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    Proporre la fede agli adolescenti


     

    Cesare Bissoli

    (NPG 1977-07-48)

     

    QUALE CRISTIANESIMO PER GLI ADOLESCENTI?

    Il mondo degli adolescenti è un mondo di gio­vani in crescita di fronte alle scelte fondamen­tali per il loro progetto di vita. Questa crescita è segnata violentemente dalle situazioni cultu­rali e sociali in cui essi vivono.
    Quale proposta cristiana per questi adolescenti? Per rispondere a questa domanda, sono possi­bili due scelte pregiudiziali: selezionare certi contenuti ritenuti più aderenti all'educazione dei giovani alla fede; oppure rileggere i contenuti di sempre e di tutti, interpretandoli e modellan­doli secondo i centri di interesse dei destinatari. Ci muoviamo prevalentemente su questa secon­da linea.

    Filone personalistico

    Ricordiamo come primo il filone personalistico- radicale, ossia il profondo «umanesimo» dell'annuncio cristiano, la cura che Dio ha della vita, a partire dal piccolo, dal povero (es. le Beatitudini), una cura non massificante, ma indi­vidualizzante, personalizzante, in termini di deli­catezza e di tenerezza, di comunione (es. Dio come Abbà, la prassi di Gesù, di Paolo); una solidarietà con l'uomo, per l'altro, in termini di «diverso», di radicale, nel senso di considera­zione alla radice della condizione umana, quindi in una denuncia schietta delle deviazioni (es. il tema del peccato) e con proposte di ideali che trascendono l'uomo (es. vita come alleanza con Dio, la divina figliolanza, la ricerca del Regno di Dio).

    Progettualità come responsabilità e comunione

    Altra dimensione del messaggio cristiano capace di suscitare interesse è la sua progettualità in termini di responsabilità e di comunione. Intendo vada sottolineato come il cristianesimo non sia un insieme di dottrine, ma un progetto di vita, e non un progetto già fabbricato da ca­lare (o copiare) tal quale nelle pieghe di una storia fittizia, prestabilita, quanto dei materiali di costruzione affidati alla creatività responsabile di ciascuno, da comporre in ragioni di vita, vi­vendo nella storia la propria vocazione, tanto rivolti a fare memoria della rivelazione passata quanto protesi alla ricerca e composizione del proprio «quinto vangelo». Assai efficace può essere qui l'impatto dei giovani con la «nube di testimoni» di cui parla la lettera agli Ebrei (12,1) : da Abramo, a Mosè, ai profeti, al po­polo di Dio, a Maria di Nazareth, a Paolo e, via via, ai cristiani lungo questi venti secoli di storia fino ai testimoni del nostro tempo, avendo per riferimento decisivo il testimone per eccellenza del progetto evangelico che è Gesù Cristo.
    Noi sappiamo bene come nel mondo giovanile proprio questo dei testimoni è il fattore risolu­tivo, in bene o in male, per un determinato pro­getto di vita.
    Però tanto è richiesto il coinvolgimento del sin­golo, altrettanto inerente al messaggio e neces­sario per dei giovani oggi, è la forza socializzan­te, comunitaria del progetto cristiano: la sua intenzionalità a fare Chiesa, incontri di comu­nione, di condivisione della fede, della speranza, di amore reciproco e quindi anche di missione al mondo.
    In questa visuale avrà un ruolo preminente la considerazione del fatto comunitario nel cristia­nesimo, dalla comunità israelitica del deserto, riespressa successivamente specialmente nelle preghiere collettive (Salmi, preghiere postesili­che), a quella del N.T. (Atti, 1-2 Tessalonicesi, parenesi delle lettere apostoliche), giù lungo la storia, fino ai nostri tempi.

    Fisionomia dialogico-liberante

    Un ultimo tratto «sofferto» da molti giovani, magari fino alla rivolta eppure quanto mai intrin­seco al messaggio cristiano è la sua fisionomia dialogico-liberante.
    Conosciamo dalla storia quale stravolgimento poté esserne fatto, e forse il nostro giovane in­terlocutore ne sta facendo amara esperienza in prima persona (coercizione familiare, parrocchia­le, sociale in genere). Ma la verità sappiamo es­sere diversa.
    La nostra è una religione che radicalizza la re­sponsabilità, quindi la libertà, essendo religione di alleanza, di incontro di due partners (Dio e il suo popolo) in termini di fedeltà nell'amore; di conseguenza se non è ammissibile la indiffe­renza, l'atteggiamento banale, però è vero che Dio cerca un incontro con l'uomo secondo uno stile improntato al dialogo, al rispetto, alla para­clesis (es. Paolo ai suoi lettori); ancor più, rico­noscendo il segno di Dio nel mondo come tale, l'annuncio cerca il dialogo con le culture (cfr. la missione paolina ai pagani, l'universalismo del mandato missionario evangelico); ed ultimamen­te, pur non riducendosi a sapienza umana, pro­prio per rispetto dell'uomo, della sua intelli­genza, delle esigenze quindi della sua ragione, Dio si fa Logos, parola, si autopresenta nei segni di una documentazione storica (di cui la Bibbia vuol essere una testimonianza accessibile a tutti) e se supera la ragione non è affatto per umiliarla. «Rendete conto della speranza che è in voi» (1 Pt 3,15) sintetizza emblematicamente Pietro. Ne sono esempio impressionante due fatti: la pastoralità dell'azione dei capi della comunità (la pedagogia dei profeti con il popolo, di Gesù con la gente, di Paolo con le sue comunità); in particolare il pluralismo teologico all'interno del­la stessa Bibbia (dai grandi quadri del Penta­teuco, come la jahvista, il sacerdotale, alle teolo­gie del N.T., dei Sinottici, di Giovanni, di Pao­lo) dove è chiaramente all'opera un'acuta pene­trazione razionale (sapienziale), diventa più tardi rigorosa sistemazione nei complessi teologici del­la storia del cristianesimo. Senza dubbio il mes­saggio cristiano non è una ideologia (un idolo direbbe la Bibbia) costruita da mano d'uomo. Ma è proprio la sua intrinseca trascendenza che fa il cristiano ecumenico, capace di incontro con altri, rispettoso, anzi promotore di pluralismo ed attento a non porre in contraddizione (anche se la tensione è inevitabile) le esigenze e l'energia della ragione con quelle della sua fede. Visto in questa prospettiva credo che il «fenomeno» cristiano non sia fuori posto in ogni luogo di produzione della cultura, di crescita dell'uomo. Lungi dal sottrarsi ad una sua autogiustificazione razionale, si pone come fonte di rispetto di ogni valore, proprio per la sua palese assolutizzazione del divino (Tu solo sei Signore!) e riesce affasci­nante per il suo manifesto di liberazione: «Non c'è più né giudeo né greco; non c'è più né schia­vo né libero, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (Gal 3,28).
    Il progetto cristiano come progetto di libera­zione storica, anche se va altre le possibilità di questa, è ancora capace di trovare consenso. Fon­damentali testi biblici vengono alla memoria: la liberazione dell'esodo, la denuncia profetica con­tro ogni oppressione, la prassi liberatrice di Gesù, prolungantesi, pure qui, in prese di posizio­ne che fanno parte ormai della storia: da Be­nedetto, a Don Bosco, alle missioni della Chiesa (nonostante inevitabili ombre), a Don Milani, a Madre Teresa e ad altri attuali movimenti im­pegnati per i diritti dell'uomo.

    UNA ESEMPLIFICAZIONE OPERATIVA

    Credo profondamente che il messaggio cristiano possa entrare nel circuito giovanile se presentato secondo certi punti di vista, certe dimensioni che sono costitutive a quello e particolarmente sentite, o quanto meno necessarie per la matura­zione di questi. Ne abbiamo fatto cenno. Resta da osservare una cosa: il compito di «bonifi­care» il soggetto giovanile da ogni tentativo di riduzione manipolatrice nei confronti del mes­saggio, come pure la tentazione di una fuga fideistica verso di esso. Si vuol creare una sin­tonia tra l'annuncio e le esigenze dei giovani, e non con attese capricciose od epidermiche o sbandierate senza il sigillo di una personale, riflessa presa di posizione.
    Non resta ora che tentare una esemplificazione con tre temi «classici», sostanziali dell'annun­cio cristiano: il Padre, Cristo e la Chiesa. Non può essere di più che una traccia da realizzare compiutamente da parte dell'educatore insieme con il suo gruppo.
    Per ogni tema si cercherà di segnalare alcune deformazioni correnti, poi dare il «taglio» di lettura, che è l'obiettivo da raggiungere nell'atto catechistico, e successivamente evidenziare certi aspetti degni di approfondimento da riprendersi lungo il periodo di crescita.

    DIO COME PADRE

    Possibili deformazioni o punti di contrasto

    - il pregiudizio di irrilevanza o di forza alienante della dimensione religiosa nell'uomo;
    - un dissidio più o meno profondo tra affer­mazione di Dio e autorealizzazione (libertà) dell'uomo;
    - concezioni ed atteggiamenti magico-sacrali verso Dio, o, con altri termini, l'appuntamento con un Dio «in crescita» con la crescita del giovane;
    - il mantenimento del «Dio dei filosofi» con­quistato dallo sforzo dell'uomo, più che l'aper­tura alla rivelazione del «Dio Padre del nostro Signor Gesù Cristo»;
    - altri punti di frizione: Dio e il problema del male, Dio e le norme morali, Dio e una san­zione eterna...

    Taglio generale di lettura (ed obiettivo da raggiungere)

    Presenza di un assoluto trascendente nella vita nella storia, eppur orientato intrinsecamente alla promozione dell'uomo, e il cui nome (iden­tità, stile di azione) è nel cristianesimo quello di «Dio Padre del nostro Signor Gesù Cristo».

    Linee di approfondimento

    Lasciamo da parte come secondaria la questione dell'itinerario didattico, kerigmatico o antropo­logico, per sottolineare invece una scaletta di argomenti che ritengo essenziali (anche qui sen­za predeterminare un prius cronologico).

    a) «I sentieri del Dio Ignoto» (confronto tra ragione e Dio):
    - panoramica psico e socio-religiosa dell'esi­stenza. Il significato di religione;
    - le interpretazioni storiche maggiori: il fenomeno delle religioni;
    - la tormentata voce della ragione sull'Asso­luto: la testimonianza delle filosofie.

    b) Il volto di Dio secondo Gesù Cristo:
    - il Dio biblico nella sua progressiva rivelazione: il Dio dei patriarchi, il Dio dell'esodo, il Dio dei profeti, il Dio creatore, il Dio di Gesù Cristo;
    - tratti sostanziali dell'identità del Dio cri­stiano: la Trascendenza dell'amore che è volontà di comunione e di intimità ad intra (Trinità) e ad extra (popolo di Dio), ed insieme totale alte­rità e non catturabilità da parte dell'uomo (pre­senza sacramentale o nella fede); da incontrare nella nostra storia (di cui Dio è creatore e sal­vatore) ma secondo una traiettoria che porta ad un «a faccia a faccia» che è solo nell'eterno;
    - il ruolo rivelatore sostanziale di Gesù Cristo e dei discepoli veraci di Cristo, quello e questi indispensabili testimoni del Dio vivente (i gran­di dibattiti teologici nella storia della Chiesa);
    - una rilettura biblica delle tracce di Dio nelle grandi religioni e nelle filosofie.

    c) Il mestiere di uomo alla luce di Dio come Padre, ossia cosa comporti l'accoglienza della dimensione religiosa cristiana nel proprio pro­getto di vita:
    - la divina signoria come promozione integrale dell'uomo: Dio è creatore e Signore perché l'uomo viva e si sviluppi come creatore e si­gnore;
    - Dio e il problema del male: la trascendenza di amore di Dio come ricupero dei fallimenti dell'uomo;
    - la vita eterna, supremo dono di Dio, luogo di visione, come vita umana in eterno, come vita totalmente realizzata;
    - l'ateismo come mortificazione di sviluppo in pienezza. La religione nel marxismo;
    - «siate perfetti come è perfetto il Padre» dice Gesù (Mt 5,48), ossia fate trasparire nelle vostre esistenze il Regno di Dio, come cioè la storia collettiva e personale ha ormai ricevuto una svolta decisiva, una svolta liberatrice e in­tensamente umanizzante, come ne dà storica testimonianza Gesù Cristo, il Signore Risorto. Il non vivere così è «peccato»;
    - incontrare Dio: senso della preghiera, senso e portata dell'ascolto della Parola di Dio (Bib­bia) l'esercizio della paternità nell'amore, fami­liare e sociale, tutte esperienze sacramentali del­la paternità di Dio.

    GESÙ CRISTO

    Possibili deformazioni

    - Il «gesuismo», ossia la considerazione esclu­siva di Gesù come cifra mitica dell'umano, il personaggio (più che la persona) nobile e co­raggioso, dalla parte degli oppressi;
    - un Gesù «relitto storico», ormai presente solo nel ricordo, cui non è arrisa per nulla la vittoria di Pasqua, e quindi la possibilità di una contemporaneità esistenziale;
    - un Gesù «conflittuale», e in maniera insa­nabile con il dopo-Gesù, con la comunità storica dei cristiani, con la Chiesa. O in linea più gran­de, dissidio irriducibile tra progetto cristiano e progetto marxista;
    - ed anche tra coloro che lo accettano, una sconcertante ignoranza sulla identità storico-mi­sterica del Cristo, con una oscillazione che va da un letteralismo ingenuo ad uno scetticismo dif­fidente, per quanto riguarda la documentazione fondamentale intorno a Gesù: i vangeli. Pos­siamo dire che è pressoché assente una legittima­zione culturale circa l'assenso o il rifiuto che si dà al Cristo.

    Taglio generale di lettura (ed obiettivo da raggiungere)

    Gesù di Nazaret, inviato da Dio al mondo per salvarlo e fare uomini nuovi, vero uomo per Dio e vero Dio per l'uomo. Con la risurrezione suscita e guida una comunità di discepoli che manifesti nel mondo i segni della salvezza evan­gelica o segni del Regno di Dio. In cammino verso il suo ritorno.

    Linee di approfondimento

    Potrebbero radunarsi lungo questa serie di inter­rogativi: Ci sei? chi sei? che dici? qual è il tuo mistero? che vali? come incontrarti?
    - Ci sei?: è un momento storico-critico di es­senziale importanza, da realizzare - appunto per questo - con competenza e rispetto del travaglio interiore dell'uditorio (senza cioè esu­beranze apologetiche). Si tratta di porsi in ascolto delle «voci» della storia pro o contro, in par­ticolare dei testimoni cristiani attuali, per risa­lire a quelli degli inizi, per infine sfociare su quella cristallizzazione parziale delle prime te­stimonianze che sono i vangeli. Di questi dare sufficienti criteri di lettura grazie ad una attenta considerazione della loro reale natura storico­kerigmatica.
    - Chi sei?: dai testimoni e dal Libro passiamo alla persona. Sono le informazioni legittime cir­ca le coordinate storico-geografiche-culturali del tempo di Gesù, le possibili articolazioni della sua «vita», il suo stile di rabbi-profeta, l'incro­ciarsi di interrogativi nei suoi confronti per la sua sorprendente «diversità».
    - Che dici?: riguarda le linee maggiori della predicazione di Gesù così come ci è dato di cogliere con la ricerca esegetica: il tema del Regno escatologico, la novità conseguente, il rap­porto con Dio come Padre e con gli altri, il di­scepolato, il mistero della Pasqua, la missione della comunità, la scelta dei piccoli e dei poveri...
    - Quale è il tuo mistero?: si tratta di appu­rare quale sia stato il progetto di vita di Gesù, gli ideali, le motivazioni profonde, la coscienza che Egli ebbe di sé. Una conoscenza che Gesù lega a chi è umile di cuore (Mt 11,25), come dono cioè del Padre, il quale fa comprendere come in Gesù sia presente Dio, come Gesù è il Figlio amatissimo del Padre, e che risorgendolo dai morti l'ha costituito Kyrios e giudice esca­tologico.
    - Che vali?: qui l'ascolto si concentra sulle risonanze che il mistero di Cristo ha avuto sul discepolo, su Paolo anzitutto, e su Giovanni, e nella letteratura neotestamentaria; anzi - se­condo una approvazione audace di Gesù stesso
    - nel Vecchio Testamento ormai da leggersi come profezia messianica. E il valore di Gesù continua. In questa linea ha senso, ed è dove­roso ricuperare convenientemente la fides Eccie­siae sia nei pronunciamenti dottrinali su Gesù, sia quella che si esprime nella prassi cristiana delle devozioni, dell'arte e dello spettacolo, del­la spiritualità. Cristianesimo e marxismo.
    - Come incontrarti?: è la logica conclusione di un itinerario di ricerca (cfr. Gv 1,38-39). Si tratta di dare i requisiti per un'autentica espe­rienza cristiana. Cristo lo si incontra nel segno del suo Corpo: la Chiesa, la Parola di Dio, i Sacramenti (l'Eucarestia al centro), il prossimo specie il più povero, la croce per fedeltà al Mae­stro, e ovunque si manifestino opere evange­liche.
    Evidentemente altri tagli di lettura sono possi­bili, ed anche vale l'interessamento per punti specifici (Gesù e i poveri, Gesù e l'amore umano, Gesù e il futuro, la dimensione politica della prassi di Gesù, possibilità e senso dei miracoli di Gesù...).

    LA CHIESA

    Possibili deformazioni

    - Una quasi invincibile diffidenza nei confron­ti della Chiesa-istituzione, criticata o per ecces­so di potere, o per controtestimonianza dei cri­stiani (specialmente in ambito della giustizia e di impegno per la liberazione). Rifiuto della dimensione gerarchica. Profonda crisi di appar­tenenza.
    - Forte depauperamento della dimensione mi­sterica o mistica della Chiesa, sottovalutata o sopravalutata in riferimento alla sua forza cul­turale, o di prestigio morale, o di potere poli­tico-economico.
    - O viceversa, formazione di movimenti eccle­siali accentuatamente «spiritualisti» o carisma­tici, tendenzialmente intimisti ed esclusivi, in difficoltà nell'accentuazione di manifestazioni sto­riche della Chiesa; oppure movimenti che ra­sentano l'ideologizzazione della realtà «Chiesa», come asse e motore di una rinnovata «civiltà cristiana», una Chiesa che avrebbe il monopolio della verità e della salvezza...
    Entro questo quadro vi sono poi le peculiari difficoltà dei singoli, di cui occorre far prendere coscienza (mediante il dialogo) prima di cercare una risposta sistematica.

    Taglio generale di lettura (ed obiettivo da raggiungere)

    La Chiesa come comunità di persone unite dallo Spirito del Cristo, per prolungare nella storia il progetto evangelico di Gesù, mediante l'an­nuncio, la celebrazione, la diakonia.

    Linee di approfondimento

    Mi sembra che l'argomento vada affrontato lun­go tre direttrici o tre poli maggiori:

    a) La realtà ecclesiale secondo il Fondatore (polo biblico) :
    - gli uomini come «popolo di Dio» nella Bibbia: dalla comunità del deserto alle comunità cristiane delle origini. L'impronta di Cristo e la conformazione apostolica;
    - lo sviluppo ecclesiologico, nei suoi momenti salienti, da Ignazio di Antiochia al Vaticano II.

    b) La Chiesa nelle vicende storiche (polo sto­rico):
    - valutazione critica delle manifestazioni di Chiesa lungo la storia passata e presente. Errori e deformazioni;
    - espressioni positive di una Chiesa viva nella storia: contributo culturale, umanitario, civile. Ieri ed oggi.

    c) La Chiesa nell'esistenza (polo esistenziale) :
    - occhio ai testimoni, come i santi. Il loro modo di pensare e vivere la Chiesa;
    - la triplice funzione vitale della comunità ecclesiale: l'annuncio, la celebrazione liturgica (Eucarestia in primis), la diakonia o servizio di guida e di carità;
    - da mettere a fuoco: rapporto tra Regno di Dio e Chiesa; tra Chiesa e società civile; il com­pito del magistero; chi sono i ministri e i mini­steri nella Chiesa; senso e portata delle missioni; Chiesa e movimenti di liberazione;
    - posto e ruolo che competono ai giovani cri­stiani nella comunità ecclesiale.

     

     



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