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    Ritorna al tuo cuore

     

    A cura di P. Franco Gioannetti

     


    L’
    articolo che qui proponiamo traccia un cammino di interiorità, lungo il quale puoi essere accompagnato/a.

    Ti consiglio di utilizzarlo seguendo le presenti indicazioni:
    a) leggi tutto il testo e lascia scorrere un paio di giorni
    b) rileggi ancora questa prima parte e riflettici un poco, senza tensioni, prenditi un po’ di tempo.
    c) passa progressivamente ai tre momenti secondo le indicazioni che troverai

    Nel suo libro L’arte di amare E. Fromm afferma che la contemplazione è la più alta attività dell’uomo.
    Attività che ha la sua sorgente nell’amore inteso come “potere attivo” della persona.
    Cosa è il “potere dell’amore”?
    E’ il suo dinamismo, la sua forza umile ed incontenibile che spinge la persona ad uscire da se stessa, dalle sue maschere, dalle sue chiusure, dalla sua solitudine, per condurla ad un incontro, che dà vita, con un “tu” che viene accolto non come uno straniero, di cui sospettare, ma come un compagno, come un amico; ad una scoperta, in un clima “riscoperto” di fraternità, di ciò che abita il suo mondo, ed infine alla conoscenza di quel Dio che percepito come “il totalmente Altro”, tuttavia, allo stesso tempo, è sentito anche come l’Emmanuele “il Dio con noi”.
    Fromm dice che è un “potere attivo” e con questo ne specifica il carattere totalizzante; perché chiama tutto l’uomo: spirito, anima e corpo.
    La contemplazione ha dunque la sua sorgente nell’amore e rivela il volto intimo e profondo della persona e ne promuove la sua intera umanità.
    Questo non significa che sia una realtà dotata di crescita spontanea, ma è piuttosto una realtà bisognosa di promozione e di educazione.
    Si tratta dunque di un cammino articolabile in tre momenti:


    IL RITORNO AL CUORE

    Si tratta di evitare il rischio di perdere la propria interiorità vagando troppo al di fuori di sé.
    “Rientra in te stesso – dice S. Agostino – tu che ti sei fatto estraneo a te stesso a forza di vagabondare. Rientra nel tuo cuore”.
    Ma questo “rimpatrio”, questo ritorno, non è semplice né facile. Comporta fatica e perseveranza, conosce lotte e paure.
    L’uomo sovente non conosce se stesso, il proprio profondo, il proprio cuore. Ma che cosa è il cuore? E’ il nostro io interiore, il centro del nostro essere. Ed il Signore dimora nella parte più profonda del nostro essere. Quando conosciamo questa parte di noi, luci ed ombre, ci avviciniamo di più al Signore.
    L’uomo teme di trovare se stesso, il proprio intimo, perché questo implica l’assunzione della propria verità, comporta vivere il proprio limite, le proprie “scorie”, le proprie ombre.
    Ma è solo questo discendere dentro di sé che può riportare la persona alla fonte della vita e cioè a quella luce che lo ha voluto e creato; è scoprire le meraviglie di Dio in noi, scoprire il “modello divino” sul quale ognuno di noi è stato plasmato.
    Si tratta però anche di scoprire in noi ciò che è accessorio, è difesa, è maschera, è illusorio, per trovare, come ho detto sopra, Colui che è nel nostro intimo perché possa crescere.
    Ascoltiamo ancora S. Agostino:
    “Stimolato a rientrare in me stesso, sotto la tua guida, entrai nell’intimità del mio cuore, e lo potei fare perché tu ti sei fatto mio aiuto.
    Entrai e vidi con l’occhio dell’anima mia, qualunque esso potesse essere, una luce inalterabile sopra il mio stesso sguardo interiore e sopra la mia intelligenza. Non era la luce terrena e visibile che splende dinanzi allo sguardo di ogni uomo. Direi anzi ancora poco se dicessi che era solo una luce più forte di quella comune, o anche tanto intensa da penetrare ogni cosa.
    Era un’altra luce, assai diversa da tutte le luci del mondo creato (…) Era la luce che mi ha creato.
    E mi ritrovavo sotto di essa, perché da essa era stato creato. Chi conosce la verità conosce questa luce”.

    (Ora prenditi un po’ di tempo e rifletti su: quanto ti conosci.)

    Poi: guarda i tuoi limiti, le tue scorie, le tue ombre, le tue difese, le tue maschere; prendine atto, coscienza, non avere paura.
    Successivamente scopri i tuoi aspetti positivi, le tue capacità, qualità ecc.
    Ricorda che, come base, sono un dono di Dio, non sono opera tua; al più tu ne hai avuto cura e li hai fatti evolvere. Siine grato.
    Ed infine trova in te il modello divino su cui sei stato plasmato. Trova in te l’angolo più autentico, innocente, indifeso. DIO E’ LI’.


    UN CAMMINO DI LIBERAZIONE

    Tre idoli soffocano lo sguardo contemplativo:
    - il possesso
    - l’ingratitudine
    - la cattura
    A questi bisogna prestare somma attenzione per giungere a controllarli.

    Il possesso

    La persona possessiva non ama che se stessa e quindi non contempla, con compiacimento, che se stessa e questo fa sì che si innamori appunto di se stessa.
    Il narcisista non sa amare, incapace di accogliere il “tu” come dono, non vede i gesti di gratuità del prossimo.
    Facendo così, in pratica si distrugge, perché annega nell’autocompiacimento.

    L’ingratitudine

    È il peccato del ricco, dell’uomo carnale (secondo il dire paolino), della persona “adamitica” e perciò autosufficiente, senza bisogno di Dio. L’ingrato è l’uomo che non si stupisce, che non si meraviglia; ha smarrito il senso ed il gusto del nuovo, non vede le tante sfumature con cui è incessantemente avvolto dalla tenerezza di Dio e dall’attenzione, fraternità, solidarietà degli altri.

    La cattura

    È tipica delle persone che hanno indossato la maschera della sicurezza per nascondere la loro insicurezza.
    Sono persone che nel rapporto con gli altri, non ne rispettano la libertà, lo spazio vitale. Non rispettano neanche le distanze.
    Sono degli “io”, gelosi, captativi, praticamente e “delicatamente” violenti che tendono a fare prigionieri i “tu”.
    Penso sia evidente che possesso, ingratitudine e cattura tendono a soffocare l’amore che perciò non può irradiarsi. Tutti e tre sono un momento di ostacolo per la contemplazione. Sono alcune delle predette “scorie”.

    (Ora prenditi un po’ di tempo e rifletti su quello che segue)

    Tendi ad essere possessivo/a?
    Magari in modo gentile e delicato?
    Sai accogliere il “tu” dell’altro come un dono?
    Sai vedere i gesti di gratuità dell’altro?
    Ti consideri autosufficiente?
    Sai ancora stupirti, meravigliarti?
    Sai vedere la tenerezza con cui Dio avvolge la tua vita?
    Sei capace di notare i gesti di gentilezza, fraternità, solidarietà degli altri?
    Pensi di portare la maschera della persona sicura? Per caso questo nasconde la tua insicurezza? Sai rispettare la libertà e lo spazio vitale dell’altro? Tendi ad essere captativo? Pensi ti possa accadere che, sia pure con delicatezza, tendi a fare prigioniero qualche “tu”?
    Se ci rifletti bene, possesso, ingratitudine, cattura sono scorie ed anche un po’ pesanti.

    (Ora fai passare ancora un paio di giorni.)


    IL SILENZIO, L’ASCOLTO, LA SOLITUDINE

    Queste righe sono il terzo momento fondamentale del nostro cammino.

    Il silenzio

    Per silenzio qui intendiamo sia l’assenza di rumori sia l’unità interiore.
    Questa è possibile raggiungerla nell’ascolto attento della Parola di Dio. Ascolto ed accoglienza di essa nella nostra vita.

    L’ascolto

    La contemplazione nasce dall’ascolto attento e penetrante della creazione, dell’uomo, di Dio.

    La solitudine

    È una realtà importante nella nostra vita. I nostri giorni sono pieni di essa. Pensiamo al dolore che ci conduce alla solitudine, alle piccole solitudini nel corso di un giorno.
    Ma noi dobbiamo recuperare la solitudine come valore positivo in grado di divenire per noi forza ed energia, capacità di fermarsi, riflettere, pensare, meditare.
    Scriveva Carlo Carretto: “Fatevi solitudine e diventerete amore”.

    (Anche qui fermati un poco a riflettere seguendo questa traccia)

    Silenzio: deve essere esteriore ed interiore, ascolta attentamente la Parola ed accoglila.
    Ascolto: devi ascoltare attentamente la Creazione, l’uomo, Dio.
    Solitudine: devi recuperare quella solitudine che è valore.
    Fermati, rifletti, pensa, medita.
    Nel silenzio ed in questa solitudine, lasciati andare ed ascolta il Signore che parla in te.

    Conclusione

    Si tratta certamente di un iter molto impegnativo; però possibile da realizzare accogliendo il lavoro che lo Spirito incessantemente fa in noi ed essendo profondamente leali con noi stessi.
    Come dicevo è un iter, abbi cura di te, percorrilo con calma.



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