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    Il matrimonio,

    originaria espressione

    della socialità umana

    Carlo Caffarra

    Colla catechesi di questa sera entriamo in temi che sono più immediatamente concreti. Ripercorriamo brevemente il cammino fatto. Abbiamo studiato due disegni diversi, due progetti contrari dello stesso edificio: l’edificio della socialità umana. Li abbiamo anche chiamati "stili architettonici": l’architettura cristiana della socialità [catechesi di dicembre]; l’architettura non cristiana della socialità [catechesi di novembre].
    Ora dobbiamo fare un passo avanti domandandoci: di quale società concretamente stiamo parlando? Esistono molte società: quella coniugale, quella famigliare, quella politica, ed altre ancora. In questa catechesi e in quella successiva concretizzeremo la nostra riflessione, e parleremo della società coniugale [in questa catechesi] o Matrimonio, e poi della società politica o Stato [catechesi di febbraio]. Capirete dal discorso che andremo facendo perché ho scelto di parlare di queste due società a preferenza di altre.
    Un’ultima premessa, assai importante. Dovete tenere ben presente quanto vi ho detto nelle due catechesi precedenti a questa: solo così potrete capire quanto vi andrò dicendo.

    1. "Maschio e femmina li creò" (Gen 1,27): perché?

    Partiamo dalla constatazione di un fatto: la persona umana è uomo o donna. Prima di essere italiano o francese o cinese e così via, ogni persona umana è uomo o donna; prima di essere … [ciascuno può continuare nella connotazione delle varie diversità], ogni persona umana è uomo o donna.
    Facciamoci oggi una domanda molto semplice, ma alla quale rispondere con verità è assai difficile:quale è il significato del bi-morfismo sessuale umano? perché la persona umana è uomo o donna?Cerchiamo di costruire gradualmente la nostra risposta.
    La prima risposta data è la seguente: per assicurare una migliore, geneticamente migliore perpetuazione della specie umana. Si può infatti osservare che quanto più si sale nella scala dei viventi, tanto più la modalità della perpetuazione della specie è una modalità gamica, l’unione cioè dei due sessi diversi. Dunque: il significato del bi-morfismo sessuale umano, la ragione per cui la persona è uomo o donna è per assicurare una migliore perpetuazione della specie umana. Il bi-morfismo sessuale trova la sua ragione d’essere nella procreazione.
    Questa risposta, che vedremo possiede una sua verità, se esige di porsi come l’unica risposta vera, non ci fa capire la sessualità umana. Mi limito a dirvene una sola ragione. Essa comprende, cerca di comprendere il bi-morfismo sessuale umano partendo, per così dire, dal basso: riconduce la sessualità umana ad un caso particolare di una costante che osserviamo nel regno dei viventi. Questa impostazione mentale porta a non vedere la specifica originalità umana della sessualità. La sessualità umana non è nella sua intima natura uguale alla sessualità animale. La persona umana non è uomo o donna in quanto è biologicamente animale, ma in quanto è persona umana. La sessualità segna in noi anche ciò che di noi è propriamente umano.
    La seconda risposta è più complessa: dovete prestare molta attenzione, perché essa è quella oggi maggiormente condivisa. Essa dà una valutazione sostanzialmente negativa del bi-morfismo sessuale, anche se piuttosto spesso la valutazione negativa è mascherata da un’apparente esaltazione.
    Questa seconda risposta parte dalla convinzione che il bi-morfismo sessuale impedisca una vera, profonda unità fra le persone perché è la radice di una conflittualità permanente [il bi-morfismo sessuale è naturalmente conflittuale] nella quale fino ad ora la donna è risultata soccombente. E pertanto quel fatto deve essere superato-negato in una uni-formità umana nella quale le diversità fra uomo e donna debbono gradualmente scomparire. Il bi-morfismo è giudicato di-formismo da superare in un uni-morfismo indistinto. Nel laboratorio della fede del prossimo marzo a Comacchio dovremo riflettere molto seriamente su questo che reputo uno dei più gravi errori sulla persona umana, ma che è risultato in larga misura convincente perché si è proposto mescolato con alcune verità di fatto [non riconoscimento dei diritti della donna] e di diritto [uguale dignità di persone].
    La terza risposta è pure assai presente nella mentalità attuale. Essa è la negazione pura e semplice di un vero e proprio significato al di-morfismo sessuale: l’essere uomo o donna non è un "caso serio" per la persona. E pertanto ciascuno determina colla sua libertà quale è il significato della propria mascolinità/femminilità: il significato è semplicemente totalmente inventato dalla libertà di ciascuno. Donde l’ideologia oggi assai pervasiva secondo la quale, tutto e il contrario di tutto deve essere ritenuto legittimo nell’esercizio della propria sessualità purché, se è con un altro che viene esercitata, questi sia capace di consentirvi [illiceità della pedofilia] e dia di fatto il suo consenso [illiceità della violenza carnale].
    Le due forme in cui si esprime la negazione di un vero significato positivo intrinseco al fatto che la persona umana sia uomo o donna sono alla base della strana teoria sessuale del "gender": la distinzione fra uomo e donna non ha nessun fondamento obiettivo. Essa è una pura creazione della società, delle convenzioni sociali.
    Come vedete, siamo inseriti dentro ad una risposta alla nostra domanda che va dal biologismo puro alla negazione pura e semplice dell’esistenza di un significato insito nel fatto che la persona umana sia uomo o donna. O è una interpretazione naturalistica o è un’interpretazione culturalistica.
    Riprendiamo allora molto semplicemente la domanda iniziale, iniziando a costruire la nostra rispostada un fatto facilmente costatabile da tutti. Partiamo da un semplice dato: l’essere uomo è diversodall’essere donna, dando per il momento a questo fatto nessuna interpretazione. Diciamo: è una constatazione di carattere biologico.
    Non è difficile però notare subito un altro fatto: la diversità non genera estraneità, come normalmente accade, ma suscita una reciprocità, che prende la forma dell’attrazione: l’attrazione verso l’unità dei due. Ecco: dobbiamo proprio partire da questo "unità dei due" per cercare di capire l’intima natura del bi-morfismo sessuale.
    Ancora una volta partiamo da una constatazione semplice ed ovvia: non si può capire quella "unità dei due" a cui l’uomo e la donna sono attratti e come spinti, se non si capisce la piena verità delle due persone umane coinvolte; se non si vede l’intima identità di ogni uomo e di ogni donna [ricordate: primato della persona]. Tale identità consiste nella capacità di vivere nella verità e nell’amore; meglio, consiste ancor più nel bisogno di verità e di amore quale dimensione costitutiva (della vita) della persona. Maschio e femmina per costituzione biologica, i due soggetti umani, pur geneticamente differenti, partecipano ugualmente alla capacità di vivere nella verità e nell’amore: posseggono in misura uguale il bisogno di verità e di amore, avendo pari dignità personale. Poiché tutto ciò che è propriamente umano ha sempre una dimensione spirituale e psicofisica insieme, anche questa capacità-bisogno di vivere nella verità e nell’amore ha in sé questa duplice dimensione.
    Quale è dunque l’intima natura della "unità dei due" a cui sono attratte e come spinte le persone umane in quanto uomo e donna? È un’unità spirituale e psicofisica assieme, nella quale è salvaguardata ed affermata la verità del loro essere persona uomo o donna nell’unica forma adeguata della donazione di se stessi. La risposta è un po’ densa, come vedete. Vediamo di diluirla un poco.
    Salvaguardare-affermare la verità della persona: questa non è una cosa di cui puoi fare uso; il corpo della persona è un corpo personale o – il che equivale – la persona è una persona corporale: se separi il corpo dalla persona, neghi la verità della persona. Se tu guardi una donna con desiderio, ci dice Gesù, hai già commesso nel cuore adulterio o fornicazione: hai già degradato la sua femminilità dalla dignità della sua persona.
    La forma adeguata è la donazione di se stessi: amare infatti significa ultimamente donare se stessi, perché significa ricevere ed elargire quanto non si può né comprare né vendere né sequestrare, cioè appunto se stessi. "Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa in cambio dell’amore, non ne avrebbe che dispregio" [Cant 8,7b].
    La "unità dei due" significa la "comunione di persone", alla quale l’uomo e la donna sono predisposti anche in forza della loro ed attraverso la loro mascolinità/femminilità.
    Ora possiamo finalmente rispondere alla domanda dalla quale è partita tutta la nostra riflessione: quale è il significato del bi-morfismo sessuale umano? La risposta in sintesi è la seguente: è di indicare la vocazione originaria della persona umana alla comunione interpersonale mediante il dono di se stessa.
    Il fatto che la persona umana sia uomo e donna non è insignificante o secondario in ordine alla comprensione della verità della persona stessa: è la via privilegiata per capirne l’intima identità. Ne deriva che la distruzione del significato originario della sessualità umana genera sempre una profonda oscurità nella comprensione che la persona ha di se stessa.

    2. Il matrimonio prima società: perché?

    Alla luce di quanto ho detto prima si comprende bene che cosa è il patto o l’alleanza coniugale: è la decisione, che per la sua natura stessa esige di essere definitiva e quindi irrevocabile, di unirsi nella verità e nell’amore del dono di sé. Esso infatti è costituito da un consenso del tutto singolare perché non ha per "oggetto" qualcosa, ma la persona. Gli sposi dicono: "Io … prendo te come mia sposa…". Cioè: accolgo il dono che della tua persona tu intendi farmi nella forma propria della comunione coniugale. È da persona a persona che qui tutto avviene.
    Perché dunque è l’espressione originaria della socialità umana, la prima società umana? Ora non sarà difficile capirlo.
    La comunità coniugale si radica in ciò che costituisce la persona considerata nel suo essere spirito e corpo; questa comunità – la comunità coniugale – emana dalla stessa costituzione spirituale fisica della persona.
    Essa esprime nella sua forma più evidente l’intima natura della socialità umana: comunione fra le persone nel riconoscimento della verità della loro diversità e dell’uguaglianza della loro dignità; reciproca affermazione delle persone per se stesse e in se stesse e non per la loro utilità o in vista di qualcosa d’altro; unità nella forma del dono di sé reciprocamente fatto ed accettato. È questa la "forma" pura della società umana: essa si mostra a noi in primo luogo nella forma della coniugalità.
    Ne deriva allora che positivamente il matrimonio è il fondamento ed il principio del con-vivere umano, e negativamente ogni ferita fatta a questa istituzione ha sempre gravi effetti negativi su tutta la compagine sociale. Se inquini la sorgente, inquini tutto il fiume.

    Conclusione

    Carissimi giovani, termino con due riflessioni sulle quali vorrei che pensaste seriamente.
    La prima. Il tema che abbiamo trattato si incunea dentro alla vostra persona nel modo più profondo: non potete accontentarvi di una visione superficiale. Tu hai compreso fino in fondo la verità di te stesso se hai compreso fino in fondo la verità dell’amore.
    La seconda. Ecco perché la Chiesa non si stanca mai di rendere testimonianza a questa verità. Ella ha una smisurata tenerezza e comprensione per le difficoltà che potete incontrare nel viverla; ma la Chiesa ritiene che il primo segno della sua maternità a vostro riguardo sia di dover rimanere assolutamente fedele alla verità sull’amore. Diversamente tradirebbe se stessa, perché tradirebbe Cristo e quindi l’uomo: ciascuno/ciascuna di voi.

    Catechesi ai giovani: 18 gennaio 2003



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