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    Un frammento di futuro

    tra le pieghe

    del presente (RGC 9)

     

    cf "Ritratto di un giovane cristiano" 

    I cristiani possiedono dei gesti che hanno ereditato da molto lontano. Ci arrivano dalla stessa esperienza di Gesù, raccolti e ripensati nella primissima comunità apostolica.
    Li chiamiamo con un nome collettivo: i sacramenti. È stato scelto per riportarci alle radici della nostra fede cristiana. Ne ho già parlato: nella nostra vita ciò che si vede e si può manipolare si porta dentro, rivela e nasconde un evento più grande e decisivo. I sacramenti ci ricordano che tutta la nostra vita quotidiana è un grande, diffuso sacramento.
    Alcuni di questi sacramenti li celebriamo frequentemente (l'Eucaristia e la Riconciliazione). Altri invece hanno fondato la nostra esistenza cristiana una volta per sempre (il Battesimo e la Confermazione). Altri ancora sono speciali, riservati per alcuni momenti solenni della nostra vita.
    È facile costatare che oggi sono un po' in crisi, almeno rispetto alle cose che per noi contano di più. Mi sono chiesto, con i tanti amici che hanno condiviso con me la ricerca: hanno un posto nel ritratto di un giovane cristiano?
    La risposta è piena e senza incertezze: tutta la tradizione ecclesiale ci sollecita ad affermarne l'importanza. Non ne possiamo fare a meno, ci dicono i grandi credenti che sono vissuti prima di noi.
    Non voglio ripetere i motivi. Il cammino si farebbe lungo: troppo, visto che ormai siamo arrivati alla sua conclusione.
    Suggerisco solo una ragione. Piccola rispetto a quelle solenni che percorrono la meditazione pensosa degli uomini sapienti, ci riporta però alle logiche che hanno orientato queste pagine.

    Il difficile rapporto tra presente, passato e futuro

    Il cristiano vive il presente, perché la vita che ama, è presente, piccoli frammenti di esistenza che produciamo e ci lasciamo alle spalle. Eppure riconosce, senza incertezze, che per vivere pienamente la sua vita, la deve immergere nel passato verso il futuro.
    Nel passato ritroviamo le ragioni per sperare, anche quando ci sentiamo sommergere dalla disperazione della morte: il passato canta le cose meravigliose che Dio ha compiuto per il suo popolo. Il futuro è la nostra casa e la nostra terra, il sogno, mai spento, verso cui camminiamo trepidanti. Il futuro è il tempo in cui esploderà in pienezza quello che possediamo oggi solo come piccolo seme: quando, nell'abbraccio di Dio, saremo figli suoi totalmente; e lo si vedrà da mille segni.
    Non è facile allacciare passato, presente e futuro. Non lo è mai stato; e sembra quasi impossibile tentarlo oggi.
    Abbiamo bisogno di fare allenamento. Abbiamo bisogno di sperimentare spazi di libertà dove vivere così il tempo.
    La festa dei sacramenti è il grande dono, inventato da Gesù e tessuto con paziente trepidazione dalla lunga tradizione ecclesiale, che si colloca proprio nel centro di questa urgenza.

    I sacramenti sono una festa

    I sacramenti sono una festa: il ricordo del passato e un frammento di futuro tra le pieghe del presente.
    Per goderli e cercarli con l'ansia gioiosa con cui molti cristiani li hanno vissuti, dobbiamo riscoprire la festa.
    Sembra strano. Noi siamo la gente della festa. L'abbiamo nel sangue. Spesso però le nostre sono feste tristi, fatte apposta per dimenticare. Senza passato e senza futuro, si consumano nel presente.
    La celebrazione dei sacramenti ci restituisce la festa.
    Nella festa, quella riconquistata, il passato è rievocato come ragione festosa. Non è il greve condizionamento che pesa sul presente; ma la trama degli avvenimenti che gli danno senso.
    Viene anche anticipato il futuro. La festa è scoperta gratuita e entusiasta dei segni della novità anche tra le pieghe tristi del presente. Per questo è una grande esperienza trasformatrice. Aiuta a spezzare le catene del presente, senza fuggirlo. È un piccolo gesto di libertà, che sa giocare con il tempo della necessità e sa anticipare il nuovo sognato: il regno della convivialità, della libertà, della collaborazione, della speranza, della condivisione.
    Per i credenti, i sacramenti sono la grande festa del presente tra passato e futuro, il tempo della festa tra memoria e profezia: il tempo del futuro dentro i segni della necessità, tanto efficace e potente da generare vita nuova.
    Memoria solenne ed efficace del passato, riscrivono nell'oggi i grandi eventi della nostra salvezza. Restituiscono così il presente alla sua verità per la forza degli eventi. E immergono nel futuro la nostra piena condivisione al presente: in quel frammento del nostro tempo che è tutto dalla parte del dono insperato e inatteso.
    I sacramenti sono la festa del passato e del futuro, che ci dà il diritto alla festa nel presente.
    Contempliamo il tempo, fino a toccarne le soglie più profonde. In questa discesa verso la sua verità, siamo sollecitati a restare uomini della libertà e della festa, anche quando siamo segnati dalla sofferenza, della lotta e dalla croce.
    Impariamo così a cantare i canti del Signore anche in terra straniera. Riusciamo a cantarli, in una convivialità nutrita di speranza, in questa nostra terra.
    Cantando i canti del Signore in terra straniera, la riscopriamo la nostra terra, provvisoria e precaria, ma l'unica terra di tutti.
    Cantando i canti del Signore, la "terra straniera" diventa la nostra terra, proprio mentre sogniamo, cantando, la casa del Padre.

    Nella comunità ecclesiale

    L'esperienza di fede, come ogni decisione importante e la stessa esistenza nella salvezza, è un fatto strettamente personale. Accogliamo l'invito di Dio o decidiamo un uso suicida della nostra libertà in quello spazio intimissimo e misterioso, in cui ogni uomo è solo davanti a se stesso.
    Questa esperienza si realizza però sempre nel sostegno vitale della comunità ecclesiale. Essa garantisce la possibilità di una vita nella fede e rassicura la verità e l'autenticità della personale decisione
    La comunità ecclesiale è come il "grembo materno": custodisce una esistenza personalissima e irrepetibile, che "esiste" però solo perché accetta di essere custodita. Come il bimbo che nasce è legato a sua mamma, così ogni decisione nella fede non può mai essere separata dal nostro essere nella comunità ecclesiale.
    Ci ritroveremo soli e allo sbando. La comunità è il soggetto credente che ci permette di credere come figli di Dio, nella verità e nell'unità.
    Nei sacramenti la comunità ecclesiale si propone come il soggetto, storico e visibile, del dono della salvezza ad ogni uomo e della sua capacità di accoglienza.
    Essa esiste perché è questo dono e perché l'uomo è stato fatto capace di accoglierlo.
    Attraverso i sacramenti, la comunità ecclesiale si proclama davanti al mondo come il luogo in cui Dio gratuitamente opera la salvezza per tutti e testimonia la reale possibilità di vivere la vita quotidiana come accoglienza di questo dono. Denuncia la presunzione di poter vivere senza la salvezza di Dio, ricordando ad ogni uomo che egli è debitore, in tutto e per tutto, all'amore di Dio che gli si dona in Gesù Cristo. Mette la responsabilità personale al centro di ogni incontro di salvezza, perché riconosce di essere essa stessa esito della salvezza di Dio. Rassicura la timida speranza dell'uomo che invoca salvezza, perché propone in modo autorevole le fonti sicure dell'azione salvifica di Dio.
    Celebrando i sacramenti per la vita e la felicità dell'uomo, la Chiesa esiste come comunità di fede e di salvezza: il Dio di Gesù si fa vicino alla inesauribile fame di vita e di felicità di ogni uomo e, nel gesto concreto e verificabile della Chiesa, lo assicura sul dono, insperato e gratuito.



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