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    Introduzione al dossier "La formazione dell'animatore dei preadolescenti"


    (NPG 1994-03-5)

    Il tema dell'animatore dei preadolescenti occupa una posizione centrale e una attenzione qualificata della nostra rivista.
    È infatti una risorsa di metodo essenziale, perché è solo nell'incontro vitale e arricchente dei soggetti, animatori e preadolescenti, che il cambiamento, che l'animazione ricerca e persegue, diventa possibile. I soggetti sono al contempo obiettivo, contenuto e risorsa da valorizzare e da immettere nel circuito della comunicazione educativa. Obiettivo, perché i soggetti sono essi stessi la meta e il centro di ogni progettazione. Mai semplici risorse; giammai strumenti o mezzi. I soggetti sono obiettivo perché il cambiamento che viene ricercato nell'educazione è la loro potenzialità stessa di cambiamento e di liberazione della vita: la meta è proprio la pienezza di vita che esplode nelle figure del gratuito e della festa; una vita piena e abbondante per tutti loro. Ma una vita accolta e liberata nella responsabilità dagli stessi soggetti.
    I soggetti, nel loro divenire responsabili ed appassionati alla vita e nel fare esperienza in qualità di essa, sono anche, in un certo senso, i contenuti stessi dell'animazione. I contenuti linguistici, espressi dalla pluralità dei linguaggi, sono infatti nient'altro che il dirsi della vita nei gesti, nei simboli e nelle parole ancora una volta pronunciate dai protagonisti dell'avventura.
    Infine sono risorsa preziosa, la più preziosa, di metodo.
    L'animazione e l'educazione alla fede nello stile dell'animazione, nel loro capitolo di metodo, non sono un insieme di tecniche, di strumentazioni articolate, di attività programmate. Il metodo dell'animazione è infatti la ricerca di un evento, la relazione educativa tra soggetti, che essi solo possono rendere possibile e garantire; e che è affidata alla loro capacità di lasciarsi interpellare dall'altro.

    Articolazione del dossier

    Abbiamo già dedicato un dossier alla figura dell'animatore in quanto portatore dell'intenzionalità della relazione educativa. Ad esso rimandiamo i nostri lettori (NPG 3/1993), soprattutto per quanto riguarda un modello di ridefinizione della sua competenza comunicativo-relazionale.
    Qui ci interessiamo nuovamente del profilo e della figura dell'animatore dei preadolescenti e del processo formativo.
    Non è un progetto, né un piano di formazione. È soltanto una riflessione a più voci che intende affrontare: il senso della formazione e il modello formativo con il suo contesto; l'individuazione di alcuni nodi-problema prioritari da assumere nella riflessione globale; la focalizzazione sulle competenze fondamentali legate alla funzione dell'animatore che appaiono incrociarsi con le competenze d'identità; infine il tentativo di risposta alla domanda: si richiede qualcosa di diverso o di ulteriore, rispetto all'animatore in genere, all'animatore dei preadolescenti?
    Questi sono i temi affrontati a livello globale nell'articolo introduttivo, frutto del lavoro redazionale.
    Il contributo di Domenico Sigalini invece apre la riflessione verso la costruzione di un quadro globale entro cui gestire la processualità della formazione dell'animatore dei preadolescenti. Esso prende spunto da un autorevole quanto interessante capitolo di un documento dell'Ufficio Catechistico Nazionale sulla formazione dei catechisti. Nel presente contributo si cerca di riesprimere, in termini di formazione, per l'animatore dei preadolescenti, nel quadro dell'itinerario di educazione alla fede, quanto in quel momento viene originalmente sviluppato per il catechista degli adolescenti. Il contributo perciò sollecita a vedere la costruzione delle competenze dell'animatore che educa alla fede, non sganciata da quell'unico processo che coinvolge tutti i soggetti nel cambiamento radicale, l'itinerario appunto; e sollecita perciò a pensare alla formazione in termini di progressività (una progressività che parte dalla responsabilità intorno alla vita propria e dell'altro) e di sequenzialità.
    Il contributo successivo, di Vincenzo Lucarini, propone invece una riflessione attorno al nodo centrale delle competenze d'identità dell'animatore in termini relazionali (la relazione con quell'altro che è il preadolescente).
    Simone Giusti riprende quanto contenuto nel documento redazionale e riferito alla capacità dell'animatore credente di risignificare la propria esperienza di animazione con i ragazzi e le ragazze in termini di spiritualità. Una spiritualità che trova il suo tema generatore nel vivere la passione per la vita come responsabilità verso il futuro delle nuove generazioni, e dunque come sfida a «restituire» a quelli che vengono dopo le ragioni del dar vita.
    Tonino Lasconi infine affronta il tema dell'animatore come buon comunicatore. La competenza comunicativa non andrà vista come saper fare, ma un saper essere ed essere in comunicazione con l'altro. Da qui l'indicazione di alcune «strade» privilegiate della comunicazione con i preadolescenti e le indicazioni per una certa modalità di utilizzare anche gli strumenti della comunicazione.



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