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    Alla ricerca di Dio

    Scheda dal 26° Rapporto Eurispes 2014

    Promo RI2014

     

    «IL 75,2% DEGLI ITALIANI SI PROFESSA CATTOLICO,

    MA SOLO IL 33,1% È PRATICANTE.

    POSIZIONI POSSIBILISTICHE SU VARI TEMI ETICI

    MA CONTRARI, INVECE, A SUICIDIO ASSISTITO (76,1%),

    ADOZIONE DI BAMBINI PER COPPIE GAY (71,8%)

    E MATRIMONI OMOSESSUALI (56,8%).

    PAPA FRANCESCO È APPREZZATO
    DALL'87% DELLA 
    POPOLAZIONE»

     

    Gli italiani e la fede

    L'elezione, nel marzo 2013, di Papa Francesco, in seguito alla rinuncia di Benedetto XVI, ha presto rivelato un impatto dirompente sulla comunità cattolica e non, complici la grande comunicativa del nuovo Pontefice. Alla luce di questa serie di cambiamenti e del riavvicinamento alla Chiesa che la presenza di Papa Bergoglio sembra aver determinato, l'Eurispes ha indagato il rapporto degli italiani con la fede, la Chiesa e l'operato del nuovo Papa.
    Il 75,2%, la maggioranza degli italiani, dichiara di essere un cattolico credente, ma è il 33,1% ad essere praticante, mentre il 42,1%, pur credendo, non praticare attivamente. Gli atei o appartenenti ad un'altra religione sono il 19,9%. I cattolici praticanti risultano più numerosi tra le donne che tra gli uomini (35,4% vs 30,5%).
    A professarsi praticante oltre che credente è la fascia più matura della popolazione (65 anni e oltre), nella misura del 50,2%. Subito dopo, con il 31,7% dei fedeli, troviamo i 35- 64enni, seguiti dal 22,8% e dal 22,7% di coloro che hanno un'età compresa tra 18 e 24 anni e tra 25 e 34 anni. La percentuale di non cattolici invece diminuisce progressivamente passando dalle fasce più giovani a quelle più adulte della popolazione: il 31,7% dei giovanissimi tra i 18 e i 24 anni. seguiti dal 27,3% di quanti hanno tra i 25 e i 34 anni, dal 20.1% di coloro che hanno un'età compresa tra 35 e 44 anni. il 16.9% dei 45-64enni e il 13.1% di chi ha 65 anni e più. Tra gli adulti di età compresa tra i 25 e i 64 anni si registrano le quote più alte di credenti ma non praticanti (i 45-64enni con il 46.8'0. i 35--t-tenni con il 43,3% e i 25-34enni con il 42,4%), mentre i più giovani (18.24 anni) non praticanti si attestano al 38.6% e gli ultrasessantaquattrenni al 34,3%.

    I credenti e la politica

    Si dichiara credente e praticante il 54.4% di chi vota per il centro, il 41,8% di chi è orientato a destra, il 37,4% di chi non è schierato politicamente, il 33,9% degli appartenenti al centro-sinistra, il 29,9% di coloro che si riconoscono nel centro-destra e il 22,8% di chi appartiene all'area politica della sinistra. I cattolici non praticanti rappresentano il 46,7% di chi si riconosce nel centro-destra, il 46,3% della destra, il 40,9% di chi non si riconosce in alcuno schieramento politico, il 39,9% del centro-sinistra, il 37,5% della sinistra e il 31,6% del centro. Infine, i non cattolici costituiscono il 30,9% degli appartenenti alla sinistra e il 23,8% del centro-sinistra cui seguono, con ampio margine, il 17,9% di chi non ha riferimenti politici, il 17,5% di chi si riconosce nel centro-destra, il 10,4% di chi è orientato a destra e 1'8,8% di quanti di collocano politicamente al centro.

    Gli italiani e le funzioni religiose

    Indipendentemente dal fatto di dichiararsi cattolici praticanti o meno, il 28,8% dei cattolici partecipa alla celebrazione della Santa Messa tutte le domeniche, il 23% lo fa solo in occasione delle principali festività religiose, il 18,8% solo in occasione di battesimi, comunioni, cresime, matrimoni, funerali di amici/parenti, il 14,2% una o due volte al mese, 1'8% più volte alla settimana, mentre il 4,6% non si reca mai in Chiesa. Le percentuali di chi partecipa alla Santa Messa tutte le domeniche risultano più elevate tra anziani e adulti che tra i giovani: dal 34,4% degli ultrasessantaquattrenni al 17,1% dei 25-34enni, passando per il 32,3% dei 45-64enni, il 27,4% dei 35-44enni e il 21.4% dei 18-24enni. A recarsi a messa prevalentemente in occasione delle principali festività religiose (Natale, Pasqua, ecc.) sono soprattutto i giovani tra 25 e 34 anni (34,1%), cui seguono a circa dieci punti percentuali di distacco i 45-64enni (24,8%) e i 18-24enni (24,3%), per concludere con coloro che hanno tra i 35 e i 44 anni (19,4%) e gli anziani (15,3%), che non aspettano l'arrivo delle ricorrenze per andare in chiesa. Ad andare a messa esclusivamente per battesimi, comunioni, cresime, matrimoni e funerali sono soprattutto i giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni (27,1%); seguono progressivamente gli appartenenti alle altre classi di età: il 24,4% dei 25-34enni, il 22,9% dei 35-44enni, il 16,9% dei 45.64enni e 1'11,5% di coloro che appartengono alla fascia di età più elevata (65 anni e oltre). In questo caso partecipare alla messa non costituisce un'abitudine o una scelta attiva, quanto piuttosto un evento della vita sociale. Si reca invece in Chiesa una o due volte al mese il 17,7% dei 35-44enni e il 17,5% di chi ha 65 anni o più, seguiti dal 14,4% di chi ha tra i 45 e i 64 anni d'età, 1'8,6% dei più giovani e il 7,3% dei 25-34enni. Recarsi in Chiesa più volte alla settimana è appannaggio soprattutto dei più anziani (il 15,8% di chi ha 65 anni e oltre contro una media del 5,2% di tutte le altre classi di età). La percentuale più alta di chi non partecipa mai alla Messa si trova tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni: 11,4%, contro una media del 4,5% delle restanti classi di età prese in esame.

    Che cosa spinge a recarsi in Chiesa?

    Il motivo principale che raccoglie i credenti dentro le mura di un luogo sacro è la preghiera (53,8%), cui seguono a grande distanza: la tradizione familiare (13,3%), la ricerca della forza necessaria per affrontare problemi e avversità (11,9%), il fine di socializzare (2,8%), la volontà di ringraziare per un dono ricevuto (1,9%) e la richiesta di una grazia (0,7%). I più giovani, di età compresa tra i 18 e i 24 anni, si recano in Chiesa principalmente per pregare (41,3%), per tradizione familiare (19%) e per altre ragioni non indicate dall'indagine (25,4%); soltanto il 3,2% afferma di recarsi in Chiesa nei momenti dolorosi e 1'1,6% per socializzare. Gli over65 invece si recano in Chiesa al solo scopo di pregare, motivazione indicata dal 72,9% delle risposte. A cercarvi la forza nei momenti dolorosi sono principalmente i soggetti che hanno tra i 45 e i 64 anni (17,4%), seguiti dai 35- 44enni (13,2%). A ringraziare per un dono ricevuto sono soprattutto i 25-34enni (4,4% contro una media dell'1,3%).

    Papa Francesco apprezzato dall'87% degli italiani

    Insediatosi in Vaticano da meno di un anno, Papa Francesco ha già conquistato l'affetto ed i favori nella comunità cattolica, ma anche al di fuori di essa. Interrogati sulla figura del Pontefice e sull'ipotesi che stia dando nuovo slancio alla Chiesa cattolica, tra un pugno di indecisi (8,4%) e una manciata di scettici (4,5%) domina 1'87,1% di chi sostiene che Papa Francesco stia ridando vitalità alla sua Chiesa. Grazie al suo approccio affabile e familiare, ma anche alla sua candida apertura all'altro da sé, il nuovo Pontefice ha fatto breccia nel cuore dei cattolici e anche fra molti di coloro che tali non si ritengono. Sono in misura maggiore le donne rispetto agli uomini (91% vs 82,9%) a ritenere che Papa Bergoglio stia ridando slancio alla Chiesa cattolica, mentre tra coloro che non hanno ancora un'idea ben precisa in merito o che rifiutano di rispondere alla domanda posta troviamo il 10,8% degli uomini e il 6,5% delle donne

    I cattolici e i temi etici

    È risultato interessante incrociare dati riferiti ai cattolici (credenti ma non praticanti e praticanti con quelli della rilevazione dedicata quest'anno ai temi etici
    I cattolici credenti sono a favore dell'utilizzo delle cellule staminali per le cure mediche (88,4%); del divorzio breve (81,8%), che permette, in assenza di prole e in caso consensualità, di ottenere il divorzio entro un anno eliminando dunque la fase preliminare della separazione: della tutela giuridica alle coppie di fatto (74,9%); della fecondazione assistita (74,4%); del testamento biologico (68.100), che racchiude la volontà di un individuo circa le cure mediche cui potrebbe essere sottoposto in un futuro in cui potrebbe non essere più capace di intendere e di volere: della pillola abortiva RC-486 (58,7%), che soppianterebbe il ricorso ad un più traumatico intervento chirurgico, e dell'eutanasia (52%). l'interruzione volontaria della vita di un individuo in condizioni fisiche estreme.
    Sono invece per la maggioranza contrari al suicidio assistito (76,1%), alla possibilità che le coppie omosessuali possano adottare bambini (71,8%) e alla possibilità che persone dello stesso sesso possano unirsi in matrimonio (56,8%).
    Andando a scorporare invece i dati riferiti ai due diversi sottocampioni, da una parte ai praticanti e dall'altra ai non praticanti, emerge che tutti si trovano d'accordo sull'utilizzo delle cellule staminali per le cure mediche, ma con percentuali diverse: i primi con 1'84,8% dei favori, i secondi con il 91,1%. Lo stesso si riscontra in merito all'istituzione nel nostro Paese del divorzio breve: 70,8% di favorevoli tra i primi e 90,5% tra i secondi. I cattolici praticanti sposano le principali tematiche etiche e morali nell'ordine che segue: fecondazione assistita (68,6%). tutela giuridica alle coppie di fatto (64,2%) e testamento biologico (58,1%). Si dicono invece contrari rispetto al suicidio assistito (83,7%, approccio condiviso anche dal 70,1% dei cattolici non praticanti), all'adozione di bambini da parte di coppie omosessuali (80,2%; punto di vista in comune con il 65,2% dei cattolici non praticanti), ai matrimoni tra persone dello stesso sesso (68,6%), all'eutanasia (62%) e alla pillola abortiva RU-486 (52,9%). I cattolici non praticanti mostrano invece un'apertura maggiore nei confronti dei temi più caldi del momento: si schierano infatti in percentuale più elevata a favore della tutela giuridica alle coppie di fatto (83,3%), della fecondazione assistita (79%), del testamento biologico (76%) e, a differenza dei praticanti, si pronunciano nella maggioranza dei casi a favore della pillola abortiva RC-486 (69,3%), dell'eutanasia (65,4%) e dei matrimoni fra persone dello stesso sesso (50,6%).

     



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