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    RdC e pastorale giovanile



    Una riflessione di Riccardo Tonelli

    (NPG 2009-09-29)


    La pubblicazione de «Il rinnovamento della catechesi» (RdC) ha suscitato grandi interessi non solo nell’ambito della catechesi, a cui era fondamentalmente destinato, ma anche in quello della pastorale. Molti studiosi e operatori di pastorale si sono infatti riferiti alle indicazioni da esso suggerite per elaborare progetti e suggerire verifiche di mentalità.
    Mi si chiede la ragione, sollecitato dalla constatazione che la prima edizione del mio libro sulla «pastorale giovanile» ha frequentissimi richiami proprio a questo importante documento. Rispondo dalla mia sensibilità.
    Siamo negli anni ’70. La Chiesa italiana era attraversata dalle tensioni che nascevano dal conflitto tra coloro che sostenevano le linee tradizionali della pastorale e coloro che, interpretando in modo entusiasta il Concilio, spingevano verso una dimensione più positiva della pastorale, con attenzione alla politica e alla vita quotidiana delle persone.
    La linea tradizionale era giustificata da una visione teologica della salvezza cristiana, legata ai modelli soprannaturalistici e dualistici, presenti abbondantemente nella stagione preconciliare. Quella più attenta alla gradualità e ad una spiritualità delle realtà quotidiane si riconosceva soprattutto su alcuni documenti conciliari (Gaudium et spes, in modo speciale).
    Tra le due posizioni il confronto era acceso e i toni non sempre pacati.
    Lo stesso clima dominava tra le diverse équipe incaricate della estensione di un documento che servisse da linea orientativa per la catechesi italiana e, di conseguenza, per la stesura successiva dei diversi catechismi.
    Chi ha vissuto quei momenti documenta che l’incontro tra le due tendenze si è realizzato, in un modo felice e produttivo, quando le posizioni si sono decentrate verso il confronto con l’evento fondante l’esperienza cristiana: Gesù, Verbo di Dio incarnato, in cui il Padre si è fatto vicino a ciascuno, facendosi parola per l’uomo nella parola dell’uomo, facendosi volto e presenza nel volto e nella presenza storica di Gesù di Nazareth.
    Solo dopo aver assicurato questa nuova prospettiva, di radicale spostamento rispetto alle due posizioni contrapposte (degli orizzontalisti e dei verticalismi, come si diceva una volta, prendendo stranamente a prestito le coordinate cartesiane…), è ricominciato nell’armonia creativa il lavoro di redazione di RdC.
    Lo spirito de RdC ha così offerto, a tutti coloro che erano impegnati nella realizzazione quotidiana del progetto di Dio sulla storia, una riconciliazione radicale tra il divino e l’umano in Gesù, in una sacramentalità globale, radicata non sull’adattamento (tipico dell’atteggiamento sacrale… o di paura), ma sull’evento dell’Incarnazione.
    Anche nella Chiesa italiana si era realizzata quella folata di vento pentecostale che aveva già trasformato mentalità e progettualità tra i grandi pensatori della teologia pastorale.
    Basta rileggere RdC per ritrovare questa visione teologica di fondo in tutto il suo percorso: si parte da Dio e dall’uomo, alla ricerca di una doppia fedeltà, per approdare alla scoperta teologica affascinante che nella fedeltà autentica e salvifica all’uomo esprimiamo la nostra fedeltà a Dio, in Gesù. Da qui ha trovato ispirazione il rinnovamento della pastorale e della conseguente spiritualità.
    E oggi?
    Chi conosce la storia del cammino della catechesi italiana degli ultimi quarant’anni, ricorda un avvenimento di grande rilievo, che spalanca davvero sul nostro oggi.
    La pubblicazione di RdC aveva suscitato notevoli entusiasmi e ha sostenuto la fatica pastorale di tanti operatori.
    Sono spuntate però subito le prime resistenze. I… suoi nemici teologici e i difensori della sicurezza ad oltranza, hanno iniziato presto ad avanzare dubbi e perplessità. Dieci anni dopo la pubblicazione di RdC i Vescovi italiani si sono interrogati sul da fare: dimenticare RdC e procedere verso linee nuove, aggiornare… dove e come?
    Sono convinto che lo Spirito ha veramente fatto sentire la sua presenza. Ha illuminato in fase elaborativa gli estensori, aiutandoli a superare contrapposizioni e resistenze. Ha sostenuto il coraggio della Conferenza Episcopale Italiana nella riconsegna alla Chiesa di RdC. Infatti, tutta la grande fatica di verifica, revisione, reimpostazione… ha sortito l’effetto più strano e insperato: la riconsegna alla Chiesa italiana del testo, così come era stato redatto nella prima edizione, riconfermando linee di fondo e tracciati metodologici.
    Sarebbe interessante rileggerlo per raccoglierne tutta l’attualità, dopo 40 anni dalla sua prima edizione. Lascio questo impegno al lettore: gli assicuro che troverà conforto e sostegno nella sua quotidiana fatica.
    Qualche cenno lo voglio fare, privilegiando l’ottica della pastorale per la cui realizzazione quotidiana RdC è davvero un grande dono:
    – la centralità dell’evento dell’Incarnazione: «Chiunque voglia fare all’uomo d’oggi un discorso efficace su Dio, deve muovere dai problemi umani e tenerli sempre presenti nell’esporre il messaggio. È questa, del resto, esigenza intrinseca per ogni discorso cristiano su Dio. Il Dio della Rivelazione, infatti, è il «Dio con noi», il Dio che chiama, che salva e dà senso alla nostra vita; e la sua parola è destinata a irrompere nella storia, per rivelare a ogni uomo la sua vera vocazione e dargli modo di realizzarla» (77);
    – l’attenzione alla situazione per ragioni teologiche: «La misura e il modo di questa pienezza sono variabili e relativi alle attitudini e necessità di fede dei singoli cristiani e al contesto di cultura e di vita in cui si trovano. La Chiesa ha sempre predicato con particolare sollecitudine quelle verità che, in un determinato contesto, possono essere integrate nel pensiero e nella vita dei vari ascoltatori, proponendole secondo quanto conviene alla situazione e al dovere di stato di ciascuno» (75);
    – la funzione insostituibile di una matura esperienza di comunità: «La esperienza catechistica moderna conferma ancora una volta che prima sono i catechisti e poi i catechismi; anzi, prima ancora, sono le comunità ecclesiali. Infatti come non è concepibile una comunità cristiana senza una buona catechesi, così non è pensabile una buona catechesi senza la partecipazione dell’intera comunità (200);
    – il dialogo, reale e misterioso, tra Dio e ogni uomo, che ogni figlio di Dio vuole servire: «Per chi è figlio di Dio, non dovrebbe trascorrere giorno, senza che in qualche modo sia stato annunciato il suo amore per tutti gli uomini in Gesù Cristo. È una trama che va tessuta quotidianamente. È la fitta e misteriosa trama entro cui si incontrano Dio, che si rivela e l’uomo, che lo va cercando per varie strade» (198).
    Ce n’è da vendere… per scoprire l’attualità di RdC.



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