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    Una generazione

    provvisoria?

    X Rapporto Eurispes Telefono Azzurro

    Una sintesi 

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    Presentiamo una veloce sintesi, nelle parole di presentazione del X Rapporto Eurispes - Telefono Azzurro da parte del Prof. Fara, di alcune delle risultanze più significative rispetto al mondo della fanciullezza e adolescenza.
    Al termine di questa presentazione, i rimandi alla sintesi delle schede, preparate dall’Ufficio Stampa di Eurispes (17 novembre 2009)

    Le giovani generazioni vengono spesso definite come la società del futuro, gli uomini di domani. E’ dunque importante interrogarsi su quale futuro il mondo attuale prepara ai ragazzi. Le indagini Eurispes – Telefono Azzurro (e quela di quest’anno in particolare) evidenziano come troppo spesso anche il nostro Paese sia popolato da bambini e ragazzi dal futuro negato. È il caso dei minori la cui vita è incrinata dall’abuso e dallo sfruttamento sessuale, ma anche di quelli che smarriscono la strada cadendo nella devianza e di quelli ai quali la sorte non ha mai concesso il diritto ad un futuro: si pensi, ad esempio, ai giovanissimi, italiani e stranieri, arruolati dalla criminalità organizzata, o a quelli costretti a vivere in condizioni di estrema povertà. Strade interrotte, strade senza uscita.

    Rischi di trasgressione

    Ma anche per quei ragazzi che si trovano inseriti in contesti fortunatamente meno problematici, che offrono loro opportunità, mezzi, e perfino, in molti casi, una abbondante dose di superfluo, si può parlare, in questi anni, di un vero e proprio spreco di potenzialità. Lo testimonia, nel modo più evidente, la diffusione di comportamenti di devianza “borghese”, o devianza “normalizzata”. La ricerca ritualizzata di uno sballo autodistruttivo, il ricorso al doping nello sport, la condotta irresponsabile alla guida, i comportamenti antisociali come il bullismo, il vandalismo e la formazione di baby gang, il vizio del gioco d’azzardo, soprattutto on-line, sono tutti indicatori di una tendenza ormai diffusa, tra i giovani, a fare cattivo uso della loro vita. La loro trasgressione, inoltre, non rappresenta l’affermazione di un’identità personale, ma piuttosto una forma di omologazione. Nella maggior parte dei casi sembra che i ragazzi vogliano adeguarsi a “quello che fanno tutti”, a “quello che sono tutti”, piuttosto che seguire le proprie personali inclinazioni nel costruire il proprio percorso di vita. Tanto che persino il consumo di droghe o l’abuso di alcol hanno assunto, in molti contesti giovanili, caratteri di “normalità”.
    A dinamiche simili sembra rispondere la diffusione del bullismo tra i minori (ne è stato testimone, solo a scuola, il 32,1% dei bambini ed il 42,1% degli adolescenti). Questo si manifesta infatti come una forma antisociale fine a se stessa che conferma come la presenza, a scuola o in un contesto sociale, di ragazzi in qualche modo “diversi” non viene quasi mai concepita come opportunità di confronto ed arricchimento, ma fatta oggetto o di indifferenza o di vere e proprie persecuzioni, in un rifiuto che non perdona la non omogeneità (per natura) o la non omologazione (per scelta). Le diverse forme di trasgressione in contesti “normali” inducono a pensare che molti ragazzi evitino il confronto con una realtà di cui forse non si sentono protagonisti, che scelgano questi comportamenti per noia, dunque per mancanza di obiettivi ed ideali.

    Attese di futuro?

    L’indagine, non a caso, rivela che i bambini e gli adolescenti, pur recependo le attese dei genitori e pur manifestando aspettative personali nel complesso convenzionali, considerano arduo il raggiungimento degli obiettivi di vita tradizionali come la laurea, un lavoro in linea con le loro vocazioni, il matrimonio ed i figli. Il 33,6% degli adolescenti appare sfiduciato sulla possibilità di raggiungere l’obiettivo di laurearsi, il 49,4% di ottenere un lavoro stabile, il 42,9% di ottenere un lavoro che piace. I giovani hanno quindi precocemente assorbito le incertezze e le incognite a cui la società complessa costringe e che rischiano di gravare soprattutto sul loro futuro. Non a caso si ripete spesso che queste sono le prime generazioni le cui prospettive indicano un futuro non migliore ma peggiore di quello dei loro genitori. Persino quando possono proiettarsi nel futuro con la fantasia i minori sembrano sognare in piccolo: soprattutto i bambini dicono di voler assomigliare a personaggi di successo del mondo dello spettacolo o dello sport. Solo una minoranza si proietta in un ruolo più attivo ed incisivo, in linea con caratteristiche personali, in sogni di cambiamento concreto del reale e, perché no, verso ideali ed aspirazioni. I ragazzi italiani non aspirano quasi mai a diventare eroi, ma al massimo a diventare famosi.

    I nuovi media

    Un altro elemento chiave nella valutazione delle potenzialità di crescita offerte oggi ai minori e della loro maggiore o minore capacità di sfruttarle è rappresentato dal rapporto con le nuove tecnologie. In questi anni, grazie al rapido sviluppo tecnologico dei mezzi di comunicazione, ai giovani si è aperto un intero universo di informazioni, contatti ed attività.
    I media mostrano però con evidenza il loro duplice volto: stimolanti strumenti di progresso capaci di abbattere tempi e distanze aprendo nuovi scenari di conoscenza ed interazione, ma anche strumenti di omologazione o produttori di disorientamento e caduta di senso. Anche al di là di possibili rischi, non si può fare a meno di osservare come in molti casi i new media svolgano un ruolo, soprattutto per i più giovani, di invito e supporto al superfluo. Telefonini (ne possiedono uno il 53,7% dei bambini ed il 97,8% degli adolescenti) ed I-Pod, connessione ad Internet e social network rappresentano una sorta di appendice irrinunciabile per tanti adolescenti. Il numero di messaggi inviati quotidianamente, il numero di foto scattate col cellulare, la sinfonia di suonerie udibile in qualunque contesto evidenziano come, spesso, l’sms, la foto o la chiamata vengano effettuate soprattutto perché è disponibile uno strumento che le rende facilmente praticabili, più che per uno scopo preciso. Si tratta di strumenti di arricchimento della conoscenza e di reale apertura al mondo, e insieme di sterili status symbol ricercati e utilizzati ossessivamente al di là delle esigenze e dell’utilità.
    Le moderne tecnologie dovrebbero facilitare la libera espressione di sé e della propria creatività, non ingabbiarla nella routine e nell’autoreferenzialità improduttiva. Dovrebbero favorire l’incontro – un incontro aperto e sincero –, non la chiusura o un confronto vuoto e mascherato con il mondo esterno. Le tecnologie multimediali potrebbero costituire, anche per i ragazzi, un’enorme risorsa, da sfruttare al meglio. Ma non sempre accade. Anziché essere stimolati a comunicare più agevolmente in tempo reale, disimparano l’italiano con il “codice sms”. Anziché utilizzare i social network per esprimere opinioni, pensieri e passioni, alcuni li banalizzano con la sintesi e la futilità – si pensi al “cosa sto facendo in questo momento” ed al “mi piace/non mi piace più” di Facebook –, mentre la possibilità di incontrare e conoscere altre persone talvolta si riduce alla logica dell’accumulo (avere 400 “amici” virtuali e non sapere cosa farne). In questo senso proprio Facebook, uno dei maggiori fenomeni degli ultimi anni (vi partecipa il 71,1% degli adolescenti), rappresenta un ulteriore esempio emblematico delle potenzialità spesso sprecate dei nuovi media.
    I nuovi mezzi di comunicazione troppo spesso amplificano i comportamenti devianti, come denunciato dalle bravate e dagli atti di bullismo ripresi col telefonino e messi on-line o dal cattivo uso che alcuni fanno dei social network e delle chat.

    La politica

    L’indagine dimostra come, da un lato, troppi minori vedono il loro futuro negato o compromesso, dall’altro, pur avendo a disposizione grandi opportunità, una parte di esse risulta in diversi modi sprecata o sottoutilizzata. Nello stesso tempo desta preoccupazione il progressivo allontanamento dei giovani dalla politica prima ancora che ne conoscano le dinamiche più complesse, prima che abbiano tempo di svilupparsi in loro uno spirito di partecipazione civile ed orientamenti definiti. Questo senso generale di sfiducia ed estraneità nei confronti dei rappresentanti delle Istituzioni e della politica stessa, che talvolta sfocia chiaramente in disprezzo, blocca in anticipo nei ragazzi ogni desiderio di partecipare attivamente alla vita sociale, e di divenire quindi protagonisti ed attori di una parte del loro futuro.
    La maggioranza degli adolescenti (51,7%) pensa che lo Stato non tuteli i cittadini e sono moltissimi quelli che non credono che la legge sia uguale per tutti (41,9%). Gli appartenenti alla classe politica, vengono considerati, quasi indistintamente come persone intente soprattutto ad affermare il proprio interesse piuttosto che quello del Paese e dei cittadini. Tutto ciò è aggravato dalla natura profondamente gerontocratica della società italiana, soprattutto in ambito politico ed amministrativo. Uno stato di cose che tiene lontani i giovani da tutte le “stanze dei bottoni”.
    È allora naturale ed inevitabile che i ragazzi di oggi, di fronte alla difficoltà di potersi inserire in ruoli di qualche importanza, perdano la speranza di poter contare davvero, di poter far sentire la propria voce e contribuire allo sviluppo ed al cambiamento.

    Segnali di speranza

    Di fronte a questa parziale esclusione, che mina in modo preoccupante la speranza dei giovani nel futuro, è allora auspicabile il recupero di un approccio – quello che ha caratterizzato ad esempio i ragazzi di alcune generazioni precedenti – che spinga, di fronte ad un contesto difficile ed incerto, non alla rassegnazione ma all’impegno per l’affermazione dei propri ideali e dei propri valori.
    Fortunatamente, i segnali di speranza in questa direzione non sono del tutto assenti. Li troviamo nella partecipazione attiva nel volontariato, nelle prove di creatività e vivacità di pensiero di quelli che, anche giovanissimi, scrivono racconti, poesie, diari, suonano strumenti, leggono, contribuiscono alla vita di associazioni o ad iniziative in difesa del territorio e dell’ambiente. Anche per questo siamo convinti che se Ennio Flaiano aveva alcune ragioni nell’osservare che: «I giovani hanno quasi tutti il coraggio delle opinioni altrui», non sempre questa critica valga per tutti i ragazzi.
    Aiutarli in questa direzione è allora il preciso compito della società adulta. 

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