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    Il paradosso dell'identità


    Mario Pollo

    (NPG 1995-07-03)

     

    La ricerca della propria identità personale, la realizzazione della propria individualità in una realtà sociale segnata dalla cultura della complessità, può avvenire solo all'interno di un paradosso, affascinante ma nello stesso tempo estenuante. Questo paradosso è prodotto dal fatto che l'individualità per svilupparsi nella sua pienezza ha bisogno di stabilire un grande numero di interazioni con l'ambiente sociale in cui si sviluppa. Interazioni che legano la persona ad un grande numero di dipendenze culturali, tecniche e formative. In altre parole questo vuol dire che l'Io può svilupparsi ed esistere solo attraverso un forte legame di appartenenza solidale al Noi. La crescita della complessità della società in cui l'uomo moderno vive ha comportato, perciò, da un lato, lo sviluppo di una sua maggiore individualità e, dall'altro lato, quello di una sua maggiore dipendenza dalle tecnologie, dalla cultura, dai processi formativi e dalla rete di interazioni sociali che tessono la sua vita quotidiana. La persona che vive all'interno della società complessa si trova a dover sviluppare una sua personale rotta esistenziale che deve continuamente evitare lo Scilla di una ricerca di sé fondata sulla rescissione dei legami con la società e il Cariddi di un imprigionamento della propria individualità nella rete di una dipendenza acritica e passiva dalla cultura sociale. Infatti solo la capacità di essere contemporaneamente dipendente ed autonoma garantisce alla persona la possibilità di ricercare se stessa senza fuggire dalle responsabilità e dalle opportunità che la sua vita quotidiana gli propone. Il mantenimento di questa rotta esistenziale richiede, all'interno di questa cultura sociale, ogni giorno di più alle persone un impegno il cui costo è per molte di esse impossibile da sostenere, con il risultato che esse vivono una dimensione individuale apparentemente sviluppata ma sostanzialmente massificata. Non è un caso che molte forme di soggettività esasperata, alle soglie del narcisismo, siano alla fine funzionali, al di là della loro apparente eccentricità, alla trasformazione delle persone in semplici particelle del sistema sociale. Particelle che ricavano il senso del loro esistere unicamente dalle dipendenze che la cultura sociale stimola in loro. E che sia in atto, da tempo, ma oggi in modo affatto particolare, un tentativo di dar senso alla vita individuale prevalentemente attraverso il suo inserimento passivo in una serie di dipendenze, quasi sempre di tipo consumistico, è illustrato, giusto per fare uno dei tanti esempi possibili, da molti messaggi pubblicitari veicolati all'interno di spot televisivi. Questi spot propongono, infatti, bibite, chewing-gum, aperitivi, il cui consumo è in grado di trasformare la vita delle persone da grigia, banale, piatta, priva di senso in una avventura eccitante, sfolgorante, piena di colori, sensazioni ed emozioni e, quindi, dotata di senso. Questi messaggi, al di là del prodotto che reclamizzano, veicolano l'idea che il senso della vita, la sua qualità, la sua realizzazione e la sua felicità sono esterne alla persona e che, quindi, solo se la persona sa mettersi in contatto con i prodotti sociali adeguati trova la sua realizzazione. Non deve poi stupire, in questa logica, che in quest'ultimo periodo si sia indebolito il timore e, quindi, l'impegno concreto per la lotta all'uso delle droghe, alcune delle quali, come quelle sintetiche (tipo quelle consumate nelle discoteche), sono considerate da molte persone solo come una sorta di consumo ricreativo, un po' trasgressivo sì ma non pericoloso più di tanto. Questa è una vera e propria mistificazione che fa sì, ad esempio, che siano considerati veramente tossicodipendenti solo gli eroinomani e che siano quasi esclusivamente questi, quando riescono a decidere di smettere, ad entrare nei circuiti del recupero. Contro questa proposta di dipendenza che tende a ridurre la persona, nei casi più favorevoli, ad una particella del sistema sociale o, in quelli più sfavorevoli, a innescare un processo di radicale e profonda autodistruzione della stessa persona, al fine di ritrovare il giusto equilibrio che l'abitare la complessità sociale richiede tra dipendenza ed autonomia che consente la realizzazione umana, non esiste che una via. Questa via, che è quella tra l'altro che rende spendibile il costo della navigazione tra autonomia e dipendenza, è fondata sulla scoperta che l'unica vera libertà dalle dipendenze, che consente di utilizzarle senza farsene schiavizzare, è quella del riconoscimento di una radicale dipendenza dall'Altro. Infatti, solo se la persona riconosce di essere creatura scopre la sua piena libertà, il suo disincantato e critico distacco dalle dipendenze sociali che pure utilizza. Per usare un linguaggio religioso, è il riconoscimento della creaturalità intesa come dipendenza dall'Altro che consente all'uomo di abitare il mondo senza essere del mondo. Questa dipendenza dal Totalmente Altro che è Dio, si rivela nella sua pienezza però solo se è nutrita dalla scoperta di un'altra dipendenza: quella, nel segno dell'amore, dall'altro. Questo significa che la realizzazione della propria individualità è legata a filo doppio con quella delle persone con cui si condivide l'avventura della vita nello spazio e nel tempo. Solo così si riesce a scoprire che la condivisione con le persone con cui si vive, specialmente quelle più povere ed infelici, è l'unica che può aiutare la persona a scoprire se stessa e che può rivelargli il Volto che crea con il suo Amore la vita. Il paradosso tra autonomia e sviluppo dell'individualità da un lato e dipendenza sociale dall'altro, può quindi essere felicemente risolto solo se la persona vive la propria realizzazione umana come dipendente da quella degli altri con cui vive nel tempo, e solo se questa poi rivela il Volto di quella dipendenza radicale che è l'amore gratuito di Dio per l'uomo. Da questo punto di vista l'educazione alla solidarietà è anche una educazione all'identità personale, oltre che il fondamento di un'autentica educazione alla Fede.



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