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    Giovani e Bibbia

    Luciano Manicardi



    Il luogo da cui parlo e il punto di vista in cui mi situo è quello di chi, all’interno della comunità monastica di Bose da diversi anni tiene corsi e incontri per giovani, cercando appunto di coniugare pagina biblica e vita, il bisogno umano del giovane con il messaggio della Bibbia, perseguendo dunque una lettura attenta al dato biblico, ma capace di aprirsi al senso della vita.

    6. Il giovane e la Bibbia

    Se la Bibbia è offerta di salvezza all’uomo, quale bisogno di salvezza manifesta il giovane? E che senso può avere per lui una parola come “salvezza”? Il giovane è portatore di una domanda di senso che si declina in diverse forme. Anzitutto come domanda di direzione e orientamento e ha a che fare con il comportamento, con l’etica; ma poi anche come domanda di significato e come domanda di gusto, di bellezza, di autenticità, di pienezza. Si tratta di una domanda che chiede salvezza qui e ora dalla molteplicità tanto seducente quanto ingannevole, dall’et-et che promette falsamente che tutto è possibile. Si tratta di una domanda che cerca una radice, un centro unificante che salvi dall’atomizzazione e dalla frammentarietà della vita odierna e quindi dalla mancanza di unità dell’io personale. Si tratta di una domanda che anela a recuperare il primato dell’essere sulla dominante del fare, sull’efficacia ad ogni costo, il primato dell’umano sul tecnologico. Insomma la domanda di salvezza è declinata dal giovane in modo esistenziale, senza per questo dimenticare il problema dei fini ultimi, del senso del senso. Ma è sul piano dell’esistenza che trova una sua prima, basilare, decisiva applicazione.

    La lettura della Scrittura può essere proposta al giovane come itinerario che dall’ascolto conduce alla conoscenza e da questa all’amore. Ascolto – conoscenza – amore: ecco le tre tappe che la Scrittura richiede e che sono essenziali anche per ogni relazione umana. Questo è anche il cammino che Dt 6,4-5 fa percorrere all’uomo in preghiera: dopo aver chiesto l’ascolto (“Ascolta, Israele”), il testo sfocia nella conoscenza (“Il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno”) e si apre all’amore (“Amerai il Signore tuo Dio”). Ancora una volta il giovane può percepire come la dinamica della relazione con gli uomini e della relazione con Dio sia fondamentalmente analoga.

    Su un ultimo aspetto è bene soffermarsi. Possiamo formulare così il problema: la Bibbia è efficace? Non vediamo forse che, a fronte di un ritorno della Scrittura nelle mani dei fedeli, i risultati non sembrano poi essere così evidenti? L’esempio tratto dal vangelo secondo Marco e con cui abbiamo aperto la nostra meditazione, ci aiuta a mettere nelle mani del Signore il risultato del nostro lavoro di aiuto, introduzione, guida alla conoscenza del Signore attraverso la Scrittura: Gesù, con l’uomo ricco, ha incontrato uno scacco. Ha indirizzato una chiamata e questa non ha sortito l’effetto voluto. Lo scarto tra desiderio di Gesù e risultato del suo agire, del suo spendere energie e tempo con quella persona è indicativo che al centro del nostro agire pastorale con i giovani non vi deve essere la riuscita, il successo (in base a quali criteri poi?), ma solo l’operare con buona coscienza e con assoluta dedizione e onestà. Ci si lamenta spesso della scarsa efficacia della Bibbia, pur ormai presente nelle liturgie, nei gruppi biblici, nei gruppi di ascolto, nella catechesi, a creare dei cristiani, dunque a produrre frutti, a dispiegare la sua efficacia. Ma ci si deve chiedere: quale tipo di efficacia ci aspettiamo? Non è che forse sono i nostri desideri di efficacia e l’immagine di ciò che noi chiamiamo efficacia della Parola che devono essere rivisti? L’efficacia della Parola di Dio è dello stesso ordine dell’efficacia della croce salvifica, della croce di Cristo. Nessuna possibilità di misurazione e quantificazione di tale efficacia. Occorre lasciare i risultati al Signore!

    7. Elementi da perseguire nella lettura della Bibbia con i giovani

    Sintetizzando quanto detto, ricordo ora i cinque elementi essenziali che vanno perseguiti nell’introdurre i giovani alla lettura biblica.

    Un insegnamento sull’umano e sull’esistenziale. Perché il Cristo insegna a vivere e perché è la concreta e quotidiana vita il luogo di culto autentico. L’umanità di Gesù è anche la rivelazione di Dio e dunque questa sottolineatura dell’esistenziale non ha nulla di riduttivo, ma ricorda che noi “andiamo a Dio” solo attraverso Cristo, cioè rendendo simile nella fede la nostra umanità a quella di Gesù.

    La vita interiore. In tempi di colonizzazione dell’interiorità, in cui il giovane è pieno di cose che lo spingono fuori di sé, è vitale aiutare l’instaurarsi di un processo di vita interiore, di dialogicità interiore: solo su questa potrà innestarsi anche la capacità di pregare, di dialogare con il Signore.

    La relazionalità. Relazionarsi con un testo è analogo al relazionarsi con una persona e la lettura della Bibbia può divenire una palestra dell’arte umana più difficile e più vitale: la relazione, l’incontro con l’altro.

    La conoscenza del Signore. Ovviamente fine centrale dell’ascolto e della lettura della Bibbia è la conoscenza del Signore, lo scoprirsi chiamati, conosciuti, cercati, amati, dal Signore.

    La preghiera. La lettura biblica sarà avvolta da un clima di preghiera perché la preghiera è suscitata dalla Parola di Dio e rende possibile l’ascolto della Parola stessa. La Scrittura tende all’incontro personale con il Signore e la preghiera è momento saliente di tale incontro. Ma tale incontro, guidato dallo Spirito santo, è personalissimo e deve restare avvolto nel pudore e nel silenzio. 

    L'ultima parte di una relazione tenuta al CONVEGNO BIBLICO “BIBBIA E GIOVANI” (Brescia, 28 maggio 2005).

     

     



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