Mario Pollo, L'ANIMAZIONE CULTURALE DEI GIOVANI. Una proposta educativa, Elledici 1986
L'animazione culturale o, per molti più semplicemente, l'animazione è oggi indubbiamente una delle funzioni educative più diffuse nei settori extrascolastici della formazione dei giovani.
Ciò nonostante essa è anche la funzione educativa più indeterminata e, per molti versi, generica. In molti casi, poi, essa non è nient'altro che una parola di moda utilizzata per indicare una attività formativa che si vorrebbe innovativa.
Questa situazione emerge con chiarezza se si analizzano alcuni usi odierni della parola animazione.
1.1. ALCUNI USI ODIERNI DEL TERMINE ANIMAZIONE
1.1.1. Animazione e attività ricreativo-ludica
Nel contesto educativo italiano è assai diffusa la concezione che vede l'animazione semplicemente come l'insieme di quelle attività ludiche ed espressive attraverso le quali si stimola la creatività dei giovani. Si parla, infatti, di animazione teatrale per indicare una sorta di bottega in cui il giovane può imparare gli antichi rudimenti dell'arte dell'attore e del mimo.
Vi sono oramai in molte città laboratori, atelier, botteghe in cui i giovani possono praticare varie attività espressive ed artistiche che vanno da quelle della ceramica, della pittura, della grafica a quelle dell'animazione cinematografica.
In questi casi la parola animazione è un sostantivo che viene aggiunto ad una qualche attività espressiva o artistica tradizionale per segnalare, di solito, il carattere democratico e non scolastico del metodo di insegnamento che viene seguito in quella particolare scuola.
C'è da rilevare, con molto realismo, che in tanti casi la parola animazione indica semplicemente il fatto che una certa attività espressiva tradizionale è stata sovraccaricata di intenzionalità di carattere ideologico. In questi casi l'animazione si riduce ad una sorta di bricolage dell'immaginario con effetti educativi devastanti per chi la subisce.
1.1.2. Animazione contro la noia del tempo libero
Accanto a questa concezione ve ne è un'altra che vede l'animazione come una attività utile ad aiutare la gente a superare la noia o l'angoscia del tempo
libero. In questo caso l'animazione è una sorta di funzione organizzativa del sistema sociale tesa a strutturare, quasi fosse un lavoro, il tempo libero che gli abitanti delle città industriali, in misura sempre più congrua, hanno a disposizione. È la funzione, cioè, attraverso cui il sistema sociale, nel suo versante economico, prende possesso degli ultimi spazi di libertà che sono rimasti agli individui.
Ecco allora sorgere i mostruosi villaggi turistici che «organizzano» la giornata dei loro clienti sino all'ultimo dettaglio attraverso, appunto, quella che viene chiamata animazione.
La stessa cosa vale per altre attività che stanno diventando l'oggetto di un nuovo tipo di industria: quella del tempo libero.
1.1.3. Animazione come dinamica di gruppo
L'ultima concezione di animazione che qui prendo in considerazione è forse quella più sofisticata e culturalmente evoluta. Essa deriva infatti, con pochissime mediazioni, dalle esperienze e dalle ricerche sviluppate nell'ambito della disciplina scientifica della dinamica di gruppo. Si tratta, di fatto, di un adattamento ai vari tipi di gruppo formativo delle tecniche e dei procedimenti, derivati dalla terapia e dai laboratori di gruppo, che, in base alle leggi psicosociali, dovrebbero favorire i processi di apprendimento, di presa di coscienza e di maturazione dei loro membri.
All'interno di questa concezione l'animazione viene vista come una sorta di blanda attività terapeutica il cui scopo è quello di liberare l'individuo da tutti quei condizionamenti sociali che ne limitano la piena realizzazione umana.
La stessa attività di apprendimento è subordinata a questo scopo. Infatti la dinamica di gruppo ha diffuso la convinzione che la liberazione della coscienza delle singole persone dai vincoli occulti del condizionamento dei gruppi sociali rigenera in esse la capacità di apprendere. Uno degli scopi della dinamica di gruppo è infatti quello di far imparare ad apprendere alle persone.
1.1.4. La polivalenza del termine animazione
Questi tre esempi, ma altri se ne potrebbero ancora fare, dimostrano come nella vita sociale attuale la parola «animazione» stia ad indicare un insieme assai vasto di attività che, sovente, hanno tra di loro una apparentemente scarsa affinità. Questo fatto rende la parola animazione alquanto ambigua, e soprattutto la sovraccarica di una molteplicità di significati che la rendono disponibile ad ogni uso. Chiunque, senza troppi problemi, può dare il nome di animazione all'attività formativa che, con maggiore o minore abilità e competenza, sta svolgendo.
Tuttavia la molteplicità di significati della parola animazione, se viene innestata sul tronco del significato che la cultura ha storicamente sedimentato in essa, può produrre invece dell'ambiguità un nuovo, originale e ben definito significato.
È quanto tenterò di fare qui di seguito esponendo una proposta di animazione che, pur non rifiutando parte dei significati che gli odierni usi sociali propongono, cercherà di mantenersi fedele al più antico e tradizionale significato della parola «animazione».
1.2. LA MIA PROPOSTA DI ANIMAZIONE
Per evidenziare questo significato, nuovo ed antico allo stesso tempo, perché pur partendo da un uso attuale ha profonde radici nella storia della nostra cultura, è necessario compiere un percorso di riflessione costituito da alcune tappe.
1.2.1. L'animazione come stile di vita
La prima riguarda la domanda sul significato che l'animazione ha nella vita quotidiana di un giovane o di un adulto oggi. La seconda, invece, è data dal tentativo di pensare l'animazione con un vero e proprio modello formativo.
Questa riflessione consentirà, pur tra alcune ambiguità e contraddizioni, di elaborare una descrizione appropriata di quella che può essere considerata la funzione fondamentale dell'animazione, oltre che una definizione specifica del suo uso come modello formativo. L'analisi di queste due funzioni consentirà anche di chiarire lo scopo e il senso di queste pagine. Esse infatti intendono offrire una «teoria dell'animazione culturale», un momento, cioè, di riflessione scientifica su una pratica di vita e su una esperienza formativa che si intrecciano nella vita quotidiana. Tutto ciò al fine di una ridefinizione più coerente della prassi dell'animazione.
Anche se le grandi tappe sono solo due, il percorso che occorre fare per raggiungere questo scopo è piuttosto lungo e variegato. La tappa che viene per prima, quella della definizione dell'animazione come stile di vita valido per tutta l'esistenza quotidiana del giovane, è indubbiamente la più semplice. Essa, fondamentalmente, partendo dalle radici linguistiche, culturali e filosofiche della parola «animazione», giunge a sviluppare una concezione dell'animazione culturale intesa come modo di esprimere, oggi, l'amore alla vita.
1.2.2. L'animazione come modello formativo
La seconda tappa, quella della definizione dell'animazione come modello formativo, è la più complessa. Infatti, dopo aver definito cosa significa affermare che l'animazione è una funzione formativa, è necessario evidenziare quali sono i «bisogni» della attuale cultura sociale a cui essa risponde, quale è il modello d'uomo (quale antropologia) a cui fa riferimento, quali sono gli obiettivi generali e particolari che persegue e, infine, quale è il metodo che utilizza per realizzarli concretamente.
In sintesi: per riuscire a delineare una teoria organica dell'animazione culturale come modello formativo è necessario che si descrivano i seguenti aspetti.
- La sfida dell'animazione culturale oggi. Gli aspetti, cioè, della cultura sociale e della condizione giovanile attuale che interpellano l'azione formativa dell'animazione culturale. Si tratta di individuare i nodi critici delle trasformazioni culturali in atto nell'attuale società che rischiano di avere effetti distruttivi sulla formazione della personalità dei giovani, a meno che non vengano assunte a livello educativo.
- L'antropologia dell'animazione culturale. Si tratta di cogliere, attraverso alcuni concetti base, in modo non generico, il senso della scommessa antropologica che è sottesa ad ogni forma, anche povera e confusa, di animazione, cioè al desiderio di «dare vita» attraverso questa esperienza formativa.
- L'obiettivo generale dell'animazione culturale. Partendo dalle esperienze formative sino ad ora accumulate e, nel contempo, dall'analisi dei bisogni formativi ed esistenziali di questi giovani, si definirà l'obiettivo generale dell'animazione culturale.
In modo un po' sommario, si può affermare che esso consiste fondamentalmente nella costruzione nei singoli giovani di una coscienza matura e, quindi, di una stabile identità all'interno dell'attuale cultura sociale. Questo al fine di liberare la ricchezza di senso nascosta dalla opacità della vita quotidiana.
- Gli obiettivi particolari (intermedi) e le strategie dell'animazione culturale. Dopo aver descritto l'obiettivo generale si evidenzieranno una serie di obiettivi intermedi, che sono in grado di generare una serie di indicazioni strategiche, la cui concretezza e traducibilità operativa è assai elevata.
Questi obiettivi possono essere più facilmente compresi se vengono raccolti in tre grandi classi:
- obiettivi inerenti alla costruzione del proprio centro esistenziale, ossia della propria identità profonda, dentro la cultura;
- obiettivi inerenti alla partecipazione alla vita sociale;
- obiettivi inerenti alla liberazione della trascendenza nella vita quotidiana. Queste tre classi di obiettivi particolari non sono altro, come si vedrà più avanti, che una specificazione analitica dell'obiettivo generale.
- Il metodo dell'animazione culturale. In questa parte del percorso verrà proposto il metodo dell'animazione culturale, ovvero l'arte attraverso cui riconoscere, selezionare, organizzare le risorse, gli strumenti e le tecniche a disposizione dell'animatore per dare luogo, in un concreto spazio-tempo storico, ad un particolare processo di animazione.
In questa parte si descriveranno in modo particolare:
- lo strumento dell'animazione culturale costituito dalla particolare relazione animatore-gruppo, attorno alla quale vengono ad organizzarsi e ad integrarsi i vari interventi educativi;
- le tecniche dell'animazione, viste non come improbabili bacchette magiche per risolvere i problemi e le difficoltà del rapporto animatore-gruppo, ma semplicemente come degli amplificatori della capacità dell'animatore di gestire tale rapporto.
Nel prossimo capitolo, il secondo, saranno esposte in sintesi le due tappe che servono a definire le funzioni dell'animazione come stile di vita e come modello formativo.
Nei capitoli successivi, invece, verranno esposti i temi che costituiscono il fondamento dell'attività formativa dell'animazione e che ho, poco sopra, sinteticamente elencato.
Questo significa che il percorso attraverso cui si definisce l'animazione culturale durerà l'intero arco del libro, anche se, ovviamente, la definizione nelle sue linee generali sarà nota già dopo il prossimo capitolo.









































