CON PIACERE SEGNALIAMO

Unicopli 2025 - pp. 191- € 18,00
IL LIBRO
In un mondo attraversato da molteplici forme di mobilità, il viaggio si configura sempre più come esperienza formativa e trasformativa. Questo volume propone una riflessione pedagogica sull’essere “altrove”, inteso non solo come spostamento fisico, ma come opportunità di apprendimento, consapevolezza e incontro con l’Altro. Attraverso un’analisi delle diverse tipologie di viaggio – dal pellegrinaggio alla migrazione, dalla cooperazione internazionale al turismo – il testo indaga il valore educativo di ciascuna esperienza, mettendone in luce le implicazioni esistenziali e pedagogiche. Il viaggio diventa così metafora dell’esistenza umana, luogo di riflessività, mutamento e crescita personale. Il volume invita dunque il lettore ad abitare il tempo e lo spazio con maggiore consapevolezza, riconoscendo nel viaggiare una possibilità generativa: per sé, per gli altri e per il mondo.
L'AUTRICE
Assegnista di ricerca in PAED-01/A Pedagogia generale e sociale presso la Facoltà di Scienze della Formazione.
PhD in Scienze della Persona e della Formazione da marzo 2021.
Collabora con la Cattedra UNESCO “Education for Human Development and Solidarity among Peoples” e con l'Osservatorio per l’Educazione e la Cooperazione Internazionale.
Dal 2018 è membro di ESREA (European Society for Research on the Education of Adult).
Dal 2021 è socio della Siped (Società Italiana di Pedagogia).
Dal 2022 è socio della SiPeGes (Società Italiana di Pedagogia Generale e Sociale).
IL SOMMARIO
Introduzione
Prima parte
PER UNA PEDAGOGIA DEL VIAGGIO
1. Apprendere dall’esperienza
2. Le categorie pedagogiche del viaggio
3. Il viaggio come itinerario pedagogico
4. Il viaggio incontra il racconto
MITI, ARCHETIPI E NUOVE FORME DI VIAGGIO
1. Dal viaggio classico al medioevo
2. Modernità: scoperta ed avventura
3. Post-modernità: mobilità umana come contrassegno metaforico
4. Il viaggio come metafora dell’esistenza dell’uomo
Seconda parte
VIAGGI E APPRENDIMENTI TRASFORMATIVI
1. In cammino: il pellegrinaggio
Un cammino che educa
2. La cooperazione internazionale
Cooperare, incontrare e incontrarsi
3. Il viaggio migratorio
Migrare, questione di scelte?
4. Il viaggio turistico
Turisti, custodi e cittadini
Conclusione
Bibliografia
LA CONCLUSIONE
L’interesse nei confronti del viaggio risponde a molteplici motivazioni, che nel tempo hanno stimolato un’attenzione crescente da parte di diverse discipline. In ambito pedagogico, tale interesse è riconducibile alla complessità dell’esperienza stessa del viaggio, intesa non solo come realtà concreta ma anche come metafora densa di significati. La sua struttura narrativa, infatti, racchiude e richiama altre metafore educative, rendendolo un dispositivo formativo privilegiato. Il viaggio si presenta così come simbolo della complessità dell’esperienza umana, offrendo spunti di riflessione sulla condizione dell’uomo e sul suo processo di crescita e maturazione esistenziale. «La prerogativa del viaggio è il suo porsi quale espressione di un bisogno (di sopravvivenza, di nuovi spazi di vita, di conoscenza). L’essenza di qualcosa spinge l’individuo ad inoltrarsi in territori che altrimenti non verrebbero percorsi. L’istanza epistemofilica [quale propensione a conoscere e investigare in dettaglio] e di libertà, così come di sopravvivenza, non consentono all’individuo di sottrarsi al pericolo; per l’uomo, d’altronde, conoscere è sopravvivere» [1] affermano G. Mignosi e G. Ruvolo.
La scelta di viaggiare risponde, dunque, al bisogno di vita di ogni uomo. Una vita che però è in continuo cambiamento, che è spesso disorientata e affaticata, e che dunque trova nell’altrove un’occasione formativa, di cambiamento.
Il viaggio è un dispositivo progettuale, che nel suo potenziale, offre al viaggiatore trasformazioni sostanziali, non solo in termini di atteggiamenti verso la natura o gli uomini. In particolare, le tappe del viaggio sono, in modo trasparente e chiaro, a volte anche sfumate e indecifrabili, tappe dell’evoluzione personale di colui che le compie. Un’esperienza, quella del viaggiare, che è anche emblema della maturazione psicofisica e della personalità del soggetto.
In particolare «l’influenza che la struttura del viaggio ha sul soggetto dipende dalla capacità di quest’ultimo di arrendersi alle condizioni del movimento e all’ordine dell’esperienza creato dal movimento. Solo con questo rilassamento nelle sequenze delle apparenze che evolvono ha luogo, una distorsione del tempo e la mente si svuota. Questo rilassamento questa resa agli ordini del movimento è la condizione che trasforma la mente del viaggiatore» [2]. È proprio questo “essere in viaggio” che porta il soggetto a sperimentare l’essere parte del mondo, come soggetto attivo, che può condizionarlo. È la rinuncia del quotidiano per lo straordinario che, nell’essere strutturata da motivazioni individuali e personali delle nostre inclinazioni, nell’essere altrove, genera cambiamento.
Il viaggio è un itinerario pedagogico, un’esperienza che lascia il segno solo secondo alcune categorie: quelle della scoperta del sé e dell’altro; quello della relazione ed un incontro autentico; quello della corporeità, quale fisicità del movimento; ed infine quelle del bisogno di memoria storica. Tutto questo frutto e innesto della riflessività.
Pertanto, nel viaggio è racchiusa una tensione interiore che l’uomo coltiva nel suo bisogno di senso e di conoscenza di sé. Che ne sia consapevole o meno, chi intraprende un viaggio è animato da una ricerca, da un desiderio di incontro, trasformazione e significato. Il viaggio si configura così come una via privilegiata di conoscenza che trova nell’altro - persona, cultura, luogo o bisogno - la risposta che cercava e l’autentica percezione di sé che forse nessuna ricerca speculativa sa dare. Oltre che formazione e autocoscienza, forse il viaggio allora ha a che fare con la verità di noi e del mondo.
NOTE
1 G. Mignosi, G. Ruvolo, Dal viaggio al turismo di formazione attraverso il gruppo, in «Turismo e psicologia», 1(2015), p. 4.168
2 E. J. Leed, La mente del viaggiatore. Dall’Odissea al turismo globale, Il Mulino, Bologna 1992, p. 103.169
















































