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    La fiducia nelle

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    sulle orme di Janus Korczak

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    Janus


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    Hook – Capitan Uncino, USA 1991, di Steven Spielberg

    Peter Banning (Robin Williams) è un avvocato in carriera che trascura moglie e figli per il lavoro. Durante un viaggio a Londra i suoi figli vengono rapiti da Capitan Uncino (Dustin Hoffman) e la nonna Wendy (Maggie Smith) gli rivelerà l’importante segreto della sua vita: lui è Peter Pan ma col tempo ha dimenticato di esserlo, vivendo una esistenza ordinaria. Con l’aiuto di Trilli (Julia Roberts), Peter verrà trasportato verso l’isola che non c’è per salvare la prole.

    Spunti per la discussione
    • Rileggere all’interno della vicenda il dualismo tra grande e piccolo, presente in particolare nella lotta tra adulti/pirati e bambini/ragazzi sperduti. Quali sono le radici dello scontro?
    • Peter Banning divenuto adulto e padre ha dimenticato la propria infanzia da Peter Pan. Come riscopre la propria parte fanciullesca e genuina? Come lo cambia nel corso della vicenda e nel suo ruolo di adulto?
    • L’esperienza dei bambini sperduti può essere riletta come contesto di autogestione e vita condivisa tra bambini: quali sono le regole? i riti e i ruoli che i bambini decidono per sé stessi?
    • Consideriamo i bambini sperduti come minori vittime delle pretese e delle aspettative dei grandi a cui decidono di sottrarsi. Guadagnata la libertà, quali sono le risorse, le potenzialità e i bisogni che questi bambini mettono in gioco?

    Educatore accentratore o mediatore?

    Nell’essere educatore occorre coltivare la conoscenza di sé stessi, delle proprie risorse e dei propri limiti: cosa mi entusiasma nell’accompagnare i ragazzi? quali sono le attività e i temi che sento più affini? quali situazioni mi mettono in difficoltà e non sono in grado di gestire?
    Essere consapevole di questi aspetti e condividerli con gli altri educatori mi permette di servire davvero i ragazzi e le ragazze che mi sono affidate, in un movimento di profondo decentramento da me stesso. Infatti se mi appartengo sono in grado di donarmi con maggior profondità, rinunciando ad essere promotore ed accentratore dell’azione educativa ma scoprendomi mediatore e “illuminatore” delle dinamiche e delle risorse del gruppo di educandi.

    Diritto alla conoscenza

    Credo nelle risorse dei bambini? Credo nel loro diritto ad essere a conoscenza delle cose che li riguardano? Ad essere ascoltati? Credo nel loro diritto di sapere e conoscere ciò che accade nel mondo e nella realtà che li circonda? Mi metto alla prova organizzando con gli altri educatori un’attività che abbia come obiettivo la trattazione di un argomento “difficile”, inerente per esempio ai temi della morte, del dolore o delle ingiustizie della nostra società. Il criterio per la proposta dell’attività dev’essere il seguente: la possibilità di superare l’estraneità e la superficialità rispetto al tema o all’avvenimento scelto attraverso l’utilizzo di fotografie o testi che suscitino domande e curiosità sulla storia dei protagonisti. Attivare la corrispondenza tra la storia dei bambini a noi affidati e quella del protagonista, per esempio un bambino migrante, susciterà dinamiche di empatia che, guidate dagli educatori, consentiranno una conoscenza significativa e costruttiva di uno spirito critico, traducibile poi in attività di solidarietà concreta.

    Esempio attività

    Gli educatori guidano i bambini nel sorgere delle domande e nell’individuare risposte che siano plausibili, non conta che siano quelle giuste rispetto alla storia del protagonista. Lo scopo è guidare un’immedesimazione. Osservare il bambino della foto sopra.

    Da dove potrebbe venire?
    Dove si trova?
    Quanti anni può avere?
    Dove si trovano i suoi genitori?
    Che lavoro fanno?
    Dove e come dorme?
    Dove si trova in questo momento?
    Ha degli amici?
    Si ammala?
    Come trascorre la sua giornata?
    Cosa mangia? Mangia la frutta e i dolci?
    Con chi si relaziona?
    Se potesse parlare, che cosa direbbe in questo momento?
    Ha dei giocattoli?
    Che lingua parla? Dove sta andando?
    Cosa dicono i suoi occhi?
    Cosa lo spaventa di più?
    Cosa lo rassicura?



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