Paul Tillich
(NPG 1977-02-38)
LA RADICE DI UNA CRISI: LA DIMENSIONE PERDUTA
Chiunque osserva la nostra cultura occidentale può rendersi conto che qualcosa è cambiato nella vita religiosa. Lo si vede bene in America, dove si parla di un risveglio della religione o, più modestamente, di un rinnovato interesse per i problemi religiosi. Segni di questo risveglio sono il rapido aumento degli aderenti alle diverse chiese, il sorgere di nuove sette, nonché l'erezione di nuove sezioni di scienze religiose nei colleges e di nuove facoltà teologiche nelle università (...).
I fatti sono palesi ma come interpretarli? Vorrei tentare di interpretarli come espressione di una crisi in cui si trova l'uomo occidentale nella seconda metà di questo secolo. Vorrei anzi fare un passo oltre, arrivando ad affermare che la situazione attuale permette di penetrare nella condizione umana come tale, quella di sempre, presente dappertutto.
Vi sono molte analisi dell'uomo contemporaneo e della società moderna. Ma la maggior parte non va oltre una diagnosi di singoli fatti importanti. Poche riescono a trovare una chiave per comprendere nel suo insieme la situazione attuale. Mi rendo conto che non è una cosa facile. Ciononostante voglio tentare. Incomincio con un'affermazione che a prima vista potrebbe apparire poco intelligibile: L'elemento decisivo nella situazione attuale dell'uomo occidentale è la perdita della dimensione del profondo. «Dimensione del profondo» è una metafora spaziale. Quale è il suo significato, quando essa viene applicata alla vita spirituale dell'uomo, e quindi si afferma che egli l'ha perduta? Significa che l'uomo ha perso la risposta al problema del senso della vita: cioè al problema riguardante il «donde egli provenga», il dove va, il cosa deve fare, il come deve realizzare la sua vita nel breve spazio tra nascita e morte. Tali interrogativi non trovano più risposta. Anzi, da quando si è perduta la dimensione del profondo non vengono nemmeno più formulati. Proprio questo si è verificato nel nostro tempo. A differenza delle generazioni precedenti, la nostra non ha più il coraggio di sollevare con incondizionata serietà questo interrogativo. Non ha neppure il coraggio di ascoltare le risposte possibili a questi interrogativi. Io vorrei caratterizzare la dimensione del profondo come la dimensione religiosa dell'uomo. Essere religioso significa: essere appassionatamente alla ricerca del senso della vita e tenersi aperto anche a quelle risposte che possono sconvolgerci profondamente. Questo concetto fa della religione qualcosa di universalmente umano, anche se non coincide con ciò che generalmente si intende con il termine «religione». Religione come dimensione del profondo non è la credenza all'esistenza di divinità, e nemmeno all'esistenza di un unico Dio. Non consiste né in azioni né in istituzioni nelle quali si realizza il contatto tra Dio e l'uomo. Non si vuol negare che le religioni storiche siano «religione» in questo senso. Ma religione nel vero senso della parola è più che religione nel suddetto senso: essa è l'essere dell'uomo nella misura in cui è preso dal problema del senso della vita e della sua esistenza come tale.
Molti uomini sono afferrati dalla ricerca di qualcosa che interessa loro incondizionatamente. Eppure si sentono lontani da qualsiasi religione concreta, precisamente perché prendono sul serio il problema del senso della loro vita. Hanno l'impressione che i loro interessi più profondi non trovano espressione nelle religioni storiche e pertanto respingono «per motivo religioso» la religione esistente. Queste esperienze ci insegnano a distinguere tra religione come vita nella dimensione del profondo, e le religioni concrete, che mediante i simboli e le istituzioni hanno dato forma concreta agli interessi religiosi dell'uomo. Se vogliamo comprendere la situazione religiosa dell'uomo d'oggi, è necessario che partiamo dall'essenza stessa della religione, e non da qualche religione specifica, neanche dal cristianesimo.
Se intendiamo con religione il fatto di essere afferrati da una realtà ultima e incondizionata, bisogna pure ammettere che l'uomo tipicamente moderno non si rende conto di una tale realtà. Ciò che è stato interpretato come un risveglio della religione non è altro che un tentativo, spesso disperato e il più delle volte inconcludente, di ritrovare la dimensione perduta.
Perché si è perduta la dimensione del profondo
Se ora ci domandiamo perché la dimensione del profondo si è perduta, dobbiamo dire che qui, come in tutte le cose importanti, i fattori sono molti. Decisamente non vi è quell'unica ragione che preti e predicatori di grido tirano sempre in ballo: la presunta degenerazione morale generalizzata nel nostro tempo. Gli uomini oggi non sono né migliori né peggiori di quelli d'una volta. Che l'uomo oggi abbia perduto la dimensione del profondo, ciò è dovuto soprattutto al suo rapporto con il mondo e con se stesso. L'uomo ha saputo servirsi della scienza per sottomettersi il mondo e della tecnica per sfruttarlo. Applicandosi a questo compito, le forze attive della società industriale, delle quali egli stesso fa parte, lo spingono in senso orizzontale. La sua vita non si realizza più nella dimensione di profondità, ma nella dimensione orizzontale. Espressione come «sempre più», «sempre più grande», «sempre meglio» sono sintomatiche per questo indirizzo. Le forze che spingono avanti questo movimento non sono in nessun modo da sottovalutare. L'uomo possiede la capacità di comprendere e di trasformare il mondo; oggi per di più si rende conto che questa capacità non ha praticamente limiti. Un segno eloquente di questa penetrazione nella dimensione orizzontale è il superamento del campo gravitazionale della terra e la conquista dello spazio. È significativo che lo spazio viene chiamato semplicemente «spazio» e che si parla di voli «spaziali», come se il movimento non si facesse da sempre all'interno di uno spazio. Forse si intuisce soltanto adesso di aver scoperto, proprio attraverso la penetrazione nello spazio, la vera natura dello spazio. Ad ogni modo la conquista dello spazio al di là della terra ha enormemente accentuato il predominio della dimensione orizzontale.
Che cosa spinge in avanti l'uomo? È difficile dirlo. Talvolta si è tentati di pensare che sia semplicemente l'ebbrezza del puro movimento illimitato. Ma questa non è sicuramente una spiegazione. Nel cammino attraverso lo spazio e il tempo, l'uomo trasforma il mondo e questa trasformazione si ripercuote anche sull'uomo. Nell'impeto in avanti l'uomo riduce tutto a strumento, e così finisce col ridurre anche se stesso a strumento. Alla domanda a che cosa serve lo strumento, egli però non sa più rispondere.
Recuperare la capacità di riflettere
Non bisogna cercare lontano per trovare esempi: la nostra vita quotidiana nella professione e nella famiglia, nei viaggi in auto e in aereo, in circoli e in conferenze, in letture di illustrati e di pubblicità, davanti al televisore o ascoltando la radio... è un solo grande esempio di una vita senza dimensione di profondità, di una vita cioè che riempie ogni singolo momento con qualcosa che deve essere fatto, detto, visto, progettato. Ma l'uomo non può far l'esperienza del profondo se non si ferma per riflettere su se stesso. Solo quando smette di pensare alla cosa seguente, può vivere la pienezza del momento presente, nel quale si risveglia in lui il problema del senso della vita. Finché l'affanno per le cose provvisorie e passeggere (per quanto possano essere importanti nei singoli casi) non passi in second'ordine, la preoccupazione per la realtà eterna non può prendere possesso di lui. Qui risiede la ragione profonda del fatto che nel nostro tempo la dimensione del profondo è andata perduta, e con essa la religione nel suo significato essenziale e universale.
Conseguenze
Con la perdita del profondo si perdono anche i simboli che ne sono espressione. Questo vale per i grandi simboli delle religioni occidentali: i simboli dell'ebraismo e del cristianesimo. Il loro tramonto non è dovuto in primo luogo alla critica scientifica, ma al fatto che teologi e laici non comprendono più i simboli biblici e li leggono in senso letterale come resoconti di fatti oggettivi. Così diventano suscettibili di critica scientifica. Il primo passo verso la distruzione della religione è stato fatto dalla religione stessa.
Dal momento che essa tentò di salvare i propri simboli difendendoli come descrizioni di fatti oggettivi, aveva già perduto la battaglia contro la scienza. I simboli sono vivi finché vengono compresi come espressione della vita in profondità. Quando invece vengono trasferiti al livello orizzontale e i loro contenuti vengono messi allo stesso livello accanto ai fatti e agli oggetti finiti, perdono il loro significato e la loro forza. Diventano una facile preda per le critiche provenienti dalle scienze biologiche e storiche.
Quando il simbolo della creazione, che orienta verso il fondamento divino di ogni realtà, viene trasferito al livello orizzontale, diventa un racconto di fatti appartenenti a un lontano passato, senza alcuna possibilità di documentazione e in netto contrasto con le conoscenze scientifiche. Quando il simbolo del peccato, espressione del fatto che l'uomo e il mondo si trovano alienati dal loro vero essere, viene trasferito al livello orizzontale, diventa la storia della prima coppia umana, vivente migliaia di anni fa in un paese che attualmente si chiama Irak. Così quella che è una delle descrizioni psicologiche più penetranti della condizione umana, diventa a livello orizzontale una cosa assurda. Se i simboli del Redentore e della Redenzione, che indicano la forza salvifica nella vita umana e nella storia, vengono trasferiti a livello orizzontale, si trasformano in relazioni su un essere quasi-divino che discende dal cielo e risale verso il cielo. Sfasati in questo modo, i simboli non hanno più senso per uomini la cui immagine del mondo è impregnata di scienze. L'idea di Dio o i simboli di cui ci si serve per descriverlo, esprimono la realtà profonda dell'uomo. Trasferito a livello orizzontale, Dio diventa un essere accanto ad altri esseri, dei quali l'esistenza o la non-esistenza è oggetto di dimostrazione. Forse non vi è nulla di più sintomatico per la perdita della dimensione di profondità che la discussione attorno all'esistenza di Dio. Ambedue le parti hanno torto, perché il problema è posto male. È un falso problema, che è potuto sorgere soltanto dopo che la dimensione del profondo si era perduta. Dopo essersi tagliato dalla dimensione del profondo e essersi privato dei suoi simboli l'uomo stesso diventa un anello della catena orizzontale. Perde la propria identità. Diventa una cosa tra le cose, un fattore nel processo di produzione pianificata e di consumo calcolato. È una cosa ormai universalmente riconosciuta. Sappiamo che il ruolo di ogni singola persona nel sistema sociale è suscettibile di misurazione. A questo gioco nessuno riesce a sottrarsi, anche se conosciamo le regole e apparteniamo noi stessi alla direzione del gioco. L'influsso della mentalità dei dirigenti nei gruppi giovanili, l'influsso dello spirito dell'azienda sui direttivi superiori, il livellamento spirituale che scaturisce dai mezzi di comunicazione sociale, dalla pubblicità e dalla propaganda, in parte con l'aiuto di metodi pubblicitari scientificamente studiati - tutto ciò è stato descritto molte volte.
Sotto questa pressione nessuno riesce a sottrarsi al destino di diventare cosa insieme con le cose che produce: un fascio di riflessi condizionati che non ha autonomia, potere decisionale e responsabilità. Il mostruoso meccanismo che l'uomo ha messo in moto per produrre oggetti d'uso comune, riduce l'uomo stesso a un oggetto che viene utilizzato nello stesso meccanismo.
NELLA DIMENSIONE DEL PROFONDO NASCONO GLI INTERROGATIVI RELIGIOSI
Ciononostante l'uomo non ha cessato d'essere uomo. Si oppone a questa situazione, con l'angoscia, la disperazione e il coraggio. Continua a porre la domanda: a che serve? Ma non ha più una risposta. Sente il vuoto e l'assurdità di una vita che è sottomessa all'incessante processo che fabbrica mezzi per raggiungere scopi che a loro volta diventano mezzi e non raggiungono mai uno scopo definitivo. Senza rendersi chiaramente conto di ciò che è accaduto, molti uomini intuiscono di aver perso il senso della vita e la dimensione del profondo.
In questo contesto si fa sentire l'interrogativo religioso. Ciò che accade nell'interiorità dell'uomo ha trovato riflesso nell'arte contemporanea: nelle arti figurative e nella letteratura e anche - in misura minore - nella filosofia. Dobbiamo quindi rivolgerci a questi settori se vogliamo comprendere l'atteggiamento religioso dell'uomo d'oggi. Nello stile dell'arte moderna e nelle sue tematiche si manifesta la ricerca appassionata e spesso tragica di un senso della vita, in un'epoca che ha perso la dimensione del profondo. Arte moderna e filosofia non sono religiose in senso stretto. Ciononostante, esse vengono a confronto più radicalmente e con maggiore urgenza con il problema religioso che non la cosiddetta letteratura religiosa.
Il senso della vita
Quando un romanziere descrive gli sforzi dell'uomo che cerca invano di scoprire il luogo che potrebbe dare una risposta al problema del senso della vita; oppure presenta un uomo perseguitato e in fine distrutto dal senso della colpa; oppure un uomo di cui la morte è altrettanto assurda quanto la sua vita; o uno che è nauseato dal vuoto della sua esistenza - in fondo si occupa del problema religioso.
Quando un poeta rivela le forze demoniache e tuttavia misteriose dell'anima; o quando ci conduce nel deserto e nel vuoto della nostra esistenza; o ancora quando smaschera le pecche fisiche e morali coperte da superficie apparentemente pura; o quando canta il canto della fragilità, che esprime l'angoscia sempre presente nel nostro cuore - si tratta anche per lui del problema religioso.
Quando il drammaturgo rappresenta con simboli grotteschi le illusioni umane, quando fa finire una vita vuota con il suicidio; oppure quando rappresenta uomini che sono prigionieri della stretta ineluttabile di odio e di colpa, o ci introduce nelle oscure profondità di speranze perdute e di lento tramonto - anche lui si occupa del problema religioso.
Quando il pittore spezza l'involucro esteriore del mondo e costruisce con questi frammenti un mondo nuovo che non ha più nulla in comune con quello precedente, espressione della nostra angoscia e del nostro coraggio di resistere di fronte all'angoscia, allora è toccato anche lui dal problema religioso.
Risposte parziali
In netto contrasto con la filosofia analitica, la filosofia dell'esistenza affronta esplicitamente il problema dell'esistenza umana. Ciò che gli scrittori e i poeti, i pittori e gli architetti esprimono con forme artistiche, essa lo traduce in concetti filosofici. La filosofia come l'arte si occupa della condizione umana nel mondo finito, nell'angoscia, nella colpa e nella disperazione di fronte all'assurdità della vita. Da Pascal nel 17° secolo fino a Heidegger e Sartre i filosofi hanno attirato l'attenzione sulla contraddizione esistente tra il valore dell'uomo e la sua miseria, e in tal modo si sono confrontati con il problema religioso. Alcuni hanno tentato di dare una risposta a questo problema ma non hanno trovato soluzioni nuove. Si sono soltanto accontentati di quelle risposte tradizionali, non più rispondenti ai problemi del nostro tempo. Vogliamo però domandarci se non esistano risposte che sono nate dalla situazione presente.
Siffatte risposte rivelano una tendenza pericolosa di confermare la situazione critica del presente, anziché trascenderla. In molti casi l'aumento della frequenza in chiesa e il crescente interesse alle attività ecclesiali non è altro che una conferma di quella situazione nella quale è andata perduta la vera dimensione religiosa. La partecipazione a istituzioni che sono socialmente riconosciute, è per molte persone deboli sorgente di una certa sicurezza interiore e esteriore. La ricerca della sicurezza, non certo criticabile in sé, non è però una risposta al problema religioso del nostro tempo.
C'è una risposta?
Esiste dunque una siffatta risposta? Una risposta è sempre offerta, ma il problema è se siamo in grado di sentirla. Forse siamo troppo prigionieri della situazione dalla quale scaturisce il problema religioso, per essere in grado di trovare una risposta. Forse è meglio che ci rendiamo conto di questa situazione, anziché capirla con risposte inconsistenti, che ci chiudono definitivamente la via verso una risposta autentica. Forse in questa confessione è già contenuta la vera risposta. Sicuramente questa risposta non è nell'aumento della frequenza in chiesa, né nelle conversioni o nelle pratiche di pietà. Ma il fatto di rendersi conto che abbiamo perduto la dimensione decisiva della vita, cioè la dimensione del profondo, e che non sarà facile ritrovarla, può già essere un passo verso la vera risposta. L'uomo che comprende di essere separato dal senso fondamentale della sua vita, è già, in forza di questa consapevolezza, riallacciato in qualche modo con esso. Perciò è necessario anzitutto un riconoscimento radicale della nostra situazione, lontano da ogni tentativo di mascherarla con ideologie secolari o religiose. La riscoperta della religione può diventare una forza creatrice, a condizione che essa ci spinga a cercare la dimensione perduta.
Tutto ciò non significa che ora bisogna abbandonare i simboli religiosi tradizionali. Nella loro interpretazione verbale, che ha provocato un largo rifiuto, hanno perduto ogni significato. Ma ciò non vuol dire che abbiano perduto il loro significato autentico: cioè quello di rispondere alla domanda che è contenuta nella stessa esistenza dell'uomo. Invece di offrire risposte premature e fallaci, la religione dovrebbe contribuire a una nuova comprensione dei vecchi simboli e del loro significato per la situazione presente. Allora la loro rinascita potrebbe rivelarsi una forza creatrice in seno alla nostra cultura e una forza sanatrice dell'uomo che vive nell'angoscia, nell'alienazione e nella disperazione. Ogni risposta ha il carattere del «nonostante». Anche là dove si è eclissata, la forza del profondo rimane attiva; la sua attività è sentita più forte nella misura in cui ci si rende meglio conto della perdita.
















































