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    Democrazia, regole e valori


    Mario Pollo

    (NPG 1995-03-03)

    Uno degli assiomi alla base della filosofia della politica è quello che afferma che la democrazia dipende unicamente dalle regole e non dai contenuti. In altre parole questo significa che la democrazia è indifferente ai valori (se non a quello del rispetto delle regole), alle concezioni politiche e di vita che si esprimono al suo interno, in quanto la sua esistenza è assicurata dal rispetto delle regole del gioco democratico.
    Questo comporta, ad esempio, che un paese democratico possa tollerare al proprio interno concezioni politiche contrarie alla democrazia, a condizione che chi le esprime lo faccia rispettando le regole democratiche.
    Ora pur riconoscendo che proprio la separazione delle regole dai contenuti, ovvero dalle concezioni politiche, etiche, filosofiche e religiose, sia il fondamento della democrazia, occorre però prendere atto che alcune concezioni sono più feconde di altre per la vita democratica e che una politica priva della presenza forte di progetti eticopolitici non giova alla vita democratica.
    Infatti una vita politica non nutrita di ideali e di valori di grande respiro non riesce ad essere il luogo del coagulo e delle espressioni delle energie vitali di cui potenzialmente sono portatori i cittadini, ma solo dei loro interessi più o meno settoriali o dei loro umori e, quindi, di una concezione del bene pubblico che trova nell'utilità personale il massimo se non unico riscontro.
    Questa riflessione emerge dall'osservazione dei fatti della vita politica italiana di questi ultimi anni, dove la crisi della politica è stata affrontata quasi esclusivamente sul terreno della riformulazione delle regole, con la speranza che nuove norme elettorali potessero, da sole, generare una vita politica nuova più rispondente ai bisogni dei cittadini e della società italiana. La disillusione che in questi giorni molti provano non è che la conferma che il problema della politica italiana non è solo quello delle regole, che sono indubbiamente essenziali, ma anche quello della incapacità delle forze politiche dominanti di interpretare e di rappresentare i bisogni dei cittadini all'interno di un progetto di sviluppo delle condizioni sociali ed economiche in grado di favorire un più elevato livello di civiltà e, quindi, di qualità della vita.
    Ora, se è pur vero che la riforma delle regole deve essere ancora completata, è altrettanto vero che occorre ritrovare, dopo la crisi benefica delle ideologie, nuove ragioni etiche ed ideali del fare politica a cui conseguano da parte dei politici e dei cittadini comportamenti coerenti.
    Se questa ricerca non avviene, vi è il rischio che le nuove regole non garantiscano una qualità della vita politica superiore a quella del passato ma solo una più efficiente dialettica del potere dei gruppi che la rappresentano.
    In una società complessa è noto che la dialettica del potere compor
    aggregazioni e alleanze precarie e, di conseguenza, una forte instabilità e ingovernabilità del sistema sociale, se non trova dei codici di riduzione della complessità.
    Questi codici sono nient'altro che l'individuazione di quei valori, di quei bisogni prioritari al fine di garantire ad ogni cittadino pari opportunità di vita, di realizzazione di sé e di partecipazione alle scelte e alle decisioni attraverso cui si tesse la vita del sistema sociale.
    In altre parole, i codici di riduzione della complessità possono essere individuati intorno al bisogno di giustizia, di condizioni di vita dignitose e sufficienti anche per i cittadini più sfortunati e, quindi, della riduzione dei processi sociali di emarginazione, della lotta alle povertà materiali e immateriali, non solo all'interno del proprio paese ma a livello mondiale. Ma non solo. Essi riguardano anche la realizzazione delle condizioni attraverso cui le persone possono emanciparsi dalla distruttività che minaccia la loro vita e il raggiungimento di una più matura condizione umana.
    Se le regole, oltre che per regolare la dinamica dei poteri, non servono allo scopo di saldare le energie di un paese in un lavoro comune di emancipazione degli individui e delle modalità della convivenza sociale, ,non sono produttrici di nuova vita anche se «democratiche».
    Questa consapevolezza richiede un forte impegno da parte di chi crede, nonostante i suoi ineliminabili limiti, alla dignità e alla necessità della politica verso la promozione nell'educazione delle nuove generazioni non solo della responsabilità verso il proprio progetto di vita individuale, ma anche verso la realizzazione di quelle condizioni sociali che possono effettivamente consentirne la concreta manifestazione. In altri termini, questo significa che occorre promuovere nell'educazione la trasmissione, attraverso una concreta testimonianza, di progetti di vita che abbiano al centro non l'utilitarismo pragmatico, ma l'adesione a quei valori che sono in grado di far trascendere al giovane l'orizzonte della soggettività e che, di fatto, sono i generatori di quella riduzione della complessità a cui prima si faceva riferimento.
    In questa prospettiva l'educazione politica non è che una dimensione dell'educazione all'essere che trova nella scoperta dell'altro il suo fondamento. Infatti se nel percorso di crescita il giovane non trova motivazioni e opportunità per scoprire che la messa tra parentesi di alcuni bisogni soggettivi, per poter affrontare la risposta a bisogni più essenziali e prioritari che altri individui vivono, egli avrà una realizzazione personale illusoria, in quanto fondata sull'egoismo, sull'ingiustizia sociale, sulla sofferenza e sulla mancata realizzazione personale di altri individui.
    L'impegno degli educatori cristiani in questa fase di vita del nostro paese deve essere finalizzato perciò alla promozione nei giovani della capacità e della motivazione alla partecipazione all'azione di rifondazione etica della politica. Una azione che consenta alle nuove regole del gioco democratico che sono state, o saranno, introdotte di raggiungere il massimo di efficacia nel garantire una qualità della vita civile in cui la solidarietà, la giustizia .e l'adesione ad un piano trascendente di valori non siano una mera «predicazione».



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