Giovani, la missione
sotto casa
Matteo Liut
Un bilancio 'dal vivo' del convegno nazionale di pastorale giovanile, concluso domenica a Metaponto L’evento in terra lucana ha «rilanciato la necessità di ripartire dalle nostre comunità locali, dalle diocesi e dalle parrocchie». Il segno di una pastorale ormai adulta
Per la pastorale giovanile in Italia si chiude un decennio fatto di tenacia e costanza che offrirà a quello che si apre strumenti efficaci e un cuore pulsante.
Un decennio che ha reso l’attività delle comunità cristiane della Penisola per i giovani un impegno adulto e un servizio educativo a 360 gradi per le famiglie e la società. Lo si comprende guardando all’XI Convegno nazionale di pastorale giovanile che si è chiuso domenica a Metaponto (Matera), dove i quasi 500 delegati hanno fatto capire ai responsabili nazionali che le diocesi e le parrocchie della Penisola custodiscono energie e risorse preziose non solo per la Chiesa ma per l’intero Paese.
Cammini di responsabilità
«Non è venuto per farsi servire ma per servire» era il titolo del convegno di Metaponto , che è stato chiuso dalle parole del vescovo di Aosta, Giuseppe Anfossi, presidente della Commissione episcopale per la famiglia e la vita. Parole che hanno lanciato l’invito a servire i giovani tornando ad «affrontare con loro i temi fondamentali della vita, della morale, della fede». Il presule non ha nascosto le innumerevoli difficoltà che oggi attanagliano il mondo giovanile sempre più «deresponsabilizzato dalle strutture sociali». Allora se i cammini di pastorale giovanile vanno ripensati, ha detto Anfossi, questo deve essere fatto proprio tenendo conto della necessità di «fare crescere i ragazzi affidando loro le giuste responsabilità». E, poi, ha aggiunto il vescovo, «andiamo là dove i giovani vivono, nei luoghi di studio e di lavoro, in famiglia, nei loro ambienti quotidiani». Un’esigenza espressa dagli stessi delegati nel confronto che ha animato i laboratori e i gruppi di studio. Tutto ciò, ha ricordato poi l’arcivescovo di Matera-Irsina, Salvatore Ligorio, che ha presieduto la Messa conclusiva nella parrocchia di Metaponto, deve partire da un unico «centro propulsivo»: la celebrazione dell’Eucaristia, che «sull’esempio dei martiri di Abitene, ricorda a noi mendicanti di felicità, che solo in Cristo possiamo trovare la risposta alle attese più profonde».
Una pastorale viva
La scelta di chiudere il convegno in parrocchia, d’altra parte, non è stata casuale: «Il dibattito ha rilanciato la necessità di ripartire dalle nostre comunità locali, dalle diocesi e dalle parrocchie – ha detto domenica don Nicolò Anselmi, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile –. Oggi siamo in mezzo a una comunità parrocchiale proprio per dare un volto concreto a questo impegno».
Un legame forte con il territorio, quindi, ma anche uno sguardo aperto a 360 gradi: è lo stile emerso nel convegno partito con una riflessione sullo «spirito di servizio» del vescovo di Teggiano-Policastro, Angelo Spinillo. Poi la tavola rotonda sulle aspettative dei giovani, delle famiglie e della scuola nei confronti della comunità cristiana: una volta in più la pastorale giovanile si è mostrata in grado, attraverso i suoi operatori, di sapersi inserire in un tessuto ampio. Tanto che essa può essere considerata un «servizio alla società civile», come ha notato nel suo intervento, Francesco Miano, presidente nazionale dell’Azione cattolica. Ecco perché quest’anno, novità assoluta, i giovani verranno coinvolti, attraverso forum regionali, nella preparazione delle Settimane sociali 2010 di Reggio Calabria: una scelta tesa e dare «nuovo protagonismo» ai giovani nella vita pubblica, come ricordato da Edoardo Patriarca, segretario del Comitato organizzatore delle Settimane sociali.
Dall’Italia al mondo
E non solo: lo sguardo non deve accontentarsi dei confini nazionali ma è chiamato ad abbracciare tutto il mondo. È punto di vista proposto da don Gianni Cesena, direttore dell’Ufficio nazionale per la cooperazione missionaria tra le Chiese, che domenica mattina ha raccolto e sintetizzato i lavori dei gruppi di studio. E ha lanciato un chiaro appello a fare della missionarietà un criterio quotidiano: «La diversità – ha detto don Cesena – è parte del nostro vissuto di tutti i giorni e non solo per l’alto numero di immigrati che vivono nel Paese (e che cambiano il volto della nostra Chiesa) o per il fenomeno della globalizzazione: l’essere diversi è un’esperienza che facciamo tra le mura domestiche». Un’esperienza che può insegnarci a «vivere un Vangelo senza confini e a coltivare un’autentica mondialità anche nei cammini di pastorale giovanile».
Una pastorale «adulta»
D’altra parte l’appello di don Cesena cade in un terreno fertile, coltivato con impegno costante da operatori e responsabili entusiasti, anche se ben consapevoli delle difficoltà, delle sfide che caratterizzano il mondo giovanile e della continua necessità di formazione. I quattro giorni di Metaponto hanno mostrato che in tutta Italia la pastorale giovanile è davvero diventata «adulta» offrendo alle comunità locali non solo le attività di preparazione ai grandi eventi ma anche gli strumenti per un’opera educativa efficace nel quotidiano.
In questi anni le diocesi hanno imparato a «camminare con le proprie gambe», senza dimenticare di mettere in rete le risorse. Un risultato che anche don Anselmi, non senza una nota di commozione, ha sottolineato chiudendo il convegno e ricordando che la rete più solida è quella che si costruisce nella preghiera: «Restiamo uniti nella preghiera», è stato il saluto finale del responsabile nazionale.
(Avvenire, 27 ottobre 2009)
















































