Carmine Di Sante
"La sua parola bruciava come fiaccola"
Nel libro del Siracide la figura di Elia viene così scolpita: "Allora sorse Elia profeta, simile al fuoco; la sua parola bruciava come fiaccola" (Sir 48, 1). Elia è il primo profeta nella storia d'Israele, il capostipite di una lunga serie di personaggi unici e irripetibili tra i quali, per le opere sistematiche con cui sono stati tramandati, i più noti sono Amos, Isaia, Michea, Sofonia, Geremia, Ezechiele e Daniele.
Cosa vuol dire "profeta" e in che senso la parola che Elia pronuncia è "simile al fuoco" o alla "fiaccola" che brucia? Per molti il profeta è sinonimo di "indovino", nel senso di chi prevede il futuro, oppure di messaggero di cattive notizie, nel senso di chi annuncia disgrazie e sciagure, oppure infine di contestatore dell'ordine costituito, nel senso di chi non accetta il già dato ma vuole e lotta per il cambiamento della società. Quest'ultima accezione è quella più comune, come ad esempio in espressioni come queste: "Giovanni XXIII è stato un uomo profetico" o "la chiesa ha pochi profeti". Con la prima espressione si intende che papa Giovanni XXIII, con l'idea di indire un concilio (la convocazione a Roma di tutti i vescovi del mondo per consultarli e lasciarli parlare liberamente), mise in moto nella chiesa un processo di cambiamento profondo; con la seconda che, nella chiesa di oggi, ci sarebbe bisogno di uomini coraggiosi, capaci di guardare con fiducia al futuro piuttosto che arroccarsi nella difesa del passato.
Per la bibbia il termine "profeta" ha però un altro significato: né colui che prevede il futuro, né colui che annuncia cattive sventure, né colui che fa della contestazione, dell'essere "contro", la sua professione e neppure colui che sogna chissà quali mondi ancora da venire, bensì colui la cui parola non proviene da lui ma da Dio, per cui la sua parola è parola di Dio: non parola su Dio ma parola di Dio. Il profeta è colui che, nel parlare, parla non di sé, dei suoi vissuti o dei suoi progetti, bensì di Dio, di quello che lui vuole e pensa sull'uomo e sulla storia. Colui quindi la cui parola trascende se stessa e entro cui risuona la Parola di Dio: Parola assoluta che l'uomo non può contenere e possedere ma dalla quale è contenuto e posseduto e la cui assolutezza o trascendenza consiste nella assolutezza o trascendenza dell'Amore che tutto giudica e misura senza essere giudicato e misurato. Per questo la parola profetica "brucia come fiaccola": perché, come il fuoco, scioglie le catene dell’io e della violenza che irretiscono la storia umana e, come la luce della fiaccola, illumina la notte dell'esistenza ridisegnandovi i sentieri della riconciliazione e della pace.
La profezia è parola divina che brucia e che riscalda, che giudica e che illumina, inquietando l'umano e sottraendolo alla chiusura e all'inganno. Questa parola non inabita solo alcuni grandi spiriti del passato, quali Elia o altri. Inabita ogni donna e ogni uomo, ogni ragazza e ogni ragazzo. Anche te, la tua biografia e il tuo cammino. E' in te e con te. Chiede solo di essere accolta e obbedita.
Interrogarsi
- Cosa si intende nel linguaggio comune per "profeta"?
- In cosa consiste, per la bibbia, la parola profetica e in che senso essa "brucia" e "illumina"?
- Hai mai pensato che la Parola di Dio inabita anche le tue parole?
Preghiera
Maghi
astrologi
chiromanti
indovini:
che pretendono
di sapere il futuro
e indicare le strade
che rendono felici.
Ma non è al futuro,
Signore,
che tu mi chiami a guardare
ma all'oggi,
all'oggi in cui vivo
in cui spero
in cui lotto.
È in questo oggi
la tua Parola
che purifica come il fuoco
e dischiude
il futuro
davvero nuovo.
Grazie, Signore,
per la tua Parola
e fa' che al fondo
di ogni parola
scopra
sorpreso
la tua Parola.
Amen.
Ruminatio
Il Signore è nostra luce (Sal 118, 27).
ELIA
La difesa di Dio
"Gridate con voce più alta"
Il profeta Elia appare sulla scena politica dopo Salomone, al tempo del re Acab (IX secolo a.C.), quando la fede nel Dio biblico minaccia di scomparire a causa del sincretismo e nel regno d'Israele si affermano ingiustizie gravi. Contro questo degrado, dove al Dio biblico della giustizia e della responsabilità veniva sostituito il dio fenicio della bellezza e della natura chiamato Baal, il profeta Elia eleva la sua voce sfidando Acab e il popolo alla prova del fuoco: «Elia si accostò a tutto il popolo e disse: "Fino a quando zoppicherete con i due piedi? Se il Signore è Dio, seguitelo! Se invece lo è Baal, seguite lui!". Il popolo non gli rispose nulla. Elia aggiunse al popolo: "Sono rimasto solo, come profeta del Signore, mentre i profeti di Baal sono quattrocentocinquanta. Dateci due giovenchi; essi se ne scelgano uno, lo squartino e lo pongano sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Io preparerò l'altro giovenco e lo porrò sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Voi invocherete il nome del vostro Dio e io invocherò quello del Signore. La divinità che risponderà, concedendo il fuoco è Dio!". Tutto il popolo rispose: "La proposta è buona!"» (1 Re 18, 21-24).
La storia prosegue raccontando che la preghiera dei profeti di Baal fu vana: «Quelli presero un giovenco, lo prepararono e invocarono il nome di Baal dal mattino fino a mezzogiorno, gridando: "Baal rispondici!". Ma non si sentiva un alito, né una risposta. Quelli continuavano a saltare intorno all'altare che avevano eretto. Essendo già mezzogiorno, Elia cominciò a beffarsi di loro dicendo: "Gridate con voce più alta, perché egli è un dio! Forse è soprappensiero oppure indaffarato o in viaggio; caso mai fosse addormentato si sveglierà". Gridarono a voce più forte e si fecero incisioni, secondo il loro costume, con spade e lance, fino a bagnarsi tutti di sangue. Passato il mezzogiorno quelli ancora agivano da invasati ed era venuto il momento in cui si sogliono offrire i sacrifici, ma non si sentiva alcuna voce né una risposta né un segno di attenzione» (1 Re 18, 25-29).
Alla preghiera inascoltata dei profeti di Baal segue quella di Elia al Dio di Israele: «Cadde il fuoco del Signore e consumò l'olocausto, la legna, le pietre e la cenere, prosciugando l'acqua del canaletto. A tal vista tutti si prostrarono a terra ed esclamarono: "Il Signore è Dio, il Signore è Dio" » (1 Re 18, 38-39).
Ciò che questa storia insegna, al di là della sua veste narrativa che solo all'apparenza è ingenua, è che esiste una differenza irriducibile tra il vero Dio, di cui il profeta Elia custodisce la memoria e la coscienza, e il falso Dio, di cui i profeti di Baal sono la coscienza convinta ma illusoria; e che la differenza irriducibile tra il falso Dio e il vero Dio consiste nel fatto che il primo è la personificazione dell'io e della sua storia, mentre il secondo il Tu personale o Volontà che si erge di fronte all'io interrompendone il movimento spontaneo e innocente per elevarlo all'altezza della responsabilità di fronte a Dio e di fronte al prossimo.
Nel "supermarket" del villaggio globale in cui viviamo, corriamo il rischio, oggi più che nel passato, di crearci un dio a nostra immagine e somiglianza. La critica beffarda di Elia ci ricorda ("Gridate con voce più alta, perché egli è un dio! Forse è soprappensiero oppure indaffarato o in viaggio; caso mai fosse addormentato si sveglierà") che il vero Dio non è quello che l'io si crea bensì quello che gli si rivela, mettendolo in crisi ed elevandolo all'altezza della responsabilità e dell'amore incondizionato.
Interrogarsi
- Perché la profezia sorge nell'epoca monarchica, al tempo del re Acab?
- In cosa consiste il culto di "Baal", il dio pagano della Fenicia, e perché Elia gli oppone il Dio biblico?
- Qual è la differenza tra il "vero" Dio e il "falso" Dio, tra la vera fede e l'idolatria?
Preghiera
Quante volte
Signore
ho detto di amarti
più di ogni altro
e sopra ogni cosa!
Ma è vero
che io ti amo
e che per me
Tu sei
il Bene più grande?
Oppure
amo solo me stesso
e adoro
un dio
costruito
a mia immagine?
Ti prego
Signore
purifica la mia fede
e fa' che io creda
veramente in te!
Amen.
Ruminatio
Il tuo spirito buono mi guidi (Sal 143, 10).
ELIA
Come "difendere" Dio?
"Non sono migliore dei miei padri
La storia di Elia che trionfa sui falsi profeti di Baal si conclude con un gesto di violenza: «Elia disse loro [cioè ai suoi seguaci]: "Afferrate i profeti di Baal; non ne scappi uno!". Li afferrarono. Elia li fece scendere nel torrente Kison, dove li scannò» (1 Re 18, 40).
I vincitori hanno sempre pensato di sancire il trionfo sui nemici con la loro distruzione. Dagli inizi della storia ad oggi (si pensi solo ai recenti fatti della ex-Iugoslavia o di alcuni paesi africani) la logica è stata sempre la stessa: chi vince, vince eliminando il nemico fisicamente, sottraendolo allo spazio dell'esistenza per sempre. Anche il profeta Elia, non diversamente dagli altri, condivide questa logica e fa lo stesso, afferrando i profeti di Baal e uccidendoli. Ma quel Dio per la cui difesa egli si era mosso con zelo e in obbedienza al quale aveva sterminato i profeti di Baal, entra di nuovo in scena ponendo in crisi la sua coscienza. Il racconto biblico infatti narra che Elia, minacciato di morte dal re Acab per l'azione compiuta, per non farsi catturare fugge nel deserto dove, credendosi abbandonato da Dio, invoca la morte: "Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri" (1 Re 19, 4).
Ma qui nel deserto, invece di trovare la morte invocata, Elia incontra finalmente il vero Dio: «Ivi entrò in una caverna per passarvi la notte, quand'ecco il Signore gli disse: "Che fai qui, Elia? Egli rispose: "Sono pieno di zelo per il Signore degli eserciti, poiché gli israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita". Gli fu detto: "Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore". Ecco, il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu la voce del silenzio sottile (la bibbia della Cei, distaccandosi di molto dal testo originale, traduce: "il mormorio di un vento leggero")"» (1 Re 19, 9-11). E' qui, nel "silenzio della voce sottile", che Elia incontra veramente Dio: come colui la cui potenza non è quella della forza naturale che distrugge, come il terremoto, il fuoco e il vento, bensì quella della parola inerme che parla con una voce che è quella del silenzio e sa attendere.
In questo secondo incontro rivelativo, ritenuto dalla tradizione cristiana uno dei vertici della letteratura mistica, Elia capisce la sua colpa e comprende che il Dio che aveva difeso con la violenza, uccidendo i suoi nemici, era un falso Dio: perché il vero Dio non vince con la forza che, come "il vento impetuoso e gagliardo" spacca "i monti e spezza le rocce" bensì con silenzio dell'amore che sa attendere e soffrire, piuttosto che imporre e far soffrire; e soprattutto perché Dio non ha nemici ma solo figli e amici. Lezione mirabile che contesta gran parte della storia umana dove da sempre i vincitori hanno imposto la verità - spesso anche la verità religiosa - con la forza. La verità imposta con la forza è la negazione della verità, soprattutto della verità di Dio, che è la verità dell'amore che accoglie e perdona.
Interrogarsi
- Perché Dio si rivela ad Elia non nella potenza della natura bensì nella "voce del silenzio sottile"?
- Cosa capisce Elia dopo la rivelazione di Dio sul monte Oreb?
- In che senso imporre con la forza la verità del Dio biblico è la negazione stessa della verità?
Preghiera
Vincere
dominare
imporre
ma anche
uccidere
annientare
annichilire:
questa
è la storia
Signore.
Anche i tuoi profeti
a volte
hanno imposto la verità
con la forza
e se guardo
al mio cuore
con disincanto
quanta violenza vi trovo!
Fammi capire
Signore
che la tua verità
è l'amore
e che non devono esistere
nemici
ma solo
fratelli da amare.
Amen.
Ruminatio
Paziente e misericordioso è il Signore (Sal 145, 2).
















































