Presentazione di Vincenzo Lucarini
PERCHÉ IL GRUPPO?
Il gruppo sembra diventato oggi uno dei «luoghi» privilegiati per la riflessione e l'azione in campo formativo e in quello terapeutico.
Ciò che è venuto man mano chiarendosi e rafforzandosi negli ultimi anni è, tutto sommato, l'idea che il gruppo primario o piccolo gruppo rappresenta un contesto psico-sociale assai ricco di stimoli e di possibilità in ordine alla crescita, alla maturazione e all'apprendimento.
È ravvisabile dunque la presenza di un processo che pone in atto una costante e significativa valorizzazione del gruppo come «strumento» flessibile e polivalente rispetto ai diversi obiettivi che si possono avere nel lavorare con le persone.
È, ad esempio, in questa chiave che possiamo leggere in campo psicoterapeutico il progressivo spostamento da modelli teorici e metodiche d'intervento essenzialmente centrate sul singolo, e dunque sul rapporto a due terapeuta-cliente, a modelli e metodi centrati sul gruppo e sull'utilizzazione delle sue risorse.
Questo mutamento di prospettiva ha condotto non solo alla legittimazione del ricorso al gruppo in senso terapeutico, ma anche in alcuni casi, a considerarlo addirittura più incisivo nel processo di cambiamento e di crescita delle persone.
È ancora all'interno di questo processo di scoperta e valorizzazione delle risorse del gruppo che possiamo comprendere meglio il motivo dell'ampio uso che se ne fa in ambito formativo.
Come spesso accade quando si verificano cambiamenti di direzione nell'azione e nella riflessione scientifica, questi non si possono spiegare facendo riferimento unicamente agli sviluppi inerenti al procedere del discorso scientifico stesso, ma anche con l'intervento più o meno diretto di fattori di natura socio-culturale.
Il gruppo e la ricerca psico-sociale
Così, da un punto di vista prettamente scientifico, le esperienze e le riflessioni realizzate negli ultimi decenni, da quando cioè si è iniziato a studiare in modo rigoroso e sistematico il gruppo e i fenomeni che vi hanno luogo, hanno permesso di mettere in evidenza le enormi risorse e potenzialità che esso possiede. Queste si iscrivono perlopiù alla particolare forma di apprendimento che nel gruppo viene resa possibile. Dove per apprendimento non si intende il semplice processo di trasmissione di informazioni, ma la possibilità di imparare grazie all'essere direttamente implicati dal punto di vista emotivo; una conoscenza che deriva dal focalizzarsi e dall'analizzare l'esperienza vissuta in rapporto con altri.
Ciò che si realizza nell'esperienza di gruppo non è tanto e solo il mettere a disposizione degli altri le conoscenze di ciascuno, né lo si utilizza per apprendere il tradizionale sistema fondato sul processo di comprensione riflessione e memorizzazione tipico dell'esperienza scolastica. L'apprendimento nella situazione di gruppo può invece realizzarsi tramite l'esperienza direttamente vissuta e decodificata. Nessuno assume in modo precipuo la funzione di colui che insegna, ma è la situazione stessa di gruppo che crea molteplici e svariate possibilità che favoriscono l'esplicitarsi di questa funzione, così che, per molti versi, tutti i membri del gruppo ne risultano corresponsabili. Tutto ciò non è però da intendersi nel senso di qualcosa che viene messo in moto in modo automatico: ciascuno arriva a conoscere meglio se stesso e gli altri nel grado in cui l'esperienza che si realizza in gruppo lo mette in condizione di osservare in modo più chiaro e di esaminare in modo più esatto ciò che avviene nella realtà.
Se vogliamo, l'aspetto interessante dell'apprendimento attraverso l'esperienza di gruppo non è tanto che si impara qualcosa, quanto che si tenta di cogliere il senso di comportamenti, atteggiamenti e relazioni che apparentemente sono di poca o nessuna importanza.
L'esperienza di gruppo offre una gamma assai ricca di situazioni che vengono gradualmente sperimentate: conflitti, relazioni amicali, rapporto con l'autorità.
Il gruppo, inoltre, dà la possibilità di osservare e di conoscere quali percorsi seguono i messaggi, quali caratteri assume la comunicazione, quali reazioni ha ciascuno di fronte a se stesso e agli altri. L'attenzione al gruppo non si realizza tuttavia in astratto, e non esclude l'interesse per la soluzione di quei problemi che di volta in volta si vorranno affrontare.
Ma ciò che sembra veramente caratteristico dell'esperienza di gruppo è ciò che concerne la capacità di comprendere e ristrutturare il proprio modo di pensare e agire, come conseguenza di una presa di coscienza e di una maggiore chiarezza nella percezione di sé e degli altri, oltre che di una nuova sicurezza e abilità nella gestione dei propri comportamenti e delle proprie relazioni.
L'apprendimento non si realizza però in maniera immediata e automatica, ma risulta essere il graduale risultato di un processo che può essere descritto nei suoi momenti più significativi.
Da tutto ciò si comprende la particolare utilità e funzionalità del gruppo per il raggiungimento di obiettivi di tipo formativo e terapeutico. Occorre però anche dire che esiste una notevole diversità rispetto alle teorie e alle prassi elaborate intorno al gruppo, tanto che a volte risulta difficile trovare, tra i vari modi di concepire e di lavorare con il gruppo, dei punti di accordo e di convergenza. A prescindere da queste discordanze, ciò che comunque viene sottolineato è proprio la ricchezza e la duttilità dello «strumento» gruppo.
Gruppo e cultura sociale
Accanto a queste considerazioni più legate al procedere della ricerca in campo psico-sociale, ce ne sono altre che sottolineano l'incidenza di fattori di tipo socio-culturale nel determinare l'attenzione sulle tematiche inerenti al gruppo.
In questo senso è facile cogliere l'influenza delle problematiche collegate al processo di progressiva complessificazione dell'attuale sistema sociale. In particolare, il consolidarsi di questo processo ha comportato l'emergere, a livello dell'esperienza soggettiva, di un senso di isolamento, della difficoltà a rintracciare un qualche significato valido nell'agire quotidiano e conseguentemente anche nella costruzione di un'identità sufficientemente definita.
Tutto ciò agisce in modo tale che viene ad essere percepita con estremo interesse un'esperienza che permetta di vivere rapporti interpersonali caratterizzati da calore umano, da uno scambio comunicativo su base emotiva, oltre che l'attivazione di processi di definizione e ricomposizione dei vissuti soggettivi, quanto meno all'interno di una porzione del mondo vitale quale è il piccolo gruppo. Sembra dunque che nell'attuale situazione socio-culturale si sia venuta a creare una vera e propria «fame» di rapporti umani faccia a faccia, elemento questo che funge da attivatore di interesse per le esperienze di gruppo di tipo formale e informale, e conseguentemente anche per lo studio dei fenomeni che vi hanno luogo.
Sempre da un punto di vista culturale, sembra che nella situazione di gruppo si rendano possibili esperienze che evocano istanze in forte sintonia con un nuovo modello antropologico che va sempre più chiaramente emergendo e che, in qualche modo, la stessa attenzione nei confronti del gruppo permette di svelare e delineare. È indubitabile, infatti, che nell'attuale cultura ci sia una particolare sensibilità nei confronti di alcune tematiche quali quella di un nuovo protagonismo, dell'attenzione nei confronti della dimensione soggettiva nella sua complessità e nelle sue diverse componenti. È importante quindi rilevare come nell'esperienza di gruppo gioca un ruolo centrale la possibilità che viene data ai membri di partecipare direttamente e attivamente alle decisioni e alle elaborazioni che vengono man mano definite; nel gruppo viene inoltre stimolata la dimensione soggettiva per mezzo del focalizzarsi sul centro personale da cui il soggetto agisce e reagisce nei confronti del mondo esterno; in ultimo nel gruppo viene dato spazio non solo al piano razionale ma anche a quello emotivo e affettivo, dando così opportunità di espressione oltre che al consapevole anche all'inconsapevole.
I GIOCHI DI APPRENDIMENTO IN GRUPPO
L'interesse crescente per l'individuazione e l'utilizzazione delle potenzialità e delle risorse del gruppo si è concretizzato, tra l'altro, nell'elaborazione di particolari modalità di lavoro e di intervento nel gruppo note come giochi psicologici di gruppo.
I giochi psicologici di gruppo godono oggi di un successo crescente. Ciò si spiega sia per il fatto che forniscono una rappresentazione concreta e visibile delle possibilità che il gruppo possiede relativamente alla crescita e alla maturazione delle persone, sia perché il loro uso permette un'amplificazione e una maggiore incisività di queste stesse risorse. Queste affermazioni vengono legittimate da un'analisi della struttura interna dei diversi giochi.
Gli obiettivi dei giochi psicologici di gruppo
Innanzi tutto i giochi psicologici di gruppo si caratterizzano per il fatto di attivare dei processi che hanno come scopo ad un primo livello lo stimolo al prendere consapevolezza di dimensioni intrapsichiche o relazionali e, ad un secondo livello, la facilitazione dell'acquisizione di modi nuovi di pensare, sentire e relazionarsi.
La sperimentazione attiva
In secondo luogo, l'esplicitazione di queste potenzialità viene resa possibile dal far ampio ricorso alla sperimentazione attiva e alla successiva elaborazione di quanto emerso. Infatti, la consapevolezza e il cambiamento risultano più facilmente sollecitati se il soggetto ha la possibilità di cogliere direttamente, a partire da un contatto con il proprio vissuto, atteggiamenti e modi di porsi, e se, inoltre, può contare sull'opportunità di esplorare concretamente e di elaborare o rielaborare nuove modalità di organizzazione della propria esperienza e dei propri comportamenti. Nei giochi psicologici di gruppo si fa ricorso a stratagemmi assai diversi, e spesso assai fantasiosi per favorire la sperimentazione attiva; ad esempio, si fa ampio uso della drammatizzazione nelle sue diverse forme, si dà ampio spazio alla dimensione corporea e al movimento oltreché a tecniche che stimolano l'emotività.
Il tutto con il fine di evocare e favorire il contatto con aspetti significativi dell'esperienza personale.
L'elaborazione
Il momento della sperimentazione attiva non è però sufficiente, da solo, a permettere di raggiungere gli obiettivi prefissati. Assume quindi il significato di fase in cui si raccolgono dei dati significativi all'interno del proprio vissuto, a cui ne fa seguito un'altra dove ci si focalizza con calma e attenzione su quanto è emerso durante la sperimentazione. In questo modo si favorisce l'approfondimento, l'elaborazione e l'integrazione di ciò su cui si è lavorato.
Le condizioni di base
Particolarmente importanti risultano anche quei fattori che fungono da sostegno per l'attivazione e la realizzazione di questi processi. Si tratta, in particolare del clima emotivo-affettivo presente all'interno del gruppo e della presenza delle regole.
Poiché i giochi psicologici di gruppo possono stimolare il contatto con nuclei esperienziali delicati per la persona, è fondamentale che ciò possa avvenire all'interno di un contesto interpersonale caratterizzato da fiducia e rispetto, così da favorire il costituirsi, a livello emotivo, di un senso di sicurezza e di protezione.
In questo modo le persone del gruppo impegnate in qualche gioco psicologico possono darsi il permesso di abbassare le difese e di esplorare e cogliere elementi importanti che le riguardano.
Anche la presenza di regole risulta essere un fattore fondamentale, se non decisivo, per la riuscita dei giochi psicologici di gruppo. Le regole a cui si fa riferimento sono essenzialmente di due generi: quelle che sono comuni a tutti i giochi, che restano perlopiù ad un livello implicito e hanno la funzione di delimitare quello spazio come «ludico» (uno spazio in cui ci si pone e ci si relaziona secondo alcuni parametri tipici, appunto, del giocare), e le regole specifiche che riguardano i diversi giochi e che li differenziano l'uno dagli altri. Queste regole sono esplicite e rendono chiaro ciò che è richiesto di fare in quel gioco specifico, in che modo ci si deve o si può muovere. L'importanza delle regole si riferisce in gran parte al fatto che rendono possibile la canalizzazione delle energie personali e di gruppo in ambiti entro cui poter dare spazio, in un contesto non pericoloso, al divertimento, alla sperimentazione e all'acquisizione di nuovi atteggiamenti e comportamenti.
Tutto ciò permette di dare ampiamente conto delle possibilità che vengono attribuite a questi particolari strumenti di lavoro nel gruppo, con particolare riferimento al processo di facilitazione dell'ampliamento della consapevolezza e del cambiamento.
Quanto affermato può essere schematicamente raffigurato come segue.

Tramite i giochi psicologici di gruppo viene dunque ad esplicitarsi, in modo più chiaro e incisivo, la funzione del gruppo come luogo ricco di risorse e opportunità rispetto alla crescita, alla maturazione e all'apprendimento delle persone.
Le risorse e le opportunità che il gruppo possiede, in vista del raggiungimento di questi obiettivi, si riferiscono, in gran parte, al fatto che al suo interno diviene possibile lavorare e stimolare contemporaneamente e in modo caratteristico i tre livelli dell'esperienza delle persone: quello emotivo-affettivo, quello cognitivo e quello esistenziale. Tutto ciò può essere realizzato in modo sicuramente più mirato e intenso nei giochi psicologici di gruppo.
Vediamo in particolare come ciò avviene nei diversi livelli che abbiamo indicato.
Il livello emotivo-affettivo: se un contesto relazionale è caratterizzato almeno ad un livello minimo da calore e affetto, viene ad essere facilitato sia il processo dello «sciogliersi» di modalità rigide e inadeguate di organizzare l'esperienza personale, sia il processo relativo allo strutturare e all'acquisire atteggiamenti e comportamenti profondi e stabili. I giochi psicologici di gruppo, per il modo in cui sono strutturati, risultano particolarmente «potenti» nello stimolare e favorire processi relazionali con dosi rilevanti di affetto e calore.
Il livello cognitivo: a questo livello, tramite i giochi psicologici, si rende possibile una ricca e diversificata circolazione di esperienze, modi di pensare, che si traducono nella opportunità di ampliare i confini della propria esperienza e delle proprie prospettive.
Per mezzo del feedback vengono acquisite informazioni significative riguardanti il modo di essere e di comportarsi di ognuno; attraverso le esperienze altrui vengono ricavati modi diversi di vivere e di affrontare alcune problematiche. In questo modo viene ad essere favorita una maggiore complessificazione e articolazione delle strutture cognitive. Ciò risulta particolarmente interessante, in quanto è il risultato della fase di elaborazione che segue a quella della sperimentazione attiva nello svolgimento dei giochi psicologici di gruppo. Così, le strutture cognitive elaborate in questa maniera risultano più adeguate, articolate e flessibili proprio perché si sono nutrite di esperienze concrete filtrate, adeguatamente distillate e integrate all'interno della personalità.
Il livello esistenziale: infine, i processi di scambio affettivo e cognitivo, nel loro complesso, fungono da base per ulteriori potenziali processi di rinforzo o di ridefinizione degli orientamenti esistenziali e valoriali.
Nella prospettiva dell'uso concreto di questi strumenti è opportuno formulare alcune considerazioni.
- I giochi psicologici di gruppo non sono delle ricette magiche.
Un modo del tutto errato di considerare, e purtroppo spesso anche di usare, i giochi psicologici di gruppo consiste nel ricorrere a loro come a delle vere e proprie ricette magiche. È importante sottolineare come il loro uso presuppone una competenza educativa o terapeutica generale e una più specifica relativamente alla situazione di gruppo. In questa prospettiva il vero «strumento» educativo o terapeutico risulta essere proprio la relazione educativa o terapeutica stessa. I giochi psicologici di gruppo sono allora dei metodi che intervengono all'interno di questa relazione per amplificarla e renderla più incisiva. Da ciò se ne deduce che è sconsigliabile l'uso dei giochi se non si ha alle spalle una preparazione accurata che permetta di gestire e orientare in senso educativo o terapeutico le dinamiche che vengono attivate.
Spesso, soprattutto in campo educativo, si fa ricorso ai giochi psicologici proprio con il segreto tentativo di coprire alcune lacune presenti nella gestione della propria funzione. Si cade così in un modo di usare questi strumenti che definiamo magico, in quanto ci si illude di poter ottenere dei risultati per il semplice fatto di usarli.
In poche parole, non basta essere in grado di utilizzare un certo numero di giochi psicologici di gruppo per ritenersi un buon educatore. L'unico modo per diventare tale è quello di impegnarsi in un cammino di formazione personale; un cammino che si svolge su diversi piani (quello teorico, quello della personalità e quello dell'esperienza pratica) e che implica il saper aspettare e la fatica di apprendere.
- Distinguere in modo chiaro tra un uso terapeutico e uno formativo dei giochi psicologici di gruppo.
Nell'uso dei giochi psicologici di gruppo è importante tenere separati e distinti i due ambiti, quello terapeutico e quello formativo. Anche se nella prassi risulta difficile definire con precisione il punto che divide l'azione formativa da quella terapeutica, non per questo la necessità di distinguere va messa da parte. Una mancanza di chiarezza a questo livello può causare infatti conseguenze più o meno gravi.
A questo riguardo si deve sottolineare che la distinzione tra i due ambiti si realizza soprattutto a livello degli obiettivi che ci si pone nell'uso dei diversi giochi. Non ci sono, cioè, giochi di tipo formativo e giochi di tipo terapeutico. Ma, in generale, tutti i giochi psicologici di gruppo, come abbiamo visto, per il modo in cui sono strutturati, permettono di stabilire in modo abbastanza facile il contatto della persona con aspetti emotivamente rilevanti della sua esperienza: e proprio per questo motivo è importante che il conduttore del gruppo abbia ben chiaro verso quale direzione canalizzare ciò che potrà emergere.
Così, nel lavoro terapeutico si cercherà di favorire il contatto e l'elaborazione dei vissuti in vista della risoluzione di un qualche aspetto problematico; nel lavoro formativo, invece, ponendo già a priori il presupposto di evitare per quanto possibile di indirizzarsi verso i nuclei più profondi della personalità (evidentemente sia il contesto in cui ci si trova, sia la «strumentazione» di cui l'educatore è in possesso non risultano adeguati per la gestione di questi materiali), si cercherà di muoversi nel senso del permettere l'acquisizione di atteggiamenti, competenze e abilità che risultano nella direzione degli obiettivi su cui si sta lavorando.
I pericoli dello scivolare da un ambito all'altro sono sicuramente maggiori per l'educatore che per il terapeuta, sia per la facilità con cui ciò può accadere, sia per le conseguenze che ne possono derivare.
Allora, l'uso dei giochi psicologici di gruppo da parte dell'educatore deve essere effettuato in modo attento e mirato. Perché ciò si realizzi, l'educatore dovrà sforzarsi di legare l'uso di questi giochi a obiettivi educativi chiari, specifici e circoscritti. Se l'educatore non ha ben chiari i motivi dell'uso di determinati giochi né gli obiettivi a cui sta puntando, è bene che li metta da parte. In questa maniera eviterà il pericolo che qualcuno faccia inavvertitamente contatto con qualche problema senza che possa poi contare sul sostegno di una persona esperta che gli stia vicino nel momento della elaborazione.
IL MANUALE DI VOPEL
Il volume di K. Vopel assume particolare rilevanza alla luce di quanto fin qui affermato. Da una parte, infatti, risulta essere una vasta e approfondita riflessione sui giochi psicologici di gruppo (da lui definiti giochi d'interazione) e sulle loro possibilità di utilizzazione; dall'altra è un tentativo di analizzare e definire in modo rigoroso e sistematico i principi psicologici e psico-sociali su cui si fondano.
Il quadro di riferimento
Il quadro di riferimento entro cui Vopel si muove è quello della psicologia umanistico-esistenziale. Egli, infatti, utilizza come approccio di base il modello della psicoterapia della Gestalt, che arricchisce di ulteriori contributi provenienti da modelli che rientrano però all'interno della stessa corrente. Questa sottolineatura non è affatto marginale, in quanto è proprio dall'interno della psicologia umanistico-esistenziale che provengono i contributi sicuramente più significativi, sia nella teoria che nella prassi, che sono alla base delle attuali prospettive elaborate, in senso più generale, a proposito del gruppo. Inoltre, proprio nell'ambito delle esperienze che in qualche modo sono state stimolate dalla prospettiva umanistico-esistenziale, che hanno avuto origine gli stessi giochi psicologici di gruppo.
I giochi psicologici di gruppo rappresentano dunque per molti versi un'esplicitazione e una particolare concretizzazione di questa prospettiva che, nello studio e nell'intervento sulla persona, si focalizza soprattutto sul cosiddetto potenziale umano: cioè su quelle dimensioni quali la libertà, la volontà, la creatività, la socialità considerate le più significative e tipiche nell'esperienza umana.
Nella trattazione di Vopel emergono in modo chiaro i suoi legami con questo modello. Egli riprende quindi le istanze tipiche e più genuine del filone umanistico-esistenziale, come ad esempio l'importanza dell'esistenza nel qui e ora; la possibilità di cogliere e simbolizzare l'esperienza nel suo fluire; la capacità di riorientare la direzione esistenziale in seguito all'ampliarsi e al differenziarsi delle esigenze e dell'aprirsi di nuovi orizzonti; la particolare importanza dei rapporti interpersonali come fonte di scambio affettivo e di confronto.
A nostro avviso, il contributo più interessante che Vopel fornisce alla teoria e alla prassi dei giochi psicologici di gruppo è proprio quello di riuscire a inserire le prerogative tipiche del modello umanistico-esistenziale all'interno di una prospettiva più rigorosa e sistematica, tentando così di dare conto oltre che sostanza alle intuizioni in esso presenti.
Nel compiere questa operazione, egli attinge in modo particolare dagli studi effettuati sul gruppo da una prospettiva psico-sociale, e da quelli più in generale sulla tematica dell'apprendimento, sicuramente più attenti nella rilevazione di leggi, meccanismi e dinamismi più globali, così da fungere da base ideale al tentativo di dare sistematicità e rigorosità teorica all'uso dei giochi psicologici di gruppo.
Probabilmente è proprio in ciò che si iscrive il merito maggiore del volume di Vopel, nel cercare cioè di dare solide basi teoriche ad un discorso, quale quello dei giochi psicologici di gruppo, che attualmente risulta essere in una fase di espansione, col pericolo quindi, tipico di ogni moda, che il loro uso non sia guidato da una corretta e adeguata valutazione dei fattori in gioco e anche dei possibili rischi.















































