Giuseppe Sobrero
(NPG 1968-02-44)
Per essere precisi, bisognerebbe parlare di preghiera privata o individuale contrapposta a quella comunitaria, poiché anche questa implica l'attività della persona se non vuol essere meccanica, e d'altra parte non c'è attività dell'individuo disinnestata dai suoi rapporti interpersonali. Per comodità manteniamo questa terminologia.
Preghiera, rapporto personale
Ogni preghiera, e particolarmente la preghiera cristiana, espressione essenziale della «vita interiore» o «spirituale» dell'uomo, pur nella diversità delle sue forme comporta sempre un elemento comune: il rapporto personale col Dio vivente. Un «dialogo» in cui Dio non risponde immediatamente, ma solo attraverso la Rivelazione; un «ricordo» dei fatti meravigliosi in cui Dio ha manifestato il suo interesse e impegno nella storia e che fondano il nostro rapporto con lui; un «incontro» realizzato in Cristo, e per mezzo di Cristo, Dio-uomo, punto focale di questa storia.
Pertanto la preghiera è sempre preghiera di Cristo in noi, preghiera della Chiesa, anche se il riferimento non è fatto esplicitamente. La distinzione tra preghiera pubblica e privata sarà Dell'ordine del fenomeno a seconda della realizzazione in cui si inserisce. A priori non si può dire che la preghiera comunitaria, nemmeno quella liturgica, sia più perfetta; rimane comunque l'impegno di arrivare nel profondo, là dove si opera la divisione dello spirito e l'unione dell'uomo a Dio.
Dal punto di vista psicologico, la preghiera è un'attività globale, che interessa non soltanto le facoltà mentali, ma anche quelle somatiche (voce, gesto...). Normalmente non si tratta di un'attività spontanea, ma esige uno sforzo di concentrazione; e spesso è collegata a un obbligo, imposto dalla Chiesa o da noi stessi o per ragioni sociali di appartenenza al corpo della Chiesa, o per ragioni di tradizione, o per i libri, gli orari, o per autodisciplina.
È comunque indispensabile l'integrazione dell'attività mentale con quella somatica. Senza il gesto si rimane nella nozione, nell'astratto, non nella vita. Gli atteggiamenti dell'ascolto, del silenzio, dell'attività calma e gioiosa rappresentano una condizione essenziale per realizzare l'attività specifica della preghiera.
Preghiera personale
Gli esercizi sono un tempo privilegiato per iniziare alla preghiera personale, soprattutto di adorazione e di lode. Spezzato il ritmo dell'azione banale, rimane disponibile un tempo maggiore per la contemplazione. Questa, come ricorda Maritain, «dipende essenzialmente dai doni dello Spirito Santo e da quel modo divino di agire che essi comunicano all'uomo» (J. e R. Maritain, Vita di preghiera, Borla, Torino, 1961, p. 29). Non occorre, certo, suggerire quell'arida «pratica» che è la «meditazione», tale, perlomeno, quale ci è stata presentata nella nostra formazione. La preghiera di contemplazione dovrebbe partire da un testo familiare, ripetuto e assaporato, come il Padre nostro, un passo del Vangelo o qualche versetto di salmo; da qualcuna delle «Preghiere» che viene fatta propria; oppure partire dai fatti della propria vita giudicandoli alla luce di Dio, del Vangelo.
Atteggiamenti corporali
Molte volte ci troviamo di fronte a giovani, anche grandi, che non hanno mai ricevuto un'educazione di base per gli atteggiamenti religiosi: non è pensabile che si possa costruirli in pochi giorni. Tuttavia almeno qualche indicazione per integrare gesto e parola e così interiorizzarli.
Il silenzio. Con i preadolescenti si può ancora presentarlo, inizialmente, come una sfida sportiva con se stessi: non tanto l'interdizione di comunicare, quanto l'impegno a parlare a voce sommessa, così da non disturbare gli altri (fare, a piccoli gruppi, una prova di silenzio - seduti, ben composti, occhi chiusi; raccontare a voce moderata il fatto di Samuele (1 Sam 3); chiamare qualcuno per nome sottovoce; ricordare che Dio fa sentire la sua voce non nel rumore ma nella calma). Silenzio dell'udito, degli occhi, della parola, dell'agitazione interna.
Con gli adolescenti e i giovani possono giocare i valori di rispetto agli altri per il silenzio esterno; quello interiore è forse più difficile. Tuttavia un'attenta organizzazione favorisce spesso e fa gustare il silenzio anche interiore per l'incontro con Dio. Testo biblico che si può far ripetere durante questo esercizio: «Nel silenzio della notte la Parola del Signore è discesa in mezzo a noi» (Sap 18, 14) oppure: «Signore, tu sei il silenzio»; «Parla, Signore, il tuo servo ti ascolta».
L'adorazione. Si può insistere sul gesto conosciuto: la genuflessione. Raccontare il fatto di Mosè (Es 3, 3), insistere sul senso di rispetto e di riverenza davanti a Dio grande, onnipotente, Signore. Gesto pieno, grave, preciso (esso è una riduzione della prostrazione completa). Testo biblico da ripetere mentre si fa la genuflessione: «Venite, prosternati adoriamo, in ginocchio innanzi a Dio che ci ha fatto» (Sal 94). Stare in ginocchio è molto esigente: si cerchi di non farlo durare molto si insista per la compostezza e la presenza a Dio.
Il senso della presenza di Dio. Far compiere lentamente il segno della Croce: il grande abbraccio del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo: «Dio mi ama, Dio è in me». «Se qualcuno mi ama, verremo da lui e staremo con lui» (Gv 14, 23).
Stare seduti per ascoltare il Signore. È l'atteggiamento di Maria ai piedi di Gesù (Lc 10, 39); ascoltare la sua parola e meditarla nel proprio cuore. Insegnare a distendere i muscoli, a stare con il corpo e con lo spirito stranquillo nell'atteggiamento di chi accoglie. Testo biblico: «Quanto amo la tua legge, Signore! Tutto il giorno è la mia meditazione» (Sal 118, 97); «La tua parola è lampada al mio piede, e luce alla mia strada» (Sal 118, 105).
Questi esempi indicano una strada per guidare agli atteggiamenti della preghiera personale che rispettino la struttura e il dinamismo dell'uomo.
Atteggiamenti spirituali
I ragazzi conoscono la preghiera di domanda; spesso in modo esclusivo.
Far notare le domande di Cristo nel Pater, rivolte anzitutto al compimento dei piani di Dio, poi ai nostri interessi di figli. Incoraggiarli a meditare sui testi liturgici familiari, ripetendoli varie volte con attenzione, adagio: «Noi ti lodiamo, ti benediciamo...». Far ripetere versetti dei salmi di ammirazione, lode, di ringraziamento, di fiducia: «Signore, apri le mie labbra, e la mia bocca annuncerà la tua lode» (Sal 50, 17); «O Dio, vieni a salvarmi! Signore, vieni presto in mio aiuto!» (Sal 69, 2); «Anima mia benedici il Signore, non dimenticare tutti i suoi benefici» (Sal 102, 2); «Sei molto grande, Signore mio Dio: sei vestito di maestà e di bellezza» (Sal 103, 1); «Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla» (Sal 22, 1) ecc. Dal punto di vista dell'atteggiamento la ripetizione è importantissimo: essa permette l'impregnazione interiore e agisce sull'inconscio, creando disposizioni di fondo per la preghiera cosciente e spontanea.
Oltre che pregare individualmente con formule bibliche o liturgiche i giovani saranno incoraggiati a pregare con parole proprie, per il tempo che vogliono. Lo schema della preghiera liturgica li potrà, semmai, orientare nel loro incontro con Dio. Educarli a mettersi ogni tanto in atteggiamento di preghiera e di attenzione a Dio, sino a che questo non diventi loro talmente familiare da lievitare ciò che fanno e che è già preghiera, in forza dell'unione a Cristo e alla Chiesa.
Preghiera comunitaria
A differenza di quella personale che è libera, estemporanea, soggettiva, del cuore, la preghiera comunitaria, specialmente quella liturgica, è oggettiva, predeterminata (anche troppo) nei testi e nei riti, talvolta cerimoniale, quasi sempre a carattere vocale (i momenti di preghiera silenziosa sono rari); inoltre essa ha carattere collettivo e pubblico, non accetta fantasia private, ma solo qualche adattamento (scelte, per es., tra più formule). Ha carattere trascendente: se un partecipante viene meno, resta preghiera della comunità, realtà trascendente portata da Cristo e dalla Chiesa, espressione dell'uomo nella sua totalità.
1. L'entrata in questa realtà sociale esige una iniziazione. Alla mancata formazione dell'espressione integrale (vedi quanto si è detto sopra) possono supplire alcune sedute nel corso degli esercizi, per fare la catechesi e l'espressione di certe forme fondamentali in un contesto di preghiera. Questo esige però dal responsabile molto più che una semplice lezione: egli stesso deve essersi esercitato sino a diventarne familiare - per convinzione, non solo per professione - nel gesto liturgico sobrio ed espressivo: l'incedere davanti a Dio (processione), la genuflessione, l'inchino profondo, il battersi il petto, lo stare seduti, le mani levate, le mani giunte, il tono della voce... Alcuni gesti si possono riscoprire e poi approfondire quanto si celebra per piccoli gruppi: il gesto delle mani alzate nella preghiera (p. es. Padre nostro), il saluto di pace (stretta di mano, o simili, l'acclamazione ritmata (con le mani o con uno strumento a percussione).
2. Non soltanto dobbiamo mettere la comunità giovanile in situazione di preghiera, ma far loro percepire le strutture della preghiera ecclesiale (messa, ufficio, sacramenti, devozioni), educarli a comprendere i testi ed eventualmente a farli propri nella preghiera personale (soprattutto i ritornelli dei salmi). Per l'intelligenza delle strutture il ritmo e lo stile della celebrazione è fondamentale: vi si aggiungerà poi la catechesi (sia fuori che entro la celebrazione) lavorando sull'esperienza; per i testi interverrà l'omelia o la monizione a orientare verso l'assimilazione vitale. Notare che non dobbiamo pretendere una chiarezza illuministica sul significato di tutte le frasi, molto meglio un'intelligenza globale che andrà poi approfondendosi.
3. Secondo il principio della Costituzione liturgica, n. 28, ognuno dei partecipanti deve fare tutto quello che gli spetta. Mettendolo in pratica si dà la possibilità a molti, con il ruolo di ministranti, lettori, commentatori, cantori, di partecipare attivamente e di entrare meglio nel ritmo della celebrazione.
Si affiderà a vari gruppi la preparazione delle messe e dell'Ufficio, perché scelgano le letture, i canti, le monizioni, le intenzioni della preghiera dei fedeli. Si favorirà, soprattutto in riunioni ristrette, la formulazione di una preghiera spontanea (per es. durante la preghiera dei fedeli). Si cercherà di uscire dal formalismo e dalla ripetizione meccanica valorizzando in altri contesti più elastici (tipo celebrazione della parola, adorazioni eucaristiche) elementi delle celebrazioni liturgiche.
Conclusione
Le celebrazioni comunitarie devono essere non troppo frequenti; ed equilibrate nel corso della giornata e dei giorni di ritiro. Conviene, quanto è possibile, che abbiano una certa varietà, alternando eventualmente quelle liturgiche alle altre.
È necessario che all'interno stesso della preghiera comunitaria sia riservato uno spazio sufficientemente ampio alla preghiera silenziosa, con un suo «peso» affettivo ed effettivo ai fini della partecipazione «fruttuosa» e della comunione con Dio.
La preghiera comunitaria dovrebbe favorire, per mezzo della ripetizione, del colore, del posto, l'assimilazione di testi fondamentali per la preghiera personale spontanea.
Bisogna trovare il tempo e il modo di guidare alla contemplazione anche in riunioni comuni, in cui ognuno segue un suo testo o un suo problema. Creare il clima adatto.
Il dosaggio di preghiera comunitaria e preghiera silenziosa dipende da molti fattori, come l'età e la maturità psicologica dei partecipanti, il tipo di ritiro o di esercizi, la sua durata, il tempo disponibile all'assimilazione personale, il livello di vita spirituale e comunitaria. Si può pensare che un ufficio del mattino e uno della sera, con la messa al centro della giornata sia già un impegno notevole. Ma ogni responsabile cercherà il meglio per la sua comunità, senza pigrizia né faciloneria, guidato dalla sua esperienza e dallo Spirito Santo.
Bibliografia sommaria
a) Studi sulla preghiera. Il presente articolo deve molto a:
L. Cognet, Introduction à la vie chretienne. La prière du chrétien, Cerf, Paris, 1967 (in preparaz. presso Borla, Torino).
R. Guardini, Introduzione alla preghiera, Morcelliana (è un classico).
R. Bro, Cerchiamo colui che ci cerca, Gribaudi, Torino, 1967.
W. Broucker, Quando pregate, Univ. Gregor. Roma, 1963.
b) Materiale per preghiera. Anzitutto il Salterio corale LDC, con l'edizione musicale Trenta Salmi e un cantico. È una poesia rude, diretta, che una volta gustata non si abbandona più. Per conoscere come la Chiesa li prega, servirsi di S. Rinaudo, I salmi preghiera di Cristo e della Chiesa, ed. LDC.
Quoist Lebret C. Lopez Lelotte, Tutti i figli di Dio hanno le ali, Gribaudi, Torino 1967. Raccoglie il meglio dei quattro autori citati, dei quali dà le note bibliografiche, insieme con altri ugualmente citati.
c) Formazione al gesto. Fondamentali i libri della L. de Lenval, di cui vari sono tradotti: Il silenzio all'ombra della parola, e Liturgia del gesto, ed. Paoline; L'educazione del senso liturgico, Vita e Pensiero, Milano.
Vedi inoltre R. Guardini, I santi segni, Morcelliana, Brescia; C. Fiore, Formare all'espressione liturgica, in Catechesi, fasc. 320 (Ag. Sett. 1966).















































