Un'esperienza concreta di catechesi in una parrocchia od oratorio
a cura di P. Gariglio (parroco di Torino - Lingotto)
(NPG 1967-04-72)
I giovani d'oggi stanno affrontando una realtà particolarmente difficile (quella che pure influirà sull'impostazione di tutta la loro vita di uomini) in una condizione di quasi assoluta impreparazione, non raramente di totale avventatezza ed irresponsabilità. Quanti si occupano del problema giovanile, di ogni tendenza religiosa, sono concordi nel notare come questa situazione di fatto stia prendendo dimensioni sempre più incontrollabili ed allarmanti: segno dunque che questa crisi è palese ed è, in conseguenza della sua gravità, una crisi di fondo, cioè insieme di società, di costume, di religiosità. siamo convinti che il dramma religioso a questa età stia appunto nella mancanza di ogni ideale religioso. Di qui l'insorgere del suo sbandamento morale, del suo teppismo e sovente anche della sua abulia verso i valori della patria, della famiglia, del lavoro, ecc. Questo dramma nasce nel giovane a 14-15 anni, rarissimamente prima, ed a 18 anni è ormai scontato.
Un tale fenomeno sembra originato da queste fondamentali disarmonie:
- La deficienza della famiglia
Un giorno la famiglia era la culla del suo carattere, della sua religiosità, della sua vita. Oggi questa funzione la famiglia la va inesorabilmente perdendo ed i motivi sono tanti: il ritmo e le esigenze della vita moderna costringono o meglio spingono troppi genitori ad orari di lavoro che non permettono più lo svolgersi ordinato di quelle intime relazioni con i figli che contribuirebbero tanto ad una sana distensione emotiva di questi 2. Crollo del freni inibitori ultimi; la famiglia non si pone più il problema dell'educazione morale e religiosa dei figli. Non se lo pone perché incapace, perché succube anch'essa della società agitata e superficiale in cui vive. Per cui certi vincoli spirituali di confidenza tra madre e figlio, tra padre e figlio, non esistono più.
Da statistiche attendibili si scopre cosi che su 100 ragazzi appena 6 sono in rapporti confidenziali (cioè formativi) con la madre o col genitore.
- Crollo di freni inibitori di fronte agli allettamenti dell'immoralità
Statistiche serie ci assicurano che il 95% dei giovani d'oggi cade in peccati contro la purezza
- La carenza dell'istruzione religiosa e morale
Questo terzo punto discende in parte dal primo, perché certo la debolezza della famiglia incide molto negativamente sul patrimonio spirituale del ragazzo, lasciandogli poco o nulla, ma mette in luce che anche noi abbiamo dei torti nell'ignorare la loro problematica e pretendere che si comportino da eterni fanciulli: semplici, spontanei, ingenui; torti nel supporre che l'insegnamento religioso ricevuto da fanciulli sia sufficiente a sostenere la loro fede nell'età puberale; torti nel non aver sufficientemente presentato la paternità di Dio nei loro confronti, così da evitare un assurdo acuirsi del loro sentimento di colpa; e torti di averli lasciati giungere alla giovinezza impreparati a capire il significato del sesso e dell'amore nel loro giusto posto in una vita emotiva e sana.
Sicché nella maggior parte dei casi la situazione di coloro che si aggirano nei nostri ambienti e vengono nei nostri oratori, non è diversa nella sostanza da quella di coloro che non sono mai stati agganciati.
Il ragazzo proveniente dai nostri oratori si trova, come gli altri, nella sua crisi. A differenza degli altri è avvilito per le sue continue cadute. La sua esperienza è interessata, più o meno fortemente, più o meno equilibrata mente, dal sentimento di colpa, dalla sensazione di essere fuori legge Questo senso di colpa mal concepito, torturante ed opprimente, riempie di angoscia il nostro adolescente ad ogni cattiva esperienza e si traduce in una funa orza centrifuga dalla preghiera, dai Sacramenti, dalla Chiesa.
È un falso pudore, è disperazione che distrugge nel giovane la fiducia di un possibile emendamento. La ripetizione di questi stati d'animo porterà, alla lunga, il ragazzo nell'angolo gelido dell'apatia e dell'indifferenza religiosa.
Data e scontata la tendenza centrifuga del giovane nei confronti della religione, ammesso come ipotesi - cui tuttavia sono in molti a credere - che questa tendenza insorga come reazione al suo incoerente, disastroso stato interiore, rimane il problema doveroso per noi tutti di porre rimedio.
Si propone di indirizzare il lavoro catechetico giovanile in due precise direzioni:
- Dare al ragazzo un contenuto ideologico che al momento opportuno sappia far massa. Dare questo patrimonio ideale nell'istante di vita in cui il giovane è nella massima condizione di ricezione: dai 14 ai 16 anni, cioè nel momento di frattura fra l'adolescenza minore e quella maggiore.
- Accostarlo ad una intensa e metodica vita sacramentale. Mi soffermo su questi due concetti:
a) Contenuto di idee
Tutti sappiamo che l'idea inclina all'atto che rappresenta, e conseguentemente determina il nostro comportamento. Di qui una pratica conseguenza: occorre coltivare dentro l'adolescente le idee che sono conformi alle azioni che si vogliono compiere e, conseguentemente ancora, non bisogna coltivare le idee che sono conformi alle azioni che si vogliono evitare. Se l'idea (e per idea si intenda sensazione, pensiero, e qualunque altro atto intellettivo), qualunque sia la provenienza, provoca immancabilmente l'atto quando non incontra ostacoli e anzi continua ad agire nell'individuo finché non verrà cancellata da un'altra idea più forte, ne deriva che è fondamentale fornire il ragazzo di un ricco patrimonio di buone idee (sensazioni, pensieri, ricordi). Queste idee, questi ricordi, che si accumulano in lui mediante un'intelligente azione formativa fatta di esempi, di contatti, di figure, di modelli, di dimostrazioni e di ragionamenti, al momento opportuno si uniranno, costituiranno una coalizione resistente che sopporterà l'attacco dell'allettamento peccaminoso. Insisto come su un punto fondamentale nel dire che il momento per fare un lavoro del genere non è a 12 o a 18 anni, ma dai 14 ai 16.
Il ragazzo prima dei 12-13-14 anni di regola è ancora bambino, e certe difficoltà che gli si riveleranno in modo scottante in questa età non le conosce ancora; inutile quindi e forse controproducente, svolgere nei suoi confronti un'azione di cui egli non capirebbe in primo luogo la necessità, c che inoltre celerebbe il pericolo di destare in lui una poco auspicabile curiosità, che potrebbe anche tradursi in un processo di anticipazione di quei problemi che non mancheranno di investirlo.
Questo non significa affatto che il ragazzo debba già essere stato iniziato al male o peggio abbia già contratto delle abitudini, anzi, ma vuol semplicemente porre l'attenzione sul fatto che «i 14 anni» sono l'età in cui nascono e si sviluppano certe inclinazioni, che tutti sentono anche senza averle mai necessariamente assecondate.
Se viceversa si lascia trascorrere al ragazzo il delicato periodo che va fino ai 17-18 anni senza che questi, o per merito suo, caso raro, o per aiuto altrui, sia riuscito a risolvere il suo «cruccio», è ben difficile una sua rinascita. Troppi fattori si coalizzano per impedirlo: una più accresciuta vitalità e un più spiccato senso erotico, una dolorosa catena di esperienze e di abitudini, un senso di sfiducia in se stesso, l'indebolimento della volontà...
Ma i motivi non sono tutti qui: il bambino che ancora non ha personalità e l'adolescente che invece, almeno in abbozzo, già la possiede, hanno in comune una straordinaria capacità assimilativa nei confronti di ciò che li circonda, con questa sostanziale differenza però: che il primo impara e imita ciò che lo colpisce, magari con entusiasmo, ma senza tuttavia una vera adesione intellettuale di cui non sarebbe capace; mentre il secondo, pur rimanendo colpito e scosso con facilità da quanto lo interessa, prima di farlo suo cerca di capirlo, di farsene cioè partecipe.
Ecco quindi che è facile riempire di buoni sentimenti e di begli esempi l'animo di un bambinetto, ma è con altrettanta facilità che questi li smarrirà quando le prime dure esperienze distruggeranno la sua infanzia.
La situazione è rovesciata per il ragazzo che ha superato l'adolescenza ed entra nella giovinezza: questi possiede una personalità completa, anche se acerba e, geloso di essa, e poco matura qual è, mostra una spontanea e forte tendenza a difendersi, con lo scherno se non riesce col ragionamento, da tutto quanto gli altri cercano di inculcargli. È certo uno dei periodi più difficili per far breccia.
b) Accostare l'adolescente ad un'intensa vita sacramentale
Ciascuno di noi ben sa quanto conta la Grazia nella vita umana. Particolarmente nella vita dell'adolescente si nota la preponderante funzione di questo elemento soprannaturale. A ragione lo psicologo Wilhelm Forster concludeva un suo libro dicendo: «Tutto ciò che diciamo al ragazzo ha una risonanza fredda ed esteriore in confronto alla parola del Cristo, la quale opera vitalmente anche se molti moderni la ritengono sorpassata. È qui che sentiamo tutto il ciarpame umano buttato in un angolo da una potenza superiore».
L'ESPERIENZA CHE PROPONIAMO
Cicli di un anno di «attivismo» su scala parrocchiale
Partendo da questi dati di fatto e da queste poche, ma precise, idee, in questi anni nella Parrocchia del Lingotto, l'azione formativa verso la gioventù si è svolta, con un certo metodo, abbastanza originale, in cicli annui: campi estivi, cenacoli formativi, Esercizi Spirituali nell'inverno.
Il metodo che abbiamo seguito in questa nostra opera catechistica è naturalmente fondato sulla psicologia dell'adolescente, di cui prima abbiamo cercato di delineare in parte la fisionomia: il ragazzo, a differenza del giovane, sente fortemente il desiderio che qualcuno lo aiuti, ma tuttavia per parecchi motivi, di introversione, di rispetto umano e persino di timore, non osa aprirsi e soffre doppiamente. Dovrebbero capire questo stato d'animo i genitori, ma questi per lo più si rivelano incapaci; potrebbe fare il Sacerdote, ma per tutta una Parrocchia dovrebbe avere cento occhi per guardare, cento mani per benedire e assolvere... e forse non basterebbero.
Vista questa difficoltà di trovare una persona adatta fra quante sono naturalmente delegate a questo compito, non potrebbe essere la cosa migliore che questa opera fosse svolta proprio da un giovane?
Immaginiamo un giovane di 16-17 anni, quindi ancora quasi loro coetaneo, che dia un sicuro affidamento, abbia quindi doti morali, religiose, intellettuali, umane. Immaginiamo poi che questo giovane, dietro la guida e il consiglio del Sacerdote, abbia la possibilità di vivere gomito a gomito, per un certo periodo e in un ambiente favorevole, con uno di questi adolescenti in piena crisi. Ci sono mille motivi per credere, e l'esperienza ce lo conferma, che, se i due si affiateranno, da quella amicizia non potrà che scaturire un gran bene. L'adolescente vedrà in quel ragazzo uno che pur avendo tutte le sue stesse difficoltà, le sta superando brillantemente: comincerà a nascere in lui il desiderio di sapere, di conoscere come ha fatto per diventare così, e se anche egli può fare lo stesso. Basta che fra i due nasca un po' di confidenza, e queste ed altre domande vengono fatalmente, e portano sempre con sé tanto bene.
Ora il problema è di avere a disposizione un certo gruppo - sei, otto almeno - di questi giovani che, pur non superando i 18 anni, posseggano però tutti i requisiti richiesti per un'opera così delicata come quella che li attende. E certamente la formazione di questo gruppo non è cosa priva di difficoltà e di incertezze.
Da noi, per riportare un esempio pratico, si procede in questo modo: dapprima il Sacerdote, in base al suo giudizio e alla sua esperienza di ministero, cerca di mettere insieme un certo numero, il più notevole possibile, attingendo fra le file di quelli che in Oratorio mostrano di volersi impegnare per gli altri, come i delegati aspiranti, i membri dell'U.P.A., ecc. Quindi, dopo averli informati di quanto ripone in loro, dà il via ad un vero metodico programma di formazione che dura parecchi mesi.
Il primo obiettivo che si cerca di raggiungere è quello dell'abituale stato di Grazia, e quindi si batte con vigore sulla necessità di una vita sacramentale intensissima, di comunione anche quotidiana. A questo punto fondamentale fanno di necessario contorno gli incontri settimanali o plurisettimanali, fatti tutti insieme, in cui si prega, ci si conosce sempre meglio, ci si istruisce. Questi giovani infatti, che dovranno essere degli educatori, debbono conoscere con precisione i loro compiti, la psicologia dell'adolescente, le difficoltà che li attendono; i dubbi di varia natura che saranno chiamati a sciogliere, e così via...
È necessario soprattutto che siano messi al corrente con la dovuta delicatezza ma anche con realismo, della situazione in cui versa la stragrande maggioranza degli adolescenti e dei loro coetanei, onde non abbiano poi a subire, impreparati, la durezza della realtà.
Importanza ancora maggiore hanno gli incontri personali, di Direzione Spirituale con il Sacerdote, incontri che servono a puntualizzare passo a passo il lavoro compiuto, che servono di incoraggiamento - e di questo c'è sempre tanto bisogno - che si prestano infine a formulare degli impegni precisi, dei veri e propri voti, da soddisfare.
Inevitabilmente, è naturale, il gruppo di partenza si assottiglia, ma su quelli che riescono a trovare la forza necessaria, il Sacerdote potrà contare.
Risolta questa prima fase del lavoro verso maggio, passiamo al reclutamento dei ragazzi: in genere una cinquantina per un gruppo di sei-otto giovani guida.
I ragazzi da portare al campo estivo vengono scelti, per i motivi che abbiamo cercato di spiegare, esclusivamente fra quattordicenni, quindicenni, sedicenni che in massima parte non provengono dai nostri ambienti. Questi dopo un certo avvicinamento preparatorio (inviti a gare sportive, films, ecc...) ed una accurata azione psicologica presso le famiglie, vengono invitati a trascorrere 10-15 giorni presso la Casa Alpina, presentando loro l'iniziativa per quella che è, senza cioè mimetizzarne l'intendimento schiettamente formativo. In genere l'invito è bene accolto, tanto che alla fine si pone sempre il problema di non accettare più nessuno.
A questo punto è inevitabile dire che se si è convinti della bontà dell'iniziativa e del bisogno di sbloccare la situazione, occorre orientare in questa nuova direzione le case alpine, abbandonando quelle iniziative rivolte a favore dell'assistenza di una larga massa di bimbi e di giovanissimi che, comportando un onere finanziario ingente, non mostrano di avere agli effetti pratici, una vera e decisa utilità formativa.
I ragazzi partono con quei giovani educatori e con l'Assistente Ecclesiastico. Quest'ultimo, dopo aver debitamente presentato i componenti dell'équipe che ha preparato, lascia loro praticamente la direzione completa del campo.
Le attività formative si concentrano su conferenze e conversazioni tenute dagli stessi giovani sulla tematica religioso-morale fondamentale, seguite da periodi di riflessione individuale o a gruppi, da meditazione personale guidata sul filo di sei questionari vertenti sui punti chiave degli argomenti trattati nelle conferenze, e inoltre da incontri a tu per tu dei ragazzi con le loro guide, o col Sacerdote. Il tutto viene svolto all'aperto, e in tono amichevole, perché le belle cose che diciamo loro vengano accolte e passino nella loro memoria come un bel ricordo.
I questionari, che previa visione del Sacerdote, vengono discussi alla presenza e con la partecipazione dei giovani dirigenti, hanno i seguenti scopi:
1° dare la sensazione esatta di come vanno le cose negli spiriti dei ragazzi;
2° far pensare i ragazzi stessi su questioni a cui magari non hanno mai riflettuto con serietà;
3° dar loro la possibilità di esprimere i loro problemi e di preparare l'incontro con qualcuno di fiducia, che possa aiutarlo;
4° aiutarli nella formulazione di propositi, di impegni per una vita nuova. A ciascuno si consegna una busta, un foglio bianco, il testo delle domande e la matita, lasciandolo libero di andare a elaborare il suo testo in solitudine, conservando l'anonimo.
A tre giorni dalla fine prospettiamo un questionario cosi concepito: «C'è qui qualcuno che ti ispira particolare fiducia e che desidereresti per amico? Avresti desiderio di porgli qualche domanda?». Questionario molto importante dal punto di vista della psicologia religiosa: si nota infatti sempre una spontanea eccezionale tendenza nei ragazzi a voler parlare chi con questo chi con quel ragazzo guida.
È appunto su questi colloqui, su questi incontri che i dirigenti, particolarmente preparati a questo compito, elargiscono ai ragazzi la sintesi delle loro convinzioni alla luce della loro personale esperienza di giovani, e pongono fortemente l'accento sull'esigenza di aprirsi al Sacerdote, anzi, di intavolare con lui un colloquio abituale (direzione spirituale), che solo li salverà dalla difficile situazione.
Le parole schiette, semplici, amichevoli, dette da uno che ha pressappoco la stessa età, fanno sull'animo suggestionabile ed emotivo del ragazzo più effetto di quanto non farebbero quelle di un consumato educatore, soprattutto perché il ragazzo si aspetta di sentir dire qualunque cosa da un coetaneo, tranne che un invito a vivere bene, ad amare il Signore, a confidarsi al Sacerdote.
Rientrati in Parrocchia, inizia la seconda fase: i Cenacoli settimanali, tipo di incontri in cui ciascuno dei giovani guida del campo tiene un breve pensiero sistematico sulla Grazia, a quel particolare gruppo di ragazzi che al campeggio si era rivolto a lui. Segue una lunga visita in Chiesa in cui tutti hanno la possibilità di accostarsi al Sacerdote con cui sono in stretto legame di direzione spirituale. Di settimana in settimana si svolge così un'azione poderosa, forte, profonda perché personale. Il Sacerdote avrà cura nel corso di questo lungo iter formativo di non puntare solamente sul fatto, del resto essenziale, che il ragazzo viva bene, che impari a combattere sempre meglio, ma cercherà di inculcargli una larga messe di idee, di convinzioni oggettive che sappiano, scomparso lui, renderlo ancora capace di essere un bravo cristiano.
Particolare essenziale per il buon funzionamento dei Cenacoli è la operazione «recuperi». Alla 15 giorni i nostri adolescenti ebbero modo di proporre spontaneamente ad una guida i loro problemi e, offrendo la loro confidenza, permisero la stesura di un rapporto di amicizia. Era il ragazzo stesso che chiedeva di essere aiutato e che proponeva di impegnarsi, per cui quando, lungo l'anno, per motivi di facile comprensione, avesse rallentare l'affiatamento o ad eclissarsi, ecco che il giovane suo amico la facoltà di andarlo a cercare e di indurlo nel modo più fraterno a non mollare. Lo scorso anno sociale l'équipe del Lingotto effettuò ben 107 tentativi di ricupero: solo 27 si rivelarono infruttuosi.
Nelle vacanze di Natale questi nostri adolescenti, con i quali da ben cinque mesi è nata una vera amicizia, sono efficacemente invitati agli Esercizi Spirituali. Tre giorni in contatto con Dio, in uno dei tanti luoghi reperibili nella nostra Diocesi. Quivi si potrà usare la formula degli incontri estivi, facendo cioè svolgere alcune conferenze sui novissimi dagli stessi giovani del campeggio. Questi tra l'altro avranno l'opportunità di ridimensionarsi alquanto allo sguardo dei ragazzi, per evitare il pericolo che questi ultimi, certo sopravvalutandoli, li pongano troppo in alto e non sappiano poi comprendere e scusare certe loro naturali debolezze... (non dimentichiamo che i giovani educatori non svolgono il loro lavoro per una precisa vocazione, quanto per un impegno di aiutare gli altri, che essi si sono assunti).
A fine maggio una bella gita allegra chiude un anno di attività formativa: di necessità quei ragazzi, o almeno una gran parte di essi, dovranno soprattutto fare da soli; mettere cioè in pratica tutto quanto hanno appreso. Un'opera intensiva come quella che svolgiamo non può infatti ragionevolmente essere estesa ad un gran numero di ragazzi contemporaneamente.
Conclusioni con riferimenti statistici
L'esperienza è stata ripetuta sei volte negli ultimi sei anni: negli ultimi tre la realizzazione è stata estremamente soddisfacente. Ha suscitato interesse imprevisto in ambienti considerevoli, quali l'Istituto di Psicologia presso il Pontificio Ateneo Salesiano, sulla cui rivista (Orientamenti pedagogici) se ne parlò diffusamente.
Abbiamo circa 4 mila questionari realizzati nelle varie fasi e un cortometraggio nel quale è ampiamente documentato il funzionamento della 15 giorni. Lo scorso anno sociale furono interessati 150 ragazzi (tre turni di 50) più 43 dell'anno precedente, che l'Assistente ritenne di seguire ulteriormente. Di 193 ragazzi, il Sacerdote agì speditamente su almeno 165 con circa 15 incontri formativi personali con ciascuno.
















































