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    Valutazioni e indicazioni pastorali in riferimento alla contestazione giovanile



    (NPG 1969-11-38)

    Il Consiglio Presbiteriale della Diocesi di Bologna, dopo aver preso in attento esame i problemi pastorali determinati dalla contestazione giovanile, sia nell'ambito della società in genere che in quello della Chiesa in particolare, ha emanato 'un Documento, inteso a facilitarne una giusta interpretazione e ad orientarne le soluzioni.
    Il Documento riprende temi e prospetta interventi già più volte accentati nelle pagine di questa Rivista. La visione di sintesi, l'apertura e l'equilibrio pastorale, le singole proposte di intervento e il conforto di autenticità, per l'Autorità che lo ha preparato, ci spingono a trascriverlo, anche come modello.

    I Parte
    ASPETTI DEL FENOMENO

    I fermenti e gli atteggiamenti che stanno alla base della protesta giovanile sono in stretta relazione con il forte aumento della popolazione giovanile, intendendo per popolazione giovanile coloro che sono «giovani sociologicamente», cioè non ancora lavoratori, ormai inseriti nella produzione. A questa popolazione soprattutto si ricollegano, i fenomeni più tipici della contestazione che pure si estende ad altri gruppi sociali.
    Essa è oggi più numerosa soprattutto perché sempre maggiore è il numero dei giovani che frequentano le scuole oltre gli anni dell'obbligo.
    Un aumento di questo tipo non soltanto rende più «grossi» i problemi, ma anche li rende diversi, nuovi.
    Questa popolazione giovanile che per tanti motivi è portata a conoscere rapidamente quello che le capita attorno (mezzi di comunicazione sociale: radio, TV, stampa, ecc.) avverte chiaramente di trovarsi di fronte ad un mondo in crisi. Crisi di valori, crisi di metodi, crisi di istituzioni, crisi di autorità, crisi di sviluppo, crisi economiche. A questa crisi la generazione che è attualmente alle leve del comando non ha saputo dare una risposta complessiva. Soprattutto le si rimprovera di aver agito settorialmente, in maniera riformistica, senza aver badato al problema nel suo complesso. «La gioventù contesta i risultati morali degli ultimi vent'anni» ha scritto A. Del Noce.
    Di fronte alla crisi, la popolazione giovanile, che, proprio perché tale, è fortemente impressionata dai valori assoluti (da qualsiasi parte provengano), si pone in un atteggiamento di dissenso, che assume comunque colorazioni e intensità diverse, potendo andare da manifestazioni di «moda», a forme esasperate di atteggiamenti esistenzialistici, a posizioni politiche estremiste, a ripensamenti sul piano ecclesiale (cattolici del dissenso).
    Ne nasce una critica alla «società-sistema» così come viene incontrata oggi; soprattutto questa critica si rivolge all'oppressione del potere del denaro che, pur essendo diversamente esercitata, nuoce al raggiungimento del bene comune di ogni comunità.
    La popolazione giovanile, anche se talora implicitamente, e spesso anche strumentalizzata da una tale società-sistema, si rende conto di quanto le viene propinato per ridurla al ruolo di consumatrice e, in seguito, a quello di produttrice-consumatrice.

    ♦ Il primo elemento che la popolazione giovanile contesta è l'autorità, in quanto questa molto spesso è in realtà autoritarismo. Questo falso manifestarsi dell'autorità si trova, sia pure in gradi diversi, a tanti livelli: dalla famiglia alla scuola, alla fabbrica, allo stato, alla Chiesa.

    ♦ Una volta contestata l'autorità come si presenta ed è vissuta, la contestazione si porta sulle istituzioni in cui questa autorità svolge la sua funzione: la famiglia, la scuola, l'impresa, il partito, lo stato, la Chiesa. Soprattutto si contestano gli istituti che dovendo portare i loro membri al bene comune loro proprio, non l'hanno fatto, essendosi fatti legare da interessi parziali. Si contestano i genitori che han badato più alla sicurezza economica che alla vita in famiglia; i professori che han dimenticato che la scuola «è di tutti e per tutti»; gli imprenditori che non si rendono conto che i beni della terra sono per l'uomo, non per alcuni uomini; i politici che hanno fatto del clientelismo una forza; lo stato che ha formalizzato la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica; la Chiesa che talora, in alcuni suoi ministri ha inteso che «il suo regno è di questo mondo».

    ♦ Talora invece la contestazione avviene per soli motivi di comodo. Ma anche qui alla base sta una crisi per quanto circonda l'individuo e gli impedisce o gli rende difficile essere a vera misura d'uomo.

     Quella parte della popolazione giovanile che per vari motivi è maggiormente sensibilizzata coglie anche la drammaticità di una corsa al benessere che non permette la valorizzazione dell'uomo integrale, e lo riduce al ruolo di consumatore di ciò che ha prodotto. Inoltre chiede di pensare ad un uomo nuovo e ad una società nuova. Soprattutto vengono richieste forme democratiche più sostanziali che rendano veramente possibile la partecipazione di tutti alla vita comunitaria. In questo senso si spiega come la protesta giovanile chieda una verifica e cerchi un incontro col mondo operaio, in cui il «sistema» si manifesta maggiormente oppressivo.

    La contestazione nella Chiesa

    Nella contestazione viene compresa anche la Chiesa.
    Per molti giovani, come per moltissimi adulti, il problema non esiste. Il fatto Chiesa non è neppure preso in considerazione. Si deve però ammettere che attualmente l'attenzione sui problemi ecclesiali è, anche se spesso in modo distorto, molto più notevole di un tempo. Saranno fatti di cronaca o personaggi clamorosi, sta di fatto che spessissimo le fonti d'informazione, anche le più disparate, trattano di problemi ecclesiastici. Alcuni giovani, invece, si pongono il problema più direttamente e rivolgeno alla Chiesa lo stesso tipo di accuse che alzano alle altre istituzioni. Criticano perciò l'autoritarismo, l'immobilismo, e in più, la troppo lenta adeguazione del Concilio, la mancanza di contatti fra Vescovo e comunità diocesana, la mancanza di povertà e semplicità, le forme associative burocratizzate, la scarsa sensibilità ai segni dei tempi ecc.
    Numerose sono le origini di questo stato di cose giovanili e diverse le linee interpretative.
    In seno alla Chiesa il Concilio è stato certo dirompente; ovunque l'aumentato numero della popolazione giovanile ha creato nuovi problemi; nella scuola si è direttamente sentito l'influsso di alcuni pensatori (Marcuse) o di metodi educativi già da lungo usati in Italia. Tali metodi educando alla libertà e all'autoformazione hanno reso molto più sensibili a quanto riguarda la propria personalità.
    Anche fatti politici d'indubbia risonanza hanno reso più forte l'attenzione verso taluni settori della convivenza comunitaria. In particolare, la guerra nel Viet-Nam, Cuba, la Cina, il terzo mondo in genere, la fame. Anche per quelli in cui la contestazione è solo fatto di costume e non di approfondimento, i mezzi di comunicazione sociale, il benessere, l'urbanesimo disordinato delle nostre grandi città, il lavoro anche della madre di famiglia, hanno costituito il mezzo per portare l'individuo ad uno stadio di sofferenza che, anche se pare meno approfondito, non è però meno forte.

    Il Parte
    VALUTAZIONI E INDICAZIONI
    DI ORDINE EDUCATIVO E PASTORALE

    Valutazioni generali

    Sul fenomeno della protesta giovanile si può dare una valutazione sostanzialmente positiva, anche se non mancano alcuni atteggiamenti e mentalità, più o meno diffusi, su cui si esprimono riserve e critiche. La contestazione giovanile ha il merito della denuncia coraggiosa dei mali di una società che ha dimenticato il valore della persona, e ha identificato i suoi ideali «nel possesso, nel successo e nel potere» (le tre grandi tentazioni dell'uomo). Essa ci fa avvertire che ci troviamo in un'età di transizione, in cui ci si avvia verso un cambiamento dei rapporti e delle strutture sociali (cfr. anche G. S., 6, 7, 8) e ci porta a riflettere su valori fondamentali che anche il Concilio nella Gaudium et spes ci ha particolarmente richiamato.
    Non è difficile cogliere nell'atteggiamento dei giovani di oggi, motivazioni che si riallacciano anche a una più viva sensibilità umana e cristiana risvegliata dal Concilio, soprattutto per ciò che si riferisce a problemi del mondo, dei poveri, dei paesi sottosviluppati.
    Si può però osservare che in una società in cui è venuto meno il senso del trascendente, una più viva sensibilità giovanile ai problemi umani non si accompagna a un senso altrettanto vivo del rapporto personale che unisce a Dio. Sebbene l'orientamento a Dio sia spesso implicito nell'impegno per la giustizia e l'amore fra gli uomini, la dimensione verticale non è avvertita in tutta la sua importanza e ricchezza.
    È quindi compito della comunità ecclesiale risvegliare il senso di Dio nella società attuale, e, in questo quadro, riscoprire anche le motivazioni che muovono il cristiano nella sua contestazione al mondo, inteso come realtà fondata sull'egoismo e quindi sul peccato, e lo portano ad unirsi in questo anche a quelli che non condividono la sua fede.
    Il messaggio di Cristo è in aperta contestazione con il mondo così inteso (Gv., 16,8; 17,9). Cristo ha contestato il peccato e l'egoismo del mondo amando fino alla morte, e con il suo sacrificio ci ha liberati dal peccato e ci ha resi capaci di contestare il mondo. Il cristiano è chiamato a continuare la contestazione di Cristo al peccato del mondo. Lo spirito delle beatitudini porta il cristiano molto più in là di qualunque altro contestatore e, nello stesso tempo, qualifica lo spirito e il mondo con cui egli coopera per la costruzione di una società nuova. Basti pensare al senso della non violenza, la quale per il cristiano è motivata dall'amore e sostenuta dall'impegno per gli altri, da uno sforzo sincero e generoso di eliminare le stesse situazioni di violenza.
    Il fenomeno della contestazione giovanile porta così a riflettere sull'attitudine che deve contraddistinguere il cristiano di fronte al mondo e quindi sul carattere originale del suo apporto alla edificazione di una società nuova.
    Si può anzi affermare che, proprio dall'ideale cristiano vissuto, la presa di coscienza e l'azione dei giovani potrebbero ricevere un impulso quanto mai utile a impedire la frustrazione di tensioni ideali suscitate o il loro risucchio in nuove forme di egoismo.

    ♦ Fra i valori riaffermati dalla protesta giovanile richiamiamo:
    • la priorità della persona sul sistema, sulla società («principio, soggetto e fine di tutte le istituzioni sociali è la persona umana» G.S., 25);
    • il principio che lo sviluppo economico è al servizio dell'uomo e deve tener conto di tutte le sue esigenze (G.S., 64);
    • l'importanza della partecipazione libera e attiva di tutti i cittadini, in particolare dei giovani, alla vita della comunità, e la necessità di trovare nuove forme a questo scopo, oltre alla mediazione istituzionale per delega (cfr. G.S., 75);
    • la contestazione della «violenza» di quelle istituzioni in cui le esigenze o l'immobilismo del sistema oppure gli interessi privati soffocano i diritti e la dignità della persona (dal mondo della scuola a quello del lavoro, dagli ospedali psichiatrici ai centri di rieducazione, ecc.);
    • l'intento di coinvolgere tutti gli strati della società, particolarmente il mondo operaio che è più sensibile alle ingiustizie del sistema e potrebbe offrire garanzie di maggiore concretezza agli obiettivi e alla azione perseguiti dalla popolazione giovanile.

    ♦ In questa luce debbono essere ripensati in modo nuovo i rapporti del cittadino con la società e le sue istituzioni e si deve tendere con la collaborazione di tutti a individuare modelli nuovi di una società su misura dell'uomo.
    Non basta rifiutare delle strutture, occorre cercarne delle nuove da sostituire.
    Nei giovani di oggi vi sono aspirazioni e fermenti che vanno valorizzati come indicazione ed esigenze di nuovi comportamenti anche per gli adulti: così ad esempio, il bisogno di autenticità ed essenzialità, di giustizia e di libertà, la grande sensibilità e apertura verso i problemi dei popoli sottosviluppati, il desiderio di impegnarsi per gli altri ecc.

    ♦ Vi sono però atteggiamenti e mentalità, più o meno diffusi e condivisi, che rivelano anche incertezze e contraddizioni e scelte ideologiche e di metodo, tali da non poter essere, secondo noi, accettate.
    Così, ad esempio:
    • la fiducia e il ricorso ai metodi che opprimono la persona e generano inevitabilmente nuove violenze;
    • le azioni a scopo puramente demolitore ed eversivo che hanno come conseguenza il disordine e l'anarchia del paese;
    • un certo ancoraggio a mete e obiettivi utopistici, irrealizzabili a scadenza immediata, fonte di disordini e di nuove frustrazioni;
    • la strumentalizzazione ai fini politici di parte;
    • il disconoscimento e il rifiuto di ogni valore delle generazioni passate.
    Così pure è necessario guardarsi da atteggiamenti ambigui e pericolosi, quali l'autoesclusione da ogni forma di presenza e di impegno nelle attuali istituzioni; tale atteggiamento potrebbe, tra l'altro, prolungare un giovanilismo mal inteso e generare insoddisfazioni e delusioni.

    ♦ Per quanto si riferisce agli atteggiamenti di contestazione nella comunità ecclesiale, si rivela che essi possono avere una funzione originale e positiva nella misura in cui si ispirano veramente a tensioni profonde create dal Concilio e tendono a rendere la Chiesa (mistero-sacramento) testimone autentica del Vangelo di fronte al mondo.
    Il rinnovamento della comunità ecclesiale, nello spirito e nelle strutture, è affidato a tutti e ad ognuno nella misura del dono dello Spirito e deve essere sollecitato e portato avanti da tutti, specie dai giovani che sono spesso gli elementi più sensibili e attenti ai segni dei tempi.
    La contestazione nella Chiesa ha dunque radici proprie e non è assimilabile a quella che ha luogo nelle strutture profane.
    Lo spirito, le finalità e i modi con cui si esprime la partecipazione di tutti, anche critica, alla vita e ai problemi della Chiesa, nascono dall'amore, da una risposta alla voce dello Spirito, dalla coscienza della pluralità dei doni e dei ministeri esistenti nella Chiesa (Lumen Gentium, 7; Decr. ecum,. 2; Ad Gentes, 4), e non da una trasposizione di schemi mondani.

    Alcune indicazioni educative

    Come linea di fondo da seguire è necessario dare fiducia e spazio ai giovani, alle loro esigenze ed esperienze e favorire così tutto ciò che consente a loro di esprimersi e di collocarsi a pieno titolo, su un piano effettivo di parità, come protagonisti, nella vita attiva della comunità.
    Ciò dovrà essere fatto con estrema lealtà e rispetto di tutti, al di là di ogni paternalismo, per evitare di dare anche solo l'impressione che si voglia riassorbire il fenomeno della protesta giovanile o minimizzandolo o strumentalizzandolo.
    Sarebbe un grave errore pensare che col tempo tutto si aggiusterà, o approfittare delle contraddizioni e aberrazioni per fare tacere la propria «cattiva coscienza».
    Ciò che più importa invece è una grande capacità di attenzione e di ascolto dei giovani da parte degli adulti. Deve crearsi un clima di dialogo ampio e serio sui valori che gli uomini vogliono porre alla base di una società nuova; un dialogo che faccia uscire da posizioni isolazionistiche e polemiche sia da una parte e dall'altra. Un dialogo in cui i giovani riconoscano i valori e le esperienze delle generazioni passate e gli adulti si aprano alle nuove esigenze dell'oggi e del domani.
    Ogni funzione critica e contestativa dà prova di maturità quando parte innanzi tutto da se stessi, ed è aperta ad un'azione positiva, responsabile, costruttiva, duratura.
    Di conseguenza si dovrebbero individuare fini generali a lungo tempo e mete intermedie realizzabili a scadenze prossime.
    Così pure si dovrebbero ricercare spazi liberi nell'attuale società (a livello locale, soprattutto: quartieri, scuola ecc.) in cui possono essere sperimentate nuove forme di maggiore partecipazione. Dove non vi sono queste condizioni o non vi è la possibilità di crearle, non si deve trascurare l'inserimento, secondo la propria coscienza, in spazi esistenti (vita politica, sindacale ecc.), ma con l'impegno ben preciso di inserirvi un germe nuovo e di non essere riassorbiti o integrati.
    È infatti necessario impegnarsi per una immediata e radicale riforma delle strutture, prima fra tutte la scuola, ma soprattutto partecipare a questa fase di ricerca e di trapasso con impegno personale e serietà, senza inalberarsi di fronte ai dolorosi e spesso impietosi esami di coscienza che ci vengono richiesti.
    Inoltre le associazioni e i gruppi giovanili potranno favorire una maturazione e una crescita dei valori positivi della protesta giovanile, se riusciranno a rinnovarsi nei contenuti e nei metodi educativi.

    Indicazioni pastorali

    La contestazione all'interno della comunità cristiana pone dei problemi che si possono affrontare solo nel quadro del rinnovamento conciliare inteso ed attuato nel senso più autentico, nello spirito e nelle strutture. Ciò richiede che si abbia una viva coscienza, a tutti i livelli:
    • della Chiesa come «comunità»;
    • della Chiesa come «servizio»;
    • dell'autorità, come ministero derivante da Cristo, per il servizio della comunità ecclesiale;
    • della varietà dei doni e dei ministeri nell'unità della Chiesa-Popolo di Dio;
    • della Chiesa, come testimone della vita e della Risurrezione del Signore, e quindi della sua funzione profetica di fronte al mondo nello spirito delle beatitudini (povertà, giustizia, non violenza, pace, carità, ecc.);
    • della tensione continua di purificazione e di rinnovamento che deve animare la Chiesa.

    ♦ Sul piano pastorale si impongono delle linee ben precise di cui si segnalano particolarmente:
    • il superamento di una conduzione ecclesiale di tipo «clericale» che affidi cioè ai laici compiti unicamente esecutivi;
    • l'esercizio dell'autorità come servizio a Cristo e alla comunità, come fedeltà allo Spirito presente e operante nella comunità attraverso i vari ministeri; servizio che sarà tanto più accettato quanto più preceduto e accompagnato da una grande capacità dí dialogo e di ascolto;
    • una sollecita attuazione delle riforme conciliari nella vita del clero e della comunità;
    • la valorizzazione dell'assemblea dei credenti, espressione della comunità ecclesiale, sia come momento liturgico che come momento di dialogo;
    • la promozione dei Consigli Pastorali (diocesani e parrocchiali) i quali debbono avere un punto di riferimento e anche di verifica nelle assemblee, rispettivamente diocesana e parrocchiali;
    • lo sviluppo delle linee di forza di una spiritualità adatta ai giovani del nostro tempo (spiritualità biblico-liturgica; recupero della dimensione mistica, in particolare del valore della preghiera; essenzialità, interiorità e partecipazione dell'esperienza religiosa ecc.);
    • l'instaurarsi di un nuovo tipo di rapporti fra sacerdoti e laici, caratterizzato dal dialogo, dalla comunione, dal rispetto, dalla collaborazione dei rispettivi misteri.

    ♦ Per quanto si riferisce alla presenza del cristiano nel mondo, e alle forme e tendenze associative in atto possono essere tenute presenti le seguenti indicazioni:

    1) Deve essere sollecitata la presenza e l'impegno del cristiano nelle varie istituzioni profane e nei vari ambienti secondo la sua coscienza illuminata dal Vangelo (G.S., 43). La comunità cristiana deve aiutare e sostenere questa presenza, eventualmente anche attraverso opportune istituzioni (es. associazioni, gruppi) fornendo così i mezzi di formazione necessari perché ognuno possa restare pienamente fedele alla sua fede.

    2) Per le associazioni o i gruppi giovanili che hanno finalità propriamente ecclesiali e si inseriscono quindi attivamente nella pastorale si sottolineano:
    • l'esigenza di una maggiore libertà di strutturazione e di iniziativa dei gruppi locali; nello stesso tempo tali gruppi, appartengano o non a una organizzazione diocesana, dovrebbero conoscersi e collegarsi a livello
    diocesano ai fini di una efficace ed organica pastorale giovanile (cfr. Apost. actuos., 23).
    • l'effettiva partecipazione di tutti alla vita e alle scelte dei gruppi e della comunità parrocchiale (funzione dinamica nei confronti delle assemblee parrocchiali e dei Consigli Pastorali);
    • la necessità di una seria formazione teologica, fondata su tutta la dottrina conciliare e aperta ai valori nuovi di cui i giovani sono portatori alla vita della Chiesa e della società;
    • l'esigenza di una disponibilità apostolica continuativa e non saltuaria, ai fini di un servizio efficace sul piano pastorale.

    3) Per le istituzioni o i movimenti che portano la denominazione cristiana o si ispirano chiaramente a princìpi cristiani, ma hanno finalità temporali o di animazione cristiana degli ambienti e non implicano responsabilità della Chiesa in quanto tale (cfr. G.S., 76) (es. associazioni professionali, attività scolastiche, ricreative, sociali ecc.), si rileva che essi, pur non essendo necessari in senso assoluto per la missione della Chiesa, possono essere giustificati dalle circostanze storiche e promossi quindi liberamente dai cristiani, guidati dalla loro coscienza e dal loro prudente criterio (cfr. A.A., 24). Si rende però necessaria una verifica continua della validità dei loro contenuti e soprattutto del senso formativo e missionario che deve ispirarli, così che non rappresentino per quelli che ne fanno parte un motivo o un'occasione di segregazione o di opposizione al mondo e alle istituzioni profane.

    4) Infine una particolare attenzione meritano quei gruppi che sorgono con particolare finalità (es. caritative, culturali ecc.) condivisibili anche dai non credenti. Questi gruppi vanno seguiti e incoraggiati sia che sorgano nell'ambito della parrocchia sia che si collochino su un piano interparrocchiale.
    Essi possono offrire un'occasione:
    • di rapporti interpersonali vivi e costruttivi;
    • di coagulare e anche recuperare forze vive e disponibili per la vita della comunità cristiana e della società civile;
    • di sperimentare nuove forme educative e di impegno per gli altri. Sembra, però, opportuno richiamare la necessità che si eviti, per quanto è possibile, la dispersione delle forze e che comunque tali gruppi non rappresentino occasioni o pretesti di isolamento o di fuga dal contesto
    • dalla vita attiva della comunità parrocchiale.


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