NPG 2026
    QuartinoNPG2025


    Campagna abbonamenti
    QuartinoNPG2025


    Alzati e vai
    Proposta pastorale 2025-26


    Il numero di NPG
    maggio-giugno 2026
    600 NPG COVER MARZO APRILE 2026


    Il numero di NPG
    marzo-aprile 2026
    600 NPG COVER MARZO APRILE 2026


    Newsletter
    maggio-giugno 2026
    NL 3 2026


    Newsletter
    marzo-aprile 2026
    NL 2 2026


    P. Pino Puglisi
    e NPG
    PPP e NPG


    Post it


    Le ANNATE di NPG 


    I DOSSIER di NPG 


    Le RUBRICHE di NPG 


    Gli AUTORI di NPG


    Gli EDITORIALI di NPG 


    VOCI TEMATICHE 


    I LIBRI di NPG 

     


    IN VETRINA


    Etty Hillesum
    Una spiritualità per i giovani 


    Semi di spiritualità


    Animazione, animatori


    Sussidi, Materiali, Esperienze


    Recensioni e Segnalazioni


    Letti & apprezzati


    Un giorno di maggio 
    La canzone del sito
    Margherita Pirri 


    WEB TV





    Note di pastorale giovanile
    via Giacomo Costamagna 6
    00181 Roma

    Telefono: 06 4940442

    Email


    È venuto il tempo

    di sbarcare in internet

    Intervista a don Michele Falabretti


    a cura di Chiara Pelizzoni

    fala10

    L'oratorio è «lo strumento che la comunità cristiana utilizza per l’educazione delle giovani generazioni. L’oratorio è casa della comunità. Lo ha detto don Michele Falabretti in una sua intervista con Famiglia Cristiana.

    L’oratorio per lui è molte cose. L’ha vissuto e lo vive in tanti modi da diversi anni, e dal 2012 è responsabile della Pastorale giovanile della Cei. Se si sofferma a pensarci don Michele Falabretti, 52 anni, lo vede come «lo strumento che la comunità cristiana utilizza per l’educazione delle giovani generazioni. L’oratorio è casa della comunità dove attraverso le relazioni e le esperienze, anche tra generazioni diverse, l’attenzione alla crescita dei ragazzi è finalità principale».

    Con che spirito riaprono gli oratori feriali?
    «L’oratorio è nato ed è cresciuto in contesti di emergenza: penso a san Filippo Neri e ai suoi ragazzi sbandati; a don Giovanni Bosco e ai suoi giovani per strada. Non possiamo sognare una realtà immersa nel mondo delle fiabe. Anche l’oratorio ha preso sberle come tutti, ma è proprio perché ci sono dei bisogni che deve sentire di avere un compito più necessario oggi di sei mesi fa».

    Quali sono le parole chiave di questo 2020?
    «Ho sentito un intervento della filolosofa e pedagogista Luigina Mortari: la definizione migliore è di un “tempo della cura”. Questa emergenza sanitaria, dai risvolti economici, che fa nascere speranze verso la scienza e la tecnologia (il vaccino), sta scavando nei cuori, nelle coscienze generando problemi nell’animo. Anche nei più piccoli, preservati dalla morte ma esposti a conseguenze sul lungo periodo. Tutto ciò richiede cura. E l’oratorio può offrire un grande servizio».

    Quali indicazioni anti-Covid avete dato?
    «Abbiamo toccato con mano la realtà di un Paese dove Governo centrale e autonomie regionali legiferano sulla stessa materia in modo diverso. Ecco perché non è possibile un protocollo nazionale. Distanziamento, mascherina, segnaletica e misurazione della temperatura sono indicazioni che valgono anche per noi. Capiremo con il passare dei giorni e delle settimane come potrà evolvere la situazione. Le attività appartengono invece alla creatività dei singoli». Ci sono oratori che non hanno mai chiuso in estate.

    Cos’hanno insegnato questi mesi?
    «Alcune cose fondamentali. Il rapporto con il territorio: abbiamo capito che l’alleanza con lo stesso e il confronto con le norme non significa perdere qualcosa, ma rafforzare un legame che aiuta a superare i problemi e farsi conoscere di più. Entrare nella società ci permette di dirci in modo più forte».

    Poi?
    «Che bisogna avere il coraggio di non restare imprigionati nella nostalgia delle cose com’erano. I servizi che venivano affidati all’oratorio (doposcuola, compiti, laboratori espressivi, estate ragazzi) vanno ripensati perché, pur essendo una risorsa, servono competenze più alte. Un tempo risolveva tutto il prete da solo. Ora no. Perché non ha il tempo di fare tutto (ha più comunità) e perché non ha tutte le competenze. Ragionare con il Comune e il Terzo settore è capire che ci sono situazioni specifiche problematiche che chiedono di fare squadra».

    C’è un fronte, infine, che richiede grande impegno.
    «Il digitale, lì siamo indietro. La pandemia ci ha dimostrato che la Chiesa usa la Rete come strumento, penso alle Messe in streaming. Dobbiamo capire che il Web è un mondo e come tale va abitato e fatto abitare».

    (Famiglia Cristiana 42/2020)



    IN PRIMO PIANO


    Oratorio: noi ci crediamo!
    Tutto quello che... sull'oratorio


    Vivere l'anno
    Sussidio liturgico-esistenziale
    Tempo pasquale


    Buon giorno scuola
    Incontrarsi benevolmente
    Aprile 2026


    ALZATI E VAI
    Sussidio Proposta Pastorale MGS
    Febbraio 2026
    600 Logo MGS 25 26


    SNPG
    La Chiesa italiana per i giovani


    RUBRICHE ON LINE


    RUBRICHE NPG 2026


     Infosfera, AI
    e pastorale giovanile 


     PG oggi in dialogo
    con G.B. Montini 


     Accompagnamento 
     e proposta di fede 


     Incontrare Gesù
    nel Vangelo di Giovanni


    I sensi come
    vie di senso nella vita


    PG negli USA
    Sfide culturali e percorsi innovativi


    Noi crediamo
    Ereditare oggi la novità cristiana


    Pillole letterarie
    pillole letterarie


    Playlist generazioneZ
    I ragazzi e la loro musica


    Generazione Z
    Ultimi studi e ricerche
    adolescente


     Ragazzi e adulti
    pellegrini sulla terra


    CONTINUA DAL 2025


    Saper essere
    Competenze trasversali


    L'umano nella letteratura


     Strumenti e metodi
    per formare ancora


    Per una "buona" politica


    Sport e vita cristiana


     Passeggiate nel
    mondo contemporaneo


    Un "canone" letterario
    per i giovani oggi