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    Israele racconta

    la sua storia /2

    La Bibbia e il suo contesto

    (Libri, geografia e storia)

    Alessandro Sacchi

     

    Prima di affrontare lo studio dei libri storici della Bibbia è necessario conoscere la disposizione geografica dei luoghi dove hanno avuto luogo i fatti narrati. Come secondo passo prenderemo visione dei libri e dei rapporti che intercorrono fra di essi sia nella Bibbia ebraica che in quella cristiana. Infine, a partire dai dati contenuti nei libri storici, presenteremo un quadro sintetico della storia di Israele così come è da essi immaginata e narrata.

    A. LA TERRA DI ISRAELE

    La Palestina è una striscia di terra che va dal Libano a Nord fino al Sinai. Essa si divide nettamente, per la sua configurazione orografica, in quattro zone climatiche che si situano parallelamente alla costa del mar Mediterraneo.
    Pianura costiera. Si estende a ovest da Tiro a Gaza per circa 210 km. Essa è interrotta a nord dalla punta montuosa del Carmelo, a sud del quale ha inizio la pianura di Sharon, una volta paludosa e poco abitata, e poi la Filistea, con le cinque città di Askalon, Asdod, Gaza, Eqron e Gat (Pentapoli filistea).
    Zona centrale. Comprende, cominciando dal Nord, quattro regioni: la Galilea, che inizia a settentrione con una zona collinare, trasformandosi poi verso Sud in una fertile pianura chiamata Izreel (Esdrelon), che comunica a est con il lago di Genezaret e a ovest con il Mediterraneo mediante uno stretto passaggio, controllato dalla città di Meghiddo, che separa il Carmelo dalle montagne della Samaria; questa è una zona montagnosa (dai 300 ai 950 metri di altezza), una volta ricoperta di fitte boscaglie, che si estende a sud della pianura di Esdrelon, con importanti località come Samaria, Sichem, Betel e Silo; ancora più a Sud si trova la Giudea, anch’essa montagnosa (dai 300 agli 850 metri), dominata dalla città di Gerusalemme; a est di questa città la montagna declina verso il Giordano trasformandosi in deserto (deserto di Giuda), mentre a ovest è separata dalla pianura costiera da una zona collinosa chiamata Shefela; a sud si estende il Neghev, una zona desertica, abitata prevalentemente da beduini, che giunge fino al golfo di Aqaba, con oasi ricche di vegetazione: in una di esse è situata la città di Bersabea, la capitale del deserto.
    Fossa giordanica. Si estende est della catena centrale per 440 km dal monte Ermon fino al golfo di Aqaba. Essa è percorsa dal fiume Giordano, che nasce appunto dal monte Ermon (2760 metri), formando prima il lago di Hule (una volta paludoso e malarico e ora quasi del tutto prosciugato) e poi il lago di Kinneret (Genezaret) che si trova a 205 m. sotto il livello del mare.
    Uscendo da questo lago il Giordano scorre per 105 km in linea d’aria (ma ben 300 km reali) e sfocia nel mar Morto, un grande lago lungo 80 km e largo 16, situato a 394 metri sotto il livello del mare, con una fossa sotto l’acqua di altri 390 metri; a causa della mancanza di emissari esso presenta una salinità dieci volte superiore a quella degli altri mari. Località importanti di questa zona sono Gerico e Qumran.
    Transgiordania. È la regione a est della fossa giordanica che confina con il deserto arabico. È una zona di vasti altopiani (dai 700 ai 1550 metri). Essa comprende, a nord, le regioni di Galaad e di Bashan, e, più a sud, quelle abitate una volta rispettivamente dalle popolazioni degli ammoniti e dei moabiti e, ancora più a sud, dagli edomiti.
    La terra d’Israele è percorsa da due grandi strade che collegano il nord (Mesopotamia) al sud (Egitto) della Mezzaluna fertile: la prima è la Via Maris che, arrivando da Damasco, dopo aver attraversato il Libano tra le due catene di monti (Libano e Antilibano), che delimitano la pianura della Beqâ’a, piega verso il mare e, percorsa la zona costiera della Palestina, raggiunge l’Egitto; la seconda è la Via Regia che proviene dalla pianura della Mesopotamia e, restando ai confini tra il deserto orientale e il fiume Giordano, raggiunge il Golfo Arabico, dove si trova il porto di Eziongheber (oggi Aqaba o Eilat); da qui si diparte poi in due direzioni, la prima verso la penisola del Sinai e l’Egitto, la seconda verso l’interno della Penisola Arabica. Le due grandi strade comunicano tra di loro solo attraverso la pianura di Esdrelon.

    B. I LIBRI STORICI

    Un certo numero di libri composti dai giudei ritornati dall’esilio sono stati considerati dai loro discendenti come «canonici», cioè portatori di tradizioni che avevano carattere normativo per tutta la comunità giudaica e, di conseguenza, come facenti parte delle S. Scritture. Questi libri, composti e raccolti non sono esattamente gli stessi riconosciuti dai cristiani, i quali configurano in modo diverso la lista dei loro libri sacri.

    1. Il canone biblico

    I libri della Bibbia sono raggruppati, in base al loro contenuto o al genere letterario da loro adottato, in tre grandi collezioni, la «Legge» (Tôrah), i «Profeti» (Nebi’îm) e gli «Scritti» (Ketûbîm). Dalle iniziali ebraiche di queste tre collezioni, le Scritture ebraiche sono chiamate Tanak. Questi libri sono detti «canonici» perché appartengono al «canone» (regola), che è l’elenco dei testi nei quali gli ebrei hanno trovato e trovano tuttora il fondamento e il significato della loro fede. La determinazione del canone ebraico è stata portata a termine dopo la fine del secolo I d.C.
    La raccolta dei libri ebraici riconosciuti come canonici è denominata anche «Testo Masoretico» (TM) perché la loro composizione finale è opera dei dottori ebrei chiamati Masoreti (secoli VI-IX d.C.).
    A partire dal secolo III a.C. le Scritture ebraiche sono state tradotte in greco dai giudei di Alessandria d’Egitto, venendo a formare quella che è stata chiamata Bibbia (dal greco biblia, libretti) dei Settanta (LXX). Questo nome, che originariamente si applicava solo ai primi cinque di essi, deriva dalla leggenda, riportata nella Lettera di Aristea a Filocrate, secondo cui la traduzione è stata fatta da settanta(due) studiosi per ordine del re d’Egitto Tolomeo Filadelfo (283-246 a.C.).
    Nella Bibbia cristiana sono stati accolti anche alcuni libretti riportati nella Bibbia greca, scritti direttamente in greco o tradotti in questa lingua, che non sono entrati a far parte del canone ebraico: essi sono chiamati «deuterocanonici» («apocrifi» per i protestanti), in quanto appartengono a un «secondo canone», quello cristiano, più esteso di quello riconosciuto dagli ebrei.
    Nella Bibbia cristiana le Scritture ebraiche sono divise in tre gruppi che combaciano solo parzialmente con quelli che compongono la Bibbia ebraica. Al primo posto vi sono i «Libri storici», a cui appartengono, oltre ai cinque libri della Tôrah, anche quelli che gli ebrei chiamano «profeti anteriori» (Giosuè, Giudici, 1-2Samuele, 1-2Re), oltre ad alcuni libretti contenuti nella raccolta degli Scritti e a qualche deuterocanonico; al secondo posto vi sono i «Libri sapienziali» (o didattici) che comprendono parte degli Scritti e alcuni deuterocanonici; il terzo gruppo abbraccia i «Libri profetici», che corrispondono ai «profeti posteriori» della Bibbia ebraica e sono divisi in «profeti maggiori» (compreso Daniele, che per gli ebrei appartiene agli Scritti) e «profeti minori».

    2. Le diverse raccolte

    I «Libri storici» della Bibbia sono molto importanti, perché in essi sono contenuti i fondamenti della religione ebraica. Essi contengono non solo una grande panoramica della storia sacra dalla creazione fino al periodo dei Maccabei ma anche un insieme di leggi, riti, costumi, concezioni religiose propri del mondo ebraico. All’interno dei libri storici si distinguono i seguenti raggrupamenti: 1) Pentateuco; b) Corpo storico deuteronomistico; c) Opera cronistica; d) 1- 2Maccabei; e) Storie edificanti

    a. I cinque libri del Pentateuco (Torah)
    La prima grande raccolta di cinque libri a carattere storico è chiamata in ebraico Tôrah («legge») e in greco Pentateuco («cinque volumi»). Il Pentateuco abbraccia cinque libri chiamati, base al loro contenuto: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio. Esso abbraccia la storia che va dalla creazione fino all’arrivo degli israeliti alle soglie della Terra promessa, nelle steppe di Moab, dove Mosè si congeda dal popolo e lascia la guida a Giosuè.
    Il termine tôrah, che etimologicamente significa «istruzione», «insegnamento», è stato tradotto dai LXX con nomos, «legge», ma in realtà il Pentateuco, a cui è stato applicato, non è una raccolta di leggi in senso stretto, bensì l’istruzione che Dio ha dato al suo popolo, anche e soprattutto mediante il racconto delle azioni potenti che ha compiuto in suo favore. Il momento in cui il termine tôrah è stato applicato all’insieme dei cinque libri ritenuti normativi per tutto il popolo ebraico è a noi sconosciuto. Non si sa infatti a che cosa è attribuito quando appare per la prima volta (cfr. Esd 7,21-26 e il Prologo del Siracide, vv. 8-9).

    b. Il Corpo storico deuteronomistico
    La seconda raccolta di libri storici è così chiamata perchè si ispira alle idee dell’ultimo libro del Pentateuco, il Deuteronomio. Essa abbraccia sei libri (Giosuè, Giudici, 1-2 Samuele, 1-2 Re) che narrano le vicende che vanno dall’ingresso nella terra promessa fino all’esilio; nella Bibbia ebraica essi vanno sotto il nome di profeti anteriori. Nella Bibbia dei LXX è inserito dopo i Giudici il libretto di Rut, elencato dagli ebrei fra gli Scritti, perché racconta un fatto avvenuto nello stesso periodo storico e fa da cerniera tra il periodo dei giudici e quello della monarchia.

    c. L’opera cronistica
    Dopo gli scritti deuteronomistici la Bibbia greca riporta un terzo gruppo di libri storici, che nella Bibbia ebraica si trovano fra gli Scritti. Essi si presentano come un’opera unitaria, anche se in realtà non sono tali. La collezione abbraccia 1-2 Cronache, due libri che riprendono, con grandi tagli e lacune, tutta la storia biblica dalla creazione fino all’editto di Ciro che permette ai giudei esuli a Babilonia di fare ritorno nella loro terra; a questi si aggiungono altri due libri, Esdra Neemia, che narrano gli eventi riguardanti il ritorno dall’esilio, la ricostruzione del tempio e delle mura di Gerusalemme e la riorganizzazione politica e religiosa del gruppo giudaico.

    d. Storie edificanti
    Questa collezione abbraccia tre storie edificanti (Tobia, Giuditta e Ester): di queste solo quello di Ester si trova (ad eccezione di alcune parti) fra gli Scritti della Bibbia ebraica e fa parte del gruppo delle cinque meghillôt, cioè i rotoli che si leggevano in occasione di particolari feste (Cantico, Rut, Lamentazioni, Qoelet ed Ester). Gli altri due sono invece deuterocanonici.
    e. Libri dei Maccabei Nella Bibbia greca e cristiana si trovano infine due libri storici autonomi l’uno dall’altro, anche se riguardanti lo stesso argomento, che raccontano le gesta dei Maccabei, i mitici capi della rivolta giudaica contro Antioco IV Epifane, di cui portano il nome. Ambedue sono conservati in lingua greca e appartengono al gruppo dei deuterocanonici.
    Le raccolte storiche della Bibbia abbracciano un lunghissimo arco di tempo e si estendono a epoche delle quali non è possibile avere altre informazioni, se non quelle che riaffiorano dagli scavi archeologici. Da questi racconti è possibile ricostruire, pur con tutti i limti del caso, una «storia di Israele», alla quale è necessario fare ricorso ogni volta che si vuole ricostruire il percorso di formazione di questi libri.

    C. STORIA BIBLICA

    La prevalenza dell’interesse religioso e la mancanza di senso critico nell’uso delle fonti, fa sì che le vicende di Israele siano narrate nella Bibbia in modo frammentario e a volte poco attendibile; più che un quadro storico oggettivo degli avvenimenti in cui questo popolo è stato coinvolto, è possibile ricostruire il modo in cui esso ha interpretato la sua storia. È vero che alcuni eventi narrati nella Bibbia, specialmente a partire dal periodo dei re, hanno trovato riscontro nei documenti extrabiblici, ma questo non vuol dire che nel suo insieme la storia biblica goda di un alto grado di credibilità. D’altronde non è neppure possibile attenderselo, dal momento che i metodi storiografici moderni sono stati elaborati in tempi piuttosto recenti. Pur tenendo conto di questi limiti, è importante avere presente fin dall’inizio il panorama storico così come risulta dalla Bibbia. Circa la sua attendibilità sia nell’insieme che nei dettagli si discuterà man mano che si procederà nello studio dei testi.

    1. Dai patriarchi all’esodo (XIX-XII sec. a.C.)

    La storia biblica ha inizio con la chiamata di Abramo e con le vicende dei patriarchi, ai quali Israele fa risalire la propria origine. Secondo la Bibbia essi provengono dalla Mesopotamia, con la quale mantengono stretti contatti, e si sono installati come seminomadi nella terra di Canaan, finché Giacobbe è sceso con i suoi figli in Egitto, dove hanno vissuto l’esperienza dell’oppressione. Da lì i suoi discendenti si sarebbero poi allontanati verso il 1250 a.C. giungendo cinquant’anni dopo in Canaan, dove si sarebbero stabilizzati.

    2. La monarchia israelitica (1030-587 a.C.)

    Dopo la loro installazione nella terra di Canaan, le tribù israelitiche mantengono per lungo tempo la propria autonomia, facendo ricorso alla guida di un capo solo in momento di pericolo (epoca dei Giudici). Solo di fronte all’espansione dei filistei sentono il bisogno di dare vita a un forte stato unitario, di tipo monarchico, del quale Saul (1030-1010 a.C. circa) è l’iniziatore e Davide (1010-970 a.C.) l’artefice.
    Il successo di Davide, qualunque ne sia l’estensione, sarebbe dovuto principalmente al fatto che proprio in quel periodo l’Egitto era indebolito dall’invasione dei popoli del mare, e l’Assiria, dopo che Tiglat-Pilezer I (verso il 1100 a.C.) aveva ottenuto il controllo della Mesopotamia, passava anch’essa attraverso un periodo di decadenza. A Davide succede Salomone (970-931 a.C.), sotto il quale Israele gode, secondo la Bibbia, di un periodo di pace e di prosperità. A questo sovrano è attribuita la costruzione a Gerusalemme di un grande tempio dedicato a JHWH.
    Con la morte di Salomone lo stato israelitico si sgretola, dando origine a due regni, quello di Giuda a sud e quello di Israele a nord; mentre nel regno meridionale, di cui è capitale Gerusalemme, il potere resta nelle mani di Roboamo, figlio di Salomone (931-913 a.C.), il regno di Israele passa sotto il governo di Geroboamo I (931-910 a.C.), il quale sceglie come propria residenza la città di Tirza. Termina così l’egemonia di Israele sui popoli circonvicini, mentre rinasce la potenza dell’Egitto, il cui faraone Sisach (950-929 a.C.) fa un’importante campagna militare in Palestina (1Re 14,25).
    Nel regno di Giuda resta al potere, con alterne vicende, la dinastia davidica. Nel regno di Israele, più esposto alle invasioni del nord (Assiria) e sottoposto alla pressione degli aramei (Damasco), la situazione è instabile. In esso si affermano due grandi dinastie, quella di Omri (885- 874 a.C.), il quale rialza le sorti del suo regno e fonda la città di Samaria, facendo di essa la sua capitale, e quella di Ieu (841-814 a.C.), che elimina l’influsso religioso e politico dei fenici di Tiro.
    Nel 722 a.C. il re assiro Salmanassar V assedia Samaria, che poco dopo è conquistata e distrutta dal suo successore, Sargon II, il quale ne deporta gli abitanti in Mesopotamia.
    Il regno di Giuda, anch’esso direttamente minacciato, riesce a evitare la conquista armata assoggettandosi all’Assiria. In questo periodo è importante la persona e il ruolo del re Giosia. Nel diciottesimo anno del suo regno (621 a.C.), il re dà inizio a lavori di restauro del tempio, durante i quali il sommo sacerdote Chelkia ritrova il «libro della legge» (2Re 22,3-10). In base alle prescrizioni in esso contenute, il re dà inizio a una riforma religiosa, il cui scopo era quello di far sì che il tempio di Gerusalemme diventasse l’unico santuario di JHWH in tutto il paese. Giosia estende la propria riforma anche nei territori di quello che era stato il regno del Nord, in quanto l’Assiria sta ormai per soccombere di fronte al nascente impero babilonese (2Re 23,16-20). Giosia muore a Meghiddo nel tentativo di bloccare il faraone Nekao che si sta recando con un forte esercito in Mesopotamia per dare soccorso all’Assiria (609 a.C.) (2Re 23,28-30). Gli succede suo figlio Ioacaz, che Nekao sostituisce con un fratello di Giosia, Ioiakim (609-598 a.C.), il quale diventa suo vassallo (2Re 23,33-35).
    Nel 612 a.C., Nabopolassar, re di Babilonia, con l’aiuto dei medi, distrugge Ninive e assume il controllo della Mesopotamia, mentre suo figlio Nabucodonosor estende le sue conquiste fino all’Egitto. Il regno di Giuda sopravvive ancora alcuni anni, ma nel 597 a.C. Gerusalemme è conquistata una prima volta e la classe dirigente è deportata in Babilonia insieme con il re Ioiachin (598), che nel frattempo era succduto al padre Ioiakim.
    Il suo successore, Sedecia (598-587 a.C.), si ribella a Nabucodonosor, il quale assedia una seconda volta Gerusalemme e nel giugno/luglio 587 a.C. la conquista e la distrugge, deportando gran parte dell’élite religiosa e civile (2Re 24,18 - 25,21). Sono lasciati in patria solo gli strati più poveri della popolazione, i quali vengono impiegati come vignaioli e contadini (2Re 25,12). A capo della popolazione rimasta in Giudea è posto Godolia, il quale poco dopo viene assassinato da bande armate giudaiche, che conducono i sopravvissuti in Egitto (2Re 25,22-26).

    3. Ritorno dall’esilio e periodo persiano (538-333 a.C.)

    L’impero neobabilonese, fondato da Nabopolassar (626-605 a.C.), era giunto alla sua massima potenza ed espansione con suo figlio Nabucodonosor (605-562 a.C.). Alla morte di Nabucodonosor sale al trono Avil-marduk, chiamato nella Bibbia Evil-Merodach, al quale si deve la concessione della grazia a Ioiachin, re di Giuda, deportato in Babilonia nel 597 a.C. (cfr. 2Re 25,27-30). Intanto inizia una veloce decadenza dell’impero babilonese. Ne approfitta il re persiano Ciro (559-529 a.C), il quale conquista Babilonia (539 a.C.), dove è accolto come il liberatore inviato dal dio Marduk per restaurare il suo culto. Egli entra così in possesso della Siria e della Palestina.
    Mentre i re assiri e babilonesi avevano ridotto le nazioni conquistate a semplici provincie dell’impero, deportandone la classe dirigente e imponendo il culto ufficiale dello stato, Ciro adotta nei loro confronti una politica di tolleranza ed esorta tutti a vivere secondo i propri costumi e a praticare i propri culti tradizionali. Egli stesso ne dà l’esempio ripristinando i culti locali della Mesopotamia e restituendo loro le statue degli dèi che Nabonide aveva fatto portare a Babilonia.
    Nel contesto di questa politica si colloca il famoso «editto di Ciro», con il quale il sovrano, subito dopo aver conquistato Babilonia e i suoi possedimenti (538), permette ai giudei residenti in Mesopotamia di tornare in Giudea per edificare il tempio di Gerusalemme. Termina così l’esilio ed inizia per i giudei il periodo della restaurazione. Il tempio è costruito nel 515 a.C.

    4. Periodo greco e romano (333 a.C. - 70 d.C.)

    Verso la metà del secolo IV, la storia del Medio Oriente subisce una svolta decisiva: la Grecia, dopo aver resistito ai tentativi di invasione da parte dei persiani, è unificata da Filippo il Macedone.
    Suo figlio Alessandro Magno (336-323) espande i propri domini verso Oriente e si scontra con l’impero persiano, allora governato da Dario III (336-330): con fulminee campagne militari egli conquista la Siria e la Palestina (333), l’Egitto e la Mesopotamia, spingendosi poi verso Oriente fino alla valle dell’Indo. Al seguito delle sue armate penetrano in tutte queste regioni la cultura e la religione greca, che si fondono senza difficoltà con la cultura e la religione dei popoli conquistati (ellenismo).
    Alla morte di Alessandro, avvenuta in Babilonia nel 323 a.C., il suo impero è spartito fra i suoi luogotenenti, chiamati diadochi, dei quali Seleuco, capostipite della dinastia seleucide, prende possesso della Siria e della Mesopotamia; sovrano dell’Egitto diventa invece Tolomeo, dal quale deriva la dinastia dei Lagidi. Dopo un periodo politicamente incerto, la Palestina cade sotto il dominio di questi ultimi (301-198 a.C.), i quali si mostrano rispettosi della religione e delle istituzioni giudaiche.
    La situazione cambia nel 198 a.C., quando il sovrano seleucide Antioco III, a seguito della vittoria di Panion, riesce a conquistare la Palestina. A lui succede, nel 175 a.C., Antioco IV (175-164 a.C.), il quale spinge con forza per l’adozione da parte dei giudei della cultura e della religione greca. Tutto ciò provoca la rivolta del popolo giudaico (164 a.C.), capeggiata dai Maccabei, di cui narrano i libri che portano il loro nome. Dai Maccabei trae origine la dinastia asmonea che assume, insieme con il potere politico, anche il sommo sacerdozio. Nel 63 a.C. Gerusalemme è conquistata dal generale romano Pompeo. Con il tramonto successivo della dinastia asmonea, dilaniata da lotte fratricide, i romani permettono la costituzione, in tutta la Palestina, di un regno vassallo governato dal re Erode (37-4 a.C.). Alla sua morte il governo della Giudea passa al suo primo figlio, Archelao (4 a.C. - 6 d.C.), e poi ai procuratori romani. Nel 66 d.C. ha inizio la rivolta giudaica contro Roma, che termina con la riconquista di Gerusalemme e la distruzione della città e del tempio (70 d.C.).

    La storia di Israele, narrata nei libri storici della Bibbia, è una «storia sacra», i cui connotati non corrispondono a quelli della moderna storiografia. Questa infatti si preoccupa di ricostruire nel modo più neutrale e oggettivo possibile i fatti accaduti nel passato, indicandone le cause e gli sviluppi. La storia biblica invece, proprio perché intende fare degli eventi storici il veicolo di profonde esperienze religiose, li trasforma, li abbellisce, li interpreta, facendo emergere a ogni piè sospinto l’opera di colui che ne è il vero protagonista, Dio.
    Nei libri storici della Bibbia si trovano, perciò, i generi letterari più disparati. Il lettore si imbatte, oltre che in resoconti di vario tipo, in racconti di carattere mitologico (creazione) e in aneddoti riguardanti la vita dei progenitori o di uomini religiosi; a volte si trovano anche preghiere di lode e di ringraziamento (salmi). Sono frequenti i racconti di carattere liturgico, cioè ispirati allo svolgimento di riti religiosi, le eziologie, cioè racconti che descrivono qual è stata, secondo la convinzione popolare, l’origine di un luogo di culto, di un rito o di un’usanza. Non mancano infine oracoli di carattere profetico, massime sapienziali, brani parenetici (esortazioni e ammonizioni) e leggi di carattere morale, sociale o rituale. La maggior parte di questi generi letterari ha un rapporto molto vago con la storia propriamente detta.
    Non deve dunque stupire se le scoperte archeologiche non confermano, anzi negano l’attendibilità di una parte notevole della storia biblica. Gli studiosi tendono oggi a distinguere la storia vera di Israele, ricostruita con metodi scientifici, da quella «inventata» dagli autori biblici.
    Queste ricerche, anche se non sempre attendibili al cento per cento, devono renderci cauti nell’utilizzare in campo storico i dati biblici, che invece sono molto utili per ricostruire la storia religiosa di questo popolo. È questa che maggiormenta interessa il lettore credente.



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