Itinerario di fede con il Vangelo di Matteo
Prima unità: Dio Signore della storia
Agostino Buccoliero - Luigi Orlando
(NPG 1987-04-15)
In NPG di gennaio abbiamo presentato un «dossier» sulla «lettura esistenziale» della Bibbia con i giovani. Non volevamo fermarci alla riflessione teorica, ma annunciavamo la pubblicazione di qualche sussidio operativo.
Ne presentiamo uno, preparato per la catechesi nelle comunità giovanili francescane (GIFRA), come «itinerario alla fede», entro il quale riscoprire in modo particolare la dimensione della «fraternità» e dunque del fare comunità.
L'itinerario è ritmato dalla meditazione del Vangelo di Matteo, visto come il Vangelo della comunità ecclesiale che vive attorno a Gesù, ne condivide la causa della costruzione del Regno e invoca Dio come Padre.
Suddiviso in sei tappe, da percorrere seguendo i grandi tempi dell'anno liturgico, offre al gruppo la possibilità di accostare in una lettura originale, orientata dalla ricerca del «far fraternità», l'intero Vangelo di Matteo.
L'itinerario non viene, tuttavia, pensato come semplice lettura di un libro. È luogo in cui ripensare la vita di oggi, la difficoltà del credere e fare fraternità, alla luce delle tensioni che attraversano la società e la chiesa.
Viene anche pensato come luogo in cui attualizzare il carisma di San Francesco. Per questo si fa «memoria», lungo il cammino, dei tratti originali della sua spiritualità ecclesiale.
Il sussidio, dopo una introduzione in cui vengono offerte le indicazioni essenziali per fare di una meditazione del Vangelo un itinerario di fede, offre per ogni tappa gli obiettivi, i contenuti (ecclesiali e francescani), dei suggerimenti operativi, una riflessione attualizzante esistenziale.
Previsto per un utilizzo lungo l'anno liturgico, è facile ripensarlo per un camposcuola, per una serie di ritiri spirituali, per un corso di esercizi.
Questi i temi delle sei unità che pubblicheremo numero per numero sulla rivista:
- prima unità: Dio Signore della storia;
- seconda unità: requisiti del candidato al Regno;
- terza unità: la ricerca dei segni del Regno;
- quarta unità: aderire alla risurrezione;
- quinta unità: una comunità che vive un'«attesa vigilante»;
- sesta unità: il servizio come banco di prova.
Conoscenze di riferimento per un itinerario di fede con il Vangelo di Matteo
I contenuti della seguente riflessione offrono un primo essenziale orientamento per l'itinerario di fede. Sono, quindi, un invito all'approfondimento delle aree: biblica, ecclesiale, pastorale, francescana, con l'aiuto della bibliografia citata all'inizio di ogni paragrafo.
L'introduzione al Vangelo di Matteo è una sintesi orientativa che rinvia ad un ampio testo introduttivo.
Per l'area ecclesiale ci si sofferma su una «sintesi operativa» che precisa compiti e priorità per rinnovare l'identità e missione della Chiesa.
Il difficile dialogo Chiesa-giovani, alquale intende collaborare il nostro itinerario di fede, sintetizza alcuni elementi di lettura e la funzione educativa del gruppo giovanile e la sua indispensabile mediazione ecclesiale.
Infine, l'apporto francescano è dato da alcune riflessioni sulla coscienza e attualizzazione della missione ecclesiale di Francesco e sulla vita della fraternità, immagine di Chiesa.
Il riferimento all'itinerario di fede è implicito. Successivamente, nelle indicazioni per ogni unità, si farà riferimento ad espliciti contenuti, esperienze, indicazioni.
IL VANGELO DI MATTEO (AREA BIBLICA)
È presentata una sintesi stringata e orientativa dell'introduzione al Vangelo di Matteo di R. Fabris, Matteo, Borla, 1982, pp. 13-35. Si rilegga il testo e si integrino le seguenti puntualizzazioni.
Il NT inizia con il Vangelo di Mt. È il libro più commentato nell'antichità cristiana. Narra la vicenda storica di Gesù in un modo completo ed ordinato.
Sono varie le ipotesi per strutturare il Vangelo di Mt. Vogliamo porgere l'attenzione solo su due.
Prima ipotesi
Il Vangelo è costituito da tre parti:
- inizio, dedicato all'infanzia di Gesù (capp. 1-2);
- corpo, dedicato all'idea del Regno (cinque libretti);
- fine, dedicato alla passione, morte e risurrezione (capp. 26-28).
Il corpo è costituito da cinque libretti. Gesù è il nuovo Mosè che compose il Pentateuco. I libretti ruotano attorno all'idea centrale del Regno dei cieli.
I cinque libretti:
- promulgazione del Regno: discorso della montagna (5-7,28.29);
- predicazione del Regno: discorso missionario (10-11,1);
- il mistero del Regno: discorso delle parabole (13,1-53a);
- la Chiesa segno del Regno: discorso ecclesiale (18-19,1a);
- avvento finale del Regno: discorso escatologico (24-26,1).
Si osservi come la conclusione dei singoli libretti è sempre la stessa.
Seconda ipotesi
La proclamazione del Regno di Dio e delle esigenze della sua «giustizia» nelle parole e nei gesti potenti di Gesù, il Messia e Figlio di Dio (capp. 3-18).
La rivelazione di Gesù come Messia rifiutato da Israele ed esaltato da Dio (capp. 19-28).
Caratteristiche di Mt
* Caratteristiche letterarie e culturali. Mt si rivela un grande conoscitore del mondo giudaico, dei suoi usi, costumi, tradizioni. Utilizza tecniche semitiche e artifici letterari per favorire la catechesi e la memorizzazione dei contenuti e la loro trasmissione.
È tipica di Mt la formula «Regno dei cieli». Mt più degli altri evangelisti cita l'AT.
* Ambiente di origine e destinatari di Mt. I giudei che diventano cristiani ( = giudeo-cristiani) erano soliti frequentare sia la chiesa sia la sinagoga. Ma ben presto tra chiesa e sinagoga sorge un conflitto se è necessario. Nel '70 vi fu la distruzione di Gerusalemme: giudei e cristiani fuggirono. I giudei si riorganizzarono a Jamnia e i cristiani invece ad Antiochia (Siria) dove si stabilirono e costituirono la comunità ecclesiale. Mt era un giudeo-cristiano e verso la fine degli anni 80 scrive in greco il suo vangelo per incoraggiare ad educare alla fede la sua comunità di Antiochia.
* Messaggio teologico e spirituale di Mt. È una specie di catechismo che riflette sulla storia della salvezza che culmina in Gesù Cristo, il quale rende presente e attivo in mezzo agli uomini il regno dei cieli: «Il Regno dei cieli è vicino» (Mt 4,17.23).
Solo nel Vangelo di Mt ricorre il termine «chiesa» (Mt 16,18; 18,17). Per questo il vangelo di Mt è stato definito come il vangelo «ecclesiale».
La Chiesa «è la convocazione dei discepoli di Gesù, i quali raccolti attorno al loro Signore si impegnano ad attuare la volontà di Dio Padre cosí come Gesù l'ha rivelata e praticata. Il modello o prototipo della chiesa è la comunità dei discepoli che hanno accolto la chiamata di Gesù e al suo seguito hanno imparato ad ascoltare, comprendere ed attuare la volontà del Padre. Dunque all'origine della convocazione sta l'iniziativa di Dio Padre, diventata storica ed attuale nella persona di Gesù, nei suoi gesti e parole. Infatti i discepoli sono destinatari della rivelazione di Dio Padre, non per qualche merito o titolo particolare, ma perché Dio sceglie i 'poveri di spirito' e gratifica i 'piccoli'. I discepoli sono proclamati felici e fortunati perché destinatari di questa libera e sovrana iniziativa salvifica di Dio Padre per mezzo di Gesù, il Figlio di Dio» (R. Fabris).
La Chiesa nella sua forma storica non è una comunità composta esclusivamente di buoni ma anche di cattivi. È il periodo della convivenza del bene e del male. Solo nel regno dei cieli ci saranno i buoni.
Per l'approfondimento del messaggio biblico elenchiamo alcune opere consultate.
J. DUPONT, Le beatitudini, Paoline, Torino, 1976.
R. FABRIS, Matteo, Borla, Roma, 1982.
R. LAURENTIN, I vangeli dell'infanzia di Cristo, Paoline, Roma, 1977.
O. da SPINETOLI, Matteo, Cittadella, Assisi, 1983.
J. RADERMAKERS, Lettura pastorale del vangelo di Matteo, EDB, Bologna, 1983.
L. SABOURIN, Il Vangelo di Matteo, voll. Paoline, Roma, 1977.
CONVOCATA E INVIATA (AREA ECCLESIALE)
Cf E. ALBERICH, Catechesi e prassi ecclesiale, LDC, 1982, 17-38;
E. FRANCHINI, Il rinnovamento della pastorale, EDB, 1985.
La Chiesa vive nel tempo la progressiva maturazione della sua identità e nel costante impegno di ridefinire il suo compito nelle mutate situazioni storiche.
Precisiamo l'identità della Chiesa maturata con la riflessione e le scelte del Concilio Vaticano II e notiamo alcuni elementi della prassi pastorale in cui esprime l'impegno missionario.
Immagine di Chiesa
La prima importante annotazione è che la Chiesa non esiste per se stessa, ma per il servizio al Regno di Dio. La Chiesa «costituisce in terra il germe e l'inizio» (LG 5) del Regno e in quanto tale ne è segno, cioè prima realizzazione e indispensabile mediazione per gli uomini.
Il Regno concretamente è il progetto di Dio sull'umanità. Si realizza ed estende man mano che i suoi valori vengono riconosciuti ed accettati: fraternità, giustizia, pace... Si è cosí prodotto uno spostamento di accento: dalla Chiesa in se stessa, ad una Chiesa che è nel mondo e per il mondo. Perciò è convocata e inviata nello stesso tempo perché tutti gli uomini siano coinvolti. Ciò avviene in modalità sperimentate fin dall'inizio della comunità cristiana. At 2,42-47 è la preziosa testimonianza della mediazione ecclesiale attraverso quattro funzioni che esprimono la globalità della sua esperienza in relazione alle esigenze fondamentali dell'uomo.
Se questa è l'esperienza ecclesiale, in ogni epoca storica si hanno accentuazioni, compiti, priorità, istanze per realizzare la fedeltà alla convocazione-missione.
Per questo motivo la Chiesa alle soglie del terzo millennio si è interrogata ed ha precisato i propri compiti nella fedeltà al suo Signore. Citiamo alcuni di questi compiti con affermazioni sintetiche immediatamente comprensibili.
* La chiesa si pone al servizio di tutti gli uomini, soprattutto dei più poveri, perché è inviata, quale nuovo popolo, nel cuore del mondo. Instaura un diverso rapporto con le classi dominanti, rinunciando essa stessa al potere, per annunciare liberamente a tutti la conversione e l'accettazione dei valori del Regno (dimensione: servizio).
* La chiesa matura nuove forme di comunione, per favorire l'esperienza concreta della fraternità e della condivisione (dimensione: comunione).
* La chiesa matura la sua identità perché i cristiani si evangelizzino, divenendo comunità di adulti credenti con responsabilità di ciascuno all'interno e nel dialogo con il mondo (dimensione: annuncio).
* La chiesa si pone in preghiera per accogliere la Parola di Dio e celebrare la vita nuova donata nella fede e nei sacramenti, superando in tal modo forme di religiosità rituale (dimensione: liturgia).
CHIESA-GIOVANI: UN RAPPORTO DA QUALIFICARE (AREA PASTORALE)
Cf M. MIDALI-R. TONELLI (ed), Chiesa e giovani. Dialogo per un itinerario a Cristo, LAS, Roma, 1982: in particolar modo sono stati tenuti presenti:
F. GARELLI, Giovani e Chiesa: un incontro difficile, pp. 55-71;
R. TONELLI, Il gruppo giovanile come luogo privilegiato di educazione al senso di appartenenza ecclesiale, pp. 207-236.
Tra i compiti urgenti della Chiesa emerge quello educativo, nel dialogo e nella creatività, con i giovani.
Annotiamo alcune riflessioni sul difficile rapporto Chiesa-giovani, perché il nostro itinerario di fede punta sull'interiorizzazione dell'esperienza cristiana in seno alla comunità. E, perciò, necessario notare come oggi «funziona» tale rapporto per trarre utili elementi e proposte per la realizzazione dell'itinerario.
Inoltre, poiché di fatto il gruppo favorisce l'appartenenza alla comunità, anzi ne è indispensabile mediazione, si dovranno precisare condizioni più adatte perché esso sia già eperienza di Chiesa, pur aprendo l'orizzonte alla comunità.
Il rapporto Chiesa-giovani oggi
Non molti anni addietro lo slogan ad effetto di molti giovani è stato: Cristo sí, Chiesa no! Forse per il distacco tra ideale cristiano e realizzazione storica. Forse per la contestazione che non risparmiava alcuna istituzione. Forse per vivere un ideale secondo modalità e sensibilità soggettivizzate e poco accettate dalla stessa comunità. Forse perché andava di moda.
È certo, però, che negli anni '80 è mutato l'atteggiamento, divenuto meno conflittuale e più «possibilista», non tanto per la maturazione ecclesiale, o almeno non avvertita dai giovani nel suo pieno significato, quanto per il mutato clima culturale. Oggi si è più «possibilisti» in ogni campo, sono scomparsi i toni marcati (bianco o nero), la crisi è un fatto permanente e la complessità della situazione ha reso tutti più cauti.
I dati più interessanti nel rapporto Chiesa-giovani possono essere cosí sintetizzati.
* I giovani hanno nei confronti della Chiesa più aspettative per ciò che essa può fare e di fatto realizza nei servizi riguardanti la salute, l'educazione, il bisogno di pace, in tutto ciò che chiamiamo funzione sociale, che non per ciò che essa è e rappresenta nella dimensione religiosa.
Si guarda alla Chiesa più per le aspettative umane che non per quelle religiose. È certamente una rivalutazione della Chiesa rispetto agli anni precedenti, anche perché la società civile non offre sufficienti garanzie per certe scelte e valori. Ma tale valutazione è riduttiva perché formulata sulla misura dei bisogni dei giovani e non dell'identità e del messaggio proprio della Chiesa.
* Inoltre: la vicinanza dei giovani alla Chiesa nella fruizione e/o collaborazione per tali servizi non ne implica di fatto l'appartenenza.
Per la pluralità di «luoghi» frequentati, il giovane non baratta la propria libertà né si preclude qualsiasi possibilità, avendo imparato a destreggiarsi tra diverse appartenenze. Sono comunque molti i giovani orientati religiosamente, e tuttavia vivono una religiosità senza appartenenza, autonoma rispetto alla stessa Chiesa. Ciò è vero pur tenendo presente i movimenti che dichiarano fortemente l'appartenenza alla Chiesa: «La vitalità dei gruppi-movimenti che più dichiarano oggi la loro fedeltà alla chiesa non deve farci pensare che siano pochi o isolati quanti vivono una fede senza appartenenza. Si tratta per lo più di soggetti dimessi nella loro presenza sociale; disincantati nei confronti delle manifestazioni collettive - forse per averle praticate troppo nel passato -; diffidenti verso le forme di eccessiva visibilità sociale della chiesa e verso mobilitazioni di massa con pericoli di gregarismo; che preferiscono al presente effettuare scelte prevalentemente in termini personali» (F. GARELLI, oc, 65).
* Infine un importante elemento su cui fondare l'intesa tra chiesa e giovani. L'esigenza del giovane e l'offerta della Chiesa trovano un punto comune di riferimento sul tema della ricerca dell'identità. Non tanto nell'offerta-consumo di un'identità già precisata, quanto nella ricerca, a volte affannosa, di questa connessa con l'esperienza religiosa e per dare significato alla vita, in un tempo di forte frammentazione nelle proposte di significato. Tutto ciò è positivo, e si può rifondare il rapporto chiesa-giovani a due condizioni:
- che i giovani, pur in un tempo di crisi, non riducano la fede a sicurezza, il gruppo a luogo di rifugio, l'esperienza religiosa come semplice risposta a problemi, ma abbiano il coraggio della fede-rischio, di appartenere ad un gruppo in cui vi è la costante ricerca critica, di aprirsi all'esperienza religiosa che spinge oltre i propri limitati orizzonti;
- che la chiesa si immerga fino in fondo per tale azione educativa.
Il gruppo nell'esperienza ecclesiale
La seconda riflessione annota la funzione del gruppo nella maturazione dell'esperienza ecclesiale. È posta in evidenza la condizione della comunità che, pur favorendo la pastorale giovanile come sua azione pastorale specifica per l'incontro con i giovani, tuttavia difficilmente riesce ad essere avvertita come significativa dai giovani; e, d'altra parte, il gruppo giovanile ecclesiale, avviata la maturazione dell'esperienza religiosa, deve inoltre aiutare a maturare l'appartenenza ecclesiale.
Spesso si lamentano situazioni insostenibili, quali l'autonoma vita del gruppo giovanile e, d'altra parte, la strumentalizzazione del gruppo ridotto a forza-lavoro per compiti ecclesiali; giovani ormai adulti che restano nel gruppo giovanile perché non hanno maturato l'appartenenza alla comunità, l'esperienza religiosa personale dipendente dalle sorti del
gruppo...
Le esemplificazioni sono innumerevoli.
Cerchiamo invece, con alcune affermazioni sintetiche, di fondare la funzione educativa del gruppo in riferimento alla maturazione dell'appartenenza alla comunità.
* La comunità nella sua visibilità è il luogo per maturare le disposizioni ed accogliere il dono della salvezza. Tale mediazione è insostituibile e si protrae per sostenere la vita di fede. Solo la comunità con una intensa comunione, avvertita come significativa e perciò capace di identificazione, può diventare luogo in cui il giovane accoglie la proposta di fede, e celebra la vita nuova dei sacramenti. Le nostre comunità hanno una vita molto opaca per essere avvertite come significative e suscitare l'identificazione.
* Con questa consapevolezza si opta per il gruppo, divenuto «mediazione» tra la parola di Dio e il giovane, e successivamente «mediazione» tra il giovane e la comunità, allo stesso modo in cui la comunità è mediazione dell'incontro dell'uomo con la proposta di fede.
* All'interno del gruppo si fa esperienza di chiesa, perché il gruppo stesso è mediazione della comunità. Ma il gruppo non esaurisce e non sostituisce la chiesa e l'esperienza ecclesiale. Perché maturi l'appartenenza ecclesiale è necessario che la persona sperimenti anzitutto la solidarietà del gruppo per la risposta decisiva a Dio, e che il gruppo apra gradualmente la persona alla comunità, in cui inserirsi da adulto.
AMARE E RIPARARE LA CHIESA (AREA FRANCESCANA)
Cf AA.VV., Vivere il Vangelo, Editrici Francescane, Padova, 1983, 123-134;
L. BOFF, Francesco d'Assisi: un'alternativa umana e cristiana, Cittadella, Assisi, 1982, 153-186;
T. SZABÒ, Chiesa, in Dizionario Francescano, Messaggero, Padova, 1983, 186-218;
K. ESSER, Sancta Mater Ecclesia Romana, in Temi spirituali, Biblioteca Francescana, Milano, 1981, 139-188.
Il nostro itinerario di fede si arricchisce dell'esperienza di Francesco d'Assisi. I tentativi di interpretazione e sintesi sistematica dell'ecclesialità di Francesco, riconoscono la specificità di questa nel confronto con altre spiritualità. Vi sono infatti molti elementi caratteristici: la coscienza della missione ecclesiale (dalla «voce» del Crocefisso di S. Damiano, alla richiesta al Papa per l'approvazione della Regola, alle affermazioni nei due testamenti) e il dare vitalità alla Chiesa animando la fraternità nella fedeltà al Vangelo e quale immagine della stessa Chiesa.
Qualche autorevole citazione permetterà di puntualizzare il modo tutto particolare di Francesco di amare la Chiesa, di «ripararla» secondo la missione ricevuta e riconosciuta dalla stessa Chiesa istituzionale, di visibilizzarla nella vita di fraternità.
Ne riprendiamo alcune, anche se tante altre possono essere facilmente reperite e meditate in gruppo.
Francesco e la Chiesa
«Con la Chiesa credere, pregare, vivere, operare, sentire: 'sentire cum Ecclesia' è per lui un principio fondamentale al pari di quello di regolarsi in ogni cosa secondo il Vangelo» (Felder).
Forse il metodo più immediato di rendersi conto della coscienza e dell'amore ecclesiale di Francesco è di riferirsi al Testamento e quanto contenuto a tal proposito:
«Nelle prime parti del Testamento si trovano, l'una accanto all'altra, due serie di parole, che sono importanti per la concezione ecclesiale di Francesco. Si presenta dapprima la realtà della Chiesa come risulta dalle parole 'chiesa (edificio) - sacerdote - eucaristia - annuncio della divina parola - teologi'. Per Francesco la Chiesa non è un concetto astratto, ma qualcosa di estremamente concreto. Nella suddetta concatenazione si può cogliere chiaramente ciò che significa per Francesco unità inscindibile. Tocchiamo qui l'esperienza spirituale fondamentale del Santo.
Francesco si pone in modo concreto di fronte alla concreta realtà della Chiesa, come risulta pure da una seconda serie di parole: `fidu,cia - ricorso - riverenza -amore - venerare - stimare - riconoscere il Figlio di Dio'. Tutte parole indicanti operosità. È infatti nell'azione che si dimostra concretamente la propria condotta. L'ultima frase indica inoltre di chi si tratta; le realtà ecclesiastiche concrete hanno uno sfondo: il Figlio di Dio, che si rende presente nelle manifestazioni esteriori. La chiesa è cosí per Francesco una grandezza sacramentale» (Rotzetter).
La fraternità francescana come comunità ecclesiale
Infine, la vita di fraternità voluta da Francesco richiama i tratti caratteristici e gli elementi irrinunciabili di ogni comunità. Notiamo alcune caratteristiche.
* La fraternità è immagine di Chiesa perché si fonda sui rapporti fraterni. Non priore, ma ministri e servi; tutti fratelli pur nello svolgimento di funzioni diverse; la fraternità è aperta a tutti senza distinzioni; e i frati che esercitano il ministero ordinato non hanno alcun privilegio rispetto agli altri.
* La fraternità è immagine di Chiesa che si alimenta della Parola. Tutta la sua vita è un costante riferimento alla parola meditata, compresa, proclamata.
* La fraternità è immagine di Chiesa per la continua solidarietà tra i suoi membri, perché si è reciprocamente «madri», sia nelle necessità materiali che spirituali.
* La fraternità è immagine di Chiesa che celebra la vita, con il linguaggio dei poveri.
Celebra la fede non solo nelle celebrazioni liturgiche, ma in ogni momento e in ogni luogo e con modalità comprensibili ed efficaci per tutti.
* La fraternità è immagine di Chiesa missionaria, non solo perché storicamente si è subito estesa e arricchita di numerosi fratelli, ma per la sua stessa dinamicità, per l'andare per il mondo ad annunciare il Vangelo.
* La fraternità è immagine di Chiesa, sacramento dello Spirito. Le relazioni all'interno, gli atteggiamenti di reciproca attenzione e tenerezza sono possibili perché c'è una forte esperienza dello Spirito che libera l'uomo da se stesso, dalla tentazione di godersi, per essere libero di donarsi ai fratelli.
* La fraternità è immagine della Chiesa cattolica.
Francesco vuole che i frati vivano e parlino cattolicamente, non solo per evitare il decadimento dell'Ordine e movimento ereticale, ma principalmente per evidenziare l'universalità della presenza e della missione della Chiesa attraverso il rapporto con il Papa che è il centro dell'unità. La stessa fedeltà gli permette di vivere secondo il Vangelo, nella povertà e nella semplicità. «Cosí la sua cattolicità è piena, perché non si restringe a una fedeltà istituzionale, ma si apre verso il basso, con una fedeltà teologica alla presenza di Cristo nel popolo e nei poveri, che egli serve e con i quali condivide la sua fraternità» (Boff).
L'ITINERARIO DI FEDE CON IL VANGELO DI MATTEO
Veniamo più da vicino alla formulazione dell'itinerario: dalla considerazione delle finalità della catechesi, alla formulazione degli obiettivi nella logica della programmazione, ad alcuni suggerimenti indispensabili per realizzare l'incontro.
Si desidera, in tal modo, rendere partecipi della logica con cui sono formulati l'itinerario e il sussidio.
La considerazione sulle finalità della catechesi e sui momenti essenziali dell'atto catechistico portano ad affermare che la catechesi è una realtà «complessa» per le numerose attenzioni.
È possibile gestire la complessità e, quindi, rispettare la ricca articolazione della catechesi nella logica della programmazione che non limita, ma, al contrario, dà spazio alla creatività del catechista e dei destinatari.
La strutturazione delle unità è fondata sul materiale proprio del Vangelo di Matteo ed è risultata «lineare» per la sorprendente gradualità emersa dallo stesso Vangelo, e per la convergenza con l'attuale coscienza ecclesiale e prassi pastorale.
Abbiamo indicato con affermazioni sintetiche i contenuti (biblico, ecclesiale, francescano) di ogni unità con suggerimenti per l'attualizzazione, avvertendo che costituiscono solo un primo ed immediato avvio, verso riflessioni e impegni più rispondenti alla maturità di gruppo.
Infine è stato dato qualche suggerimento per l'incontro di catechesi.
Le risposte alla domanda del «come fare» sono sempre relative.
Non può essere risparmiata al catechista la personale elaborazione e gli accenni dell'ultimo paragrafo invitano all'approfondimento per fare della catechesi un'arte, in cui armoniosamente convergano: conoscenza, acquisizioni, capacità, creatività...
Obiettivi dell'itinerario
Dobbiamo giungere ad un modello che permetta di gestire la complessità senza rinunciare ad alcuna delle finalità e nello stesso tempo permetta di percorrere tutti i momenti.
Ricorriamo alla programmazione: la sua logica e le sue fasi permettono, infatti, di coniugare proposta di fede ed esigenze dei destinatari. Si formulano l'obiettivo (o meta) finale e quelli intermedi; si rilevano i livelli: atteggiamenti, conoscenze ed esperienze; si scelgono i contenuti; si selezionano le esperienze; si strutturano le sequenze o unità didattiche in riferimento al tempo utile; si realizza l'itinerario apportando eventuali modifiche. Al termine si verifica l'esito secondo l'obiettivo prefissato e si riprogetta l'itinerario secondo indicazioni utili emerse.
Per il nostro itinerario l'obiettivo è stato formulato a partire dai contenuti del materiale proprio di Matteo e tenendo in considerazione il giovane di questa generazione che nella GIFRA dovrà maturare la capacità di passare dal Vangelo alla vita e dalla vita al Vangelo e, con il nostro itinerario, l'appartenenza ecclesiale.
* Obiettivo generale: nella fraternità giovanile il giovane matura l'appartenenza ecclesiale interiorizzando e sperimentando i requisiti di candidato al Regno e contribuendo, come Francesco, a «riparare» la Chiesa.
* Livello-atteggiamenti: interiorizzazione delle beatitudini, fondamento delle scelte personali e comunitarie.
* Livello-conoscenze:
- il «materiale» proprio di Matteo, il vangelo della comunità che vive intorno a Gesù e invoca Dio come Padre: «Padre nostro... venga il tuo Regno» (Mt 6,9-13);
- il volto della chiesa post-conciliare e il suo dinamismo di mediazione al Regno;
- il contributo di Francesco nel «riparare» la Chiesa, vivendo la fraternità, immagine di Chiesa e annunciando il Regno.
* Livello-comportamenti/esperienze:
inserimento nella comunità con esperienze iniziali nell'ambito delle mediazioni ecclesiali (comunione, annuncio, liturgia, servizio).
* Obiettivi intermedi:
- 1. Consapevole dell'accettazione-rifiuto dinanzi a Gesù, il giovane incontra Gesù, Signore della storia e della sua vita.
- 2. Il giovane nella logica delle beatitudini avvia il processo di maturazione cristiana.
- 3. Il giovane discerne i segni del Regno nella vita della comunità cristiana, maturando la «pazienza» di Dio nella tolleranza del male e la disponibilità al perdono.
- 4. Il giovane aderisce alla comunità che annuncia il risorto e vive alla sua presenza.
- 5. Il giovane matura la tensione vigilante della Chiesa verso l'incontro finale con il suo Signore.
- 6. Il giovane sperimenta la scelta cristiana nella diaconia, segno di verifica e di autenticità dell'esperienza personale e comunitaria.
Le unità dell'itinerario
Le unità sono strutturate intorno a ciascun obiettivo intermedio con relativi contenuti ed esperienze, connessi con i
quattro momenti-esigenze dell'atto catechistico.
Brevemente notiamo la struttura delle unità.
* Incontro con il messaggio (nel sussidio: il messaggio - la memoria).
Incontro con il Vangelo di Matteo, nella gradualità delle pericopi «proprie». Solo Mt 28,1-20, relativo alla Risurrezione e alla missione degli Apostoli, è anticipato per la connessione con l'anno liturgico.
La riflessione ecclesiale e l'esperienza di Francesco sono le prime risposte al testo biblico.
La riflessione ecclesiale si fonda sull'esigenza della conversazione quale atteggiamento costante del divenire cristiani. Sviluppa la riflessione sul contenuto del programma di Gesù, attualizzandolo nelle articolazioni della sua prassi per il Regno: comunione, annuncio, liturgia, servizio.
* Confronto con la propria esperienza (nel sussidio: per l'attuazione).
Le piste in ogni unità sono solo esemplificative ed iniziali. Ogni catechista è invitato a porsi nella concreta ricerca e dialogo di gruppo.
* Scelte per una vita nuova.
Le indicazioni sono date dal messaggio confrontato con la propria vita. Le scelte personali e comunitarie, queste ultime realizzabili da tutti.
* Celebrazione.
La celebrazione di lode e di ringraziamento ripercorre le fasi del lavoro svolto e ratifica gli impegni assunti.
Per ogni unità sintetizziamo i dati più salienti in una scheda, perché il catechista abbia l'avvio per la pianificazione e la formulazione degli incontri.

Prima unità: Dio Signore della storia
Testo di base: Mt l, 1-24; 2, 1-23.
Dio è il Signore della storia. Egli guida gli eventi secondo un suo preciso disegno salvifico. La storia ha un punto d'incontro del divino e dell'umano nella nascita di Gesù.
Il candidato al Regno già all'inizio sitrova di fronte ad una scelta fondamentale: accettare o rifiutare Gesù.
Obiettivo: consapevole dell'accettazione-rifiuto dinanzi a Gesù, il giovane incontra Gesù, Signore della storia e della sua vita.
Tempo liturgico: Avvento-Natale.
Contenuto:
* biblico: 1. Gesù, il Dio con noi (Mt 1,1-24). 2. Accettazione e rifiuto (Mt 2,1-23).
Dio è il Signore della storia. Egli guida gli eventi secondo un suo preciso disegno salvifico. La storia ha un punto d'incontro del divino e dell'umano nella nascita di Gesù. Il candidato al Regno già all'inizio si trova di fronte ad una scelta fondamentale: accettare o rifiutare Gesù;
* ecclesiale: La Chiesa è la comunità che crede in Gesù ma che sperimenta spinte di avversione. Ciò è dovuto anche a forti pressioni culturali che tendono a ridurre la forza provocatrice del messaggio. Gesù Cristo rimane anche oggi la pietra d'inciampo. La chiesa è chiamata nella conversione ad accettare pienamente Gesù;
* francescano: La conversione di Francesco è precisata nel suo Testamento (FF 110) e si colloca come dimensione centrale in tutta la vita: dall'inizio della personale ricerca fino all'esortazione, alla fine della sua vita, a se stesso e ai fratelli: «Incominciamo, fratelli...» (FF 1237). Si sottolinea la corrispondenza tra la conversione come atteggiamento fondamentale - la concretizzazione tra l'andare tra i fratelli lebbrosi e il riparare le chiese abbandonate - e la scoperta della
vocazione-missione.
Per l'attualizzazione:
* L'inizio dell'itinerario invoca il coinvolgimento pieno del giovane per il cammino di fede. Non si può dare per scontate l'apertura e la piena disponibilità al messaggio. Soprattutto all'inizio enei giovani che da poco sono in fraternità, giocano altri fattori e motivazioni. La convergenza di tutti sull'itinerario è il risultato di un'azione educativa che in questo primo momento della catechesi è impegnata nel porre il giovane dinanzi all'accettazione-rifiuto, pur nel rispetto della decisione e maturazione di ciascuno, ma senza la tendenza a restare su posizioni ambigue.
* Certamente il dialogo all'interno della fraternità offre la possibilità di comunicare le motivazioni della personale accettazione del messaggio, di raccontare i segni della presenza di Dio nell'esperienza personale... come anche di far conoscere il proprio travaglio, la ricerca difficile o interrotta o scostante, di aprirsi alle richieste di solidarietà per affrontare il cammino... Qualsiasi possa essere la situazione iniziale, questa sarà presa in considerazione nella sua dignità, perché è di fatto la situazione in cui Dio si rivela e dona la sua salvezza.
* In questa prima fase si darà più spazio al dialogo, ad eventuali analisi della situazione culturale, dell'indifferenza verso l'esperienza e i valori religiosi. Tutto ciò non dovrà restare «discorso astratto» o «esercitazione verbale» perché nella conclusione si dovrà ricercare e condividere un tipo di intervento. E quello più immediato e convincente riguarda se stessi e la sequela di Gesù.
• tempo di Avvento-Natale in cui si realizza l'itinerario è il tempo favorevole per accogliere Gesù. Le esperienze (di celebrazione, condivisione, ricreative, di festa...) devono avere un collegamento con la catechesi. Nel tempo di Natale sono più immediate. Lo dovranno diventare per gli altri tempi liturgici.
1. Gesù IL DIO CON NOI
Testo di base: Mt 1,1-25.
Commento esegetico
* L'irregolarità genealogica. Nell'A T spesso prima di narrare le gesta di qualche personaggio famoso, l'autore presenta la sua «genealogia» per collocarlo nella storia. Un esempio per tutti: Abramo (Gen 11,10-32).
Mt è l'evangelista che forse più di tutti è attento ai fenomeni dell'A T, e prima di accingersi a narrare le azioni di Gesù presenta la sua genealogia.
Nell'antichità la linea genealogica era portata avanti solo da uomini (cf Gen 11,10-32), in Mt si nota subito una irregolarità: nella genealogia ci sono delle donne che hanno un ruolo determinante. Ma ciò che più sorprende è che queste donne sono peccatrici o straniere (Ta-mar, Racab, Rut, Bersabea) e non donne famose, come per esempio Sara.
Al peccato degli uomini, specie di re, si aggiunge quello delle donne.
* I problemi posti dai gruppi della comunità. Quando Mt scrive il vangelo, nella sua comunità vi sono:
- i cristiani provenienti dal paganesimo (gentilo-cristiani);
- i cristiani provenienti dal giudaismo (giudeo-cristiani).
I gentilo-cristiani probabilmente pongono alla comunità dei problemi:
- la nascita di Gesù dallo Spirito Santo e da Maria si rifà alla mitologia pagana in cui si narrano matrimoni tra il mondo degli dei e il mondo degli uomini?
- come è possibile che Gesù abbia antenati peccatori: per esempio Davide? Mt risponde: Dio è padre di Gesù. «Giacobbe generò Giuseppe lo sposo di Maria dalla quale fu generato Gesù chiamato Cristo» (Mt 1,16).
Mt usa il verbo «generare» solo per gli uomini e in questo verso non dice chi è il generante. Maria non è generante né supplisce Giuseppe. Lo Spirito Santo (1,20) non può essere generante perché il termine in ebraico è femminile e in greco neutro. Mt con un preciso vocabolario spazza via ogni richiamo alla mitologia pagana.
Il verbo «fu generato» è un passivo che ha come soggetto Dio. Per l'evangelista la generazione di Gesù, senza padre biologico, si riferisce solamente e immediatamente a Dio. Dio ha generato Gesù dall'eternità, ora non deve nuovamente generarlo ma unicamente assumerlo nella sua condizione umana. Gesù diventa così il «Dio con noi» (1,23; 28,20) e Mt con questa espressione incornicia tutto il Vangelo.
Nell'antichità il padre dava il nome al figlio. Ora è ancora Dio a dare il nome a Gesù: «fu generato Gesù e fu chiamato Cristo» (1,16). Mt così esclude ogni possibile riferimento a Giuseppe e alla linea davidica, ed evidenzia la qualità del compito di Maria «dalla quale fu generato Gesù».
Dei giudeo-cristiani presenti nella comunità di Mt:
- alcuni credono alla discendenza davi-dica del Messia e allo Spirito Santo di Dio;
- altri, come gli ebioniti, non credono a Gesù figlio di Davide e alla sua nascita verginale.
Mt risponde: Gesù è il figlio di Davide nato per opera dello Spirito Santo.
Mt conserva a Gesù il titolo di figlio di Davide, ma con un significato nuovo. Gesù è il figlio di Davide non secondo la linea biologica, ma per via adottiva. Nell'antichità l'adozione fondava una vera paternità; per questo è Giuseppe a dare il nome a Gesù (1,21) e sottolinea nello stesso tempo con forza la nascita verginale di Gesù per opera dello Spirito Santo (1,18.20).
Giuseppe accetta il ruolo di padre adottivo ed è «giusto»:
- perché non si appropria di un bambino alla cui origine c'è lo Spirito Santo di Dio;
- perché con il suo silenzio rispetta il piano di Dio e non ripudia Maria, la madre di Gesù.
* Conclusione. Si noti come la comunità di Mt è eterogenea come provenienza etnica e culturale e come riflessione sui contenuti della fede. Si deve all'abilità di Mt e al suo grande equilibrio di pastore l'aver evitato possibili scissioni.
Non ci sembri poca cosa: ciò che per noi sembrano dati acquisiti, e a volte scontati, per Mt sono il frutto di lunghe e appassionate ricerche all'inizio difficile del cammino della chiesa. Il testo letterariamente unitario nasconde le varie posizioni armonicamente conciliate.
La memoria ecclesiale
La cornice e la prospettiva in cui Mt svolge l'itinerario di maturazione ecclesiale sono date dalle affermazioni che Gesù è il Dio con noi (1,23), venuto nella storia e presente nella comunità per sempre: «Ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20).
Mt ha risolto positivamente i dubbi della sua comunità che rischiava di dividersi per comprensioni autonome su Gesù.
Consapevole della presenza «per sempre» di Gesù, la nostra comunità:
- si conferma continuamente con il suo messaggio per fugare, dinanzi alle difficoltà di ogni genere, tentativi di autonome autocomprensioni e autorealizzazioni;
- accoglie e risponde ai numerosi interrogativi posti dalla comunità degli uomini, con cui vuole essere «in compagnia».
In fondo le domande emergenti dalla comunità cristiana e dalla comunità degli uomini convergono sul senso da dare alla vita. Anzi si può affermare che proprio la domanda di senso costituisce la via privilegiata - se non unica - per aprirsi al messaggio di Gesù e configurare la propria religiosità.
Tuttavia la chiesa in un tempo di diffusa e progressiva secolarizzazione deve fare i conti con chi ha screditato il suo messaggio. Sono i «maestri del sospetto», accomunati dal rilevare «il sospetto che dietro ai discorsi su Dio e sulla realtà ultraterrena in genere si nasconda la realtà del desiderio umano insoddisfatto» (Catechismo dei giovani, p. 21). Sono voci divenute un parlare diffuso e scontato tra i giovani, tanto che la chiesa mette in guardia da precomprensioni che hanno invaso l'attuale cultura.
«La religione è interpretata come 'illusione' o `proiezione', e cioè come produzione inconsapevole di un universo irreale e fantastico, in cui l'uomo vedrebbe realizzato ogni suo desiderio. Una tale realizzazione certo è solo immaginata, soggettiva e illusoria; tale però da risparmiare lo scontro troppo arduo e disperato del desiderio dell'uomo con la realtà ingrata ed ostile» (Catechismo dei giovani, p. 21).
La chiesa può svolgere un'azione educativa proprio grazie alla rinnovata comprensione di se stessa che, in un orizzonte di liberazione e di aiuto per l'uomo, è «sacramento universale di salvezza» (LG 1). Di quale salvezza e liberazione si tratta?
Proprio da colui che è il Figlio di Dio, il Dio con noi, da Gesù che salva il popolo dai suoi peccati, apprenderemo nel nostro cammino a riconoscere la presenza del Regno dei cieli e ad operare da mediatori perché il Regno sia da tutti riconosciuto e accettato.
L'esperienza di Francesco d'Assisi
Francesco si ritrova davanti al Crocefisso di S. Damiano con forti interrogativi sul senso della sua vita. È ormai alla ricerca da un po' di tempo, aperto a nuove esperienze, a nuovi incontri (soprattutto con lo sconosciuto che è il proprio io), ma senza aver trovato ancora un filo conduttore.
La Preghiera davanti al Crocefisso è la testimonianza dell'esigenza di un senso profondo di vita, ricercato e richiesto in dono. Francesco prega così:
Altissimo e glorioso Dio
illumina le tenebre del mio cuore dammi, o Signore,
fede retta, speranza certa e carità perfetta,
un (giusto) sentire e comprendere
affinché possa adempiere
il tuo incarico.
Certamente la richiesta è legata alla situazione esistenziale, ma non ne è subordinata totalmente. La preghiera, infatti, apre al «sentire», all'intuizione interiore, apre al «comprendere» razionale; apre, infine, al «compito», al realizzare concretamente il piano di Dio.
Forse la comunità è assente nel suggerire la risposta a Francesco. Ed è Gesù stesso, presente sempre nella sua chiesa, ad indicare a Francesco il compito in favore della stessa comunità: Francesco, va, ripara la mia casa che, come vedi, va tutta in rovina» (FF 1334).
Per l'attualizzazione
Anche noi abbiamo problemi e domande.
Se prendiamo seriamente in considerazione che Gesù è il Dio con noi, punto d'incontro tra l'umano e il divino, possiamo riqualificare il senso della vita e la qualità della domanda religiosa.
* L'attualizzazione prende avvio dalla configurazione della religiosità giovanile così come emerge da una recente indagine.
«A voler riassumere in pochi tratti qualitativi i molti dati della ricerca, si possono usare le due categorie della `soggettivizzazione' e della 'frammentarietà'.
Il carattere della soggettivizzazione si manifesta anzitutto come subordinazione della domanda e del vissuto religioso ai bisogni di identità individuale, di autorealizzazione e di autovalutazione (...). Ciò significa che la religiosità dei giovani di questa generazione è sottoposta ad una forte spinta verso la privatizzazione, da intendersi sia come `psicologizzazione' della religione (cioè come utilizzazione della religione quale strumento di soluzione e risposta ai propri problemi psicologici), sia come tendenza al consumo passivo e individualistico della religione.
Una seconda categoria è quella della frammentarietà, che è rilevabile a più livelli. Essa si presenta senza dubbio all'interno della domanda e del vissuto religioso, manifestandosi in molti soggetti come separatezza schizofrenica tra domanda e vissuto, tra fede e pratica, tra fede ed etica, tra fede e appartenenza ecclesiale» (Giancarlo Milanesi).
Si noti come gli orizzonti divengono limitati, quando si alza lo sguardo tanto quanto basta a soddisfare le nostre esigenze. E, d'altra parte, come diviene illimitato, sempre nuovo, carico di senso, l'orizzonte aperto da Gesù.
* Una seconda annotazione è a proposito dei «maestri del sospetto» quotidiani. Quelli, per intenderci, che hanno imparato la lezione dai «grandi» maestri e che hanno l'abilità di tradurla nel ritmo quotidiano e feriale.
Hanno vita facile perché comunicano con un linguaggio allettante e immediato, puntano su «altre cose» a tal punto da far ritardare la domanda sul senso della nostra vita.
* Domandiamoci:
- La nostra domanda religiosa è legata a bisogni o è aperta ad accettare Gesù, il Figlio di Dio?
- Il nostro cammino di fede è motivato dai momenti critici o dall'esigenza di integrare la fede con la vita?
- In che modo la fraternità esercita la funzione critica per smascherare i maestri che fanno dubitare che veramente Gesù è Figlio di Dio?
2. ACCETTAZIONE E RIFIUTO
Testo base: Mt 2,1-23.
Commento esegetico
Consideriamo il capitolo 2 nel suo insieme e leggiamolo di continuo. Vogliamo individuare solo le dinamiche di fondo di tutta la narrazione: accettare o rifiutare Gesù.
* La cornice. Una minima attenzione al testo fa emergere dei dettagli che vogliamo prendere in considerazione:
- Mt 2,1: «Gesù nacque a Betlemme di Giudea»;
- Mt 2,22-23: (Giuseppe con Gesù e Maria) «si ritirò nella regione della Galilea, e appena giunto, andò ad abitare in una citta chiamata Nazaret».
Si determina così una cornice geografica a tutta la narrazione: in 2,1 si va dal particolare (Betlemme) al generale (Giudea), in 2,22-23 si va dal generale (Galilea) al particolare (Nazaret).
* I personaggi. Gesù è il personaggio che movimenta tutta la narrazione. Tutti si interessano di lui.
- Gesù, re dei Giudei, fm dall'inizio della sua esistenza è chiamato al superamento di una prova.
- Erode, re politico, è l'oppositore di Gesù.
- Gli aiutanti: Gesù è aiutato dall'angelo, da Giuseppe, da Maria, dai Magi. Erode è aiutato dai magi, dai sommi sacerdoti, dagli scribi. Alla fine è menzionato Archelao che governa al posto di Erode, suo padre (Mt 2,22).
Osserviamo i magi: sono collegati con Erode ed esercitano un influsso su di lui a tal punto che scatenano la sua ira; sono collegati con Gesù, lo adorano e avvisati dall'angelo si disgiungono definitivamente da Erode.
Osserviamo Erode: preso in giro esercita un influsso su Dio perché intervenga a favore di Gesù con la fuga.
* Una grandissima gioia. Un bambino inerme suscita reazioni contrastanti.
- Negativa. Erode, re consumato in abilità diplomatiche, si turba all'annuncio della nascita di un bambino. Con lui si agitano sacerdoti, scribi e tutta Gerusalemme. Chi conosce le Scritture non ha la capacità di accogliere Gesù.
- Positiva. I magi, lasciato Erode, rivedono la stella e provano una grandissima gioia. È la prima volta che ricorre il termine gioia nel vangelo di Mt, e si trova al centro del secondo capitolo. È una nota positiva che contrasta con le losche e feroci macchinazioni di Erode. I magi non conoscono le Scritture, sono re pagani, e paradossalmente la meta del loro cammino è adorare Gesù e offrire doni.
Mt anticipa nei confronti di Gesù delle prese di posizione che si avranno durante la sua attività: accettazione e rifiuto.
* II progetto di Erode. Erode, giocato dai magi, mette in atto, senza scrupoli, la sua furia omicida. Gerusalemme diventa il luogo dove si progetta la morte.
* Un concentrato di storia. L'ostinata efferatezza di Erode richiama il faraone di Egitto e la strage dei primogeniti ebrei. Gesù, come Mosé, sfugge alla morte. Il pianto inconsolabile di Rachele richiama la deportazione in Babilonia.
Mt con la fuga di Gesù in Egitto e con il suo ritorno vuole ricapitolare tutta la storia della salvezza. Per Mt sembra che con Gesù finisca definitivamente l'Eso
do: «Perché si adempisse ciò che fu detto dal Signore per mezzo del profeta: dall'Egitto ho chiamato mio figlio» (Mt
2,15). Gesù in modo esemplare ed unico riproduce in sé la realtà di figlio di Dio.
* I problemi di Mt. Mt quando scrive il suo vangelo vive in una comunità nella quale si intrecciano alcuni interrogativi.
- Il messia secondo la mentalità comune è legato a Davide.
- Il messia deve apparire a Gerusalemme.
- È uno scandalo che Gesù, considerato messia, sia vissuto a Nazaret (Gv 1,46); Paolo con disprezzo è chiamato nazareno (At 24,5).
Mt risponde con il suo vangelo:
- Gesù è legato a Davide in quanto è nato come Davide a Betlemme anche se non secondo la sua linea dinastica.
- Gesù non può apparire e vivere a Gerusalemme perché è il luogo dove si progetta la morte.
- Gesù è vissuto a Nazaret perché di ritorno dalla fuga in Egitto regnava a Gerusalemme il figlio di Erode, il minaccioso Archelao. Questo perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: «sarà chiamato nazareno» (Mt 2,23).
Mt, inoltre, partecipa vivamente alle sofferenze della prima comunità cristiana e la incoraggia a confidare nell'aiuto di Dio. Come Gesù anche la chiesa supererà le difficoltà agli inizi della sua vita.
È da notare che Mt non ci presenta, come Lc, Gesù in una mangiatoia, ma in una casa che è il luogo dove si raduna la prima comunità cristiana.
La memoria ecclesiale
La chiesa è la comunità di coloro che accettano Gesù. Essa sperimenta costantemente la sua presenza e matura l'atteggiamento di conversione e di cambiamento. Notiamo alcune condizioni indispensabili, stimolati dalla risposta di Mt alla sua comunità.
Anzitutto Gesù non sceglie Gerusalemme per la sua venuta perché è il luogo in cui si progetta la morte. La comunità che si schiera in favore della vita sperimenta la presenza del Figlio di Dio. Non è sufficiente essere «Gerusalemme», il «luogo ufficiale del culto», per aver diritto a tale presenza. Gesù si fa presente ovunque si progetta per la vita e la si promuove. La comunità cristiana è il luogo privilegiato in cui la vita si vive, si annuncia, si celebra e si serve. Questi aspetti sono a fondamento delle mediazioni attraverso cui la chiesa diffonde e realizza con un inconfondibile stile il regno dei cieli.
L'esperienza di Francesco d'Assisi
Francesco accetta Gesù dopo aver sperimentato l'inutilità di altre appartenenze. La «conversione» è accuratamente descritta nel Testamento (vedi FF 110-131) con l'annotazione di quanto il Signore gli ha fatto realizzare.
È interessante notare come il primo dei passi compiuti è un intervento a favore della vita: «Il Signore concesse a me, frate Francesco, d'incominciare così a fare penitenza, poiché, essendo io nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi; e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia» (FF 110).
L'esperienza di conversione di Francesco è completa avendo ottenuto la risposta per un coinvolgimento totale di se stesso.
All'azione verso i lebbrosi, unisce l'approfondimento delle parole del Crocefisso, matura l'appartenenza al Padre, rompendo definitivamente i rapporti con la famiglia e rinunciando all'eredità e al nome di nascita.
Per l'attualizzazione
Siamo chiamati a prendere posizione: accettare o rifiutare Gesù. Non è una scelta facile. Forse l'essere in fraternità dà per scontata l'accettazione. Ma osserviamo attentamente la nostra vita: scopriamo ambiguità, incertezze, indecisioni insieme al desiderio di scelte chiare.
III Domandiamoci:
- Erode, scribi, tutta Gerusalemme conoscono le Scritture e non accettano Gesù. I magi, non conoscendo le Scritture e non vivendo in Terra Santa, vanno con gioia verso Gesù. Con chi ci identifichiamo?
- Gerusalemme è il luogo dove si progetta la morte. La nostra fraternità è capace di accogliere qualsiasi giovane, condizione necessaria per maturare un'apertura alla vita?
- Francesco ha accolto, con fiducia, fin dall'inizio, Gesù. In che modo la scelta di Gesù ha fatto mutare orientamento nella sua vita?
- Siamo disposti ad accogliere, già fin da ora, Gesù come Signore della nostra vita?








































