i lebbrosi... persino con le prostitute.
    Erano convinti, i discepoli di Gesù, che fosse facile distinguere tra le persone buone e quelle cattive: bastava applicare la legge. Invece Gesù diceva che i primi posti nel regno dei cieli sono riservati a quelli che contano poco. Un giorno era arrivato persino a dichiarare che il pastore dovrebbe correre dietro alla pecora impazzita, lasciando in pace le novantanove, buone e tranquille. Si erano presi una sgridata quella volta in cui avevano deciso di dare una mano ai pescatori per dividere i pesci buoni da quelli cattivi. L'avevano capito bene: la questione non era di pesci, ma di uomini... Gesù non l'aveva mandato a dire: solo Dio sa chi è buono e chi è cattivo e non lo svela a nessuno.
    Un bel giorno i poveri discepoli non ci hanno visto più. Hanno preso in disparte il loro maestro e gli hanno chiesto, senza mezzi termini: «Dicci da che parte stai». E poi, subito, più decisi ancora: «Ci devi far capire quali sono le persone che ti piacciono... perché abbiamo una confusione in testa che fa spavento»
    Speravano in definizioni ed elenchi. Qualcuno era pronto ad annotare la risposta. Gesù sceglie un'altra strada: «Vi racconto una storia. Ascoltatela bene e provate a scoprire cosa ci sta sotto». Risponde così alla domanda sull'uomo, facendo vedere, prima di tutto, come dobbiamo cercare risposte, quando c'è di mezzo una realtà che è mistero grande.
    Un giorno sono andati a pregare al tempio due tipi... più diversi di così non si può immaginare. Uno era un fariseo, bravo, zelante, noto a tutti per la sua vita osservante. L'altro era un esattore delle tasse: un tipaccio, pieno di soldi rubati senza scrupoli. C'era persino da meravigliarsi del fatto che fosse andato a pregare.
    Il fariseo si è messo al primo posto: il suo. In piedi, a testa alta, ha ripetuto la preghiera che faceva tutti i giorni: «Dio, ti ringrazio. Sei stato buono e generoso con me e io ti ho ripagato con la stessa moneta. Siamo pari: posso guardarti in faccia, come guardo quelli della mia stessa razza. Pago le decime, faccio le offerte prescritte, osservo tutte le leggi. Sono bravo, grazie a Dio e al mio impegno».
    Poi conclude: «Non ho più nessun bisogno di te. Ce la faccio ormai da solo. Risparmia le tue grazie... Quello che risparmi con me, lo puoi utilizzare verso quel poveretto che sta in fondo. Vedi come sono generoso? Grazie, mio Dio». Fine della preghiera del fariseo.
    Anche il povero esattore delle tasse, nascosto in fondo, all'ombra di una colonna, tentava di pregare. Una fatica terribile... perché era in crisi e la preghiera lo ributtava maggiormente in crisi. È una fatica pensare a se stesso... pensare poi alla propria vita davanti a Dio è una tragedia... a meno di non essere bravo come quel fariseo là davanti.
    Gesù riporta qualche parola dalla preghiera stentata dell'esattore delle tasse: «Signore, abbi pietà di me che sono un povero peccatore, pieno di problemi fino al collo. Sapessi quanto mi costa venire a pregarti. Ogni volta che penso a te, nella preghiera, scopro meglio chi sono, conto i tradimenti che attraversano la mia vita, confronto la tua bontà misericordiosa con la mia esistenza. I conti non tornano mai... e la crisi cresce.
    Sai... qualche volta mi è venuta la voglia di piantarla con questa preghiera. Così, potrei vedermela solo con me stesso. Alla fine riuscirei ad accontentarmi e basta crisi. Forse.
    Non è bello, però. Non è giusto. E poi sono sicuro che non ci riuscirei. Senza di te, sono morto.
    Ti chiedo due cose. Per me sono importantissime. Lo so che non me le merito. Ma te le chiedo ugualmente.
    Prima di tutto, ti chiedo la grazia di continuare a venire qui per pregarti... nonostante tutto. Ho scoperto che fa un gran bene contemplarti, anche se questo mi fa soffrire. Nel tuo volto, vedo il mio. Dal profondo ti invoco. Mi fa del bene. Mi aiuta a vivere. Pregare è come sognare.
    La seconda cosa... è più difficile. Dipende solo da me. Non so bene le parole: leggi tu tra le righe. Ecco: provo a dirti quello che desidero. Pigliami così come sono. Accoglimi, povero diavolo che sono, nel tuo abbraccio. Senza di te non posso vivere. Non ce la faccio proprio. Non mi devi chiedere di diventare bravo come condizione del tuo amore. Resterei solo, triste, disperato. Regalami il tuo amore accogliente e vedrai che... un po' alla volta... qualcosa cambierà nella mia vita».
    Fine della storia.
    I discepoli sono rimasti zitti e stupiti. Cercavano una definizione di uomo bravo e realizzato. La storia che Gesù ha raccontato, li ha spiazzati. Ancora una volta Gesù ha caricato le tinte. Erano abituati a sentire e a fare raccomandazioni: impegno, buona volontà, fatica di mettercela tutta. Gesù la metta dalla parte opposta: chiede la capacità di entrare in crisi e la disponibilità ad affidarsi. Per questo, non va d'accordo con i farisei. Sembra quasi che tenga per l'esattore delle tasse.
    Glielo chiedono: «Gesù, da che parte stai?».
    La risposta non si fa attendere: «I poveri peccatori mi fanno una tenerezza sconfinata. Sono pronto ad abbracciarli, come il padre ha buttato le braccia al collo del ragazzo scappato di casa». I discepoli lo guardano: «Quale ragazzo?». «Non sapete la storia del ragazzo che si fa dare soldi da suo padre e li sciupa tutti e poi torna a casa, disperato? Un giorno o l'altro ve la racconto».
    Dio accoglie i peccatori che alzano le braccia verso di lui. Li perdona e li riempie del suo amore. Ci ama per primo. Non chiede condizioni. Ci ama e basta. Tutto il resto viene dopo, come frutto del suo amore.
    Conclude Gesù: «È chiaro adesso chi è l'uomo? Quante idee storte... dovete ancora cambiare».



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