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    I giovani mandano a dire


     

    L'esperienza di «Giovani. Notizie e sentieri di pastorale giovanile» - Brindisi

    (NPG 1987-04-48)


    La storia di Giovani inizia nel 1982, a febbraio, il mese più corto. Ma i piccoli, si sa, riservano spesso feconde sorprese.
    Un gruppetto (10-12 persone) di giovani di Brindisi e di paesi della diocesi aveva già dal novembre 1981 cominciato a parlare di un «bollettino» a servizio della pastorale giovanile, la cui Consulta iniziava allora una nuova fase.
    Queste persone cominciarono a riunirsi frequentemente per studiare e discutere materiali sulla condizione e sulla pastorale giovanile e per programmare l'inizio di un itinerario di animazione della realtà diocesana su una base di teorie e di conoscenze abbastanza condivisa. Ci fu una serie di assemblee parrocchiali e cittadine, volte a conoscere realtà, idee, problemi attraverso il confronto su due tesi: 1) i giovani sono marginali; 2) il cristianesimo è, qui e oggi, marginale per la società e per i giovani; e una domanda: che cosa sta nascendo, che domande esprimono i giovani e quelli dei nostri paesi e città in particolare?
    Queste assemblee rivelarono un ambiente ecclesiale capace di avvertire, almeno nei suoi settori più sensibili, la gravità della «questione giovanile», sia per i problemi che i giovani sperimentano, sia per il loro sempre più difficile rapporto con la Chiesa. Ma allo stesso tempo permisero di cogliere un diffuso senso di impotenza, l'esplicito riconoscimento di non sapere che cosa fare.
    Tra le iniziative da intraprendere si rafforza, anche nei responsabili dei gruppi giovanili ecclesiali, l'idea di un giornale, per cercare insieme sentieri nuovi, mettere in circolazione e in comunicazione idee, piccole esperienze, persone.
    Nasce così «Giovani. Notizie e sentieri di pastorale giovanile», che, ottenuta la registrazione in Tribunale, a febbraio inizia le pubblicazioni.
    Per una scelta precisa la redazione coincideva con il gruppo di servizio della Consulta.

    UN APPELLO A PENSARE E INVENTARE

    Giovani rivolge il suo obiettivo su «un mondo con una varietà infinita di situazioni ed esperienze: studente, lavoratore, di quartiere, di paese, borghese, povero, disoccupato. Tra i tanti (giovani) alcuni emergono per attenzione al loro stesso mondo, altri anche per sensibilità pastorale e per un servizio a quest'età. Con questi fogli ci rivolgiamo a questi 'alcuni', agli animatori, ai responsabili di gruppi, associazioni e movimenti diocesani e parrocchiali impegnati nella pastorale giovanile... Però li affidiamo non al loro ruolo ma al loro essere giovani, nella speranza che, come sono nati dall'idea di alcuni giovani, così siano un continuo appello alla invenzione pastorale e mai una sostituzione del loro pensare e della loro azione» (dall'editoriale del primo numero).
    Il giornale viene destinato ed inviato ad animatori di gruppi giovanili, a giovani - e anche molti adulti - già sensibili ai problemi della condizione giovanile, e inoltre a sacerdoti, insegnanti di religione, alcuni catechisti. Alcune copie vengono inviate anche senza richiesta del destinatario, per una precisa scelta della redazione, al fine di una circolazione, anche provocatoria, di idee ed esperienze.
    I primi due numeri presentano il giornale in forma sperimentale: riportano una mappa dei gruppi giovanili locali, il resoconto di una tavola rotonda per valutare la nostra pastorale giovanile, altri materiali di sussidiazione, brevi notizie e alcuni appuntamenti. I sentieri-scommessa maturati in questa fase, e comuni a Giovani e a tutto il lavoro della Consulta pastorale giovanile, sono tre: impegno per i diritti dei giovani, impegno per il protagonismo giovanile, impegno per la qualificazione degli animatori.
    Da maggio le pubblicazioni di Giovani si susseguono con alcuni caratteri ancora conservati: periodicità mensile (salvo una sospensione in luglio-agosto) e in ogni numero: editoriale di apertura, una serie di articoli per approfondire uno stesso tema («il punto» ovvero parte monografica del giornale), varie rubriche; il formato è poco più grande di un quaderno, il numero delle pagine oscillante tra 40 e 50.
    Gli altri temi affrontati fino alla prima sospensione estiva sono: povertà ed emarginazione giovanile, progetto estate (servizio di coordinamento e proposta ai gruppi per le attività estive).
    Il cammino del giornale è proseguito in stretto collegamento con quanto si muoveva in città e nella diocesi (ci sia permesso di rinviare a un articolo pubblicato su Note di pastorale giovanile n. 9-novembre 1983: «Brindisi, una consulta che 'tira' la pastorale giovanile diocesana» per più ampie indicazioni sul lavoro della Consulta e sulla realtà socio-economica della diocesi).
    Dal marzo '83, inoltre, il giornale viene fatto proprio anche dalla limitrofa diocesi di Ostuni, allora accomunata a Brindisi dall'avere lo stesso vescovo e oggi, da qualche mese, anche giuridicamente unificata.

    Una scorsa alle monografie

    In prima approssimazione un'idea più chiara sui contenuti di Giovani può venire, probabilmente, proprio dai titoli delle monografie.

    * Settembre 1982/giugno 1983:
    - Chiesa, comunità civile ed emarginazione.
    - Programmazione pastorale e gruppi giovanili.
    - Pastorale giovanile e insegnamento della religione.
    - Speciale Giò Festa (contributo dei gruppi partecipanti).
    - Vita da caserma (giovani e servizio militare).
    - Obiezione di coscienza e servizio civile.
    - Pasqua consegnata nelle nostre mani (esperienze di sconfitta delle morti nella vita quotidiana).
    - Sessualità alla soglia del pubblico e del privato.
    - Donne per una chiesa nuova (chiesa e la questione femminile).
    - Estate in cerca di autore (per un'estate diversa nelle piazze e sui litorali).

    UNA PIAZZA, SPERIAMO, ANCHE PER TE

    Il manifesto di Giovani

    Giovani è una porta aperta, una casa, una tenda, una piazza.
    Una piazza per chi non ne ha nessuna dove incontrarsi, per chi sta stretto nella sua, per chi è convinto che, comunque, a stare ognuno chiuso nella propria piazza si ammuffisce;
    * una piazza non da attraversare con indifferenza, non per bivaccare pigramente, ma per aiutarsi a vivere, a capire insieme la realtà e insieme attrezzarsi a cambiarla;
    * una piazza in cui si incontrano e raccontano esperienze e idee povere, spesso di sofferenza, perché da esse nascono le novità più autentiche;
    * una piazza in cui si incontrano e raccontano talvolta anche esperienze e idee «forti», da gridare sui tetti, perché anch'esse servono al cambiamento, a una vita che sia «più vita» per tutti;
    * una piazza di giovani, perché essi prendano la parola, abbandonino il ghetto in cui si rifugiano o sono mantenuti, esprimano le novità di cui sono capaci, intreccino giovani legami di solidarietà con i deboli e gli emarginati di tutte le età;
    * una piazza che vive perciò un forte legame col suo ambiente (paesi, città, quartieri), un legame di conoscenza e di intervento;
    * una piazza per esprimere le diverse ricchezze dei giovani, perché chi (adulto o anche giovane) li vuole tutti uguali (dei giovani standard, come nelle pubblicità o al tempo delle mele...) coltiva solo la sfiducia verso se stessi e disperde tante preziose energie.
    Una piazza, speriamo, anche per te.

    Brindisi, ottobre 1984.

    * Settembre 83/giugno 84:
    - Catechesi giovanile: il cammino dello Spirito nei nostri gruppi.
    - Come si emargina: il ruolo della scuola.
    - Linguaggi giovanili e linguaggi ecclesiali.
    - La coppia: un rischio oppure un gioco (povertà e ricchezze dell'affettività giovanile).
    - Giovani e lavoro.
    - Beati i poveri (come la scelta evangelica della povertà interpella oggi i giovani e la Chiesa).
    - Giovani, fede e politica.
    - Ordine interiore e giustizia visibile: la pace tra etica e politica.
    - I giovani reinventano la famiglia?
    - Foto di gruppi (una rilettura dei gruppi giovanili ecclesiali).
    Gli argomenti di queste due annate evidenziano che Giovani non ha voluto divenire una «riserva» giovanile, quasi ritagliandosi un mondo proprio. Piuttosto si tendeva, partendo dalla sensibilità propria dei redattori (e dunque di una età giovanile), a conoscere e riflettere sui nodi problematici emergenti nella comunità ecclesiale e nella società civile, con un particolare riferimento a situazioni ed esperienze locali. In questa prospettiva si è cercato di assumere il punto di vista di chi, in quel contesto esistenziale, in quell'ambito problematico è più a disagio, soffre di più, è più negato, sconosciuto, rimosso.
    Gli strumenti usati per approfondire i temi sono stati i classici articoli, affidati in genere, oltre che a persone per vari motivi competenti sull'argomento, anche a chi rivestiva responsabilità particolari (ad esempio, segretari provinciali del sindacato nel numero sul lavoro; responsabile dell'Ufficio catechistico diocesano nel numero sulla catechesi giovanile); numerose interviste e tavole rotonde con esperti o giovani «qualsiasi»; racconti «in diretta» dai protagonisti; vignette. I redattori, così, non sono solo, né soprattutto, coloro che scrivono sul giornale, ma coloro che impostano la monografia, cercano e avvicinano le persone (e spesso non è stato facile) a cui chiedere un «pezzo»; coloro che comunque esplorano nuove realtà prima di riportarle sul giornale.

    Un cambio di marcia per arrivare a tutti i giovani

    Proprio l'esperienza di questi anni fa maturare, nell'estate 1984, l'idea di una «nuova serie» e alcune altre novità. L'estensione dei destinatari caratterizza Giovani - nuova serie. Ci si rivolge non più solamente a persone ben definite per il loro ruolo, ma indistintamente a tutti i giovani: a partire da quelli aggregati in gruppi, ecclesiali e non, per arrivare a tutti.
    Questa scelta fu riassunta in un «manifesto» (lo si può leggere nel riquadro), proposto e discusso in assemblee con ciascuno dei gruppi giovanili ecclesiali, non più con i soli responsabili. Portò anche alcuni cambiamenti strutturali. Un gruppo di collaboratori, alcuni dei quali non credenti, si affiancava al gruppo redazionale; ad essi si chiedeva un impegno limitato, e più «specializzato», al giornale.
    Molto più spazio era poi dedicato alle rubriche, rispetto alla parte monografica: la proporzione di 1/3 e 2/3 veniva pressocchè invertita. Alla responsabilità collegiale della redazione nei confronti delle rubriche si sostituiva gradualmente, con grande vantaggio dei risultati, l'individuazione di uno o due curatori per ciascuna di esse. Molte delle monografie erano inoltre «affidate» ai gruppi giovanili (prevalentemente, ma non solo, ecclesiali).
    Queste le rubriche, alcune antiche, altre di recente istituzione: caro Giovani, Sussidiazione, Contrappunti (sulla musica), Due cuori e... poi? (sulla coppia), Vento dal terzo mondo, Da che parte stai? - rubrica sull'emarginazione, Paesi e città, Dai gruppi, Fermacarte (poesie e racconti giovanili), Scuolabus (sulla scuola), Giovani segnala, Notizie e poi alcune rubriche «volanti» presenti solo per qualche numero (sul Concilio, il lavoro, ecc.).
    I temi monografici della nuova serie, che hanno continuato a dare il titolo a ciascun numero, sono stati i seguenti.

    * Ottobre 84/giugno 85:
    - Senti, parliamo? (raccolta di autobiografie giovanili).
    - Le periferie raccontano.
    - Che ne facciamo del 1985 (1985: Anno Internazionale della Gioventù).
    - Disoccupazione giovanile: conoscere e cambiare.
    - La sofferenza giovanile.
    - I giovani interpellano la Chiesa.
    - I giovani rileggono le beatitudini.
    - Smilitarizzare l'uomo.
    - Il volontariato giovanile.

    * Ottobre 85/giugno 86:
    - Selezione scolastica.
    - Mass o group-media?.
    - Aspettiamo un bambino? (I segni di Betlemme nella realtà quotidiana).
    - Ritorno al futuro (Il concilio davanti a noi).
    - Ero in carcere.
    - Il rapporto Gorrieri (sulla povertà in Italia).
    - Paceando (proposte per la pace).
    - Disoccupazione e cooperazione.
    - Faccia a faccia (tre interviste su cooperazione giovanile, animazione e pastorale giovanile, Bibbia e vita quotidiana).

    Dai titoli riportati si può osservare facilmente che i temi della nuova serie riprendono molti argomenti già affrontati e possono risultare, nel complesso, meno impegnativi, con un minore grado di elaborazione problematica e culturale.
    Quest'ultima impressione è confermata dalla lettura dei contributi riportati nelle prime annate: anche per chi è stato sin dall'inizio nell'avventura di Giovanni, infatti, molte delle cose scritte restano un punto di riferimento non superato e, forse, non ancora adeguatamente utilizzato.
    La scelta di ampliare i destinatari ci ha portato a riscrivere molte monografie; ad arricchirle delle esperienze nel frattempo maturate; a curare molto di più la leggibilità degli articoli, riducendone anche la lunghezza; a privilegiare lo stile narrativo e le «storie di vita», pur senza abbandonare lo sforzo di una sempre maggiore qualificazione dei contenuti.
    Con la nuova serie - ci dicevamo nell'iniziarla - si è voluto proseguire un cammino: stavamo conoscendo e imparando ad accogliere le domande dei nostri amici, giovani come noi, e ci urgeva la «causa» di Gesù di Nazareth.

    LA NOSTRA ORGANIZZAZIONE

    Molte cose sulla struttura e la funzione della redazione e sulla sua evoluzione nel tempo, le abbiamo già dette.
    Non ne hanno quasi mai fatto parte, per un esplicito criterio organizzativo, responsabili diocesani dei gruppi ecclesiali giovanili; si è sempre curato, tuttavia, che essa fosse rappresentativa, di fatto, delle realtà associative, attraverso persone che pur non avendo in esse incarichi precisi, e avendo dunque più tempo da dedicare al giornale, vi fossero comunque pienamente inseriti. La provenienza di molti dei redattori è stato così un fattore informale ma molto efficace di collegamento e interazione coi gruppi.
    La redazione (insieme ai collaboratori, da quando istituiti) si riunisce regolarmente una volta al mese (in genere la domenica pomeriggio, iniziando a lavorare non appena le radioline finiscono di comunicare i risultati delle partite di calcio...) per impostare e programmare ilnumero successivo, comunicarsi valutazioni personali o raccolte sul numero precedente, verificarne la diffusione e per altri eventuali e variabili argomenti.
    La riunione mensile è convocata a volte con circolare, a volte telefonicamente (ciascun mezzo ha i suoi pregi). È sempre l'occasione per un confronto redazionale sul tema del numero successivo; cerchiamo di valorizzarla al massimo, anche perché la pluralità dei paesi della diocesi interessati al giornale e la loro distanza rende difficile, per molti, ulteriori contatti con tutti gli altri redattori.
    Molto importanti sono state poi per la redazione le assemblee annuali, svolte insieme ai responsabili diocesani dei gruppi ecclesiali giovanili e aperte a tutti i lettori. Nel corso di esse è sempre stato collocato il contributo di uno o più esperti o osservatori «esterni», che arricchissero, anche provocatoriamente, di nuove idee e punti di vista la riflessione globale sul giornale, contribuendo a determinare gli orientamenti e la programmazione di più lungo periodo che tali assemblee erano chiamate ad operare.

    La teoria della «degradazione»

    In queste assemblee è maturata e si è sempre più specificata la scelta della «nuova serie» e, con essa, tra l'altro, il metodo di diffusione e la teoria della «degradazione».
    Dopo una prima fase si è deciso di non inviare più (salvo pochissimi casi) Giovani a chi non lo richiedesse, dimostrando così di essere interessato a riceverlo e a leggerlo.
    Si voleva contemporaneamente andare al di là della diffusione per abbonamento ampliando la diffusione manuale del giornale; si sarebbero così favorite occasioni di incontro tra redattori e gruppi; si sarebbe provocato un dibattito, sia pure occasionale, sui temi del giornale, avendo un costante «feed-back», come si usa dire, una conoscenza, cioè, mese per mese, delle reazioni, attese, proposte dei lettori. Non è, infatti, nella logica del giornale, il lettore-passivo, ma al contrario il lettore-collaboratore. Questo tipo di diffusione ha dato buoni risultati (economici non tanto, ma ne riparleremo), pur essendo faticoso restarvi fedeli.
    Strettamente collegata a questo discorso è la teoria della «degradazione». Ci siamo, cioè, spesso detti che il nostro lavoro avrebbe comunque raggiunto il suo scopo anche se il giornale (e il gesto di proporlo) si trovasse, in poche o molte occasioni, degradato a mera occasione per instaurare un dialogo con un nuovo giovane amico, magari sfiduciato o «indifferente»; se facesse nascere nuove attenzioni a situazioni nascoste e difficili, magari per decidere e realizzare (ma qui - altro che degradazione! - sarebbe il massimo risultato a cui un giornale possa aspirare) un nuovo impegno, aprendo un nuovo sentiero nella propria realtà e nella propria vita.
    Per quanto riguarda la qualificazione dei redattori cerchiamo di curarla con scambio di sussidi scritti, qualche incontro di studio... ma ci teniamo a non diventare, né aspirare mai ad essere «professionisti», scrittori per mestiere.

    Un lavoro in economia e l'arrivo del computer

    Un'ultima attenzione va dedicata ai mezzi.
    Quelli tecnici: solo il primo numero e la struttura-base della copertina negli ultimi due anni sono stati stampati in tipografia. Tutto il giornale, dalla dettatura dei pezzi, all'impaginazione, alla stampa in off-set (con macchina non nostra), all'assemblaggio dei fogli, spillatura, spedizione, è realizzato «in economia», e cioè artigianalmente e con le forze nostre e dei gruppi giovanili.
    Diamo uno sguardo anche nel retrobottega: solo dalla fine del 1984 abbiamo, insieme alla Consulta, una stanza come sede; fino a settembre '85 la copia-base del giornale era realizzata grazie alla disponibilità che un amico ci offriva del-la macchina per scrittura elettronica del suo studio professionale; da quella data due adulti hanno acquistato e messo a disposizione del giornale un computer di buona potenza che ci ha permesso un progressivo miglioramento della veste grafica.
    Mezzi poveri, dunque, che a volte ci pesano, a volte qualcuno di noi rischia di mitizzare per quanto di umano e... goliardico portano con sé.
    Certo è già molto essere sempre riusciti a trovare i mezzi economici: soprattutto all'inizio è stato essenziale il sostegno di alcuni adulti (laici e non) sensibili ai problemi giovanili e disposti a scommettere con loro; ora, grazie anche ai ridotti costi, è quasi integralmente sostenuto dagli stessi giovani che ne sono lettori e collaboratori (con contributi differenziati, e nonostante molte richieste di abbonamento senza impegno economico, per le quali siamo sempre disponibili).
    Tiratura media: 7-800 copie, di cui poco più di metà in abbonamento.

    ALZIAMO UN PO' LO SGUARDO

    Questa è la nostra storia, raccontata anche nei dettagli. Volutamente abbiamo intrecciato i fatti e le idee-guida: ci è sempre stato estraneo sia il metodo «le iniziative innanzi tutto, poi si pensa al programma», sia gli schemi sterilmente deduttivi che pretendono di far puntualmente derivare da un quadro di riferimento teorico i fatti della vita; il giornale è stato per noi una buona esperienza di circolarità tra vita, con i suoi buoni e cattivi imprevisti, e idee.

    Un vescovo «proprietario» e i gruppi giovanili come «azionisti»

    È necessario ora, tuttavia, completare il quadro individuando alcune dinamiche più complessive della vita del giornale, che sono poi anche i nodi problematici tuttora aperti.
    Esaminiamo innanzi tutto le scommesse pastorali sottese a Giovani.
    Da una parte c'è l'esigenza di aiutare la pastorale tutta diocesana a uscire definitivamente da un regime di cristianità senza incappare nel rischio di esperienze di vita cristiana chiuse, anche se apparentemente nuove.
    D'altra parte si avverte l'urgenza di non ridurre l'impegno pastorale alla formazione del soggetto, che molto spesso si rivela astratta o funzionale a modelli di vita culturale, politica e anche religiosa esistenti. Si tende invece ad avviare esperienze di fede capaci di fare i conti con i soggetti ma anche con le strutture in cui si trovano inseriti.
    Questa «origine» pastorale spiega come sia sempre stato mantenuto un preciso legame col vescovo (che tra l'altro, sin dall'inizio, è il «proprietario» della testata), pur improntato a grande fiducia e libertà nei nostri confronti. La responsabilità di quanto scriviamo ce la assumiamo in pieno, ma se pure, per ragioni amministrative, la redazione in futuro si costituirà in cooperativa, editrice del mensile, terremo molto a non perdere questo atipico, se si vuole, inserimento nella pastorale e nella vita diocesana.
    Agli inizi, molte sono state le diffidenze (e le refrattarietà: «ecco, altre carte!»), ma l'esperienza ha mostrato che si trattava di uno spazio distinto e non coperto dalla quindicinale «Agenzia di orientamenti pastorali», Fermento, pensata come voce ufficiale del Vescovo e strumento di diffusione delle sue linee pastorali.
    Circa il rapporto con le strutture della pastorale giovanile locale e con i gruppi e associazioni giovanili ecclesiali molto si è già detto.
    Nell'ottobre del 1985 si sono separati i ruoli di responsabile della Consulta di pastorale giovanile e di direttore di Giovani, prima riuniti nella stessa persona. Questo ha permesso una cura maggiore nei confronti del giornale, le cui «esigenze», tra l'altro, erano notevolmente cresciute rispetto alla nascita.
    La nuova situazione richiede, tuttavia, nuove attenzioni e modalità per non affievolire il vitale collegamento tra Giovani, il lavoro di animazione della Consulta, i gruppi e associazioni ecclesiali giovanili. Questi ultimi, infatti, secondo una espressione ricorrente tra noi, sono gli «azionisti» di Giovani, coloro che decidono delle sorti del giornale. Ci interroghiamo spesso, tuttavia, sul tipo di rapporto esistente o da promuovere tra Giovani e la vita dei gruppi, soprattutto a partire dalla nuova serie.
    Anche oggi che il giornale vive sia della collaborazione dei gruppi che del contributo di persone non «aggregate», tuttavia le esperienze, il cammino, la realtà dei primi ne restano il cardine.
    La scelta stessa di affidare la redazione della monografia ai gruppi voleva far sì che quanto si scriveva fosse sempre meno prodotto a tavolino, ma fosse, al contrario, espressione di una quotidiana tensione, di gesti e impegno realizzati o in cantiere. Ogni gruppo ha in realtà espresso non solo idee ma la sua stessa vita.
    D'altra parte, nella monografia come in altri articoli, il chiedere ai gruppi di raccontarsi era, di fatto, una sollecitazione a ripensare la propria identità e il proprio lavoro, anche a costo di leggere solo tra le righe quello che la redazione voleva far sottolineare nel richiedere il racconto. Per un giornale di animazione, poi, collegare, far conoscere le rispettive realtà, far comunicare le diversità e così aumentare il rispetto reciproco è stato, soprattutto all'inizio, un risultato importante.
    Anzi, qualcuno diceva che tutto ciò era ancora più importante oggi che, sembra, si stia disimparando a raccontare le proprie esperienze agli altri: talvolta lo si vive come un lusso per il poco tempo che si ha, ma spesso lo si ritiene proprio banale.
    Nell'assemblea annuale dell'ottobre '85 abbiamo approfondito le differenti dinamiche di mass-media e group-media (rimandiamo all'efficace schema pubblicato in Babin-McLuhan, Uomo nuovo, cristiano nuovo nell'era elettronica, Ed. Paoline, Roma, 1979, p. 173), attuando e valorizzando, in conseguenza, il carattere locale del mensile, che «consente la costruzione comune del mezzo di comunicazione, per costituire uno spazio di resistenza alla egemonia dei mass-media, di valorizzazione e potenziamento di quanto difficilmente trova espressione nei 'media' ufficiali, di incidenza sulla nostra periferica realtà» (da Giovani, n. 8/85).

    La nostra incidenza giovanile, ecclesiale, politica

    Sul problema della «incidenza» del giornale e della funzione che ha assunto nel mondo giovanile, ecclesiale e politico va realisticamente riconosciuto che una funzione di qualche rilievo (nel negativamente avvertito) t stata assunta solo nei confronti della rata ecclesiale.
    La sua incidenza nel più ampio mondo giovanile e in quello politico è per lo più indiretta, mediata cioè dai lettori-collaboratori, per quelle attenzioni, sensibilità, orientamenti che il giornale sollecita e coltiva; non crediamo, comunque, che, di questi tempi, sia poco. In parte (non sappiamo dire quanto grande) questo dipende anche dai mezzi a nostra disposizione: abbiamo, per esempio, più volte pensato di diffondere capillarmente Giovani anche attraverso le edicole, ma per ora ciò è fuori dalla nostra portata.
    L'incidenza nei confronti del mondo ecclesiale, d'altra parte, oltre che nell'animazione pastorale, si esprime anche nell'aver mantenuto, aperto un dialogo con esperienze, personali e di gruppi, di confine, oscillanti tra l'appartenenza e il rifiuto; oppure con realtà in attenta attesa di segni di speranza, solidarietà, cambiamento da parte del mondo ecclesiale, pur partendo, magari, da un esplicito rifiuto della fede. Certo, qualcuno di noi ha spesso l'impressione che per mancanza di tempo (siamo tutti alle prese con problemi di studio, inserimento lavorativo, precarietà varie) e, probabilmente, di disponibilità, abbiamo anche perso molte occasioni, non abbiamo sfruttato fino in fondo possibilità e potenzialità già aperte con la pubblicazione del giornale.
    Con uno slogan, infine, dobbiamo dire che per noi Giovani è stato ed è «un giornale locale per sprovincializzarsi»: attraverso lo strumento del «cambio» con altre riviste, locali e non, e per la sensibilità verso i «simili» che l'avventura editoriale ci ha sviluppato, si è generato un fecondo contatto con altre interessanti esperienze locali, con propri fogli, notiziari, riviste, e abbiamo la disponibilità di ottimo materiale informativo, di riflessione, progettuale a cui attingiamo ampiamente sia singolarmente che estraendo «sussidiazione» da pubblicare su Giovani.

    LA CRONACA DI QUESTI ULTIMI MESI

    Giovani è ancora in cammino.
    L'ultima assemblea annuale (due round tra giugno e settembre) si è aperta con la lettura di due brevi passi di don Milani: «Io scrivo solo l'indispensabile,ho sempre scritto solo le cose essenziali. Perché mi vergogno di scrivere quando so che poi mi leggerebbero tutti i borghesi: come i miei parenti. E mi leggerebbero tutt'al più per fare quattro chiacchiere da salotto». «Quando penso alla vostra ricchezza intellettuale e alla povertà intellettuale di altri non posso fare a meno di pensare che, a scrivere un giornale per i ricchi, vi sprecate volgarmente... Vuoi tu che i poveri regnino presto? Vuoi che regnino bene? Scrivi dunque un libro per loro o un giornale per loro».
    Non abbiamo cercato rassicuranti e forzate giustificazioni davanti a queste espressioni inquietanti; volevamo - vorremmo - radicare sempre più alcuni motivi ispiratori.
    Ci siamo detti che, forse, il momento che viviamo è un tempo poco adatto a progetti globali, chiari, ben delineati, verso cui entusiasticamente andare (pensiamo alla situazione politica e socioeconomica locale e nazionale, alla stessa realtà ecclesiale). Non basta più dire (lo ripetevamo spesso, agli inizi) che è necessario il «cambiamento», bisogna anche indicare il «come». È necessario, però - e possibile - tenere tesi alcuni fili, perché tessendo vengano fuori nuovi disegni.
    Con la ripresa, dopo l'estate, abbiamo utilizzato la parte monografica del giornale per l'avvio di un osservatorio sulle povertà giovanili (uno sguardo d'insieme, singole esperienze, i minori tra abbandono e devianza, giovani e malattia mentale), nella speranza che, col contributo di altre forze (l'idea è stata lanciata a livello nazionale, senza la limitazione all'età giovanile, dal convegno ecclesiale di Loreto), possa costituirsi un osservatorio permanente a servizio del cambiamento della realtà sociali, valorizzando in tal senso le energie preziose del volontariato.
    Abbiamo inoltre programmato di affidare alcune delle monografie a classi scolastiche, per instaurare più ampi e stabili rapporti con gli istituti superiori. Si tratta infatti, soprattutto a Brindisi, di luoghi importantissimi di sociali77azione giovanile e di possibile coinvolgimento attivo nella vita della città e nella costruzione di una cultura di solidarietà e di pace.
    Miglioriamo anche dal punto di vista tecnico (ottimo titolista, si è istituzionalizzato il gruppetto che legge tutti gli articoli pervenuti, prima della pubblicazione, per verificarne la leggibilità) e soprattutto grafico: il gruppo-grafica, di nuova istituzione, ha rinnovato molte cose, lavorando molto e, come si diceva prima, artigianalmente e in simpatia! Le rubriche prosperano, il gruppo redazionale è ora di 40 persone (un po' meno della somma di redattori e collaboratori dell'anno scorso).

    In conclusione

    In un tempo in cui le appartenenze forti e agguerrite incantano ormai poco, Giovani realizza forse una appartenenza «debole», più interiore che socialmente riconoscibile. Non siamo certo per un cristianesimo individualista; pensiamo anzi che un'esperienza comunitaria e storica della fede (il pensiero corre subito all'America Latina) è l'unico modo per renderla ancora oggi sensata. E tuttavia per molti tale appartenenza, tale riferimento è l'unico possibile, ed è solido e vitale, adatto alle imprevedibilità e varietà dei percorsi, alla complessità e problematicità dell'esperienza ecclesiale.
    Ci siamo chiesti, a volte reciprocamente, a volte ognuno dentro di sé, se non era il caso di chiudere, e dare in altra forma energie alla pastorale giovanile, al servizio dei poveri e del cambiamento.
    Non resteremo ingessati in questa esperienza. Ma per ora quello che abbiamo detto nel nostro lungo racconto ci sollecita a continuare. E ci sostengono liberi e aperti legami di amicizia.
    Silvana Botrugno, Galileo Casone, Rosaria Decataldo, Luca de Feo, Antonio Greco, Cinzia Mondatore, Valeria Mongelli, Donato Parisi
    Giovani - Piazza Duomo 12 - 72100 Brindisi

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