Sussidio per l'educazione alla pace (ultima parte) *
(NPG 1987-04-75)
Concludiamo la pubblicazione del sussidio Xstory per l'educazione alla pace dei preadolescenti (1). Questa volta, insieme al personaggio che ci è divenuto familiare, c'è un co-protagonista: l'albero.
È la storia dell'agricoltore e del suo albero.
Lo pianta e lo coltiva: ogni giorno gli regala fatica e amore.
Lo gode nella crescita, nei frutti, stagione per stagione.
Poi... gli muore.
Triste e sconsolato non si rassegna, non si stacca dal suo tronco. Ma un grande giorno... è un miracolo!
Dall'albero abbattuto germoglia, rinasce nuova vita: si moltiplica feconda. E il futuro è assicurato alla speranza. Questa è la gioia di ogni agricoltore.
LETTURA ANALITICA DELLA STORIA
1. Due gli interlocutori. E un prato senza fine, un cielo senza nubi, un sole senza ombre.
Lieti: l'uno per l'altro.
Tenero il primo, felice e... sudato il secondo.
Ci sono due attrezzi rivolti alla piantina. E un fazzoletto sulla fronte soddisfatta ma grondante dell'agricoltore.
Soli ed amici: sono l'uomo e il suo lavoro dentro una creazione che incomincia.
2. Ancora insieme: lo stesso ambiente senza tempo né confine. Ora la piantina è diventata albero: ramifica, legnosa. Ne soffre l'amico contadino, e se la cura. Attento, concentrato, pizzica il ramo come chi dice: «Scusa, farò piano». Poi con forbici decise taglia: la pota.
Il cielo tace calmo. Il sole scalda. L'innaffiatoio attende di versare il suo ristoro.
3. All'improvviso... felice ed inattesa ricompensa!
L'amico è là, contento e soddisfatto. Braccia incrociate, assiste al grande incanto.
E la primavera ride: è fiori, è fronde, è cinguettare. Tutto su quella chioma prodigiosa, fecondata: quasi un'offerta o una promessa sospesa così tra cielo e terra.
4. Eccola, s'è compiuta.
Al centro l'albero troneggia, maturo, generoso. E per l'omino è l'ora benedetta del riposo. Gli si appoggia felice, divertito.
Basta. Ora si sente sicuro: del tutto protetto e ricco, ristorato. E se la ride spensierato: pare un bel gioco fare il contadino!
5. Invece ecco l'inverno: s'avvicina la bufera.
Il cielo grigio, minaccioso sconvolge ogni certezza. Il contadino è immobile e perplesso: lo interroga, lo scruta a fondo tra i rami del suo albero proteso. Sta combattendo solo e rinsecchito, su, nel vento. Resisteranno le sue braccia congelate?
6. Scoppia l'uragano. Il guizzo è un fulmine mortale. Le nubi un mare tempestoso.
E l'albero aggredito s'è spezzato: cade. Tutto si conclude in un baleno. Rapido, spietato, sconvolgente.
Ma dov'è l'amico contadino?
7. Passa la tempesta. Dentro un grigio sconfinato, denso, l'amico è chino sul suo tronco e su di sé: abbattuto con la sua creatura.
Fino a quando resterà così, tutto raggomitolato a reggere sui gomiti una testa sbigottita, frastornata?
Fino a quando guarderà nel vuoto fissando il suo sconforto?
8. Fino a che rinasca nuova la vita e la speranza. Ora è gigante il nostro amico in questo quadro. Protagoniste: la sua gioia e tenerezza.
C'è un campo totale per il suo sorriso, per lo sguardo proteso, come il gesto, nell'emozione del primo germoglio.
Dal tronco disteso nella terra ritorna a germogliare la primavera. E l'amico contadino lo comprende...
9. Ecco, la raccoglie proiettato già verso orizzonti aperti alla promessa del futuro. Guarda lontano come chi intravede nuove cose, e cavalca, saldo, il vecchio tronco suo maestro.
Con lui feconderà il futuro. Con il suo... «quintuplo per uno» guadagnano a nuova vita.
Sì. Ricomincia la vicenda. La prospettiva è già una realtà, e il contadino in piedi, guarda diritto: vede ora e sogna il domani.
Non è certo ormai.
Signore del lavoro, distribuisce le sue cure e sogna estensioni di fecondità. È deciso, accetta ogni fatica.
10. E la vita corrisponde generosa!
Qui la prospettiva è capovolta; è l'agricoltore che guarda la sua piantagione e ce la presenta: è la certezza che lui ha conquistato. Il frutto della sua storia:
un'esperienza d'amore e di dolore, di fatica e di speranza, di fiducia, di ottimismo e decisione. Perché la vita vive e si moltiplica.
PER UNA LETTURA PSICO-PEDAGOGICA
Esiste un «indicatore» molto significativo che evidenzia senza ambiguità il cammino evolutivo di una persona e focalizza la sua realtà di crescita, di stasi, di regressione: è il passaggio graduale dal «principio del piacere» al «principio della realtà», che diventa il parametro delle proprie scelte e dei propri comportamenti.
Il bambino, nei primi anni di vita, si rapporta con gli altri in termini esclusivamente captativi, possessivi: gli altri vivono per lui, sono a sua completa disposizione.
Lo scopo dei suoi comportamenti, delle sue scelte è a senso unico: la soddisfazione immediata dei propri bisogni (psicologici, affettivi).
Quando ha raggiunto tale meta, è appagato e non si preoccupa d'altro se non di riprendere il ciclo bisogno-soddisfazione.
Man mano cresce, si rende conto che accanto alle sue esigenze esistono quelle degli altri, impellenti e forti quanto le sue e apprende gradualmente a tenerne conto e a modulare le sue richieste e i suoi atti nel rispetto della libertà altrui. Progressivamente dal «principio del piacere» passa ad una valutazione realistica delle cose, finché, nella tarda adolescenza e nella vita adulta, impara ad anteporre le istanze oggettive a quelle individuali, fino a fare scelte di tipo altruistico, oblativo, gratuito.
Contemporaneamente non esige la soddisfazione immediata dei bisogni, ma sa attendere, rispettare i tempi, contribuire al crearsi delle condizioni per ottenere i risultati attesi.
Scomparsa ogni traccia di egoismo, secondo cui automaticamente si può ottenere quanto si vuole, la persona matura sa guardare in prospettive ampie ed ha «la pazienza dei tempi lunghi», poiché conosce la fatica, il travaglio, l'attesa sofferta delle cose grandi, che effettivamente hanno valore.
Il proverbio popolare «ciò che costa, vale» diviene una norma di comportamento, la conferma di una prassi abituale per chi è integrato in se stesso e sa essere responsabile.
La lotta contro gli ostacoli
Evidentemente questo coinvolge attivamente la persona in un impegno costante, che non retrocede di fronte a insuccessi, imprevisti, ostacoli, anche se può verificare momenti di stasi, di stanchezza, di sconforto.
L'indice che differenzia una personalità attiva, audace e intraprendente, da una struttura fragile, inconsistente, facile a deprimersi, è proprio il suo atteggiamento di fronte all'ostacolo. Ed è pure ciò che, caratteriologicamente, discrimina soggetti attivi e inattivi: la capacità di cimentarsi con gli ostacoli. La persona attiva si misura con esso, vi vede lo stimolo per il raggiungimento di mete piú alte. Ha la percezione di essere «vincente», perché vive sul versante della speranza, della fiducia, dell'ottimismo.
L'inattivo vede nell'ostacolo (di qualsiasi natura esso sia) un impedimento, una barriera che impedisce di raggiungere il traguardo. Allora retrocede, svincola, delega agli altri, e si preclude ogni possibilità di conquista. Egli è, fondamentalmente, un «perdente», un dimissionario.
Favorito o meno da doti iscritte nel suo carattere, l'adolescente soprattutto ha bisogno di essere guidato nel cammino educativo, verso la fiducia, la capacità di tenacia, di coinvolgimento pieno e attivo di sé in quanto gli è richiesto, con costanza e senso di responsabilità.
GUIDA ALL'USO DELLE SCHEDE
Il tema «vita» ha mille angolature di ripresa: qui si pone l'accento su ciò che una vita comporta nel suo nascere, nel suo schiantarsi, nel rinascere.
Corre in filigrana l'esigenza dell'impegno, della fatica dell'uomo: non è una vita che spunta e fiorisce da sola, ma una vita che è continuamente sostenuta, protetta, amata dall'uomo che è posto da Dio come signore dell'universo e del creato.
Una vita custodita dal Signore della vita, dal Dio dei viventi.
È questa vita che esige un cuore nuovo, capace di credere, sperare, amare la vita come un grande dono del Signore che attende una risposta dentro una fiducia grande.
Ma il dono-vita rientra intrinsecamente in una dinamica pasquale: pensiamo al mistero di ogni nascita, di ogni crescita, di ogni morte.
La storia dell'albero è emblematica ed impegnativa.
Il nucleo di schede propone livelli di comprensione e approfondimento molto diversificati, ma tutti riconducibili - attraverso la parabola delle immagini che il diapomontaggio presenta - a queste tappe:
- scoprire come ogni vita per crescere esige amore, fatica, costanza...;
- accogliere l'esperienza del dolore, della sofferenza che inevitabilmente segna ogni vita;
- scoprire e riconoscere come la morte ha germi di speranza e apre ad una vita nuova: l'amore è piú forte della morte.
1. Se... la vita comincia
Ogni vita per nascere ha bisogno di un grembo materno: quello della terra, quello di una madre... E per crescere esige accoglienza, cure, costanza, speranza.
Lo sa l'amico contadino che ha esperienza della gestazione del creato.
Lo sa una madre, lo sanno l'artista e il poeta, lo sa ogni persona attenta che si interroga sul perché delle cose, degli avvenimenti, della storia.
Una vita che cresce ripaga di mille fatiche, riempie di voglia di vivere, fa gustare i frutti prima ancora della loro fioritura.
- Se... la vita comincia, suggerisce la scheda, rimboccati le maniche: l'amico contadino innaffia, zappa, toglie le erbacce dal suo albero. E tu?
La riflessione anzitutto può essere facilmente orientata a leggere il miracolo della vita che cresce all'esterno, nel creato.
Per i preadolescenti tuttavia il passaggio si rivolge immediatamente verso il misterioso crescere della vita in loro stessi.
Che cosa allora promuove la crescita della vita in noi?
Che cosa annaffio? Che cosa estirpo? Che cosa poto?
- Ogni vita che ha avuto inizio, ha una sua storia di crescita con fioritura o sterilità.
Alcune esistenze sono particolarmente emblematiche per noi.
Mettere a contatto con testimoni di vita quale Francesco d'Assisi o don Bosco, o Madre Teresa, o Luther King, o Gandhi può essere significativo.
Oppure si può orientare alla ricerca di testimoni piú vicini a noi: gente sconosciuta dai piú, ma fortemente impegnata a far crescere la vita.
- La galleria dei testimoni incontrati nella ricerca metterà in luce il valore del lavoro dell'uomo.
Pensiamo ad alcune espressioni di don Bosco: «Io voglio che fino l'ultimo respiro sia per i miei giovani.
Tutte le forze, tutte le fatiche per loro. Per i miei giovani sono disposto a tutto, perché questa loro vita giovane cresca e cresca».
Il lavoro perché la vita cresca, è un lavoro che nobilita l'uomo, è un lavoro che dà conforto e soddisfazione.
Non è il lavoro castigo, peso, esclusivo guadagno, arrivismo... È un lavoro per la realizzazione di sé e degli altri.
Altri aspetti possono essere, ad esempio: che cosa avverrebbe se l'amico contadino non si curasse dell'albero?
Fuori metafora: se la mia vita non fosse sostenuta dalle cure amorose dei genitori, educatori, amici?
Una pianticella abbandonata a se stessa come cresce: storta? selvatica? striminzita?
E se non è potata? non darà frutti... o i frutti nomi potranno mangiare.
- Si può considerare questa scheda anche da un'ulteriore angolatura:
le diverse stagioni che attraversano ogni vita;
la ricchezza e la varietà dei doni che caratterizza ogni stagione;
la capacità di «leggere» dentro ogni stagione.
- Il riferimento a Mc 4,26-29: «Il Regno di Dio è come la semente...» e la prima parte di: «Uscì il seminatore a seminare» di Mt 13,3-9 si prestano per una lettura evangelica della storia dell'albero.
Scheda/1
SE... LA VITA COMINCIA
Guardando bene...
- Elencate le cose che deve fare il contadino perché da un seme si sviluppi una pianta. Quali cure, attenzioni, interventi?
Elencate le fasi di sviluppo della pianta, e ad ognuna distribuite gli interventi del coltivatore che avete in precedenza elencato.
- Anche la vita di ogni uomo ha le sue fasi di crescita come l'albero?
Esperienze-giochi-ricerche
- Fate un elenco, discutendolo in gruppo, di quelle che sono le condizioni che permettono all'albero della nostra vita di nascere, crescere, fiorire, portare frutto.
- Dopo esservi costruiti una tabella che rappresenta le tappe, i tempi, gli interventi del coltivatore per far crescere la pianta, ognuno diventa contadino e dà il via alla storia di una pianta, seminando in un vaso un seme.
Su un taccuino verrà riportato il diario settimanale della crescita e degli interventi.
- Attraverso una tecnica di espressione corporale, invitando per alcune lezioni un buon esperto, potrete esprimere come nasce una pianta.
- Si può compilare il «libro degli inizi»: ricercate su libri, riviste, giornali... come è iniziato il lavoro di Francesco d'Assisi, di S. Giovanni Bosco, del Cottolengo, di madre Teresa di Calcutta..., di qualche personaggio del vostro ambiente, fondatore di qualche opera sociale oggi conosciuta.
Quali sono gli elementi comuni alle varie storie?
Esprimetelo con uno slogan che riporterete su un grande striscione nella vostra sede.
- A volte capita di seminare e... lasciar perdere. Raccontate in gruppo qualche episodio della vostra vita in cui avete iniziato un'attività con entusiasmo e poi l'avete abbandonata. Quali sono state le cause di questo abbandono? se è necessario... Cosa è capitato a quelli che invece hanno perseverato?
- Se il contadino volesse evitare la fatica, quale sarebbe la probabile sorte dell'albero? Esprimete con dei mimi come diventerebbe la vostra vita se genitori, educatori, amici... decidessero di evitare la fatica, lo sforzo, la sofferenza che nasce dal «prendersi cura» della vostra crescita.
2. Se... il fulmine schianta
L'esperienza del dolore, della sofferenza, del male segna la vita di ogni uomo fin dai primi anni della sua esistenza.
È il grande scandalo che attraversa tutta la storia dell'umanità. Perché? È il grido di Cristo sulla croce, è il mistero della morte da cui germina feconda la vita. Questo ci dice la nostra fede.
Non è facile parlare dell'enigma del dolore, tanto meno con i ragazzi. Ma è importante che anche loro siano aiutati a vivere in modo positivo, e quindi per la vita, l'esperienza della sofferenza: una malattia, la morte di qualche persona cara, un'incomprensione, il rompersi di un'amicizia.
La seconda e la terza scheda di questo nucleo propongono appunto questa riflessione e lettura positiva del mistero del dolore nella vita dell'uomo. La parabola del contadino e del suo albero pone i ragazzi di fronte alla realtà del fulmine che, improvviso, sembra spezzare la vita.
- I fulmini nella vita di una persona si chiamano... Si passa dall'immagine alla realtà. È importante aiutare i ragazzi ad esprimersi. L'animatore deve favorire l'ascolto reciproco. Quanto viene detto, anche se si riferisce in genere alla vita degli altri, rivela qualcosa dell'esperienza di dolore che ognuno porta con sé in modo piú o meno positivo.
- Ognuno ha i suoi fulmini nella vita. Anche i ragazzi possono aver già sperimentato il loro «fulmine». Quale? La scheda invita a raccontare con un mimo, un disegno (con i preadolescenti può essere una poesia, una lettera ad un amico, ecc.) l'esperienza del proprio fulmine.
- Da dove vengono i fulmini nella vita dell'uomo? Non è facile rispondere a questo interrogativo che tocca le radici dell'esistenza. Alcuni fulmini sono legati alla responsabilità dell'uomo (ad esempio incidenti); altri al suo limite (certe incomprensioni, sofferenze morali, ecc.); altri alla sua incapacità di conoscere e dominare le leggi della natura (certe malattie...); altri (cataclismi naturali, morte...) restano misteriosi e incomprensibili.
La fede ci dice che la radice di tutto è il peccato, il no dell'uomo al progetto d'amore di Dio. Col peccato sono entrati nel mondo il dolore e la morte (cf Rom 5,12).
La riflessione non ha lo scopo di spiegare il mistero del dolore, che resta sempre scandalo per la razionalità dell'uomo, ma di aiutare i ragazzi a porsi di fronte ad esso non con disperazione e fatalismo, ma con l'attesa della speranza.
È importante che l'animatore tenga conto dell'età dei ragazzi, del loro contesto familiare, della loro esperienza di fede.
Con il gruppo degli adolescenti si può riflettere insieme sull'affermazione: il male non è necessario, ma è inevitabile.
Non è necessario perché non fa parte del progetto d'amore di Dio. Dio non lo vuole. Ma il dolore è inevitabile da quando il peccato ha segnato la vita e la storia dell'uomo. Ma dentro la misteriosa inevitabilità del male e del dolore germina la vita. Ce lo dice il miracolo della risurrezione di Cristo fiorito sul legno della croce.
Così di fronte al dolore può stendersi, triste la disperazione, ma può nascere anche la speranza.
La terza scheda aiuta i ragazzi a riflettere su questa realtà.
Scheda/2
SE... IL FULMINE SCHIANTA
Guardando bene...
- Riproducete in grande, su di un pannello da collocare nella sede del gruppo, l'albero colpito dal fulmine tra lampi e tuoni di un temporale.
- Quale l'espressione del volto del contadino che è spettatore? Quali i sentimenti?
Esperienze-giochi-ricerche
- Realizzate una ricerca sui giornali quotidiani e settimanali, per individuare i «fulmini» che si schiantano sulla vita delle persone.
I fulmini nella vita di una persona si chiamano: dolore, disgrazie... (fatene un elenco).
- Raccontatevi, con il disegno, con una immagine, o con un mimo, un «fulmine» che vi ha fatto molto soffrire... o che ha colpito qualche ragazzo che voi conoscete.
- A guardar bene la vita di un qualsiasi ragazzo di oggi, senza andare alla ricerca di cronache spettacolari, si può individuare tutta una serie molto ordinaria di «folgorazioni» che accadono spesso. Quali? Come siete portati a reagire?
- Nella vita di ogni uomo ci sono le tracce del dolore.
«li male non è necessario, ma è inevitabile». Discutete in gruppo su questa affermazione. Fino a che punto è vera... fino a che punto non lo è?
3. Se... l'albero muore?
Seduto sul tronco abbattuto, il contadino che cosa pensa, che cosa prova?
La gente di fronte ai fulmini della propria vita che cosa pensa? Spesso accusa Dio. È giusto? Che te ne pare?
Con i fanciulli forse è necessario fermarsi al primo interrogativo.
Con gli adolescenti è possibile invece confrontarsi direttamente con l'esperienza dell'uomo. È importante che l'animatore aiuti a leggere e valutare le risposte all'inchiesta.
Da quello che pensano o provano gli altri si passa alla verifica del proprio atteggiamento di fronte al dolore.
Se tu fossi il contadino, penseresti che... Tu dichiari che tutto è finito quando... Tu esprimi la tua speranza quando...
È un modo per aiutare i ragazzi a leggere dentro la propria esperienza e il proprio atteggiamento.
L'atteggiamento di Gesù di fronte al «fulmine» è di grande speranza: dal seme che muore nasce la vita (cf Gv 12,24).
Scheda/3
SE... L'ALBERO MUORE
Guardando bene...
Il contadino vede la sua fatica, il suo sudore, il suo tempo svaniti... Lì, seduto sul tronco, quali sentimenti gli passano nel cuore?
Esperienze-giochi-ricerche
- Realizzate una maxi inchiesta: intervistate la gente che conoscete domandando: Cosa fa, cosa pensa quando nella sua vita capita un «fulmine»? Che c'entra Dio con le disgrazie che capitano?
Raccogliete tutti i pareri, metteteli a confronto e discutetene insieme.
Esprimere su di un cartellone le idee che avete maturato in gruppo.
- Rispondete personalmente alle seguenti domande. Al termine riporterete insieme, su colonne diverse secondo le domande, le risposte di tutti. Se il contadino fossi tu... Quali sono le parole che dici quando, colpito dai «fulmini» della vita, dichiari che «tutto è finito» e ti arrendi? Altre volte esprimi la tua speranza, nonostante il fallimento o l'insuccesso: con quali parole?
4. Se... la vita rinasce
Sulle prove, sul dolore, sulle separazioni dolorose della vita, rinasce la speranza, la nuova vita perché fondamentalmente siamo fatti per la vita.
Spesso mentre siamo chini a piangere su un «sepolcro», ci raggiunge il nuovo annuncio di vita: «Non è qui, è risorto».
Basta un annuncio a ridare speranza e fecondità nuova.
Viene forse spontaneo ripensare all'esperienza dei due di Emmaus: «Lo riconobbero... »d- e ritrovarono forza per fare esultanti le stesse leghe di cammino che avevano percorso nella tristezza e nell'abbattimento.
Se un germoglio rimette fuori la sua punta, crediamo già ad una nuova primavera.
È il messaggio di quest'ultima scheda che ci fa credere alla vita anche dopo il fallimento, lo schianto, lo smacco della morte.
- Occorrono occhi e cuore nuovo per accorgersi dei piccoli germogli di vita che pullulano da un tronco morto. Se non si è attenti, questa vita che già prorompe... può morire
Ritorna l'esigenza di averne cura, di custodirla, di alimentarla, di irrobustirla.
Solo chi chiude gli occhi non si accorge che la vita è piú forte della morte e che la speranza abita la storia dell'uomo.
- I santi, gli eroi, i testimoni ci hanno insegnato che chi perde la propria vita per... la ritroverà piú feconda.
- Il messaggio che il cristiano dovrebbe gridare al mondo è quello della speranza del mattino di Pasqua.
Non è inutile parlare di speranza. Soprattutto ai preadolescenti che hanno bisogno di incontrare motivi di speranza, persone di speranza; proprio perché l'adolescenza appare come l'età della speranza, ma facilmente viene recepita nel suo volto piú fragile e precario.
Ci si deve impegnare per l'edificazione di una speranza forte e serena.
Chi spera veramente è capace di attendere e di invocare il dono della vita.
Si prepara seriamente, si dà da fare per poterlo accogliere. Chi spera non si adagia mai (cf CdR/2, pp. 162-164).
Scheda/4
SE... RINASCE LA VITA
Guardando bene...
Sul tronco morto è spuntato un germoglio... poi due, tre...
Quale la reazione del contadino? Che cosa progetta di fare?
Esperienze-giochi-ricerche
- Andando a passeggio in un bosco, andate alla caccia di qualche germoglio nato da qualche albero schiantato. Prendetevene cura.
- Anche nella vita degli uomini capita questo: la speranza e il dolore ci sono sempre. Provate a cercare la storia di persone che sono morte o che hanno speso la vita perché gli altri potessero vivere.
L'animatore potrà indicarti anche la vita di qualche personaggio.
- Cercate alcune canzoni, così arricchirete anche il vostro repertorio, che raccontano o parlano di speranza, anche dentro e dopo la morte.
- Con il materiale (canzoni, poesie, mimi, testimonianze e altre tecniche) potrete realizzare un recital per dire a tutti che è possibile dare un po' di vita al mondo.
- Rileggete insieme la storia di Gesù che muore e risorge perché continui la vita per tutti. Con alcuni brani del vangelo particolarmente significativi su questo tema potrete costruire poi un momento di preghiera per il gruppo.
- A questo punto ognuno verifica con il gioco-test se è davvero capace di costruire per il futuro.
Gioco-test
COSTRUISCO PER OGGI O PER IL MIO FUTURO?
Raggiungere un traguardo esige sforzo, fatica, tempo. E soprattutto, costanza e coraggio. Diversamente ci si rintana nella propria piccola isola, ci si accontenta del minimo e si è condannati ad una vita insignificante e squallida.
Vuoi capire se sei un tipo intraprendente, audace? Leggi attentamente le affermazioni e rispondi alle domande che corrispondono al tuo comportamento abituale.
1. Mi sto impegnando in un'attività che mi affatica.
A. La porto fino in fondo, ad ogni costo.
B. Mi dedico momentaneamente ad altro, poi la riprendo se ho voglia.
C. La pianto lì.
2. Ho un'idea, ma non ho il coraggio di esprimerla.
B. Taccio.
A. Rifletto un po' e poi la comunico.
C. Lascio che gli altri parlino e poi dico anch'io la stessa cosa.
3. Ho raggiunto un risultato soddisfacente.
C. Penso con soddisfazione: «Per un bel po' posso godermela senza sforzarmi troppo».
A. Mi dico che farò ancora meglio.
C. Rimango abbastanza indifferente.
4. Capita un imprevisto che distrugge un mio progetto.
A. Mi do da fare per vedere come uscirne.
C. Piango, mi compatisco, mi convinco di essere il solito sfortunato.
B. Mi rassegno.
5. Mi succede di combinare un guaio.
A. Affronto con pazienza il giudizio degli altri e vedo di rimediare.
B. Lascio che le cose si risolvano e mi atteggio a indifferente.
C. Mi nascondo o lo nego o incolpo altri.
6. Non riesco a capire una correzione fatta dal professore sul mio compito.
B. Mi lamento con un amico.
C. Non dico niente.
A. Chiedo all'insegnante di darmi la spiegazione.
7. Ho l'impressione che gli altri parlino male di me, alle mie spalle.
A. Penso che forse nessuno parla male di me.
C. Sono molto triste e ci penso tutto il giorno.
B. Mi dico che, anche se lo fanno, me ne importa poco.
8. Qualcuno presenta una proposta o una iniziativa.
B. Lascio che l'interessato la porti avanti.
A. Mi entusiasmo subito e cerco di capirla bene nei particolari.
C. Sono diffidente, tendo a vedere le difficoltà.
9. Sono richiesto di parlare davanti a tante persone.
C. Mi allontano con una scusa.
B. Non riesco a dire una parola.
A. Lo faccio, e so vincere la paura.
10. Un conoscente vuoi farmi provare i pattini, la bici, la moto o qualcosa che non ho mai provato.
C. Non accetto e trovo una scusa.
A. Li provo immediatamente, per imparare.
B. Propongo che venga fatto prima da un altro.
Interpretazione
A=N B=N C=N Ogni A, ogni B, ogni C valgono un punto.
Se nel conteggio ti ritrovi con un valore di A da 7 a 10, puoi ritenerti una persona capace di audacia, di coraggio, che sa costruire un futuro significativo. Sei capace di iniziativa e di prendere posizione di fronte alle difficoltà.
Se invece sono alti i valori di B e di C, fai attenzione, perché lasci emergere in te piú la paura che il coraggio, piú la passività che l'iniziativa. Puoi essere facilmente dimissionario e aggirare gli ostacoli piú che superarli con decisione. Rischi di costruirti una personalità poco autonoma perché guidata dalle opinioni degli altri, piú che dal coraggio delle tue idee.
* Per gentile concessione della rivista per la pastorale giovanile «Da mihi animar» delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Hanno collaborato: Maria Perentaler, Giuseppina Teruggi, Emilia Musatti, Gabriella Scarpa, Paola Guidali. Adattamento di Mario Delpiano.








































