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    Don Michele Falabretti:

    «Per i giovani

    uscire di casa a 30 anni

    non è una scelta»

    Chiara Pelizzoni

    Il responsabile della Pastorale giovanile della Cei commenta i dati della ricerca Eurostat sull'autonomia dalla famiglia di origine dei giovani in Italia e in Europa. E precisa: «In cima alla classifica c'è la Svezia, con i suoi 17 anni per spiccare il volo. Ma è un'età davvero precoce»

    «Le ragioni per cui i ragazzi in Italia escono tardi di casa in Italia le sappiamo tutti; l'accostamento tra noi e la Svezia mi suona strano, però: mi viene subito da dire che nella tradizione dei paesi del nord non ci sono grandi esperienze educative. Lì, appena svezzati si va via di casa». Commenta così don Michele Falabretti, responsabile della Pastorale Giovanile della Cei, la ricerca condotta da Eurostat su chi esce prima di casa e l'età media a cui i giovani lasciano la casa dei genitori in Europa. I ragazzi italiani, infatti, ci mettono 12 anni in più dei coetanei svedesi a uscire di casa (30 anni versus 17). Peggio solo, nell'Unione Europea, di slovacchi e croati.
    «Sono storie e vissuti diversi» continua Falabretti. «Anche in Italia 25 anni fa l'esito universalmente riconosciuto della formazione di una persona era a 20 anni, con la fine del militare per i maschi; con il raggiungimento della soglia dei 18 anni per le ragazze. In entrambi i casi, i 20 anni sancivano un percorso formativo compiuto e già allora saremmo stati in ritardo di 3 anni sulla Svezia... Oggi noi arriviamo a 30 anni per mille ragioni: perché è aumentato il numero di chi va all'Università, di chi dipende economicamente dai genitori, perché il nostro non è un Paese che favorisce l'ingresso nel mondo del lavoro, né che favorisce la partecipazione dei giovani. Ed ecco che così ci ritroviamo che escono sempre più tardi di casa».Indicatori confermati anche dall'Eurostat: incidono le politiche di welfare per i giovani e le opportunità offerte dal mercato del lavoro. Dove sono maggiormente sviluppate i ragazzi escono prima di casa come in Francia e in Germania: lì l'età media per lasciare il nido è di 23 anni. Dove non lo sono l'addio al nucleo familiare di origine sale - tra i 28 e i 30 anni - a Malta, Spagna, Portogallo e Grecia. Ovvero, l'Europa meridionale.Un'età media, quella italiana, che non a caso è cresciuta significativamente dal 2006; uno dei maggiori problemi per i nostri ragazzi è proprio inserirsi nel mondo del lavoro. Il numero dei Neet, coloro che non studiano e non lavorano, nel 2019 è significativo: il 22 per cento nella fascia di popolazione 15-29 anni (dati Istat).«Molti invocheranno le condizioni: ma prima delle condizioni, c'è una tradizione educativa diversa. Prendendo i due estremi di Svezia e Italia non si può non notare che i 17 anni sono un'età per noi precoce; i 30 sono davvero un'età troppo alta. È chiaro, poi, che il numero assoluto di per sé dice poco; diversamente mi verrebbe da chiedere: come mai un Paese che fa spiccare il volo così presto è anche il Paese col maggior numero di adulti che non sa affrontare la vita?».

    (Famiglia cristiana - 29/09/2020)



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