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    A partire da Giona: riflessioni di un gruppo di animatori


     

    Nicola Ciola

    (NPG 1987-02-67)

    Un gruppo di trenta animatori di pastorale giovanile (con gruppi di giovani dai 19-28 anni, e di adolescenti dai 14 ai 18) molti dei quali prestano un servizio di almeno dieci anni, si ritrovano attorno alla lettura della Parola di Dio e meditano un personaggio, a dire il vero poco conosciuto, come Giona.

    La Parola nella storia

    La Parola non può mai calarsi in un soggetto fuori della storia e della sua storia in particolare. Così è di questo gruppo di animatori in questo preciso momento; essi riflettono da almeno due anni sulle difficoltà obiettive dell'annuncio, soprattutto verso le piú giovani generazioni. Ciò che resta maggiormente problematico per loro è tutta una serie di rifiuti o indifferenze: rifiuto dei ragazzi per un impegno continuativo, rifiuto di ragionare e studiare insieme per elaborare programmi ideali, indifferenza verso problematiche sociali e mondiali, scarso coinvolgimento ecclesiale continuativo. 
    La figura dell'animatore di fronte a queste obiettive difficoltà è tentata di rallentare e abbassare il tiro della sua proposta.
    In questo preciso contesto in cui si fa piú arduo essere animatori di gruppi adolescenziali e giovanili, in cui a prevalere sembra lo scoraggiamento e il differimento di impegni data la fatica obiettiva, la figura di Giona e la sua storia può rappresentare un esempio emblematico per il gruppo degli animatori.
    Gli animatori avvertono tutta la grandezza e bellezza del messaggio cristiano, ma in questo momento storico si trovano nel loro servizio di fronte a degli scogli che sembrano insormontabili. Quando non si riesce a comunicare efficacemente; quando cioè il nostro messaggio pur maturato e proposto con impegno è senza ritorno, può essere utile meditare la storia di Giona che fa esperienza di Dio come «Colui che irrompe» nella nostra vita. È paradigmatica la percezione che ha Giona della povertà dei mezzi utilizzati da Dio: Dio sceglie uomini incapaci per le sue grandi opere, e attraverso questi le sue imprese hanno successo.

    Una presenza discreta

    In un incontro con i monaci di Camaldoli di qualche anno fa, il gruppo degli animatori aveva imparato che nel cammino verso Dio conta molto anche la sola presenza «passiva», cioè la disponibilità dell'essere, la preghiera del corpo: in altre parole nella esperienza di fede, a volte è solo importante l'esserci, la presenza fisica che nella sua debolezza invoca o addirittura non dice niente.
    Oggi la storia di Giona insegna all'animatore che per certe imprese è necessaria anche solo la presenza, una presenza discreta e fiduciosa, in attesa che Dio agisca, se a Lui piace. Forse il Signore ha bisogno della nostra presenza convinta per farci vedere che in qualche modo è Lui a concludere!
    Il gruppo degli animatori è sollecitato dal suo sacerdote a considerare le difficoltà presenti come approfondimento della propria vocazione di animatori. Leggendo Giona ci si accorge come questa storia è importante per scoprire la vocazione personale del cristiano-animatore. Ogni vocazione significativa all'apostolato, ad un certo punto, è tentata di sottrarsi e fare resistenza; ma come nella storia di Giona, l'animatore dovrebbe imparare che la vera vocazione passa attraverso le strettoie della aridità, dello scoraggiamento, dell'insuccesso.

    Cosa costruisce il Regno?

    Chi annunzia è sempre stretto dalla alternativa di una pastorale di tipo radicale che può sfociare nell'integrismo elitario, oppure da una pastorale dell'efficienza e propagandistica che rispetta molto poco le tappe di crescita umana delle persone.
    La lezione di Giona è eloquente in proposito. Quando Giona sfida apertamente Dio e lo contraddice, insegna all'animatore a cercare nella sua vita ciò che, pur nell'insuccesso, costruisce il Regno, piuttosto che la gratificazione personale o di gruppo che non trasmette Gesù Cristo ai ragazzi, ma la propria persona che si mette in vista.



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