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    La vita? A dodici anni è una canzonetta


     

    (NPG 1987-10-28)


    Gli adulti sono sempre sconcertati e stupiti osservando l'entusiasmo e il fanatismo che i ragazzi di entrambi i sessi provano verso i cantanti di musica leggera. Oggi è il caso di Madonna, attesa e adorata come una divinità. Fra vent'anni ci saranno altri ragazzi dai dodici ai diciotto anni che impazziranno per un altro cantante. Gli adulti non capiranno perché, e ricorderanno con simpatia e nostalgia le canzoni di Madonna. È una delle poche regole ferree del succedersi delle generazioni.
    In tutti gli altri campi, nella letteratura, nello sport, i gusti dei giovani e degli adulti si sovrappongono considerevolmente. Padre e figlio possono fare il tifo per la stessa squadra e con la stessa passione. Madre e figlia possono leggere gli stessi libri. In tutti questi campi gli adulti hanno sempre qualcosa da insegnare o da comunicare ai ragazzi. Nella musica no.

    Lo «spirito» di una generazione

    L'interesse dei ragazzi per la musica leggera esplode verso gli undici-dodici anni e si rivolge subito, senza fallire, verso ciò che sarà di moda, verso ciò che avrà successo, verso ciò che interpreta lo spirito dell'epoca per questa nuova generazione. Avere successo nella musica leggera vuol dire piacere a questi ragazzi. Gli adulti, i critici musicali, tutti gli altri non contano.
    La musica leggera è creata per gli adolescenti, si rivolge a loro, parla a loro. Sono essi che determinano il gusto musicale di quell'epoca. La nuova generazione ne imporrà un altro diverso, con un incessante cambiamento che non conosce revival, che distrugge impietosamente il passato. Se si continua a suonare musica leggera di moda anni fa, è perché lo vogliono gli adulti che erano stati giovani in quell'epoca. Questa musica, per l'adulto, è fondamentalmente rimembranza, nostalgia.
    Per il giovane, invece, è scoperta, rivelazione, chiamata. I giovani ascoltano le parole delle canzoni con l'attenzione ed il rispetto che il seguace dedica al profeta, al filosofo, al sacerdote. La canzone parla della vita, insegna. Per i ragazzi Lucio Dalla, Venditti, Vasco Rossi, sono dei filosofi e dei saggi. Gli unici filosofi e gli unici saggi, capaci, comunque di interpretare, capire la loro vita, i loro problemi, i loro sentimenti, di dare espressione al tumulto delle emozioni. E questo è sempre avvenuto anche nel passato. La piú semplice canzone, a partire da «Addio mia bella addio», ha sempre svolto questa funzione evocatrice-interpretativa per la generazione che la cantava. Ha sempre provocato commozione, entusiasmo.
    In questa età la musica è strettamente legata al ballo. Ogni generazione impone una nuova moda musicale ed un nuovo modo di ballare. Un tempo le figure del ballo erano formalizzate: il valzer, il tango, il foxtrot, il twist, ecc. Oggi non lo sono piú, ma restano comunque delle differenze posturali e gestuali. Un ragazzo si accorge subito se chi balla è della sua stessa età o piú vecchio. Questo stretto legame della musica e del canto con il ballo ci porta al significato erotico della musica.
    L'interesse per la musica compare verso i dodici anni in corrispondenza della maturazione sessuale e dell'erompere dell'erotismo. L'erotismo produce uno sconvolgimento dell'equilibrio psichico infantile.
    Sono uragani di eccitamenti e di emozioni che il soggetto non sa esprimere, non sa dire, non sa interpretare. La musica ed il ballo offrono un linguaggio al corpo, una forma alle emozioni, al rapporto erotico. Le parole delle canzoni costituiscono un primo nucleo espressivo verbale per problemi, tensioni, dilemmi nuovi e sconvolgenti. La musica leggera è l'unica struttura capace di dare forma simultaneamente all'emozione, al corpo e alla parola. È, in sostanza, un linguaggio specifico per quel gruppo di età, per esprimere il suo specifico stupore di fronte al risveglio erotico e alla vita adulta.

    Il linguaggio del gruppo

    Gli adolescenti, per esprimere la loro specificità e diversità, devono riunirsi in gruppo, formare una società in cui siano possibili gli scambi di esperienze. Devono elaborare un proprio linguaggio. Infatti ogni generazione, ogni aggruppamento elabora dentro di sé il suo gergo. Ma un gergo, per quanto originale, costituisce solo una minima variazione della lingua, una leggerissima increspatura su una immensa struttura comune.
    L'unico linguaggio specificamente loro, diverso da quello delle generazioni precedenti e capace di imporsi a quello adulto, è la musica leggera e tutto l'universo simbolico che ruota attorno ad essa. In questo campo ogni nuova generazione è padrona assoluta. Ciò che avrà scelto e deciso passerà pari pari nel mondo adulto.
    Nata per esprimere l'irruzione dell'uragano emozionale erotico, per dare forma alle prime relazioni amorose adulte, per collegare insieme il popolo che si affaccia alla vita, la musica leggera perde di importanza quando questo compito è terminato. Quando, verso i diciotto-vent'anni, il ragazzo incomincia ad avere altri strumenti di espressione, di analisi, di comunicazione. Questo non vuol dire che perderà ogni interesse per la musica e per il ballo. Continuerà ad averli, ma non sarà piú lui il protagonista, colui che sceglie, che determina il successo. Perché non sarà piú capace di quell'entusiasmo, di quella passione totale che trasformava i cantanti in sacerdoti, in profeti, in divinità. Diventerà un consumatore. Mentre prima era un credente, un militante, un seguace.
    (Francesco Alberoni, Corriere della sera, 7 settembre 1987)



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