Noemi Romanelli
(NPG 1976-06-27)
I gruppi «Ragazzi Nuovi» entrano come una tappa nel movimento più vasto che è il Movimento Eucaristico Giovanile (MEG) che a sua volta è la sezione giovanile dell'Apostolato della Preghiera.
Il MEG prevede 4 tappe, attraverso le quali si completa l'iter formativo: Gruppi Emmaus (8-10 anni), Ragazzi Nuovi (11-13 anni), Comunità 14 (14-16 anni) e Testimoni (dai 17 anni in poi).
La spiritualità caratteristica del movimento viene evidentemente adattata alla mentalità dei ragazzi e i suoi principi fondamentali vengono tradotti in un linguaggio che meglio si conforma alla loro età che contiene già lo specifico arricchimento dell'esuberanza e dell'entusiasmo.
L'educazione alla preghiera è progressiva. È un cammino che si compie durante il quale l'incontro con il Cristo si fa via via più cosciente e maturo. Dalla scoperta di Dio come Padre (gruppi Emmaus), alla scoperta di Cristo (Ragazzi Nuovi) di cui i ragazzi si riconoscono amici e collaboratori, alla comunione dei ragazzi della «Comunità 14» con Cristo, di cui ripetono l'esperienza così come appare dai Vangeli e dagli Atti, alla Missione vissuta e concretizzata pienamente nel mondo (Gruppi Testimoni) su mandato dello Spirito. L'impegno di testimone è il vero obiettivo finale del movimento.
L'esperienza di educazione dei «Ragazzi Nuovi» è realmente centrale: essa vive sulla formazione precedente ma guarda avanti senza fare del movimento Ragazzi Nuovi un momento a se stante.
La giornata incomincia con l'offerta del mattino, nell'incontro personale specifico con il Padre per offrirgli tutto quello che sarà patrimonio di azioni della giornata. Cristo che gli chiede di mettersi dalla sua parte è il mediatore fra lui e il Padre. Per questo grande importanza ha la Messa. Il suo impegno, infatti, è vivere la Messa con Gesù per tutta la giornata. Alla sera fa a Cristo il rapporto delle sue azioni: è il momento della lealtà e dell'amicizia, la cui autenticità egli mette a confronto con un brano del Vangelo.
La Messa è il tema della catechesi di quest'anno. E l'impegno. Vivere la Messa vuol dire rendersi conto che Cristo non la fa più da solo. Che la fa con noi, per cambiare il mondo anche con noi, per stringere l'alleanza con l'uomo, con noi.
Il Ragazzo Nuovo vive la Messa in un clima di grande festa. Cristo è in mezzo a noi, ci ha salvati. C'è gioia quindi! Ogni Messa è dunque una Messa sul mondo: la vita è una messa e la messa continua nella vita. Infatti il Ragazzo Nuovo vive e lavora «a tempo pieno» con Cristo. Al di là delle parole c'è tutto un clima in cui il ragazzo vive e nel quale impara a non fare degli atti di preghiera (messa o formule) dei momenti disincarnati come ossequio ad un obbligo. È importante, ci pare, per il momento delicato attraverso il quale passa il ragazzo, per le tappe successive che non devono diventare un momento di rifiuto dell'educazione precedente ma compimento e maturazione del già fatto.
Vi è quindi una costante di preghiera nelle giornate del Ragazzo Nuovo. Ma momenti forti sono anche le riunioni dei singoli gruppi per l'incontro specifico di formazione, le giornate cittadine e i convegni annuali. Mai essi sono «luoghi di parata». Rientrano dettagliatamente in un unico grosso progetto formativo.
La giornata cittadina e il convegno annuale hanno i loro momenti forti: la veglia e la Messa. La veglia può avere sfumature diverse.
La veglia di preghiera: letture, silenzi, interventi ne costituiscono la dinamica comune.
La veglia penitenziale: dove il ragazzo oltre ai gesti propri del rito ne approfondisce il significato: personale e comunitario. Revisione di vita, silenzi di riflessione, musiche e audiovisivi sono strumenti utilissimi.
Veglia con mimi: è l'attualizzazione e la drammatizzazione di un brano del Vangelo che un gruppo fa e prepara per i propri compagni. Chi ne è più avvantaggiato è senz'altro il gruppo che lo prepara poiché deve entrare in profondità di ciò che esprime nei gesti. Musica e silenzi conferiscono al clima le tonalità proprie per provocare la coscienza.
Recital: è uno spettacolo annuale preparato dai ragazzi sulla falsariga delle antiche rappresentazioni sacre. In essa hanno trovato spazio in questi anni i grandi temi della salvezza, della riconciliazione, dell'Eucaristia. Viene fatto nella basilica inferiore di Assisi ed è vissuto dai ragazzi come un momento straordinario.
La veglia dell'impegno: è una solenne promessa davanti a tutti i ragazzi di vivere il Vangelo. Viene
preceduta da un pomeriggio di ritiro nell'ambito del convegno stesso. Inizia con una breve riflessione che continuerà lungo la marcia verso la montagna illuminata che è la rocca di Assisi. Il riferimento biblico è l'esodo. I ragazzi salgono il monte portando una fiaccola accesa. In cima viene letto il passo di Giovanni sulla luce; segue la lettura pubblica dell'impegno e dei voti battesimali.
Al di là dei momenti comuni e delle occasioni straordinarie di preghiera i Ragazzi Nuovi hanno ancora altri momenti interessanti. Un esempio. I ragazzi fanno molte interviste: come specifica attività, modo vivo di portare la parola di Cristo e risuscitare la sensibilità cristiana, l'attenzione ai grandi valori proposti da Cristo: è necessario, e i ragazzi ormai lo sanno, che si preparino insieme nella preghiera, nel confronto con Cristo che annunciano: personalmente e in gruppo. È questo il momento forse più creativo di preghiera, dove l'esperienza che il ragazzo sta per vivere o che ha già vissuto, entra pienamente nel confronto con il Signore, come confidenza, speranza, delusione, gioia.
Dalla vita alla preghiera o dalla Bibbia alla preghiera? Crediamo che nella pedagogia del MEG non si faccia problema se «dalla vita» o «dalla Bibbia». E l'uno e l'altro senza radicalizzazioni. Si tratta di aiutare il ragazzo a scoprire il punto fondamentale dell'amore di Dio, da cui scaturisce ogni energia vitale, capace di trasformare l'uomo, e il ragazzo, quindi.
La vita del ragazzo non può essere dimenticata: da essa nascono esigenze ed aspirazioni inconfondibili. Dalla Bibbia viene la luce e la forza prorompente della parola di Dio. Le due strade si incrociano in continuità. Leggiamo nella Communio et Progressio che Cristo «il perfetto comunicatore... parlava pienamente inserito nelle reali condizioni del suo popolo, proclamando a tutti indistintamente l'annuncio divino di salvezza con forza e perseveranza e adattandosi al loro modo di parlare e alla loro mentalità».
Ci pare che sia la strada che il MEG nella sua quotidiana esperienza tenta di percorrere.















































