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    Fuori dal nido!

    Interazione con cortometraggio

    Proponiamo la visione del corto Pixar Piper fino al minuto 2:15.
    È il racconto della prima volta che questo uccellino lascia il nido per cercare del cibo lungo la riva. Sulla scorta del metodo sperimentale applicato dalla Montessori in campo pedagogico, soffermiamoci ad osservare e riflettere sulla scena educativa:

    1. La mamma spinge l’uccellino al di fuori del nido per procurarsi il cibo da sé. I
    • Io, adulto di riferimento, quali prove, sfide o incarichi ho proposto ai ragazzi per stimolare e promuovere la loro autonomia?

    2. L’uccellino da parte sua non sembra voler lasciare la comfort zone del suo nido dove dipende totalmente dalla cura della madre.
    • La sicurezza e il calore del nido risultano più attraenti del fascino e della scoperta del mondo: Perché? Cosa blocca l’uccellino? Cosa fa la madre affinché muova i suoi primi passi da solo?
    • Pensiamo ora ai nostri figli o ai ragazzi che seguiamo: che atteggiamenti manifestano di fronte ad una proposta di autonomia? Chiedono aiuto, si buttano senza esitazione o rinunciano ancor prima di provare?

    Dopo il “trauma della prima uscita” l’uccellino è intenzionato a rintanarsi nel suo nido: non è riuscito a fare da solo e si aspetta che sua mamma ritorni a prendersi cura di lui come prima. Calandoci nella situazione ipotizziamo il finale di questo corto provando a immaginare la risposta e l’atteggiamento della madre nei confronti della “ritirata” dell’uccellino (si possono ipotizzare più finali e porli a confronto).
    Riprendiamo la visione del corto domandandoci che ruolo ha assunto la madre in questa seconda parte e chi o cosa ha permesso all’uccellino di “muoversi a conquista”.

    Lavorare a bordo campo
    Sulla scia della metafora

    Il metodo montessoriano pone al centro il bambino e il suo agire attraverso esperienze in cui sia lui a occupare il ruolo da protagonista. Il bambino ha dunque bisogno di adulti a bordo campo, che gli lascino giocare la sua partita. Lasciandoci guidare dalla metafora del campo da calcio componiamo su un foglio A4 una vera e propria “formazione di squadra a bordo campo” indicando quelli che sono le posizioni, i ruoli e le azioni che gli adulti devono e possono eseguire durante una partita di calcio.
    Dopo aver composto il proprio schema si chiede a ciascuno di condividerlo facendo emergere, oltre la metafora, le possibilità, gli atteggiamenti e i compiti di adulti che si collocano a fianco di bambini e ragazzi.

    Socrate Docet
    Sostenitori delle domande

    Maria Montessori ha mostrato come sia necessario, per l’adulto, porsi in ascolto vero ed osservare attentamente cosa bambini e ragazzi hanno da suggerire per il loro stesso percorso di crescita. Per fare questo occorre combattere il pregiudizio che propone l’adulto come unico possessore di tutto il sapere. Se diamo ascolto alle domande dei bambini, saranno poi loro stessi a ribaltare la prospettiva.

    Una volta ho conosciuto un ragazzino in Inghilterra che chiese a suo padre:
    "Papà, i padri sanno sempre più cose dei figli?"
    e il padre rispose: Sì!".
    Poi il ragazzino chiese: "Papà, chi ha inventato la macchina a vapore?"
    e il padre: "James Watt".
    E allora il figlio gli ribatté: "Ma perché non l'ha inventata il padre di James Watt?"
    (Gregory Bateson)

    Non è dunque adulto colui che ha le risposte, ma colui che le cerca, che scopre e conosce attraverso e in compagnia del bambino. In tal senso il metodo montessoriano combacia perfettamente con l’insegnamento socratico, in cui all’origine della conoscenza vi è l’ammissione di un’ignoranza: “so di non sapere”; colui che è consapevole di non sapere non darà mai risposte nell’immediato, tenterà al contrario di porre sempre più domande al suo interlocutore per arrivare alla verità. Così è necessario che anche gli educatori diventino esperti di domande e mai dispensatori di risposte. L’ultimo stimolo si propone di cominciare a effettuare questo ribaltamento di prospettiva proprio a partire dalla relazione con i bambini e i ragazzi che vi sono affidati: si provi a intrattenere una conversazione senza mai dare una risposta, ma rilanciando sempre con un ulteriore domanda, mettendosi nei panni di ricercatori di preziose verità nascoste proprio in coloro che vorremmo educare.



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