Indagine conoscitiva su
bullismo e cyberbullismo
Gian Carlo Blangiardo *
Introduzione
In questa audizione l’Istat intende offrire un contributo utile per i lavori della Commissione in merito all’Indagine conoscitiva su bullismo e cyberbullismo.
Questo documento presenta alcune riflessioni preliminari sulla definizione del fenomeno; prosegue presentando un’ampia gamma di informazioni attualmente a disposizione dell’Istituto provenienti da diverse fonti; conclude illustrando le prospettive future sulla misurazione di bullismo e cyberbullismo e le sfide poste dalla valutazione quantitativa di un fenomeno complesso, che coinvolge una fascia particolarmente vulnerabile della popolazione.
1. Considerazioni preliminari sulla misurazione del fenomeno
I fenomeni del bullismo e cyberbullismo sono stati oggetto nel 2014 di una specifica rilevazione.
Per bullismo si indicano generalmente le prepotenze perpetrate da bambini e ragazzi nei confronti dei loro coetanei. La definizione del fenomeno si basa su tre condizioni: intenzionalità, persistenza nel tempo, asimmetria nella relazione. Esso è pertanto contraddistinto da un’interazione tra coetanei caratterizzata da un comportamento aggressivo, da uno squilibrio di forza/potere nella relazione e da una durata temporale delle azioni “vessatorie”.
Nell’indagine, ai ragazzi da 11 a 17 anni è stato chiesto se, nei 12 mesi precedenti l’intervista, hanno subìto una o più prepotenze/soprusi, presentando loro diverse possibili situazioni per aiutare le giovani vittime a ricordare, cercando così di ridurre al minimo i rischi di sottostima del fenomeno. Sono state, inoltre, raccolte informazioni su coloro che hanno assistito ad atti di sopraffazione e/o violenza tra coetanei e sulle strategie che i ragazzi considerano più efficaci per uscire dalla spirale del bullismo.
Il fenomeno è in continua evoluzione: le nuove tecnologie a disposizione, Internet o telefono cellulare, sono divenute ulteriori potenziali mezzi attraverso cui compiere e subire prepotenze o soprusi; da qui la necessità, per disporre di un quadro preciso del fenomeno, di monitorare anche il cyberbullismo che consiste nell’invio di messaggi offensivi, insulti o foto umilianti tramite sms, e-mail, diffuse in chat o sui social network, allo scopo di molestare una persona per un periodo più o meno lungo. Un aspetto che differenzia il cyberbullismo dal bullismo tradizionale consiste nella natura indiretta delle prepotenze attuate in rete: non c’è un contatto faccia a faccia tra vittima e aggressore nel momento in cui gli oltraggi vengono compiuti. Considerate le caratteristiche della comunicazione virtuale, per poter definire un atto di bullismo elettronico, la persistenza nel tempo ha un ruolo meno rilevante. Anche una singola offesa divulgata a molte persone attraverso Internet o telefoni cellulari può arrecare danno alla vittima, potendo raggiungere una platea ampia di persone contemporaneamente ed essere rimbalzata dall’uno all’altro ipoteticamente in modo illimitato, ampliando notevolmente la gravità e la natura dell’attacco.
2. I dati sul bullismo
I risultati della rilevazione sono illustrati nel dettaglio in una statistica report diffusa dall’Istat nel dicembre del 2015, in questo e nel prossimo paragrafo si darà conto solo delle principali evidenze. Più del 50% degli intervistati 11-17enni riferisce di essere rimasto vittima, nei 12 mesi precedenti l’intervista, di un qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento. Una percentuale significativa, quasi uno su cinque (19,8%), dichiara di aver subìto azioni tipiche di bullismo una o più volte al mese. In circa la metà di questi casi (9,1%), si tratta di una ripetizione degli atti decisamente asfissiante, una o più volte a settimana. Le ragazze presentano una percentuale di vittimizzazione superiore rispetto ai ragazzi. Oltre il 55% delle giovani 11-17enni è stata oggetto di prepotenze qualche volta nell’anno mentre per il 20,9% le vessazioni hanno avuto almeno una cadenza mensile (contro, rispettivamente, il 49,9% e il 18,8% dei loro coetanei maschi). Il 9,9% delle ragazze subisce atti di bullismo una o più volte a settimana, contro l’8,5% dei maschi.
La percentuale di soggetti che ha subìto prepotenze una o più volte al mese diminuisce al crescere dell’età passando dal 22,5% fra gli 11 e i 13 anni al 17,9% fra i 14 e i 17 anni. Le differenze sono sostanziali a livello territoriale: le azioni vessatorie sono più frequenti nel Nord del Paese, dove le vittime di atti di bullismo rappresentano il 23% degli 11-17enni (24,5% nel Nord-est, 21,9% nel Nord-ovest). Considerando anche le azioni avvenute sporadicamente (qualche volta nell’anno), oltre il 57% dei ragazzi al Nord ha subìto qualche prepotenza nel corso dell’anno precedente l’intervista, contro una quota inferiore al 50% nelle regioni centrali e in quelle meridionali.
Tra i ragazzi che vivono in zone poco o per nulla disagiate [1] si registra la quota più bassa di ragazzi e adolescenti che hanno subìto atti prevaricatori da parte di coetanei (50,3% nei 12 mesi precedenti l’intervista); tra coloro che vivono in zone molto disagiate tale quota sale al 55,4% e si registra la quota più elevata di vittime (23,3%) di prepotenze che avvengono con assiduità (almeno una volta al mese).
Di fronte a una situazione di bullismo, la maggioranza, soprattutto le ragazze, ritiene che confidandosi con le persone “più vicine” sia possibile definire meglio la reazione e/o il comportamento da tenere. Infatti, il 65% (60,4% dei maschi e 69,9% delle femmine) ritiene sia una strategia positiva rivolgersi ai genitori per chiedere aiuto, il 41% (37,4% dei maschi e 44,8% delle femmine) ritiene opportuno rivolgersi agli insegnanti. Elevate anche le quote di chi ritiene utile confidarsi con amici (42,8%) o con fratelli e sorelle (30%). Un numero relativamente importante di ragazzi suggerisce il ricorso all’indifferenza come strumento di difesa: il 43,7% ritiene sia meglio cercare di evitare la situazione, il 29% che occorra lasciar perdere facendo finta di nulla e il 25,3% di provare a riderci sopra.
3. I dati sul cyberbullismo
Per comprendere meglio il contesto entro cui i soprusi accadono anche nello spazio virtuale dei media digitali, è necessario sottolineare che le nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione tra ragazzi e adolescenti sono economicamente accessibili e molto diffuse. Quella attuale è, infatti, la prima generazione di adolescenti cresciuta in una società in cui l’essere connessi rappresenta un dato di fatto, un’esperienza connaturata alla quotidianità, indipendentemente dal contesto sociale di provenienza: nel 2018, l’85,8% dei ragazzi tra 11 e 17 anni di età utilizza quotidianamente il telefono cellulare. Il 72% dei ragazzi in quella stessa fascia di età naviga in Internet tutti i giorni. Questa quota è cresciuta molto rapidamente passando dal 56,2 al 72,0% nell’arco di un quadriennio. Le più frequenti utilizzatrici del cellulare e della rete sono le ragazze, l’87,5% delle quali usa il cellulare quotidianamente e il 73,2% accede a Internet tutti i giorni (quota che sale all’84,9% se ci si concentra sulle adolescenti tra i 14 e i 17 anni). L’accesso ad Internet è fortemente trainato dalla diffusione degli smartphone. Soltanto il 27,7% dei ragazzi, infatti, usa il pc tutti i giorni e questa quota è in forte calo rispetto al 40,5 del 2014.
Il cyberbullismo ha colpito il 22,2% di tutte le vittime di bullismo. Nel 5,9% dei casi si è trattato di azioni ripetute (più volte al mese). La maggior propensione delle ragazze/adolescenti a utilizzare il telefono cellulare e a connettersi a Internet probabilmente le espone di più ai rischi della rete e dei nuovi strumenti di comunicazione. Tra le 11-17enni si registra, infatti, una quota più elevata di vittime: il 7,1% delle ragazze che si collegano ad Internet o dispongono di un telefono cellulare sono state oggetto di vessazioni continue tramite Internet o telefono cellulare, contro il 4,6% dei ragazzi. Vi è inoltre un rischio maggiore per i più giovani rispetto agli adolescenti. Circa il 7% dei bambini tra 11 e 13 anni è risultato vittima di prepotenze tramite cellulare o Internet una o più volte al mese, mentre la quota scende al 5,2% tra i ragazzi da 14 a 17 anni.
Bullismo e cyberbullismo tendono spesso a colpire gli stessi ragazzi: tra quanti hanno riportato di aver subìto ripetutamente azioni offensive attraverso i nuovi canali comunicativi una o più volte al mese, ben l’88% ha subìto altrettante vessazioni anche in altri contesti del vivere quotidiano.
4. Il bullismo tra le seconde generazioni
Nel 2015 l’Istat ha condotto nelle scuole secondarie di primo e secondo grado un’indagine sull’integrazione dei ragazzi stranieri. Nell’indagine è stato intervistato anche un gruppo di controllo di ragazzi italiani, rilevato nelle stesse scuole degli stranieri [2].
Nell’ambito dell’indagine il tema del bullismo è stato affrontato con una specifica batteria di domande replicando, in larga parte, l’approccio utilizzato nel modulo presentato nell’indagine precedente.
Per confrontare le condizioni dei ragazzi stranieri con quelle del gruppo di controllo degli italiani sono stati calcolati dei numeri indice rispetto alla quota di coloro che hanno subito episodi di bullismo per le diverse cittadinanze; a tal fine è stata fatta pari a 100 la quota di italiani che hanno sperimentato episodi vessatori [3].
I ragazzi stranieri subiscono in misura relativamente maggiore episodi di bullismo rispetto agli italiani: la quota di coloro che hanno sperimentato almeno un episodio offensivo non rispettoso e/o violento da parte di altri ragazzi nell'ultimo mese è del 17 per cento più elevata di quella riscontrata per il gruppo di controllo di studenti italiani.
I ragazzi che sembrano essere più “esposti” a episodi di prepotenza e/o comportamenti vessatori da parte dei loro coetanei sono i filippini (42% in più rispetto agli italiani), i cinesi (32% in più rispetto agli italiani), e gli indiani (27% in più rispetto agli italiani). Si tratta delle collettività che l’indagine ha individuato tra le più “chiuse” nei confronti del paese ospitante. Le collettività più “protette” sono, invece, Ucraina e Albania.
Nelle scuole secondarie di primo grado si registra una differenza più ampia tra italiani e stranieri rispetto a quanto avviene nelle scuole di secondo grado. Gli stranieri che hanno subito episodi di bullismo nelle secondarie di primo grado sono, infatti, il 18% in più, rispetto ai coetanei italiani; in quelle di secondo grado la differenza scende al 12%.
Per tutti gli ordini di scuola, i maschi stranieri mettono in luce uno svantaggio rispetto ai coetanei italiani più elevato di quello che si registra tra le ragazze straniere e italiane. In generale la quota di ragazze straniere che subiscono episodi di bullismo è del 13% più elevata rispetto a quella delle coetanee italiane. Per i maschi stranieri la differenza con gli italiani è del 20%.
5. Lo stalking con vittime minorenni
Il comportamento associato al bullismo può, nelle sue forme più serie, comportare la violazione di norme penali anche gravi. In un elenco, non esaustivo, compaiono le molestie, le minacce, le percosse e le lesioni, l’ingiuria e la diffamazione, il danneggiamento, il furto e la rapina, gli atti persecutori, la sostituzione di persona (quest’ultima ricorrente nel cyberbullismo, con l’utilizzo di profili falsi) per arrivare, in rari casi, resi tristemente noti dalle cronache, all’istigazione al suicidio.
A partire dalle fonti di polizia o giudiziarie non appare tuttavia possibile circoscrivere l’attenzione su questa particolare dimensione del fenomeno. Gli archivi statistici amministrativi informatizzati non rendono concretamente disponibile la descrizione dell’evento, presente in forma testuale nella denuncia resa o nel fascicolo processuale, dalla quale si potrebbe ricavare se la denuncia avvenisse a seguito di atti di bullismo.
Pertanto si è deciso di analizzare il delitto, tra quelli precedentemente elencati, che presenta più analogie con il bullismo sotto il profilo dello stato di ansia e insicurezza che ingenera nelle giovani vittime, che pure si trovano, normalmente, in ambienti protetti – o presunti tali – come quello scolastico: gli atti persecutori, o stalking (art.612 bis). Si è limitato lo studio al segmento delle vittime minorenni, età in cui la frequentazione dell’ambiente scolastico favorisce l’esposizione al rischio di vittimizzazione da bullismo. Se il fenomeno del bullismo è molto diffuso nelle fasce di età giovanili, come riportato dalle precedenti indagini Istat sul fenomeno, le denunce di atti persecutori riguardano una proporzione minima di giovani: sono 607 nel 2017 le vittime con meno di 18 anni, di cui 186 tra 0 e 13 anni [4] e 421 tra 14-17 anni. Per questa fascia di età, in realtà, si può ipotizzare che solo una parte molto residuale di queste vittime sia riconducibile ad atti di bullismo. Infatti, mentre per i più piccoli il rapporto tra i sessi è tendenzialmente lo stesso, le vittime sono in egual misura maschi e femmine (96 ragazze e 90 ragazzi di 0-13 anni), già a partire dalla classe di età successiva, lo stalking si configura maggiormente come un reato di genere, il numero delle vittime donne è tre volte quello dei maschi, per arrivare ad essere 5 volte maggiore nelle classi di età 18-24 e 25-34 anni. Dai dati sullo stalking, rilevati dall’Istat nella indagine sulla violenza contro le donne (Indagine sulla Sicurezza delle donne, 2014), lo stalking è agito in percentuale elevata dal partner nella fase di separazione, sebbene non manchino anche situazioni originate dai non-partner [5].
Le vittime che hanno denunciato di aver subìto atti persecutori sono più che raddoppiate tra il 2010 e il 2017, e questo aumento ha riguardato anche i minorenni. Per quanto riguarda le età preadolescenziali, l’aumento tra il 2010 e il 2017 è stato leggermente inferiore rispetto al totale delle denunce di atti persecutori. Esso ha riguardato in maniera preponderante i maschi, che sono passati dai 36 dell’anno 2010 ai 90 del 2017, arrivando a livelli simili a quelli delle femmine (da 55 a 96 nello stesso periodo). Si tratta di piccoli numeri, che richiedono cautela nell’interpretazione, ma l’andamento registrato dall’introduzione della legge è abbastanza coerente nel tempo [6].
6. Progetti futuri per la rilevazione statistica del fenomeno
L’Istat sta progettando una nuova indagine su bambini e ragazzi. L’obiettivo generale dell’indagine è quello di acquisire informazioni su comportamenti, atteggiamenti e progetti futuri con attenzione ad alcune tematiche emergenti come quelle delle discriminazioni e del bullismo. La vita scolastica sarà un tema centrale del questionario ma si dedicherà attenzione anche ad altri aspetti relativi alla famiglia, al tempo libero, alle relazioni con i pari, alle aspettative per il futuro. Sembra poi di grande interesse anche approfondire le nuove forme di partecipazione e relazione sociale sperimentate dalla I-generation attraverso l’uso dei social media. Il tema, già affrontato, della cittadinanza sarà approfondito con un approccio rinnovato volto a studiare in maniera più ampia il senso civico e di appartenenza delle nuove generazioni.
Di particolare interesse per codesta Commissione potrebbe essere la prospettiva adottata per affrontare il tema del bullismo con un’attenzione specifica al cyberbullismo, un fenomeno che negli ultimi anni ha assunto dimensioni e caratteristiche di particolare gravità ed è particolarmente sentito dai ragazzi, come emerso anche dai laboratori e dai focus group realizzati lo scorso anno. La scelta progettuale è quella di formulare un numero contenuto di quesiti in modo da non pesare eccessivamente sui ragazzi. Le famiglie saranno naturalmente coinvolte nel processo di indagine: preventivamente verrà, infatti richiesta ai genitori dei minori - o a chi ne fa le veci – l’autorizzazione per la compilazione.
Il questionario affronterà anche il tema delle seconde generazioni cercando di distinguere la diversa storia dei ragazzi con background migratorio: ragazzi nati in Italia, ragazzi immigrati prima dell’inizio della scolarizzazione, etc.. (questo si intende per “storia migratoria”).
Appare altresì importante intervistare anche ragazzi sotto i quattordici anni perché, come è noto, alcuni fenomeni interessano anche – e spesso soprattutto – gli adolescenti che frequentano le scuole medie (bullismo, utilizzo dei social media).
La scuola rappresenta per i ragazzi un ambito non solo di apprendimento, ma anche di socializzazione, per questo si presta particolarmente a diventare il luogo di rilevazione. Nell’indagine verrà ascoltata, oltre a quella degli studenti, anche la voce dei dirigenti scolastici che rappresentano un osservatorio privilegiato sulla condizione giovanile. Sarà importante la collaborazione con altre istituzioni come il MIUR per la realizzazione del progetto con modalità che pongano al centro dell’attenzione i ragazzi.
NOTE
1 Le "difficoltà" presentate dalla zona in cui vivono le famiglie intervistate riguardano: “manutenzione e decoro urbano” (sporcizia nelle strade, scarsa illuminazione delle strade, cattive condizioni della pavimentazione stradale); “mobilità” (difficoltà di collegamento con mezzi pubblici, traffico, difficoltà di parcheggio); “inquinamento” (inquinamento dell'aria, rumore, odori sgradevoli); criminalità (rischio di criminalità). Le zone che presentano problemi rilevanti su più di un argomento sono definite “molto disagiate”, se i problemi rilevanti sono solo su un argomento si definisce la zona “con qualche disagio”.
2 L’indagine ha riguardato soltanto le scuole con almeno 5 studenti stranieri. Per quanto riguarda gli italiani è stato intervistato un gruppo di controllo di ragazzi che frequentavano le stesse classi dei ragazzi stranieri.
3 Le variazioni percentuali riportate sono calcolate rispetto alle quote relative agli italiani.
4 Il dato relativo ad autori e vittime, di titolarità del Ministero dell’interno, perviene all’Istat già aggregato in classi di età, quindi non è possibile costruire classi diverse da quelle considerate.
5 Il 21,5% delle donne fra i 16 e i 70 anni (pari a 2 milioni 151 mila) ha subito comportamenti persecutori da parte di un ex partner nell’arco della propria vita; lo stalking subito da parte di altre persone è invece pari al 10,3%, per un totale di circa 2 milioni 229mila donne.
6 I dati relativi al 2009 non sono stati utilizzati in quanto l’art. 612bis c.p. “Atti persecutori” è stato introdotto nel corso di tale anno.
* Presidente dell’Istituto nazionale di statistica
Audizione alla Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza
Roma, 27 marzo 2019
















































